Come trovare l’ideale durata dei racconti brevi

da | 29 Giu 2021 | Scrittura | 4 commenti

L’ultima volta che ho parlato di scrittura ho lasciato in sospeso il racconto di come ho calibrato la durata dei racconti brevi negli anni.

Raccontare storie sui racconti ha un fascino ricorsivo unico!

Come ha inizio questo racconto

Ebbe tutto origine osservando le facce annoiate – a tratti sconsolate – del pubblico dei reading letterari che organizzavo un paio di lustri fa.

Osservare le espressioni e la postura di chi ascolta un mio racconto è stato un vero privilegio: mi ha permesso di capire molte cose sul funzionamento di chi è dall’altra parte dei miei racconti.

Tante volte sono stato convinto di aver fatto centro con una descrizione o un dialogo particolarmente sottili, arguti, con più chiavi di lettura capaci di intrattenere, stimolare e addirittura elevare l’ascoltatore.

Tante di queste tante volte non era affatto così, e glielo si leggeva in faccia.

Quanto conta la durata dei racconti brevi?

Prima di tutto dovremmo chiarire bene come si misura la durata dei racconti brevi.

Chiariamo come si misura la durata dei racconti brevi

La volta scorsa me ne sono uscito con qualcosa come non importa quanto breve sia un racconto, un racconto breve è un racconto breve e basta.

Ho tanti pregi, la coerenza non è fra questi… o meglio: fuori dal contesto originario, ogni frase va valutata con lo spirito nel quale è stata ideata.

Ascoltare qualcuno che racconta una storia non è affatto come leggersela per i fatti propri. Ecco come scoprire se un racconto è buono: leggilo a qualcuno.

Scoprirai che la sua durata può cambiare di tanto le sorti di un testo raccontato, ma se riesci a dargli qualcosa fin da subito (anche il titolo è molto rilevante) per lo meno sei partito bene.

Se spesso la durata dei racconti brevi scritti è misurata in pagine o parole, quella degli ascoltati è per forza di cose il tempo.

Chiariamo come si misura la durata dei racconti brevi

Intrattenere

Sembra quasi brutto da dire ma, senza tralasciare gli scopi educativi e morali che vorresti inserire nella tua storia, se non ti preoccupi di intrattenere il tuo pubblico, per definizione, non lo trattieni!

E quello se ne va!

E tu potresti non cogliere il lato positivo della cosa.

Io per esempio non l’ho ancora colto, quindi è una cosa che tendo a ricordare e applicare al meglio delle mie possibilità.

Prima regola dell’intrattenimento di Andrea Cabassi

Un racconto è un mondo che nasce, si sviluppa e muore nel giro di un battito di ciglia. Questa cosa è fondamentale, anzi, è proprio alla base della scrittura di un racconto.

Serve per ricordare che non è che devo raccontare la rava e la fava, ma solo le cose davvero importanti, perché raccontare della rava e della fava ignorando la durata dei racconti brevi infrange la prima regola dell’intrattenimento:

Quando il pubblico se n’è andato, allora è troppo tardi. Prima regola dell’intrattenimento

Cinque minuti solo cinque vedrai

Dopo aver sperimentato, e osservato, e corretto e risperimentato, e riosservato e ripetuto tutto da capo più e più volte, sono giunto a una conclusione.

Ovvero che l’ideale durata dei racconti brevi – indipendentemente dal genere, dall’interpretazione, dal pubblico, dall’orario e dalle condizioni ambientali – è cinque minuti.

Insomma, più o meno… non è che ho fatto una media al millisecondo… però i racconti di quella durata erano quelli che riuscivano a mantenere alta l’attenzione del pubblico e che riscuotevano l’apprezzamento maggiore.

Ovviamente non paragono racconti da 20 minuti belli con racconti da 5 schifosi, non è che al cadere del finale all’istante 05:00 dall’inizio scatta il miracolo!

E poi il racconto bello è una figura mitologica, come l’unicorno, che nella realtà nessuno ha mai visto: quando ho scritto indipendentemente dal pubblico intendevo proprio questo.

Sappiamo benissimo che tutti hanno gusti unici e imprevedibili, quindi anche a livello statistico breve è meglio (se dev’essere una sofferenza, che almeno duri poco!)… ma non troppo breve, ecco la ragione dei cinque minuti.

Durata ideale racconto = √parole lette / sbadigli del pubblico

La formula per trovare la durata ideale racconto

OK, mi hai beccato. Anche questa formula me la sono appena inventata, però iniziando a pensare racconti da cinque minuti, facendolo diventare un mio standard e proponendo sempre più racconti brevi di questa durata, le facce annoiate – a tratti sconsolate – del pubblico dei reading è davvero diminuito!

La domanda ora è: quanti sbadigli sei pronto a accettare per i tuoi racconti?

4 Commenti

  1. Franco Battaglia

    Il reading del racconto medio lungo ti sfracassa per forza le uallere, l’attenzione devia; non è come quando leggi direttamente, quindi – a meno che tu non stia leggendo qualcosa di affascinante e col tono di voce carismatico di Baricco – io consiglio sempre robetta breve. 😉

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    • Andrea Cabassi

      Per fortuna non tutta la roba breve è robetta 😉
      In ogni caso, anche con attore professionista e accompagnamento musicale le cose non cambiavano di molto: l’attenzione umana è quella che è!

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  2. Marina Guarneri

    Io ragiono sempre in base al principio: non fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te, il che vuol dire che come io non vorrei mai azzupparmi orate di chiacchiere, reading o anche letture di post enciclopedici, così io mi impegno a non tediare chi mi legge o, eventualmente, dovesse ascoltarmi, anche perché parto sempre dal presupposto che un emerito nessuno non possa pretendere grande attenzione dal pubblico. Parlo per me, ovviamente (cioè a considerarmi tale sono io). Quindi concordo: cinque minuti vanno benissimo, in più tu hai l’esperienza dalla tua e quella è utile sempre per aggiustare il tiro.

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    • Andrea Cabassi

      Soprattutto bisogna considerare la concreta possibilità che l’ascoltatore non sia minimamente interessato ad assistere, quindi limitare i danni è una parte fondamentale della strategia 😉

      Rispondi

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