29/30

Che cosa succede quando si tiene per tutta una settimana una busta nella giacca interna del giubbino? Beh, oltre a farla spiegazzare dappertutto, succede anche che, per forza di cose, se ne legge e rilegge il contenuto per qualche volta. Molte volte.

Busta

Nel mio caso la busta conteneva il contratto per la pubblicazione di una raccolta di mie poesie, quello che aspettavo da un po’ di giorni, quello che mi sono meritato ricevendo tre menzioni a concorsi letterari organizzati dall’editore Nicola Calabria.
Dopo aver stabilito un primo contatto e aver inviato loro il mio lavoro, la commissione letteraria della casa editrice, riunitasi a fine gennaio, ha dato parere favorevole col punteggio di 29/30 alla pubblicazione dell’opera. I parametri valutativi tenuti di conto sono stati:

  • Stilistica
  • Grammatica e ortografia
  • Contenuto
  • Logicità dell’opera

Inutile dire della mia soddisfazione, che è grande; è soprattutto l’importanza di questo primo passo a tenermi, non dico col fiato sospeso, ma con una sorta di immotivata agitazione positiva.
Il fattore economico non lo considero neppure, ma sapere di non esser destinato al passivo mi fa capire di star facendo la cosa giusta: non si tratta di uno sfizio capriccioso, è la prima pedalata della salita, e non ho nessuno dietro che mi ha spinto.
E dato che io sono davvero geloso permaloso lunatico e noioso, ora voglio capire dov’è finito quel 1/30 che mi manca!

La seconda barzelletta più divertente del mondo

Nel 1971 uscì nelle sale inglesi il film dei Monty Python E… ora qualcosa di completamente diverso, mirabile esempio di cinematografico british humour.
In uno degli sketch viene narrata la storia della barzelletta più divertente del mondo; divertente da morire, e non così tanto per dire: infatti il suo autore, una volta finito di comporla, muore dopo un fortissimo attacco di risa. La scoperta risulta essere eccezionale, addirittura da spingere l’esercito inglese ad adottare questa arma mortale contro i nazisti: i soldati la leggono in tedesco (tradotta solo poche lettere per volta, da traduttori diversi) attraversando le file nemiche, che vengono inesorabilmente annientate.

Raccontare questa barzelletta oggi, con Internet a disposizione, causerebbe lo sterminio del genere umano.
Io però sono venuto a conoscenza della seconda barzelletta più divertente del mondo! Da quando l’ho sentita devo averla raccontata almeno sette o otto volte a tutte le persone che conosco, e ora è giunto tempo che la divulghi anche da qui.
Non vorrei che qualcuno pensasse male a proposito di questa cosa: non voglio iniziare a scrivere stupidaggini, ritengo questo spazio un canale molto importante di comunicazione, e non ci riverso ogni cosa che mi passa per la testa.
Ma questa è la seconda barzelletta più divertente del mondo! Più di questa c’è solo la morte!
Ha tutte le carte in regola per essere considerata tale:

  • Non è una menata cervellotica comprensibile solo a una ristretta cerchia di lettori.
  • Tocca con disinvoltura un nervo molto sensibile per moltissima gente, senza però risultare offensiva o di cattivo gusto.
  • È veloce, fresca, un botta e risposta scattante!
  • Lascia ampio spazio all’immaginazione spiazzando tutti con una risposta assolutamente fuori dai canoni, imprevedibile!
  • E, cosa eccezionale, fa sempre ridere anche chi già la conosce!

È perfetta, e non fa neanche morire. Dunque, eccola:

Lo sapete che cosa è BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO?

No?
Facile: è…
UNA SUORA CHE ROTOLA DALLE SCALE

Bad loop

Mi viene spesso rinfacciato che certi miei comportamenti appaiono senza motivo, inutili, o anche solamente strani. Non mi prendo la briga d’obiettare: questi, sotto certi aspetti, come ad esempio il comune modo di vedere le cose, non hanno alcuna ragione d’essere.
Per fortuna il modo comune non corrisponde troppo di frequente con il mio. Per carità, non che abbia chissà che cosa di speciale, semplicemente è il personalissimo e mio, non copiato da nessuno, forse peggiore di tanti altri, ma molto affezionato e unico.

In ambito musicale la mia stravaganza, chiamiamola così, più irritante (!) è quella che chiamo il Bad loop.
Si narra (lo narro solo io) che esista un pugno di canzoni che sia in grado di ascoltare a ripetizione senza che desideri mai cambiarle, ovvero riesco a mettere in ciclo continuo una singola canzone, e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Nulla di grave, invero. Solo che per gli altri è una cosa poco sopportabile, poco soportabile anche solo l’idea: infatti se uso gli auricolari non dovrei dare fastidio, ma vengo ripreso lo stesso, perché così non si fa.
Quindi ora elencherò le Bad loop song. La memoria mi viene in soccorso suggerendomi quattro titoli. Attenzione, queste non solo le oggi ho ascoltato tutto il giorno questa canzone, ma le capita spesso che per un giorno intero ascolti questa sola, non so se risulti chiara la sfumatura…
Eccole le Bad loop song in ordine crescente di Bad loop:

Credence Clearwater Revival ::: Susie Q

Credence Clearwater Revival

Oh, Susie Q, oh, Susie Q,
Oh, Susie Q, baby I love you, Susie Q
I like the way you walk, I like the way you talk;
I like the way you walk, I like the way you talk, Susie Q
Well, say that youll be true,
well, say that youll be true,
Well, say that youll be true,
and never leave me blue, Susie Q
Well, say that youll be mine,
well, say that youll be mine,
Well, say that youll be mine,
baby all the time, Susie Q
Oh Susie Q, oh Susie Q,
Oh Susie Q, baby I love you, Susie Q
I like the way you walk,
I like the way you talk,
I like the way you walk,
I like the way you talk, Susie Q
Oh Susie Q, oh Susie Q,
Oh Susie Q, baby I love you, Susie Q

U2 ::: Zooropa

U2

Zooropa, vorsprung durch technik
Zooropa, be all that you can be
Be a winner
eat to get slimmer
Zooropa, a bluer kind of white
Zooropa, it could be yours tonight
We’re mild and green
and squeaky clean
Zooropa, better by design
Zooropa, fly the friendly skies
Through appliance of science
we’ve got that ring of confidence
And I have no compass
and I have no map
and I have no reasons
no reasons to get back
And I have no religion
and I don’t know what’s what
and I don’t know the limit
the limit of what we’ve got
Don’t worry baby, it’ll be alright
you got the right shoes
to get you through the night
it’s cold outside, but brightly lit
skip the subway
let’s go to the overground
get your head out of the mud baby
put flowers in the mud baby
overground
No particular place names
no particular song
I’ve been hiding
what am I hiding from
Don’t worry baby, it’s gonna be alright
uncertainty can be a guiding light
I hear voices, ridiculous voices
out in the slipstream
let’s go, let’s go overground
take your head out of the mud baby
She’s gonna dream up
the world she wants to live in
she’s gonna dream out loud
she’s gonna dream out loud
dream out loud

Jefferson Airplane ::: White Rabbit

Jefferson Airplane

One pill makes you larger
and one pill makes you small
and the ones that mother gives you
don’t do anything at all,
go ask Alice
when she’s ten feet tall
And if you go chasing rabbits
and you know you’re going to fall
tell ’em a hookah smoking caterpillar
has given you the call,
call Alice
when she was just small
When the men on the chessboard
get up and tell you where to go
and you’ve just had some kind of mushroom
and your mind is moving low,
go ask Alice
I think she’ll know
when logic and proportion
have fallen softly dead
and the White Knight is talking backwards
and the Red Queen’s off with her head!
remember what the dormouse said:
Feed your head!
Feed your head!

Nirvana ::: Where did you sleep last night (live)

Nirvana

My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
Her husband was a hard working man,
just about a mile from here.
His head was found in a driving wheel,
but his body never was found
My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows
In the pines, the pines,
sun, shine,
I’ll shiver the whole night through

Il Giardino delle Anatre

Questa mattina sono andato con un amico (merda… alzataccia pure di sabato!) alla presentazione del romanzo di un vecchio compagno delle medie (suo. Io lo conoscevo poco): Il giardino delle Anatre del Mario (Congiusti) pubblicato da Edizioni Edarc. Il tutto si è svolto al Teatro Sancarlino, un vecchio edificio ecclesiastico (a proposito! Oggi ho scoperto anche d’essere stato battezzato in una chiesa sconsacrata… ma questa è un’altra storia) e quindi il freddo boia era d’obbligo.

Mario Congiusti - Il Giardino delle AnatrePiccola nota fuori tema: appena trovata la strada e arrivati all’ingresso ho rivisto un vecchio compagno delel medie (mio stavolta) che ho faticato a riconoscere, ma mai quanto lui che è riuscito a capire chi fossi solo dopo di me… e non per la barba, per gli anni in più o perché non ci vedevamo da tipo quindic’anni, ma non ti avevo riconosciuto con quella berretta. Mah!

Prima di tutto il Mario è stata intervistato da una bella giornalista del Bresciaoggi e poi s’è potuta iniziare la conferenza.
Lui e un tizio panzonissimo, che non s’è capito chi fosse (l’agente? L’editore? Il cugino di sua sorella? Boh), erano sul palco seduti dietro un bancone e tutti gli altri (una trentina di spettatori) ad ascoltare.
Nel botta/risposta fra i due si sono sentite le solite domande e le solite risposte, il pubblico ha poi posto sole tre altre domande: la prima era ancora della bella giornalista, che aveva dimenticato di fargliene una per l’intervista, la risposta alla seconda ha praticamente raccontato il finale de Il Giardino delle Anatre (tizio panzonissimo bastardo! Lo so che quasi tutti lo avevano letto, ma io no, muori!) e la terza ero ancora troppo inkazzéto per ricordarmela.
Qualche applauso a questo e a quello, saluti e besi, tutti a bàita.

Il Giardino delle Anatre - Mario CongiustiMa certo non prima di aver acquistato una copia del libro al banchetto posto all’uscita.
Lì una bionda non del tutto indifferente era occupata ad armeggiare monete e banconote.
Non del tutto indifferente, ma piuttosto svampita: alla mia domanda Adesso quale prendere? Qual è il più bello? non ha saputo rispondere altro che un banalissimo Mboh, sono tutti uguali…
A volte mi sento incompreso.

Mario Congiusti - Il Giardino delle AnatreComunque sono andato a farmelo autografare… credo d’essere stato il primo, perché il Mario era quasi commosso (e ha sbagliato a scrivere l’anno!) e tutti i suoi amici lo hanno fotografato nell’atto semplice della scrittura del suo nome sulla pagina della mia copia.
Dopo tutto questo parlà ‘ndaren ecco il punto focale della mia riflessione: Porcamerda! 16 euro!

Non per fare il solito crrrosta, però mi stavo mettendo nei panni di uno che ce la fa, che riesce a far pubblicare il proprio romanzo, e che adesso ha… cinquecento? Mille? Quelle che sono, mila copie da piazzare, senza avere un nome, senza essere un calciatore o senza essersi scopata un calciatore!
Io ho dato volentieri il mio contributo, ma più di una dose per uso personale de Il Giardino delle Anatre non riesco davvero a fare.

E da quello che mi hanno raccontato anche l’editore non è che sia proprio un beneficenziario (come si dice di quelli che fanno beneficenza?). L’autore s’è dovuto sobbarcare l’onere di acquistare cento copie, che calcolatrice alla mano fanno milleseicento euro! Magari qualcosina di meno perché gli sarà stato riservato un prezzo speciale, però sono lo stesso i bei soldi!
Il Mario per sua fortuna non ha di questi problemi, però pensando a una possibile autoproduzione dei miei lavori mi viene già il male!
E da dove li piglio tutti quei soldi? E potrò riuscire a recuperarli (notare come non oso nemmeno pensare a un possibile profitto)? E dovrò vendere tutte le copie per farlo?

In questi giorni mi hanno proposto un’offerta molto interessante dopo aver ricevuto tre menzioni speciali a tre concorsi di una casa editrice (vincere non se ne parla, eh!): questa mi ha proposto la pubblicazione di una raccolta di mie poesie con una formula molto, molto interessante.
Chissà.

Forse non è del tutto vero che era meglio nascere calciatore!

L’arcobaleno

ArcobalenoOdio i piedi bagnati,
li odio!
Ma ancor di più
odio
avere i piedi bagnati,
e ora
ho
i piedi bagnati!
E mi fa male anche la testa,
la testa…
mi fama lela testa
mifa malela testa
fa la le ma mi testa:
a volte capitano fatti imprevisti;
cose,
che non s’era nemmeno immaginato!
E a volte
non è detto che sia un male.
Non ricordo più
da qual cosa sia partito,
non più
più più…
e chi se ne frega:
a volte capita che piova;
piove,
chi l’avrebbe detto!
Poi prima
è comparso l’arcobaleno

(Poi capita che piove)

ArcobalenoOggi ha piovuto, ah già, l’ho appena scritto.
Beh, inutile dire quale gradita sorpresa nel vedere quella spruzzata di colori nel cielo che solo pochi attimi prima era grigio, grigissimo: grigio grigento… quasi Agrigento!
Inizialmente erano due sovrapposti, due belle arcate multicolore complete, ma sono riuscito a fotografare solo quando ormai non erano più molto visibili. In compenso me lo sono goduto io e, credetemi, ne è valsa la pena.

Ryo sblog sgnak bronz

Benvenuti nella mia homepage!


Se avete un po’ di tempo da buttare siete giunti nel posto che fa per voi!
Se volete trascorrere del tempo in modo costruttivo siete giunti nel posto che fa per voi!
RyoMa anche no…

Questo è quanto recitava l’ultima versione della mia homepage. E lo ha recitato per due anni buoni (boh/2004 – oggi/2007)! Quasi sicuramente l’avrà anche imparato a memoria, ecco perché mi sono mosso (a pietà) per rinnovare un po’ le cose. Adesso la home è in formato sbronz… ehm, volevo dire blast… cioè… blog… così mi sarà più facile aggiungere quello che mi passa per la testa e che vorrei arrivasse anche nelle vostre.
Bene, questo voleva inoltre essere un saluto per chi mi conosce attraverso il sito, mi riprometto di curarlo con più frequenza inserendo qualche aggiornamento sullo stato dei miei lavori e su eventuali risultati.

L’ultima considerazione prima del termine di questo primo post, dove mi prendo la libertà di autocitarmi, va all’aspetto tennnologico di questo rinnovamento: sembra facile… ma non è difficile!

Buon duemilasettimo anno a tutti

— Ryo