The Dinosaur Lords è l’ultimo (per ora) dei tre fantasy che vi avevo promesso.
Dopo The Unbound Man e Century of Sand è ora il turno di questo romanzo di Victor Milàn.
E The Dinosaur Lords ci dà esattamente quanto promesso dalla sua bella copertina: cavalieri e dinosauri!

The one thing you should know.
This world – Paradise – isn’t Earth.
It wasn’t Earth. It won’t ever be Earth.
It is no alternate Earth.
All else is possible…

Ambientazione medievale (cavalieri, principi, nobili, re) e dinosauri… slurppp!
Ma non è solo questo, sotto la superficie qualcosa si annida e subito ecco che Milàn ci presenta un Angelo! Ma attenzione, non è uno dei tipici angioletti cherubini, biondi, con le ali piumate e le guance paffute:

It strode from the cliff fully formed, emerging form white stone in one great stride. Two and a half meters tall it loomed, gaunt past the point of emaciation, grey. It lacked skin; its flesh appeared to have dried, cracked, and eroded… It turned its wasted face directly toward the herd boy. Eyes like iron marbles nestled deep in the sockets. Their gaze struck him like hammers.

E poi, all’improvviso, ci troviamo catapultati nel mezzo di una battaglia, immersi nel fango, travolti da dinosauri che caricano altri dinosauri, e un tradimento sanguinoso ai danni di quello che diventerà poi uno dei protagonisti della storia.

Un susseguirsi di colpi di scena iniziali ci introduce tutto d’un fiato nel mondo di The Dinosaur Lords, che solo apparentemente richiama il medioevo europeo (anche nei nomi dei luoghi), perché in realtà qualcosa di oscuro e di più profondo si annida sotto gli intrighi imperiali, le cospirazioni politiche e la guerra con i dinosauri – tra l’altro qui i cavalieri non sono in groppa ai cavalli, ma ai tirannosauri!
Perché Paradise non è semplicemente un pianeta simile alla Terra su cui sono stati portati esseri umani e cavalli:

Hogar, Home, Old Home – When they were done making Paradise, and found it good, the Creators brought humans, their Five Friends, and certain useful crops and herbs here from the world we call Home.

A Paradise i Creatori hanno portato anche qualcos’altro (o l’hanno creato?). E questo elemento estraneo, misconosciuto e magico, è quello che guida The Dinosaur Lords in tutte le sue evoluzioni: qualcuno (o qualcosa) vuole distruggere Paradise.
Di questi elementi magici per ora si intuisce solo la presenza, purtroppo, quando invece a me sarebbe piaciuta un’ingerenza più profonda e diretta. Ma son fiduciosa che nei prossimi volumi anche questo lato verrà ulteriormente sviluppato.

Nel frattempo mi son goduta l’interazione dei miei due personaggi preferiti, Karyl (il cavaliere mercenario tradito) e il suo casuale compagno di avventure Rob. Di Karyl si sa poco, e lo scopriamo poco alla volta proprio grazie a Rob. Assieme sono ben assortiti e i loro dialoghi sono arguti e divertenti!
Mi convincono meno gli altri protagonisti, che al momento paiono essere decisamente antagonisti a Karyl e Rob.

Ma direi che il punto di forza del libro è il setting, con Paradise e la convivenza dei suoi abitanti (umani e dinosauri). Mi aspetto che nel seguito l’autore faccia deflagrare al meglio la bomba che ha costruito in The Dinosaur Lords, dove ha messo assieme le basi per un conflitto coi fiocchi di cui per ora arriviamo solo a intuire i contorni.

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