Il Giardino delle Anatre

Questa mattina sono andato con un amico (merda… alzataccia pure di sabato!) alla presentazione del romanzo di un vecchio compagno delle medie (suo. Io lo conoscevo poco): Il giardino delle Anatre del Mario (Congiusti) pubblicato da Edizioni Edarc. Il tutto si è svolto al Teatro Sancarlino, un vecchio edificio ecclesiastico (a proposito! Oggi ho scoperto anche d’essere stato battezzato in una chiesa sconsacrata… ma questa è un’altra storia) e quindi il freddo boia era d’obbligo.

Mario Congiusti - Il Giardino delle AnatrePiccola nota fuori tema: appena trovata la strada e arrivati all’ingresso ho rivisto un vecchio compagno delel medie (mio stavolta) che ho faticato a riconoscere, ma mai quanto lui che è riuscito a capire chi fossi solo dopo di me… e non per la barba, per gli anni in più o perché non ci vedevamo da tipo quindic’anni, ma non ti avevo riconosciuto con quella berretta. Mah!

Prima di tutto il Mario è stata intervistato da una bella giornalista del Bresciaoggi e poi s’è potuta iniziare la conferenza.
Lui e un tizio panzonissimo, che non s’è capito chi fosse (l’agente? L’editore? Il cugino di sua sorella? Boh), erano sul palco seduti dietro un bancone e tutti gli altri (una trentina di spettatori) ad ascoltare.
Nel botta/risposta fra i due si sono sentite le solite domande e le solite risposte, il pubblico ha poi posto sole tre altre domande: la prima era ancora della bella giornalista, che aveva dimenticato di fargliene una per l’intervista, la risposta alla seconda ha praticamente raccontato il finale de Il Giardino delle Anatre (tizio panzonissimo bastardo! Lo so che quasi tutti lo avevano letto, ma io no, muori!) e la terza ero ancora troppo inkazzéto per ricordarmela.
Qualche applauso a questo e a quello, saluti e besi, tutti a bàita.

Il Giardino delle Anatre - Mario CongiustiMa certo non prima di aver acquistato una copia del libro al banchetto posto all’uscita.
Lì una bionda non del tutto indifferente era occupata ad armeggiare monete e banconote.
Non del tutto indifferente, ma piuttosto svampita: alla mia domanda Adesso quale prendere? Qual è il più bello? non ha saputo rispondere altro che un banalissimo Mboh, sono tutti uguali…
A volte mi sento incompreso.

Mario Congiusti - Il Giardino delle AnatreComunque sono andato a farmelo autografare… credo d’essere stato il primo, perché il Mario era quasi commosso (e ha sbagliato a scrivere l’anno!) e tutti i suoi amici lo hanno fotografato nell’atto semplice della scrittura del suo nome sulla pagina della mia copia.
Dopo tutto questo parlà ‘ndaren ecco il punto focale della mia riflessione: Porcamerda! 16 euro!

Non per fare il solito crrrosta, però mi stavo mettendo nei panni di uno che ce la fa, che riesce a far pubblicare il proprio romanzo, e che adesso ha… cinquecento? Mille? Quelle che sono, mila copie da piazzare, senza avere un nome, senza essere un calciatore o senza essersi scopata un calciatore!
Io ho dato volentieri il mio contributo, ma più di una dose per uso personale de Il Giardino delle Anatre non riesco davvero a fare.

E da quello che mi hanno raccontato anche l’editore non è che sia proprio un beneficenziario (come si dice di quelli che fanno beneficenza?). L’autore s’è dovuto sobbarcare l’onere di acquistare cento copie, che calcolatrice alla mano fanno milleseicento euro! Magari qualcosina di meno perché gli sarà stato riservato un prezzo speciale, però sono lo stesso i bei soldi!
Il Mario per sua fortuna non ha di questi problemi, però pensando a una possibile autoproduzione dei miei lavori mi viene già il male!
E da dove li piglio tutti quei soldi? E potrò riuscire a recuperarli (notare come non oso nemmeno pensare a un possibile profitto)? E dovrò vendere tutte le copie per farlo?

In questi giorni mi hanno proposto un’offerta molto interessante dopo aver ricevuto tre menzioni speciali a tre concorsi di una casa editrice (vincere non se ne parla, eh!): questa mi ha proposto la pubblicazione di una raccolta di mie poesie con una formula molto, molto interessante.
Chissà.

Forse non è del tutto vero che era meglio nascere calciatore!

L’arcobaleno

ArcobalenoOdio i piedi bagnati,
li odio!
Ma ancor di più
odio
avere i piedi bagnati,
e ora
ho
i piedi bagnati!
E mi fa male anche la testa,
la testa…
mi fama lela testa
mifa malela testa
fa la le ma mi testa:
a volte capitano fatti imprevisti;
cose,
che non s’era nemmeno immaginato!
E a volte
non è detto che sia un male.
Non ricordo più
da qual cosa sia partito,
non più
più più…
e chi se ne frega:
a volte capita che piova;
piove,
chi l’avrebbe detto!
Poi prima
è comparso l’arcobaleno

(Poi capita che piove)

ArcobalenoOggi ha piovuto, ah già, l’ho appena scritto.
Beh, inutile dire quale gradita sorpresa nel vedere quella spruzzata di colori nel cielo che solo pochi attimi prima era grigio, grigissimo: grigio grigento… quasi Agrigento!
Inizialmente erano due sovrapposti, due belle arcate multicolore complete, ma sono riuscito a fotografare solo quando ormai non erano più molto visibili. In compenso me lo sono goduto io e, credetemi, ne è valsa la pena.

Ryo sblog sgnak bronz

Benvenuti nella mia homepage!


Se avete un po’ di tempo da buttare siete giunti nel posto che fa per voi!
Se volete trascorrere del tempo in modo costruttivo siete giunti nel posto che fa per voi!
RyoMa anche no…

Questo è quanto recitava l’ultima versione della mia homepage. E lo ha recitato per due anni buoni (boh/2004 – oggi/2007)! Quasi sicuramente l’avrà anche imparato a memoria, ecco perché mi sono mosso (a pietà) per rinnovare un po’ le cose. Adesso la home è in formato sbronz… ehm, volevo dire blast… cioè… blog… così mi sarà più facile aggiungere quello che mi passa per la testa e che vorrei arrivasse anche nelle vostre.
Bene, questo voleva inoltre essere un saluto per chi mi conosce attraverso il sito, mi riprometto di curarlo con più frequenza inserendo qualche aggiornamento sullo stato dei miei lavori e su eventuali risultati.

L’ultima considerazione prima del termine di questo primo post, dove mi prendo la libertà di autocitarmi, va all’aspetto tennnologico di questo rinnovamento: sembra facile… ma non è difficile!

Buon duemilasettimo anno a tutti

— Ryo