Devo esordire dicendo che Ancillary Justice è un romanzo per chi ama le storie incasinate, in cui per lunghi tratti non si capisce niente, fino al momento dell’epifania in cui tutto appare chiaro, lineare e ci si stupisce di non averlo colto fin dall’inizio.




La quarta di copertina

Justice of Toren, un’astronave dotata di intelligenza artificiale, ha trasportato per millenni le truppe del Radch, una superpotenza aggressiva ed espansionista basata sulla totale sottomissione e sorveglianza della popolazione. Justice of Toren non controllava solo i propri sistemi e computer, ma anche altre astronavi e milizie umane, soldati di cui sono rimasti soltanto i corpi, mentre i loro ricordi e ogni parte senziente sono stati eliminati. Breq è quel che resta di Justice of Toren, un corpo dalle sembianze umane privato della propria identità e connesso con l’intelligenza artificiale dell’astronave, ciò che tutti definiscono un’ancella, rifiutando di considerarla umana. Eppure Breq avverte di avere una storia, e quando rinviene nella neve il corpo di un uomo abbandonato come un relitto fuori dal tempo, sente che appartiene al suo passato. Nella vendetta che sta tramando contro chi ha manipolato un intero popolo per farne una massa di automi al servizio della guerra, questo fatto straordinario può essere solo un vantaggio: nessuno in tutto l’impero potrebbe mai sospettare l’esistenza di un’entità autonoma, pronta a ribellarsi all’ordine stabilito. In una narrazione che oscilla tra passato e presente verrà alla luce la vera storia del Radch, con i suoi intrighi politici e giochi di potere, e il vero scopo cui Breq aspira.

La copertina di Ancillary Justice, di Ann Leckie

Citazioni da Ancillary Justice

Posizione 451-452

non c’era niente che potessi fare, niente che nessuno potesse fare. Il messaggio era di quasi quattro ore prima, un segnale del passato, un fantasma. La questione si era decisa già prima che esso mi raggiungesse.

Posizione 485-485

Le cose accadono nel modo in cui accadono perché il mondo è come è.

Posizione 762-763

non erano pochi gli abitanti di Shis’urna morti nelle fasi iniziali dell’annessione solo perché erano d’intralcio. E ‘d’intralcio’ poteva significare qualsiasi cosa.

Posizione 790-791

è comprensibile che possa sembrare leggermente strano, a orecchie radchaai, sentire che qualcuno che è convinto che l’origine della gravità sia la terra dei morti definisca superstiziose persone che adorano una lucertola.

Posizione 1213-1214

A nessuno importa davvero quello che pensi, fintanto che fai ciò che ci si aspetta da te.»

Posizione 1297-1298

Senza sentimenti le decisioni insignificanti divengono tentativi tormentosi di confrontare infiniti elenchi di cose illogiche. È semplicemente più facile gestirle con le emozioni.

Posizione 1631-1631

Talvolta un colpo alla testa cancella i ricordi dei momenti che hanno portato a esso.

Posizione 2124-2125

«Le persone spesso sono convinte che loro farebbero la più nobile delle scelte, ma quando poi si trovano in una di quelle situazioni, scoprono che le cose non sono affatto così semplici.»

Posizione 2222-2222

Opinioni molto alte di sé e molto poco giustificate.»

Posizione 2229-2229

‘Se hai intenzione di fare qualcosa di veramente folle, risparmialo per quando potrà fare la differenza’

Posizione 2372-2373

se arrivi da un posto molto lontano per fare un lavoro che praticamente chiunque potrebbe fare, tutti sanno il perché, anche se nessuno sarebbe tanto insensibile da dirlo tanto forte da farsi sentire da te.

Posizione 2562-2564

Era una pratica normale assorbire ogni religione in cui il Radch si imbattesse, di inserire le sue divinità in una genealogia già estremamente complessa, o di dire semplicemente che la suprema divinità creatrice era Amaat sotto un altro nome e lasciare che il resto si regolasse di conseguenza.

Posizione 2654-2655

«La cortesia» disse il Luogotenente Dariet, la sua voce insolitamente compassata «è sempre appropriata e sempre benefica.»

Posizione 2684-2685

Gli abitanti di Nilt consideravano la regione equatoriale come una specie di paradiso tropicale dove crescevano i cereali e la temperatura poteva facilmente superare otto o nove gradi Celsius.

Posizione 2936-2937

Cadere non mi preoccupava. Potevo cadere in eterno e non farmi male. Il problema è fermarsi.

Posizione 3295-3295

«Niente ti schiarisce le idee come renderti conto che stai per morire.»

Posizione 3646-3648

Venti anni più tardi avrei detto ad Arilesperas Strigan che le autorità radchaai non si curavano di cosa pensasse un cittadino fintanto che adempiva al suo dovere. Era sostanzialmente vero. Ma da quel momento, da quando vidi il Luogotenente Awn morto sul pavimento della mia sala decade Var, ucciso da Uno Var (o per dirla con minore autoinganno, da me), mi chiedo che differenza ci sia tra le due cose.

Posizione 3651-3652

I pensieri sono effimeri, evaporano nello stesso momento in cui compaiono, a meno che non si fornisca loro azione e forma materiale.

Posizione 3764-3770

Fortunatamente per me ero tornata nello spazio normale ai margini di un sistema isolato non radchaai, un ammasso di habitat e stazioni d’estrazione abitate da persone notevolmente modificate – non umane per gli standard radchaai, persone con sei o otto arti (e senza nessuna garanzia che alcuni di essi fossero gambe), con pelle e polmoni adattati al vuoto, cervelli così connessi e implementati con impianti e cavi che era una questione aperta se essi non fossero altro che macchine coscienti con un’interfaccia biologica. Era incomprensibile per loro che qualcuno potesse scegliere volontariamente di mantenere la forma primitiva con cui la maggior parte degli umani che avevo conosciuto erano nati. Apprezzavano il proprio isolamento ed era un principio caro alla loro società che non si potesse pretendere da qualcuno ciò che non fosse disposta a fare volontariamente.

Posizione 4641-4643

«Di certo non sarà illegale da queste parti lamentarsi dei giovani di oggi? Che crudeltà. Pensavo fosse un elemento fondamentale della natura umana, una delle poche usanze umane universalmente praticate.»

Posizione 4759-4760

Avevo ancora la pistola, una pressione rassicurante sulle mie costole, sotto alla giacca.

Posizione 4779-4781

La maggior parte dei miei soldati erano brave persone, ma è così facile, non lo è forse?, decidere che le persone che stai combattendo non siano umane. Forse lo si deve fare per potersi mettere in condizione di ucciderle.

Posizione 5033-5034

«Il dolore è un avvertimento» disse Anaander Mianaai. «Che succederebbe se tu eliminassi tutti i disagi dalla tua vita?

Posizione 5259-5261

Ero praticamente morta, lo ero da venti anni, restava solo un ultimo minuscolo frammento di me stessa che era riuscito a esistere un po’ più a lungo del resto, ogni cosa che facevo era un’ottima candidata a essere l’ultima.

Posizione 5527-5528

«Potrei essere dieci volte più furiosa» dissi «e non significherebbe niente se non fossi armata.»

Ancillary Justice: giudizio finale

Primo capitolo della trilogia del Radch, Ancillary Justice è sorretto da pilastri della fantascienza come il rapporto fra corpo e mente (avatar/AI), la rievocazione su scala galattica delle malefatte religiose, l’analisi della complessa struttura politica di una società millenaria, e quello che spesso è definita spinosa questione di genere, che in realtà è trattata con immensa naturalezza e distacco.

Non mi sognerei mai di consigliarne la lettura indiscriminata, sappi che se vorrai leggerlo probabilmente farai molta fatica e ti sentirai scoraggiato. Sappi però che Ancillary Justice fa parte di quel ristretto gruppo di titoli che hanno vinto sia il premio Hugo sia il Nebula, e questo deve pur valere qualcosa!

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