Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

da | 1 Mag 2022 | Libri | 0 commenti

Emilio Salgari, arcifamoso per i suoi romanzi d'avventura per ragazzi, nel 1907 pubblica Le meraviglie del Duemila con lo pseudonimo di Guido Altieri per l'editore Bemporad.

La pubblicazione di Le meraviglie del 2000 (a volte è possibile trovare l'anno scritto in numero) è precedente alla formulazione della definizione di fantascienza, quindi all'epoca era considerato appartenente alla categoria del romanzo scientifico - come molti lavori di Jules Verne.

La storia ruota attorno a un viaggio nel tempo, a una velocità... singolare: ogni giorno che passa, per i viaggiatori del tempo trascorrono 24 ore!

Il primo romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari

Le Meraviglie del Duemila: quarta di copertina

Siamo nel 1893. Lo scienziato Toby Holker e il suo amico James Brandok decidono di viaggiare nel tempo, grazie agli estratti di una pianta esotica capace di bloccare le funzioni vitali.

I due si risveglieranno nel 2003, accolti da un discendente dello scienziato. Questi li porterà in giro per il mondo a scoprire le meraviglie tecnologiche del ventunesimo secolo: macchine volanti, treni sotterranei, città sottomarine, stupefacenti invenzioni scientifiche.

Tutto sembra andare per il meglio, quando il massiccio utilizzo di onde elettromagnetiche e il ritmo di vita frenetico delle città porteranno i protagonisti verso un finale profetico e sconvolgente.

Il primo romanzo distopico italiano

Infatti per Le meraviglie del Duemila la macchina del tempo non è altro che un lungo sonno provocato dall'estratto di un'immaginaria erba e - ovviamente - questa tecnologia non prevede il ritorno (se vuoi rovinarti la lettura qui c'è la trama in breve).

Affrontando la questione distopia, Le meraviglie del Duemila era considerato dai contemporanei di Salgari un romanzo scientifico; noi invece possiamo definirlo appartenente alla fantascienza, o al limite alla protofantascienza.

Gli elementi distopici della società descritta nel romanzo sono evidenti: la sovrappopolazione (o quello che si pensava potesse esserlo nel 1903), la scomparsa del socialismo, l'enormità dell'arsenale mondiale, la visione delle etnie umane e soprattutto la gestione disumana delle carceri sottomarine, cose tutte che fanno di Le meraviglie del Duemila il primo romanzo distopico italiano.

Emilio Salgari autore di Le meraviglie del Duemila

In che cosa proprio non ci ha preso!

Una delle cose più divertenti del leggere un romanzo distopico (o più in generale fantascientifico) rétro sono le previsioni clamorosamente sbagliate, specie se il futuro di chi scrive è già passato per chi legge, come in questo caso.

Non voglio ciarle tutte o fare una classifica, ma lasciami parlare di quelle che più mi hanno incuriosito!

Il primo romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Le macchine volanti

Come in ogni visione del futuro che si rispetti, i nostri pronipoti viaggiano su auto volanti che parcheggiano nel vialetto. Dire che questa sia la più grande ingenuità del genere fantascientifico è probabilmente esagerato... ma credo comunque che si tratti della più grande ingenuità del genere fantascientifico.

L’energia e il fabbisogno energetico mondiale

Secondo Salgari, una delle meraviglie del duemila è l'energia elettrica: grazie a essa tutto si muove e tutto funziona... tutto tranne la luce artificiale, generata invece da lampade al radio, elemento per cui l'autore pronostica un futuro radioso, prendendo invece una cantonata memorabile!

Ma torniamo all'energia elettrica, di cui l'aria delle città è addirittura satura, causando fastidi ai nostri di un altro tempo: quasi l'intero (in realtà non sono sicuro che sia specificato, ma più o meno è fatto intendere) fabbisogno del nord America è soddisfatto da un impianto a turbine installato sulle cascate del Niagara! Alla faccia della turbina!

Il lavoro

Ecco uno dei peggiori incubi del genere distopico: i lavoratori sono stati sostutuiti dalle macchine e le fabbriche sono completamente meccanizzate: i pochi rimasti hanno un ruolo da supervisore, mentre gli operai sono tornati alla vita di campagna (come se non esistessero alternative). Il tema non è trattato nel dettaglio, probabilmente perché nemmeno Salgari sapeva come argomentare nei dettagli in modo adeguato.

Le comunicazioni

È difficile pensare alle comunicazioni senza tirare in ballo l'informatica: oggi i computer sono dappertutto e non ci sembra strano che anche le telefonate sfruttino i canali digitali, in Le meraviglie del Duemila invece le comunicazioni sono rimaste per lo più le stesse del 1900, ma più veloci, con l'aggiunta di una specie di posta pneumatica a motore per gli oggetti solidi... nel romanzo apprendiamo l'utilizzo di questo sistema anche per la consegna a domicilio di pasti caldi! Ah, se avessero immaginato la devastante potenza del fax!

I martiani

Il colpo grosso è quello dei martiani, ovvero gli abitanti di Marte (che per quanto mi riguarda diventa il vero e unico modo per riferirsi a loro). Martiani e terrestri hanno iniziato a farsi giochi di luce a distanza con falò su vasta scala per verificare l'esistenza di forme di vita intelligente sul relativo pianeta vicino, migliorando via via le cose fino al 2000 in cui possono comunicare attraverso onde elettromagnetiche: notizie, informazioni sui rispettivi pianeti ecc.

Uno dei protagonisti de Le meraviglie del Duemila ha una specie di amico di penna martiano, Onix, ma non è spiegato il modo in cui avvengano questi contatti, io mi sono immaginato una specie di chat anni '90 in cui conoscevi gente a caso, ma alla domanda da dove DGT? questi rispondevano da Marte!

Citazioni da Le meraviglie del Duemila

Chiudo questo articolo su Le meraviglie del Duemila con la raccolta delle mie sottolineature, in cui puoi avere un’idea abbastanza precisa del perché appartenga a pieno titolo al genere distopico. Buona lettura!

Posizione 481-481

Erano trascorse altre due ore, quando il dottor Toby pel primo aperse finalmente gli occhi, dopo cent’anni che li aveva tenuti chiusi.

Posizione 485-486

Appena aperti gli occhi, il suo sguardo si fissò sul signor Holker che gli stava presso, occupato a soffregar il petto di Brandok.

Posizione 524-526

Il dottore aveva ascoltato, con uno stupore facile ad indovinarsi, quella voce che annunziava uno spaventevole disastro, poi aveva sollevato rapidamente il guanciale, poiché la voce s’era fatta udire più precisamente dietro la sponda del letto, e scorse una specie di tubo sul cui orlo era scritto: “Abbonamento al World”.

Posizione 573-576

L’altra estremità s’appoggiava ad una piccola mensola sopra la quale sta scritto: “Abbonamento all’Hôtel Bardilly”. «E ora?» chiese Brandok che guardava con crescente stupore. «Premo questo bottone ed il pranzo lascia le cucine dell’albergo per venire sulla mia tavola.»

Posizione 594-596

«Per mezzo d’un tubo, e cammina mosso da una piccola pila elettrica, d’una potenza tale però che le imprime una velocità di quasi cento chilometri all’ora. Queste vivande non sono state rinchiuse nei loro recipienti che da qualche minuto; infatti vedete che fumano, anzi scottano.»

Posizione 602-604

«Il lavoratore non fa più cucina in casa, non avendo tempo da perdere. Otto o dieci pillole, ed ecco inghiottito un buon brodo, il succo d’una mezza libbra di bue, o di pollo o di una libbra di maiale o di un paio d’uova, d’una tazza di caffè e così via. Cent’anni fa si perdeva troppo tempo; camminavate ed agivate colla lentezza delle tartarughe. Oggi invece si gareggia coll’elettricità.

Posizione 619-624

«Mio caro signore, la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta, e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. Tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. Se così non si fosse fatto, a quest’ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame. I grandi pascoli dell’Argentina e i nostri del Far-West non esistono più, ed i buoi ed i montoni a poco a poco sono quasi scomparsi, non rendendo le praterie in proporzione all’estensione. D’altronde non abbiamo più bisogno di carne al giorno d’oggi. I nostri chimici, in una semplice pillola dal peso di qualche grammo, fanno concentrare tutti gli elementi che prima si potevano ricavare da una buona libbra di ottimo bue.»

Posizione 631-637

«Non vi sono più eserciti?» chiesero ad una voce Toby e Brandok. «Da sessant’anni sono scomparsi, dopo che la guerra ha ucciso la guerra, l’ultima battaglia combattuta per mare e per terra fra le nazioni americane ed europee è stata terribile, spaventevole, ed è costata milioni di vite umane, senza vantaggio né per le une né per le altre potenze. Il massacro è stato tale da decidere le diverse nazioni del mondo ad abolire per sempre le guerre. E poi non sarebbero più possibili. Oggi noi possediamo degli esplosivi capaci di far saltare una città di qualche milione di abitanti; delle macchine che sollevano delle montagne; possiamo sprigionare, colla semplice pressione del dito, una scintilla elettrica trasmissibile a centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito di polvere. Una guerra, al giorno d’oggi, segnerebbe la fine dell’umanità. La scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti.»

Posizione 640-643

«Dai pompieri?» «Non abbiamo altre truppe al giorno d’oggi, e vi assicuro che sanno mantenere l’ordine in tutte le città e sedare qualunque tumulto. Mettono in batteria alcune pompe e rovesciano sui sediziosi torrenti d’acqua elettrizzata al massimo grado. Ogni goccia fulmina, e l’affare è sbrigato presto.»

Posizione 647-651

Ah! se si potesse dar la scalata a Marte che ha invece una popolazione così scarsa e tante terre ancora incolte!» «Come lo sapete voi?» chiese Toby, facendo un gesto di stupore. «Dagli stessi martiani» rispose Holker. «Dagli abitanti di quel pianeta!» esclamò Brandok. «Ah, dimenticavo che ai vostri tempi non si era trovato ancora un mezzo per mettersi in relazione con quei bravi martiani.»

Posizione 703-706

«L’elettricità trasportata ormai a distanze enormi. Le nostre cascate del Niagara, per esempio, fanno lavorare delle macchine che si trovano a mille miglia di distanza. Se noi volessimo, potremmo dare di quelle forze anche all’Europa, mandandole attraverso l’Atlantico. Ma anche laggiù hanno costruito delle cascate sui loro fiumi e non hanno più bisogno di noi.»

Posizione 797-801

«Camminavano diversamente cent’anni fa?» chiese Holker, con una certa sorpresa. «Erano molto più calmi gli uomini, mentre ora vedo che perfino le signore marciano a passo di corsa, come se avessero paura di perdere il treno.» «Io ho sempre veduto, da quando son venuto al mondo, correre così frettolosamente.» «Ah! Ora comprendo,» disse Toby. «È la grande tensione elettrica che agisce sui loro nervi. Il mondo è impazzito o quasi.»

Posizione 807-819

«Che cosa fanno laggiù?» chiese Brandok. «Sono officine meccaniche» rispose Holker. «Chissà quante migliaia di operai lavoreranno là dentro!» «Vi ingannate, mio caro signore; gli operai oggidì sono quasi scomparsi. Non vi sono che dei meccanici per dirigere le macchine. L’elettricità ha ucciso il lavoratore.» «Cosa è avvenuto di quelle masse enormi di lavoratori che esistevano un tempo?» «Sono diventati pescatori ed agricoltori; il mare e le campagne a poco a poco hanno assorbito gli operai.» «Sicché non vi saranno più scioperi?» «È una parola sconosciuta.» «Ai nostri tempi si imponevano, e come! Specialmente dopo l’organizzazione fatta dal grande partito socialista. Che cosa è avvenuto anzi del socialismo? Si prediceva un grande avvenire a quel partito.» «È scomparso dopo una serie di esperimenti che hanno scontentato tutti e contentato nessuno. Era una bella utopia che in pratica non poteva dare alcun risultato, risolvendosi infine in una specie di schiavitù. Così siamo tornati all’antico, e oggidì vi sono poveri e ricchi, padroni e dipendenti come era migliaia d’anni prima, e come è sempre stato dacché il mondo cominciò a popolarsi. Qualche colonia tedesca e russa sussiste nondimeno ancora, composta da vecchi socialisti che coltivano in comune alcune plaghe della Patagonia e della Terra del Fuoco, ma nessuno si occupa di loro, né hanno alcuna importanza, anzi, vanno scomparendo poco a poco.»

Posizione 997-1019

«Come sono bruni! Si direbbero indiani» disse Brandok. «A proposito, che cosa è avvenuto dei pellirosse che erano ancora assai numerosi cent’anni fa?» «Sono stati completamente assorbiti dalla nostra razza e si sono del tutto fusi con noi. Non esistono ormai che poche centinaia di famiglie, confinate nell’alto Yucon e presso il circolo polare.» «Era la sorte che loro spettava» disse il dottore. «E dei negri, che erano numerosissimi anche qui?» «Sono diventati invece spaventosamente numerosi» rispose Holker. «Hanno buon sangue, gli africani e non si lasciano assorbire, e così pure gli uomini di razza gialla.» «C’è ancora la Cina?» «La Cina, sì; ma non l’impero» rispose Holker, ridendo. «È stato smembrato dalle grandi potenze europee ed a tempo per impedire una spaventevole invasione. La razza cinese, in questi cento anni, è raddoppiata e, senza il pronto intervento dei bianchi, spinta dalla fame non avrebbe tardato a rovesciarsi sull’Europa e sull’India. Hanno tuttavia invaso buona parte del globo, non come conquistatori, ma come emigranti e si trovano oggidì colonie cinesi perfino nel centro dell’Africa e dell’Australia.» «Ed i malesi?» «È un’altra razza che non esiste più. Ormai al mondo non ci sono più che bianchi, gialli e negri, che tentano di sopraffarsi; e finora sono i secondi che hanno maggiore probabilità di vittoria essendo spaventevolmente prolifici. Noi corriamo il grave pericolo di venire a nostra volta assaliti dalle altre due razze.» «Dunque il mondo minaccia di divenire tutto giallo» disse Toby. «Purtroppo, zio» rispose Holker. «Ai vostri tempi a quanto ascendeva la popolazione del globo?» «A circa millecinquecento milioni, e l’elemento mongolo vi figurava con circa seicento milioni.» «La popolazione attuale è invece di due miliardi e duecento milioni ed i gialli da seicento milioni sono saliti ad un miliardo e cento milioni.» «Che aumento!» esclamò il dottore. «Ed i bianchi quanti sono dunque?» «Raggiungono appena i seicento milioni.» «Un aumento non troppo sensibile.» «E lo dobbiamo alle razze nordiche.» «E le razze latine?» «La sola Italia è cresciuta e rapidamente, perché ha i suoi cinquanta milioni, mentre la Spagna, e soprattutto la Francia, sono rimaste quasi stazionarie. Se non vi fosse L’Italia, la razza latina a quest’ora sarebbe stata assorbita dagli anglosassoni e dagli slavi.

Posizione 1126-1131

«Noi viaggiamo in un tubo d’acciaio della circonferenza di cinque metri, i cui carrozzoni, che sono ordinariamente in numero di venti, combaciano perfettamente colle pareti di metallo. Questi vagoncini, hanno una forma cilindrica la cui circonferenza è esattamente precisa a quella interna del tubo e possono contenere 24 passeggeri. Fra le due stazioni principali vi sono delle pompe mosse da macchine poderose, che iniettano nel tubo correnti d’aria; in quella di partenza le pompe sono prementi; in quella d’arrivo invece, delle pompe aspiranti. I cilindri che costituiscono i carrozzoni, e che sono pure di acciaio, vengono in tal guisa spinti ed aspirati. In poche parole sono treni ad aria compressa.»

Posizione 1203-1216

«Eppure mi avete detto che vi è una numerosa colonia polare.» «È vero, ed è costituita da anarchici, colà confinati perché non turbino la pace del mondo.» «E come vivono quelli?» «I pesci abbondano ancora al di là del circolo polare; e poi i governi americani ed europei li provvedono di viveri, a patto che non lascino i ghiacci.» «Sicché è loro proibito di tornare in Europa ed in America?» «E anche in Asia!» «Ed il mondo è tornato tranquillo dopo la loro espulsione?» «Abbastanza» rispose Holker. «E nella colonia polare regna la calma?» «Costretti a pescare ed a cacciare incessantemente, non hanno più tempo di occuparsi delle loro pericolose teorie: così regna la calma ed un certo accordo.» «Erano diventati numerosi in questi cento anni?» chiese Toby. «Sì, e anche molto pericolosi. Ora non son più da temersi, essendo relegati colle loro famiglie al polo nord e nelle città sottomarine. Oh! non inquieteranno più l’umanità.» «Eppure il dispaccio di quel tal giornale smentisce ciò che voi avete affermato» osservò Brandok. «Quello è stato un puro caso. E poi avete saputo come sono stati trattati dai pompieri spagnoli. Pochi getti d’acqua elettrizzata a correnti altissime e tutto è finito. Diamine!… Il mondo ha il diritto di vivere e di lavorare tranquillamente senza essere disturbato. Chi secca gli altri, si manda nel regno delle tenebre e vi assicuro che nessuno piange.»

Posizione 1333-1349

Di quando in quando, a lunghi intervalli, il Narval passava dinanzi a piccoli raggruppamenti di case di ghiaccio, di forma semiovale, abitate dalle ultime famiglie di esquimesi sfuggite miracolosamente alla morte per fame, dopo la distruzione delle ultime balene e delle ultime foche da parte degli avidi pescatori americani. Vedendo il battello avanzarsi si affrettavano a uscire dalle loro casupole per chiedere qualche biscotto o qualche scatola di carne o di brodo concentrato. Erano i medesimi tipi di cent’anni prima. Un tronco tozzo su due gambe pure tozze, una testa grossa cogli zigomi sporgenti, faccia larga, capelli neri, naso schiacciato; una certa somiglianza insomma con le loro buone amiche ormai scomparse: le foche. Disgraziatamente per loro, non si nutrivano più colle carni delle loro foche come un secolo prima, non si vestivano più colle loro calde pellicce, non illuminavano più le loro casupole col loro grasso. Avevano anche essi un pezzo di radium, ed invece di avere delle fiocine colla punta di osso, portavano a tracolla dei buoni fucili elettrici coi quali si procuravano il cibo giornaliero massacrando gli uccelli marini, sempre numerosi in grazia della cattiva qualità delle loro carni, eccessivamente oleose per i palati americani ed europei. Erano molto sparuti però, quei poveri diavoli, quantunque si sapesse, anche cent’anni prima, di che specie di appetito erano dotati quegli abitanti dei ghiacci eterni. Essi infatti non facevano smorfie dinanzi ad un pesce avariato, o a dei volatili in piena decomposizione, e a degli intestini d’orso bianco, e perfino dinanzi a degli escrementi o agli avanzi non ancora digeriti che ritiravano dal ventre delle renne uccise. Avevano anche perduta la loro proverbiale gaiezza in seguito alla mancanza di scorpacciate di lardo di balena! Si capiva che proprio la distruzione di quei giganteschi mammiferi aveva modificato profondamente il loro temperamento, un tempo così gaio. «Ecco una razza destinata a scomparire al pari dei pellirosse»

Posizione 1355-1358

«Ecco l’egoismo della razza bianca!…» «In coscienza non posso darvi torto.» «Noi, sempre noi soli a dominare il mondo.» «È la lotta per la vita, signor Brandok.» «O meglio la lotta di razza.»

Posizione 1546-1551

«È tenuto anche questo da un anarchico?» chiese Toby. «Da un terribile nichilista russo, che trent’anni addietro lanciò tre bombe contro Alessio III, imperatore di Russia.» «Che non ci faccia saltare in aria per provare qualche nuovo esplosivo?» chiese Brandok. «Rogodoff è diventato un vero agnellino e credo che non nutra più odio nemmeno contro l’imperatore, da quando quel potente ha rinunciato all’autocrazia.» «È cambiata la Russia?» «Oggi ha una Camera e un Senato, come gli altri stati.»

Posizione 1890-1893

L’Europa pochi corsi d’acqua con misere cascate, assolutamente insufficienti. Che cosa hanno dunque pensato i suoi scienziati? Sono ricorsi all’Oceano Atlantico e hanno fissati i loro sguardi sul Gulf-Stream. Ed infatti quali forze immense si potevano trarre da quel “fiume del mare”! Hanno fatto costruire delle enormi isole galleggianti, in lamiera d’acciaio, fornite di ruote colossali simili a quelle dei vostri antichi mulini e le hanno rimorchiate fino al Gulf-Stream, ancorandole solidamente.

Posizione 1949-1974

«Signor Holker» disse un pomeriggio Brandok, mentre stavano prendendo il caffè sul ponte della galleria. «Come troveremo noi l’Europa? Come quella d’un secolo fa o sono avvenuti dei mutamenti politici nei diversi stati?» «Sì, molti mutamenti, e ciò per mantenere la pace fra i diversi popoli, eliminando così per sempre le guerre» rispose il nipote di Toby. «Che cosa è avvenuto della grande Inghilterra?» «È ora una piccola Inghilterra, sempre ricca ed industriosissima.» «Perché dite piccola?» «Perché ormai ha perduto tutte le sue colonie, staccatesi a poco a poco dalla madre patria. Il Canada è uno stato indipendente; l’Australia pure, l’Africa meridionale non ha più nulla di comune coll’Inghilterra. Perfino l’India forma uno stato a parte.» «Sicché quel grande impero coloniale?» chiese Toby. «Si è interamente sfasciato» rispose Holker. «Senza guerre?» «Tutte quelle colonie si erano unite in una lega per dichiararsi indipendenti il medesimo giorno, e all’Inghilterra non è rimasto altro da fare che rassegnarsi per non averle tutte addosso.» «Già fin dai nostri tempi l’impero cominciava a sgretolarsi» disse Brandok. «E la Russia?» «Ha perso la Siberia, diventata anch’essa indipendente, con un re appartenente alla famiglia russa. L’Austria ha perduto i suoi arciducati tedeschi e l’Ungheria, riconquistata la sua indipendenza, occupa ora la Turchia europea.» «E gli arciducati?» «Sono stati assorbiti dalla Germania, mentre l’Istria ed il Trentino sono stati restituiti all’Italia assieme alle antiche colonie veneziane della Dalmazia.» «Sicché l’Italia?…» «È oggidì la più potente delle nazioni latine, avendo riavuto anche Malta, Nizza e la Corsica.» «E la Turchia?» «È stata respinta definitivamente nell’Asia Minore e nell’Arabia, e non ha conservato in Europa che Costantinopoli, città che era ambita da troppe nazioni, e che poteva diventare una causa pericolosa di discordia permanente. Ah! dimenticavo di dirvi che è sorto un nuovo stato.» «Quale?» «Quello di Polonia, formato dalle province polacche della Russia, dell’Austria e della Germania. L’Europa cinquant’anni fa si agitava pericolosamente, minacciando una guerra spaventosa. I monarchi ed i capi delle repubbliche pensarono quindi a regolare meglio la carta europea mediante un grande congresso che fu tenuto all’Aia, sede dell’arbitrato mondiale. Fu convenuto di restituire a tutti gli stati le province che loro appartenevano per diritti geografici e storici, e di crearne anche uno nuovo, la Polonia, che minacciava di produrre la guerra fra la Russia, l’Austria e la Germania. Così la pace fu assicurata mercé l’intervento poderoso delle confederazioni americane e delle antiche colonie inglesi, che ridussero a dovere le nazioni recalcitranti. Ora una pace assoluta regna da dieci lustri nel vecchio continente europeo.»

Posizione 1983-2008

«Io vorrei sapere perché voi avete fondate delle città sottomarine che devono essere costate somme enormi.» «Semplicemente per sbarazzare la società dagli esseri pericolosi che ne turbano la pace. Ogni stato ne possiede una, il più lontano possibile dalle coste, e vi manda la feccia della società, i ladri impenitenti, gli anarchici più pericolosi, gli omicidi più sanguinari.» «Con un gran numero di guardiani?» «Nemmeno uno, mio caro zio.» «Allora si massacreranno.» «Tutt’altro. Al minimo disordine che nasce, sanno che la città viene affondata senza misericordia. Questa minaccia ha prodotto degli effetti insperati. La paura doma quelle belve, le quali finiscono per ammansirsi.» «E chi li governa?» «Questo è un affare che riguarda loro. Si eleggono dei capi e pare che finora regni un accordo mirabile in quei penitenziari; E poi vi è un’altra cosa che concorre a renderli docili.» «Quale?» «L’incessante lotta colla fame.» «I governi non passano viveri a quei condannati?» «Passano delle reti, delle macchine per eseguire varie produzioni, come stoffe, stivali, vasellami e così via che poi vendono alle navi che approdano, comperando in cambio le materie prime necessarie a quelle industrie, tabacco, viveri eccetera.» «Qualche volta soffriranno la fame?» disse Brandok. «L’oceano fornisce loro cibo più che sufficiente. I pesci, attratti dalla luce che mandano le lampade che illuminano quelle città, accorrono in masse enormi. Gli abitanti ne salano anzi in grande quantità e li mandano in Europa e anche in America.» «E l’acqua?» «Hanno macchine che ne forniscono loro quanta ne desiderano, facendo evaporare quella del mare.» «Sicché oggi i galeotti non costano più nulla alla società» disse Toby. «Costano la sola forza necessaria per far agire le loro macchine, energia che viene fornita per lo più dai mulini del Gulf-Stream.» «Devono esser costate somme enormi quelle città!» disse Brandok. «Non dico di no, ma quale vantaggio non ne ritraggono ora gli stati e la società? I milioni che prima si spendevano nel mantenimento di tanti birbanti, rimangono ora nelle casse dei governi. Devo aggiungere poi che lo spauracchio di essere mandati nelle città sottomarine ha fatto diminuire immensamente il numero dei delitti.» «Non correremo alcun pericolo entrando, o meglio, scendendo ad Escario?» chiese Toby. «Nessuno, non dubitate. Quelli sanno che qualunque cattiva azione usata ad uno straniero segnerebbe la sommersione della loro città.» «Una misura un po’ inumana, se vogliamo.» «Che li tiene a freno però, e come!

Posizione 2227-2228

la nuova società del Duemila aveva pensato di relegare in quelle strane città sottomarine gl’individui pericolosi, sopprimendo sui loro bilanci le spese di mantenimento per esseri ormai inutili,

Posizione 2431-2439

«Se domani una nave approdasse qui, sapete che cosa farebbe?» chiese il capitano. «No.» «Farebbe senz’altro saltare questa città con una buona bomba ad aria liquida, insieme a tutti quelli che contiene, morti e vivi. È vero Jao?» «Così hanno decretato i governi dell’Europa e dell’America, per tenere a freno i rifiuti della società» rispose il vecchio. «Non sono ancora tre mesi che una nave aerea, mandata dal governo americano, ha colato a fondo la città sottomarina di Fortawa, perché i cinquecento forzati che l’abitavano si erano ribellati, uccidendo il capitano di una nave e tutti i passeggeri per saccheggiare poi il carico.» «Queste sono leggi inumane» disse Brandok. «La società vuole vivere e lavorare tranquillamente,» rispose il capitano. «Tanto peggio per i furfanti. Bah! Lasciamo questi poco interessanti discorsi e facciamo colazione, giacché l’oceano ci lascia un po’ di tregua.»

Posizione 2483-2489

«Che cosa è successo dunque su quelle isole?» chiese Toby, che non era meno sorpreso di Brandok. «Diamine! I governi dell’America, dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa hanno popolato quelle isole di tutti gli animali che un tempo esistevano su tutti i cinque continenti.» «Perché?» chiese Brandok. «Per conservare le razze. Là vi sono tigri, leoni, elefanti, pantere, giaguari, coguari, bisonti, serpenti e tante altre bestie delle quali io non conosco nemmeno il nome» rispose il capitano. «Come ben sapete, ormai, tutti i continenti sono fittamente popolati, quindi quegli animali non avrebbero più trovato né rifugio, né scampo. Gli zoologi di tutto il mondo, prima della distruzione completa di tutte le belve, hanno pensato di conservare almeno le ultime razze.»

Posizione 2574-2576

«Il galeotto di cent’anni fa mi pare che si sia mantenuto eguale. La scienza tutto ha perfezionato fuorché la razza, e l’uomo malvagio è rimasto malvagio. Passeranno secoli e secoli, ma, levato lo strato di vernice datogli dalla civiltà, sotto si troverà sempre l’uomo primitivo dagli istinti sanguinari.»

Le meraviglie del Duemila

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