Ho letto Nessuno accendeva le lampade – raccolta di racconti di Felisberto Hernández – grazie a un suggerimento d’eccezione: Paolo Villaggio.

Una delle voci del sondaggio su come scegliere un libro era Seguo i consigli degli amici, e nonostante Villaggio non fosse un amico canonico, ho sempre sentito che in qualche modo un po’ lo fosse. Così, ascoltando un’ormai vecchia intervista alla televisione Svizzera in cui elogiava Felisberto Hernández, decisi di leggere Nessuno accendeva le lampade. Ho fatto bene.

Quarta di copertina

Di Felisberto Hernández, Italo Calvino scrisse: “Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un “irregolare” che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile.” E in effetti Hernández sorprende il lettore con immagini sconcertanti e surreali, in cui non di rado gli oggetti o le singole parti dell’essere umano acquistano vita propria. Coniugando in maniera magistrale il ricordo e l’invenzione, il senso dell’humour e l’inquietudine, Hernández guida il lettore in un geniale gioco di analogie e associazioni di idee e seduce chi ha la fortuna di leggerlo.

Copertina di Nessuno accendeva le lampade
Nessuno accendeva le lampade – Felisberto Hernández

Citazioni da Nessuno accendeva le lampade

Nessuno accendeva le lampade è una raccolta di racconti: alla voce omonima di Nessuno accendeva le lampade ci sono una serie di racconti slegati fra loro, questi gli estratti che maggiormente mi hanno colpito:

Posizione 78-79
Da qualche buco entravano raggi di sole impolverato e contro il soffitto l’aria gonfiava delle ragnatele.
Posizione 82-83
Reagii mettendomi subito a studiare; ma siccome mancavano ancora diversi giorni cominciai a fare i conti di quel che potevo fare col tempo che mi restava e sbagliai i miei calcoli come al solito.
Posizione 95-97
Avrei dovuto entrare con la lentezza di colui che sta per dare il ventiquattresimo concerto della sua diciannovesima stagione; quasi con noia; e non dovevo precipitarmi come se la mia vanità fosse presa da spavento
Posizione 136-136
ero circondato da pensieri come uccellacci che volavano ostacolandomi il cammino
Posizione 196-198
Non potrei neppure raggiungere una certa velocità con la stenografia, né riesco a immaginare chi ne potrebbe aver bisogno in questa città lenta, da cui devo scappare a qualunque costo ma in cui mi piacerebbe tanto restare.
Posizione 286-288
Lei parlava dei suoi successi come dicitrice, con espressioni pretenziose di falsa emozione. A me conveniva che parlasse in continuazione per dissimulare il fatto che non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Tentavo di separarla dalle sue parole come chi separa una leccornia da tutte le scatole, la carta, gli spaghi, le frange e altri infiniti impicci.
Posizione 293-294
Io dicevo al mio amico poeta che quando faceva cosí con gli occhi, la sua espressione era tra l’infinito e lo starnuto.
Posizione 306-307
All’inizio entrava un po’ di sole da una delle persiane. Poi si era lentamente disteso su alcune persone fino a raggiungere un tavolo con sopra ritratti di cari estinti.
Posizione 367-370
Lei si appoggiò al tavolo premendo il bordo contro di sé e mettendosi le mani nei capelli, e chiese: – Mi dica la verità: perché si è suicidata la donna del racconto? – Eh, bisognerebbe domandarlo a lei! – E l’autore non potrebbe domandarglielo? – Impossibile: sarebbe come chiedere qualcosa all’immagine d’un sogno.
Posizione 391-392
Io me ne stavo andando tra gli ultimi, inciampando nei mobili, quando la nipote mi trattenne: – Devo chiederle qualcosa. Ma non disse niente: appoggiò la testa al muro dell’androne e mi prese per la manica della giacca.
Posizione 397-398
Ero andato a pagare una rata di un soprabito comprato in inverno. Ero un po’ deluso della vita ma stavo attento a non farmi schiacciare dalle auto;
Posizione 504-506
Al silenzio piaceva sentire la musica; ascoltava fino all’ultima risonanza e poi si soffermava a pensare a quello che aveva sentito. I suoi giudizi erano lenti. Ma una volta che il silenzio era entrato in confidenza, interveniva nella musica: passava tra i suoni come un gatto con la sua gran coda nera e li lasciava pieni di intenzioni.
Posizione 571-574
Allora lei aveva detto che gli oggetti acquistavano un’anima man mano che entravano in relazione con le persone. Alcuni di essi prima erano stati diversi e avevano avuto un’altra anima (alcuni che adesso avevano le gambe prima avevano avuto dei rami, i tasti erano stati zanne), ma il suo balcone aveva avuto un’anima per la prima volta quando lei aveva incominciato a viverci.
Posizione 620-622
Mentre il vecchio faceva ancora scricchiolare le scale di legno con i suoi passi pesanti, io mi sentivo già solo con il mio corpo. Lui – il mio corpo – aveva attratto a sé tutto quel cibo e tutto quell’alcol come un animale ingoia altri animali; e adesso avrebbe dovuto lottare con loro tutta la notte.
Posizione 733-737
stavo galleggiando nella mia vanità, pensavo che la vedova doveva aver sentito il mio concerto, o il mio nome, o doveva aver visto mie fotografie o articoli sui giornali. Allora gli domandai: – E’ proprio di me che ha chiesto? – No, ha chiesto di un pianista. – Per suonare della buona musica? – Non lo so. Ti arrangerai con lei.
Posizione 739-741
Mi sentivo guardato dai cristalli molati delle porte che davano sul patio, erano porte con la parte di legno molto ridotta e sembravano dame scollate o con la vita molto bassa; le tende erano leggerissime e si aveva l’impressione di aver sorpreso le porte in biancheria intima.
Posizione 849-850
Mi sembrava che fosse lei a voler entrare nella storia; di forza, come su un autobus strapieno.
Posizione 904-907
Ma un pomeriggio in cui la sala era molto buia e mi mancava poco a finire la mia ora di musica, Muñeca mi parlò. In quel momento i miei pensieri erano lontanissimi da lei. Quando le parole di Muñeca mi caddero addosso e il silenzio si infranse, feci un movimento brusco con i piedi e diedi un colpo al piano; la cassa armonica risuonò e Muñeca scoppiò in una risata volgare.
Posizione 913-916
Un pomeriggio in cui pensavo ai drammi altrui sentii nel buio della sala un forte odore di porchetta. Dissi a Dolly: – Che odore di porchetta! Perché non la toglie di lí? E’ un peccato… in una sala cosí bella…! Lei si arrabbiò: – E la porchetta non è un odore da sala da pranzo? Vuoi che la metta in salotto?
Posizione 953-954
Entrai in un caffè che era vicino a una chiesa, mi sedetti a un tavolino in fondo e pensai alla mia vita. Sapevo isolare le ore di felicità e rinchiudermici;
Posizione 973-974
in quanto a piazzare calze, tutte le mattine mi facevo animo e tutte le sere lo perdevo: era come vestirsi e svestirsi.
Posizione 1030-1033
di colpo, quando stavo già per andarmene, ebbi un’idea: «Che cosa succederebbe se io mi mettessi a piangere qui, davanti a tutta questa gente?» Mi sembrò un atto di violenza; ma, da qualche tempo avevo il desiderio di mettere alla prova il mondo con qualche fatto insolito; inoltre volevo dimostrare a me stesso che ero capace di un’azione violenta. E prima di potermi pentire mi sedetti su una seggiolina accanto al bancone e, lí in mezzo alla gente, mi misi le mani sulla faccia e cominciai a far rumore di singhiozzi.
Posizione 1169-1170
Nel fermarmi tendevo la mano e facevo un saluto a passo di minuetto. Speravo sempre in una mancia sorprendente, e sapevo piegare la testa con rispetto e con disprezzo.
Posizione 1343-1344
Ero sicuro che in tutta questa storia c’era una confusione di destini;
Posizione 1419-1420
La sua mano si era posata sul bordo di un vaso; alzò l’indice e sembrava che quel dito stesse per cantare. Ed egli mi disse: – Io amo la mia… malattia piú della vita. A volte penso che potrei guarire e mi viene una disperazione mortale.
Posizione 1541-1542
ho vissuto vicino ad altre persone e ho conservato nella memoria ricordi che non appartengono a me.
Posizione 1680-1680
alzava le sopracciglia come se le dovessero volar via,
Posizione 1836-1838
D’improvviso, come incontrasse una faccia che la stava spiando, vide una fontana. La sua prima reazione fu di domandarsi se l’acqua non fosse uno sguardo falso nella faccia scura della fontana di pietra; ma poi l’acqua le sembrò innocente; e nel tornare a letto la portava negli occhi e camminava con cautela per non agitarla.
Posizione 1892-1893
mi ritrovai con gli occhi fissi sul tulle della zanzariera e mi vennero di nuovo in mente le parole che si erano staccate dal corpo della signora Margarita.
Posizione 1949-1951
Avevano messo delle piante nuove; e io m’ingelosii a pensare che lí c’era qualcosa di diverso da prima: la signora Margarita ed io non avremmo trovato le parole e i pensieri come li avevamo lasciati, sotto i rami.
Posizione 2019-2020
Ero destinato a incontrarmi con una parte sola delle persone, e per poco tempo, come un viaggiatore distratto che non sa neppure dove va.
Posizione 2031-2033
quello che piú desiderava, era capire l’acqua. – E’ possibile, – mi diceva, – che l’acqua non desideri altro che scorrere e lasciare suggerimenti al suo passaggio; ma io morirò con l’idea che l’acqua porta in sé qualcosa che ha raccolto da un’altra parte e, non so come, mi consegnerà dei pensieri che non sono i miei ma che sono per me.

La seconda parte di Nessuno accendeva le lampade è Le Ortensie, un lungo racconto sullo strano rapporto a tre fra moglie, marito e… una bambola.

Posizione 2050-2051
All’imbrunire si sentivano venire dalla strada i suoi passi lenti e quando entrava in giardino, nonostante il rumore delle macchine, sembrava che i suoi passi masticassero la ghiaia.
Posizione 2384-2386
Il giorno in cui Facundo la venne a prendere, era accompagnato da Luisa, la sua amante. Lei e María andarono in sala da pranzo e si misero a chiacchierare come se aprissero le porte di due gabbie, una contro l’altra e mescolassero due stormi d’uccelli; erano abituate a parlarsi e ascoltarsi allo stesso tempo.
Posizione 2403-2404
Dapprincipio, quando aveva creduto che sua moglie avesse scoperto le sue intenzioni con Hortensia, pensava che l’avrebbe perdonato; ma nel guardare il suo sorriso aveva capito quale immenso sproposito era supporre che fosse al corrente di un simile peccato e che lo perdonasse.
Posizione 2411-2412
Horacio era rimasto a guardare una macchia di sole sulla manica della giacca; nel tirare indietro il braccio la macchia era passata sul vestito di Maria come se si fosse contagiata;
Posizione 2434-2435
Il mattino dopo si svegliò tutto raggomitolato e si ricordò chi era, adesso. Il suo nome e cognome gli sembrarono differenti e li immaginò scritti su un assegno scoperto.
Posizione 2475-2477
Dov’è la signora? Quella che aveva detto «che svergognato» lo guardò in faccia e rispose: – Ci ha detto che avrebbe fatto un lungo viaggio e ci ha regalato questi vestiti. Lui fece loro cenno d’andarsene e gli vennero in mente queste parole: «Il peggio è passato».
Posizione 2561-2564
Una notte sentí delle grida e vide delle fiamme nel suo specchio. Dapprima le guardò come sullo schermo d’un cinema; ma subito dopo pensò che se c’erano fiamme nello specchio dovevano essercene anche nella realtà. Allora, con la rapidità di una molla, si girò nel letto e si trovò di fronte alle fiamme che ballavano nel vuoto di una finestra dirimpetto, come diavoletti in un teatro di burattini.
Posizione 2610-2613
«Sono una donna che è stata abbandonata per una bambola; ma se adesso lui mi vedesse, tornerebbe da me». Si richiudeva in camera, prendeva un libro di poesie foderato di tela cerata blu e cominciava a leggere distrattamente, ad alta voce, aspettando Horacio; ma vedendo che lui non arrivava, tentava di penetrare la poesia del libro; e se non riusciva a capirla si abbandonava a pensare che era una martire e che la sofferenza l’avrebbe colmata di fascino.
Posizione 2613-2615
Un pomeriggio riuscí a capire una poesia; era come se qualcuno avesse lasciato involontariamente una porta aperta e in quell’istante lei ne avesse approfittato per vedere l’interno.
Posizione 2809-2810
Lui continuava a guardarla come una persona sconosciuta e aveva l’atteggiamento di uno che da molto tempo soffra di una tale stanchezza da restarne incretinito.

L’ultima opera inclusa in Nessuno accendeva le lampade è Terre della memoria, forse la migliore delle tre parti di cui la raccolta è composta.

Posizione 2844-2845
Propendo a credere che cominciai a conoscere la vita alle nove del mattino in un vagone ferroviario. Avevo già ventitré anni.
Posizione 2864-2866
Un piede della Fisarmonica aveva spaccato il laccio di una povera scarpa gialla che stava con la linguetta fuori. Il piede riposava sopra alla cassa della fisarmonica (strumento). A un certo momento il piede si ritirò dalla cassa, e la Fisarmonica (uomo) tolse dalla cassa la fisarmonica (strumento) e si mise a suonare.
Posizione 2982-2988
Una sera, dopo aver fatto i compiti, lessi un libro in cui un brigante camminava per una strada di betulle. Io non sapevo che cos’erano le betulle ma supponevo che fossero piante. Avevo smesso di leggere perché avevo molto sonno, ma andavo a letto con la parola betulle sulle labbra. Una volta coricato pensavo a come avranno fatto a dare i nomi alle cose. Non sapevo se avevano cercato i nomi per poi potersi ricordare le cose quando non erano là, o se avevano dovuto indovinare i nomi che le cose avevano già prima d’essere conosciute. Poteva anche darsi che la gente di prima avesse già pensato dei nomi e li avesse poi distribuiti tra le cose. Se fosse stato cosí, io avrei messo il nome di betulle alle carezze su un braccio bianco: be sarebbe stata la parte grossa del braccio bianco e tulle sarebbero state le dita che lo accarezzavano.
Posizione 3000-3000
Mentre io mi svegliavo dai ricordi, la Fisarmonica dormiva.
Posizione 3106-3108
Poi suonai il mio notturno: all’inizio c’erano dei grandi accordi, dal suono grave, che io facevo con le mani aperte e con la lentezza di uno spiritista che le mette sul tavolo e aspetta che arrivino gli spiriti, e quegli accordi provocavano un silenzio pieno di aspettativa, l’ambiente si copriva di grossi nuvoloni sonori e io provavo l’emozione del disegnatore che preme la matita e mette molto nero.
Posizione 3130-3136
I miei compagni per quanto potessero aver detto: «Figurati se non è scemo quello!» dovevano pur provare l’orgoglio di chi può vantarsi d’appartenere a un organismo dalle risorse inaspettate; ai membri della nostra istituzione era stato assegnato un pianista; potevano magari dire che «da loro» di pianisti che sapevano improvvisare a questo modo ce n’erano tanti. Che ero tonto non l’avrebbero certo detto: anzi avrebbero dissimulato la cosa e avrebbero cercato di spiegare che avevo le mie stranezze, come le hanno i mistici. Ma nel loro intimo avrebbero continuato a pensare che essere tonto era una disgrazia senza riscatto e che essere furbo era la cosa piú importante per un uomo, valeva di piú della salute, era la sicurezza di non mancare mai di niente, dava perfino piú orgoglio del coraggio.
Posizione 3189-3190
Io credo che in tutto il corpo abitino dei pensieri, anche se non tutti arrivano alla testa e si rivestono di parole.
Posizione 3216-3218
Si era verificato l’incontro di due cose molto intime: la mia nudità e la sottoveste di lei. Per quanto poca anima avessero gli oggetti in sé – o avessero ricevuto da chi li usava – pure la loro violazione non era un fatto indifferente.
Posizione 3345-3346
Il corpo guardava le sue dieci dita dall’alto, come un direttore d’orchestra che avesse ai suoi piedi la fossa sotto il palcoscenico, nella quale dieci suonatori miserabili si dibattessero per servirlo.
Posizione 3380-3381
a volte ero anche interrotto dalla Fisarmonica e queste interruzioni per insignificanti che fossero, mi obbligavano a pensarci un momento e a dedicargli un po’ di fastidio.
Posizione 3429-3438
Oltre a essere il nostro capo, era anche dentista: pochi giorni prima di intraprendere quel gran viaggio, mi aveva tolto un dente. Dapprima, quando m’ero appena seduto sulla poltrona, parlava del piú e del meno; anzi, si faceva le domande e si dava le risposte: – Come va questo qui? Un po’ difficile. Il dente è tutto rotto. Vediamo -. Andava verso una vetrina. Rovistava tra oggetti a me ignoti, in gran parte nichelati. Erano oggetti che avevano sarcasticamente previsto molteplici forme di aggressività, e il cui luccichio e inquietudine erano come un sorriso impaziente un momento prima di entrare in azione. Mentre lui andava prendendoli e posandoli – come se tastasse il pane per sapere se era fresco – essi andavano allarmandomi e tranquillizzandomi. A un tratto prendeva per la seconda volta lo stesso strumento: non avevo piú scampo; no, veniva posato per la seconda volta. Cadendo sul vetro o nella bacinella da cui l’aveva preso, ogni strumento faceva un rumore diverso; ma tutti questi rumori erano bruschi e facevano pensare a scoppi di rabbia di bestie selvatiche nel veder frustrato il loro desiderio di partecipazione.
Posizione 3542-3544
A quei tempi non pretendevo che gli adulti prendessero in considerazione tutti i miei desideri. Essi mi avevano già dato un’idea delle loro abitudini e quando vedevo che un mio capriccio sarebbe andato al di là di ciò che era permesso, lo tacevo, e tentavo di realizzarlo di nascosto; o, in ultima istanza, mi accontentavo di immaginarmelo;
Posizione 3686-3687
Tirar fuori una mano dal letto al buio m’era sempre costato una certa difficoltà perché pensavo che se la mia mano si fosse incontrata con una mano sconosciuta, sarei diventato pazzo.
Posizione 3700-3701
Tempo addietro mi avevano raccontato che in Europa in una salumeria i cui prodotti erano stati famosi, il segreto del fabbricante era che mescolava al maiale carne e sangue umani.
Posizione 3713-3715
Dopo aver lanciato il grido che aveva fatto crollare le pareti del sogno e mi aveva lasciato a occhi aperti in piena notte, continuai a frugare fra le macerie per vedere da dove era uscito il grido.
Posizione 3722-3726
Finché ero rimasto sotto l’influenza del sogno sentivo verso di lei un’antipatia impaurita: ma ora la pensavo come una persona strana e nient’altro. A quel che potevo sapere, mi pareva capace di un sacrificio sincero; avrebbe potuto sacrificare un gatto a un dio che amasse con tutta l’anima; ma sarebbe anche stata capace di alzarsi a metà della notte, dicendo: «Il sacrificio del gatto a Dio è stato sincero ma simbolico; in realtà Dio non ha nessun interesse a mangiarsi il gatto». E allora se lo sarebbe mangiato lei.

Nessuno accendeva le lampade: giudizio finale

I racconti del pianista di Montevideo sono qualcosa di imperdibile: Nessuno accendeva le lampade è un ottimo mix di malinconia, speranza, realismo magico, ricordi e poesia. Per di più – se non sbaglio – è tutto quello che si può trovare in italiano di Hernández, quindi sarebbe un peccato lasciarselo sfuggire. E proprio perché nessuno accendeva le lampade, io ti suggerisco di farlo!

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