Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

da | 6 Lug 2021 | Giuochi | 4 commenti

Quando parlo di racconti a 16 bit intendo una sola cosa: videogiochi!

Da ex-bambino degli anni ottanta i videogiochi sono stati una componente molto presente di tante giornate di divertimento, elemento di punta della triade pallone-lego-videogiochi.

Di recente ho recuperato qualche vecchio titolo per rigiocare ai miei giochi preferiti di quel periodo, o per finirli – era ora! – o semplicemente perché mi incuriosivano e non li avevo mai provati.

Ebbene, ho selezionato alcuni di questi videogiochi la cui componente narrativa era preponderante, perché è davvero stato come leggere un racconto, un racconto interattivo in cui erano le mie scelte a far proseguire la storia.

O la mia incapacità a affossarla, ma anche questo fa parte del gioco.

Probabilmente il periodo più fertile per questo tipo di videogame è stato quello dei 16 bit, una generazione di grande sperimentazione, in cui le idee degli sviluppatori erano finalmente supportate da una tecnologia adeguata.

Piccolo ripasso per chi non ci capisce niente di bit di bot e di bat

Se non ne sei appassionato, quando qualcuno ti parla di videogiochi probabilmente appartieni a una di queste categorie:

  • Quelli che pensano a PacMan, Space Invaders o Asteroids
  • Quelli che pensano a Super Mario Bros
  • Quelli che pensano ai giochi moderni (però non sai citarmi due titoli usciti negli ultimi dieci anni)

Ebbene, non tratterò nulla di tutto ciò. Partiamo con un estratto dal Libro Secondo della Videogenesi

Ci fu un’era in cui la Terra era una massa infuocata, senza forma e vuota. Con il trascorrere del tempo si raffreddò, vide la nascita delle prime forme di vita, che crebbero e si riprodussero, fino a quando sul finire degli anni ’80 uscirono sul mercato il Super Nintendo e il Sega Mega Drive.
Libro Secondo, pagina trentatredici, inventato su due piedi da Andrea Cabassi

Queste, chiamate anche console di quarta generazione, sostituivano le console a 8 bit (terza generazione) e precedevano quelle a 32 (quinta generazione).

Magari se faccio qualche nome ti ricordi pure e dici ah certo, lo sapevo!

  • 8 bit: NES, Sega Master System
  • 16 bit: Neo Geo, Game Boy, più quelle già dette
  • 32 bit: Sony Playstation, Sega Saturn

Ma torniamo alla quarta, a 16 bit, che è quella che secondo me aveva il miglior equilibrio fra inventiva e tecnologia: ovvero grafiche enormemente migliori delle precedenti (a mio gusto) e storie eccezionali.

Ed è qua la parte interessante.

Alcune storie che hanno segnato quest’epoca di videogiochi

Alcune storie che hanno segnato quest'epoca di videogiochi

Durante questo periodo nascono o si sviluppano saghe videoludiche del calibro di Dragon Quest (rinominato Dragon Warrior per il mercato USA), The Legend of Zelda, Final Fantasy, Chrono Trigger, Ultima e così via.

A meno di essere uscito per la prima volta dal buco stamattina, Zelda e Final Fantasy li hai sentiti nominare, ci scommetto.

Ed è proprio uno di questi due titoli di cui voglio trattare, ovvero – come avrai superbamente intuito dal titolo – The Legend of Zelda: A Link to the Past!

Si tratta del terzo gioco della serie di Zelda, ma cronologicamente è un casino perché è un prequel del sequel laterale di terzo grado dell’episodio successivo all’ultimo. Ma a noi questo non importa.

The Legend of Zelda: A Link to the Past, riassuntone sciué sciué

Il gioco inizia con Link – che è il protagonista, ma tu puoi dargli il nome che preferisci – svegliato nel cuore della notte da un appello telepatico da Zelda, principessa di Hyrule, che gli dice di essere tenuta prigioniera nelle segrete del castello.

Dopo alcune peripezie Link riesce a salvare la principessa (Super Mario, guarda e impara!) ma, per sconfiggere il mago cattivo Agahnim, dovrà seguire i suggerimenti dell’anziano Sahasrahla.

Costui gli spiega come recuperare la leggendaria Spada Suprema, ottenendo i tre Ciondoli delle Virtù: il Ciondolo del Coraggio nel Palazzo dell’Est, quello del Potere nel deserto e quello della Saggezza nella Torre di Era.

In due righe ho riassunto – non so – cento ore di gioco, giusto per dire che, insomma, ne accadono di cose!

Ah, mentre è alla ricerca dei ciondoli, Link attraversa un portale per versione oltre lo specchio

The Legend of Zelda: A Link to the Past, riassuntone sciué sciué

Dopo aver recuperato i Ciondoli e la Spadona Supremona, colpo di scena! Zelda è di nuovo rapita da Agahnim (il mago cattivo di prima) e Link viene catapultato nel Mondo Oscuro.

Lì, Link è di nuovo contattato telepaticamente da Sahasrahla che gli affida una nuova missione: salvare le fanciulle imprigionate nel Mondo Oscuro, e grazie al loro potere può nuovamente sfidare il mago Agahnim (altre 100 ore di gioco bruciate in due paragrafi).

Nello scontro finale Link riesce a sconfiggere il nemico, a recuperare la Triforza e esprimere il desiderio di eliminare gli effetti malvagi da Hyrule e riportare la terra al suo antico splendore.

È stato un vero ritorno al passato

Diciamocelo chiaro: i giochi moderni sono… facili! Tutto è intuitivo, hai mille aiuti – sia dal gioco stesso che online – e non devi nemmeno soffiare sulla cartuccia se la console non la legge, perché è tutto immateriale.

Trovarsi a vagare per ore nel mondo di The Legend of Zelda senza sapere che cosa fare per procedere con la storia, decidendo mille volte di mollare tutto ma ogni volta trovare la forza per proseguire, è qualcosa di cui non riesco a spiegare l’importanza.

Probabilmente oggi proponendo un gioco di quel genere riceveresti mazzate sulla schiena: non ottieni niente subito, ogni piccolo successo richiede un grande sforzo, e non è detto che questo avvenga in tempi tollerabili.

Però la ricompensa vale ogni fatica!

Nelle settimane passate a giocare a Zelda sono stato davvero sul pezzo, tanto che ho trasmesso questa dedizione anche a chi mi stava intorno… ecco per esempio il biglietto a tema per il mio compleanno!

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

A Cesare quel che è di Cesare, e a Nintendo quel di Nintendo

Dico Nintendo perché la saga di The Legend of Zelda è prodotta da Nintendo, non volevo esprimere una mia preferenza fra produttori.

Comunque, siamo sicuri che i videogiochi siano un mero intrattenimento al pari di un flipper o dell’osservare l’erba crescere nei prati?

Sono convinto che alcuni titoli videoludici abbiano la stessa dignità di cinema e narrativa, e credo di essere partito presentando un titolo che ha tutte le carte in regola per soddisfare molti appassionati di buoni racconti brevi e lunghi.

Tant’è vero che spesso nascono vome videogame ma poi si sviluppa un media franchise con tanto di cartoni animati, romanzi, serie TV, film… OK, i film facciamo finta che non li ho citati che è meglio!

Per questo articolo è tutto. Nell’attesa del prossimo titolo, Game Over & Insert Coin!

4 Commenti

  1. Franco Battaglia

    Io ero uno da space invaders. Ho inserito tanti di quei coins che mi sarei risparmiato un mutuo se solo più lungimirante. 😉

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    • Andrea Cabassi

      I gettoni erano l’escamotage perfetto per farti spendere soldi senza farti spendere soldi 😀
      Almeno le sale giochi di quei tempi erano un luogo di divertimento, non un ritrovo per ludopatici incalliti!
      CMQ il mio gioco di quegli anni era Asteroids! Ho ancora nelle orecchie il rumore degli OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati) in avvicinamento 😀

      Rispondi
  2. Marina Guarneri

    Ehm, non sono un’appassionata e appartengo alla categoria “Pac man”, “space invaders, dove, tra parentesi, ero un asso! 😉

    Rispondi
    • Andrea Cabassi

      Space Invaders è più che un videogioco, è un’icona!

      Rispondi

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