Antifona: la Distopia Individualista di Ayn Rand

da | 11 Gen 2022 | Libri | 0 commenti

Antifona è una breve distopia individualista di Ayn Rand, filosofa e sceneggiatrice russa naturalizzata statunitense, che narra - appunto - il risveglio dell'individualità in un sistema di collettivismo estremo.

Lessi questo romanzo distopico per la prima volta nel 2009; poi mi è ricapitato per le mani qualche giorno fa e ho iniziato a sfogliarlo quasi per caso, ma è talmente breve e scorrevole che prima che me ne accorgessi l'avevo riletto tutto.

Antifona: Quarta di copertina

La vicenda si svolge in una società dove, in nome dell'uguaglianza, all'individuo è stato sottratto ogni spazio di libertà. Il processo di collettivizzazione ha realizzato non solo l'esproprio dei beni privati, ma anche quello della persona stessa. Il nome, il pensiero, i sentimenti di ognuno sono proprietà collettiva, appartengono ai nostri fratelli.

La presa di coscienza del valore della diversità e dell'egoismo da parte dei protagonisti consentirà di abbattere questa mostruosa società di uguali.

Nel panorama della letteratura distopica, Antifona (uscito a Londra nel 1938), aldilà del chiaro significato filosofico e politico, rappresenta un piccolo capolavoro di scrittura per il suo scarno, pacato, denso lirismo.

Uguaglianza 7-2521, il protagonista di Antifona

La distopia individualista Antifona, scritta da Ayn Rand

Uguaglianza 7-2521 (questo il nome del protagonista della nostra distopia individualista) è nato diverso da tutti gli altri chiamati suoi fratelli, e a causa di ciò viene guardato con sospetto.

È diverso sia fisicamente (nel romanzo è indicata la sua eccezionale altezza: un metro e ottanta; sono stato portato a pensare che fosse più alto della media, ma in realtà questo non è mai specificato), sia mentalmente: ha un'indole curiosa e spesso si rivela critico verso ciò che gli è detto.

Gli strani nomi che vengono assegnati ai nuovi nati sono l'emblema della strategia di annullamento dell'individualità: al posto dei nomi propri un termine generico e un numero. I termini possono essere uno fra i seguenti:

  • Alleanza
  • Armonia
  • Collettivo
  • Democrazia
  • Fraternità
  • Internazionale
  • Solidarietà
  • Unione
Noi siamo nati con una maledizione. E questa ci ha sempre portato a pensieri che sono proibiti. Ci ha sempre dato desideri che gli uomini non possono desiderare. Sappiamo di essere malvagi, ma in noi non c'è volontà né potere di opporci. Questo è il nostro smarrimento e la nostra segreta paura: sapere e non opporci.
Pag. 8
E le domande non ci danno pace. Noi non sappiamo perché la nostra maledizione ci fa continuamente cercare non sappiamo cosa. Ma non possiamo opporci. Ci sussurra che ci sono grandi cose su questa nostra terra, e che le possiamo conoscere se tentiamo, e che le dobbiamo conoscere. Noi chiediamo perché dobbiamo conoscere, ma non otteniamo alcuna risposta. Noi dobbiamo conoscere perché possiamo conoscere.
Pag. 12-13

La Grande Rinascita ha dato origine alla distopia individualista in cui vive Uguaglianza 7-2521, una società sorta sulle rovine di una non specificata guerra, un mondo arretrato basato sul livellamento verso il basso.

Il governo è amministrato attraverso una serie di Consigli (una sorta di ministeri), che attuano una vigilanza ferrea sulla vita della popolazione. Il concetto primario è: «Non ci sono uomini ma solo il grande noi».

Noi e Internazionale 4-8818 siamo amici. Questa è una cosa cattiva da dire, poiché è una trasgressione, la grande Trasgressione della Preferenza, amare uno qualsiasi tra gli uomini più degli altri, dal momento che dobbiamo amare tutti gli uomini e tutti gli uomini sono nostri amici. Così noi e Internazionale 4-8818 non ne abbiamo mai parlato. Ma lo sappiamo. Lo sappiamo, quando ci guardiamo negli occhi. E quando ci guardiamo così senza parole, entrambi sappiamo anche altre cose, strane cose per cui non ci sono parole, e queste cose ci spaventano.
Pag. 17

«Dobbiamo andare giù», dicemmo a Internazionale 4-8818.

«È proibito», risposero.

Noi dicemmo: «Il Consiglio non sa di questa buca, quindi non può essere proibito.»

Ed essi risposero: «Poiché il Consiglio non sa di questa buca, non ci può essere alcuna legge che permetta di entrarci. E tutto ciò che non è permesso dalla legge è proibito.»

Ma noi dicemmo: «Andremo lo stesso.»

Essi erano spaventati, ma rimasero lì e ci guardarono andare giù.

Pag. 18

La ribellione nel romanzo distopico

Ayn Rand, autrice della distopia individualista Antifona

Sono due le cause scatenanti della disubbidienza del protagonista: la scoperta dell'amore e la presa di coscienza della propria originalità intellettuale.

In un romanzo distopico individualista la ribellione maggiore è quella contro il collettivismo, e scoprire di riuscire a realizzare qualcosa senza l'aiuto di alcun fratello è la conferma definitiva del proprio individualismo.

Noi non pensiamo più a loro come a Libertà 5-3000. Abbiamo dato loro un nome nei nostri pensieri. Le chiamiamo l'Aurea. Ma è una colpa dare agli uomini nomi che li distinguono dagli altri. Tuttavia le chiamiamo l'Aurea, poiché non sono come gli altri. L'Aurea non sono come gli altri.

E noi non badiamo alla Legge che dice che gli uomini non devono pensare alle donne, se non al Tempo dell'Accoppiamento. Questo tempo giunge ogni primavera quando tutti gli uomini sopra i vent'anni e tutte le donne sopra i diciotto sono mandati per una notte al Palazzo Cittadino dell'Accoppiamento. E ciascuno degli uomini si vede assegnata una delle donne dal Consiglio di Eugenetica. I bambini nascono ogni inverno, ma le donne non vedono mai i loro bambini e i bambini non conoscono mai i loro genitori. Per due volte noi siamo stati mandati al Palazzo dell'Accoppiamento, ma è una cosa sgradevole e vergognosa, a cui non ci piace pensare.

Pag. 25-26

«Cantiamo perché siamo felici», abbiamo risposto all'uomo del Consiglio della Casa che ci aveva rimproverati.

«Certo che siete felici», hanno risposto. «Come altro potrebbero essere gli uomini quando vivono per i propri fratelli?»

E ora, seduti qui nella nostra galleria, ci interroghiamo su queste parole. E proibito non essere felici. Poiché, come ci è stato spiegato, gli uomini sono liberi e la terra appartiene a loro; e tutte le cose sulla terra appartengono a tutti gli uomini; e la volontà di tutti gli uomini insieme è buona per tutti; e così tutti gli uomini devono essere felici.

Eppure, la notte, mentre siamo nella Grande Sala, e ci togliamo gli abiti per andare a dormire, guardiamo con stupore i nostri fratelli. Le teste dei nostri fratelli sono piegate. Gli occhi dei nostri fratelli sono tristi, ed essi non si guardano mai negli occhi tra loro. Le spalle dei nostri fratelli sono incurvate, e i loro muscoli esausti, come se i loro corpi fossero rattrappiti e desiderassero nascondersi allo sguardo degli altri. E una parola s'insinua nella nostra mente, mentre guardiamo i nostri fratelli, e questa parola è paura.

Pag. 29

«Questa scatola è inutile», dissero Alleanza 6-7349.

«Se dovesse essere ciò che essi pretendono», dissero Armonia 9-2642, «porterebbe alla rovina il Dipartimento delle Candele. La Candela è un grande beneficio per l'umanità, in quanto approvata da tutti gli uomini. Perciò non può essere distrutta dal capriccio di uno.»

«Ciò rovinerebbe i Piani del Consiglio Mondiale», dissero Unanimità 2-9913, «e senza i Piani del Consiglio Mondiale il sole non può sorgere. Ci sono voluti cinquant'anni per ottenere l'approvazione di tutti i Consigli per la Candela, e per decidere sul numero necessario, e per riadeguare i Piani per costruire candele invece di torce. Tutto ciò ha coinvolto migliaia e migliaia di uomini che lavorano in moltissimi Stati. Non possiamo alterare di nuovo i Piani così presto.»

«E se questa cosa dovesse alleggerire il duro lavoro degli uomini», dissero Similarità 5-0306, «allora è un gran male, poiché gli uomini non hanno ragione di esistere se non per lavorare duramente per gli altri uomini.»

Pag 57-58
Abbiamo mentito a noi stessi. Noi non abbiamo costruito questa scatola per il bene dei nostri fratelli. L'abbiamo costruita per se stessa. Per noi viene prima dei nostri fratelli, e la sua verità è superiore alla loro verità. Perché ci stupiamo di questo? Non ci restano molti giorni da vivere.
Pag. 60

L’epilogo della distopia individualista

La fuga è l'inevitabile epilogo di questa distopia individualista: il protagonista si addentra nella Foresta Inesplorata - un tabù per la sua gente - e cerca un posto dove nascondersi. È qua che si riappropria della sua identità e la distopia individualista trova compimento.

Uguaglianza 7-2521 si dà il nome di Prometeo, e alla sua amata Aurea lo cambia in Gea: la Terra Madre della futura umanità fatta da uomini liberi.

Poi andammo avanti. E giungemmo a un ruscello che si stendeva come una striscia di vetro tra gli alberi. Scorreva così quieto che non vedevamo l'acqua ma solo una fenditura nella terra, in cui gli alberi crescevano verso il basso, capovolti, e il cielo giaceva sul fondo.
Pag. 62
Restammo uniti a lungo. Ed eravamo spaventati perché avevamo vissuto per ventun anni e non avevamo mai saputo quale gioia è possibile agli uomini.
Pag. 67
Tutto ciò che viene dai molti è bene. Tutto ciò che viene da uno solo è male. Così ci è stato insegnato con il nostro primo respiro. Noi abbiamo infranto la legge, ma non abbiamo mai dubitato di essa. Tuttavia adesso, mentre camminiamo attraverso la foresta, stiamo imparando a dubitare.
Pag. 69

Ho chiuso col mostro del "Noi", la parola di servitù, di saccheggio, di miseria, falsità e vergogna.

E adesso io vedo il volto di dio, e innalzo questo dio sopra la terra, questo dio che gli uomini hanno cercato sin da quando hanno iniziato ad esistere, questo dio che garantirà loro gioia e pace e orgoglio.

Questo dio, questa singola parola:

"Io".

Pag. 80
Io vivrò qui, nella mia casa. Trarrò il mio cibo dalla terra con il lavoro delle mie mani. Apprenderò molti segreti dai miei libri. Negli anni avvenire, ricostruirò le conquiste del passato, e aprirò la via per condurle ancora avanti, conquiste che sono aperte a me ma chiuse per sempre ai miei fratelli, poiché le loro menti sono incatenate a quelle dei più deboli e più stupidi tra loro.
Pag. 82
Ma cos'è la libertà? Libertà da cosa? Non c'è niente che possa portare via all'uomo la sua libertà, se non altri uomini. Per essere libero, un uomo deve essere libero dai suoi fratelli.
Pag. 84

Nota dell’editore

La mai sopita aspirazione egualitaria che vorrebbe gli individui ridotti a bocce da biliardo dello stesso colore e dello stesso diametro riaffiora in questi tempi, sotto mentite spoglie, e ci affligge con vagoni affligge con vagoni di nausolidutiva melasseante. Questo breve e amaro racconto potrà forse servire da efficace antidoto.

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