Il romanzo distopico in Italia probabilmente non ha riscosso tutto il successo che meritava, e non lo dico perché creda che i libri distopici al lettore italiano piacciano poco ma – e la mia esperienza personale lo conferma – perché c’è una gran confusione sulle caratteristiche di questo genere, o meglio: di questo sottogenere della fantascienza (se con quest’affermazione ho fatto il botto… beh, i miei timori erano più che fondati).

Il genere letterario

Partiamo dalle basi. Un libro distopico è un libro di fantascienza (come – allo stesso modo – lo è un film distopico, un racconto distopico, un fumetto distopico e così via).
Capisco che possa sembrare assurdo che allo stesso genere appartengano due opere distanti anni luce come Incontro con Rama di Arthur C. Clarke e Il tallone di ferro di Jack London, autore famoso per la verosimiglianza scientifica delle sue opere il primo, e per l’avventura, la virilità, la lotta uomo/natura il secondo. Ma non è così, perché abbiamo diviso la fantascienza in due sottogeneri, e le distopie appartengono alla fantascienza soft ovvero il sottoinsieme basato sulle scienze sociali (antropologia, sociologia, psicologia ecc.), in contrapposizione alla fantascienza hard (basata su ingegneria, fisica, astronomia, chimica eccetera).
Ora se ti dico che la letteratura distopica appartiene al genere fantascientifico soft suona un po’ meglio, vero?

La definizione di distopia

Un romanzo distopico o – più in generale – una distopia è la narrazione di una società immaginaria organizzata in modo tale da impedire ai suoi membri di raggiungere la felicità.

Molti romanzi distopici nascono come utopici, ovvero in una condizione in cui tutto è come dovrebbe essere, però nel tempo quella realtà si trasforma in un incubo, diventando un’utopia negativa (detta anche cacotopia, contro-utopia o, appunto, distopia).
Un libro distopico – i migliori per lo meno – è usato dal suo autore come stratagemma per evidenziare le conseguenze dannose di un’ideologia o di una pratica del suo presente, in questo caso la distopia è un monito su ciò che la società potrebbe diventare.

Le storie distopiche sono sicuramente scomode, ci spingono a uscire dalla nostra comfort zone… che sia anche questo un motivo per cui è così difficile trovare romanzi distopici ai primi posti delle classifiche?

Leggere un romanzo distopico

Lungi da me l’ambizione di stilare la lista dei migliori libri distopici, o la rivelazione su quale sia il miglior romanzo distopico di sempre; ecco solo una decina di esempi celebri che ho letto e mi sono piaciuti:

  • Il tallone di ferro, di Jack London (1908)
  • Noi, di Evgenij Ivanovič Zamjatin (1924)
  • Il mondo nuovo, di Aldous Huxley (1932)
  • Anthem, di Ayn Rand (1938)
  • La fattoria degli animali, di George Orwell (1945)
  • 1984, di George Orwell (1949)
  • Fahrenheit 451, di Ray Bradbury (1953)
  • Il signore delle mosche di William Golding (1954)
  • Il pianeta delle scimmie di Pierre Boulle (1963)
  • Elianto, di Stefano Benni (1996)

Nella lista appare solamente un libro distopico italiano, purtroppo. Certo, questo rende facile individuare il miglior romanzo distopico italiano della lista, ma è ben magra consolazione. Tanto più che – per riallacciarmi all’inizio – scommetto che quasi nessuno sa che Elianto di Benni sia un romanzo distopico!

Forse è vero che la letteratura distopica non appartiene alla tradizione italiana, tuttavia negli ultimi anni diversi autori sembrano aver prodotto opere interessanti, fra cui mi ci metto anch’io con Pelicula.

La distopia in Pelicula

La distopia nel mio romanzo Pelicula

Permettimi di parlarne solo un poco, in fondo sono anch’io un vero appassionato, uno di quelli che ha dato il proprio contributo alla causa!
Essendo infatti Pelicula un romanzo distopico italiano, ha elementi sia tipici del genere distopico, sia della tradizione letteraria italiana.
La narrazione è ambientata in un futuro tecnologicamente non evoluto, in cui l’umanità ha dimenticato il significato di crisi, guerra, problemi. In questa società la gente si crede libera ed è felice, ma in realtà è manovrata da un’arma invincibile operativa 24 ore su 24, un’arma di controllo invisibile chiamata Pelicula.

La potenza espressiva di quest’ambientazione è tutta nel contrasto che si crea confrontando quel futuro con il presente: il lettore è stimolato a vedere sotto nuova luce ciò che oggi appare normale, innocuo, o il problema di qualcun altro.

Approfondimenti

Chiudo il post con tre approfondimenti su fantascienza e distopie:

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2 commenti

  1. Io sono una di quelle che non saprebbe parlare di distopia, pur avendo letto libri (a quanto pare) distopici: Bradbury, Orwell, Cabassi. 🙂
    Però, nel mio piccolissimo (visto che afferro cosa sia, ma non saprei davvero spiegare bene il genere), posso consigliarti un distopico divertente nel suo essere paradossale, ma non sicuramente banale o ingenuo (anzi), scritto da un giovanissimo esordiente italiano? Si chiama “Dopo il diluvio”, lo scrittore Leonardo Malaguti. Merita.
    Ma dimmi, tu stai replicando l’esperienza con il genere? Stai scrivendo qualcosa?

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