Oggi ospito la rubrica itinerante Storia in sei parole del blog Scrivere per caso, che consiste nel proporre un tema su cui improvvisare uno o più racconti, racconti composti da solo sei parole (se dopo aver letto il titolo confidavate in un colpo di scena… beh, mi spiace per voi).

La genesi di questa rubrica è spiegata molto bene da Michele di Scrivere per caso, per cui lasciate che utilizzi le sue bellissime – e soprattutto già pronte all’uso – parole:

Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.
Michele Scarparo

Nella pagina dedicata a Storia in sei parole compare l’elenco di tutti i temi trattati, naturalmente vi consiglio di darci almeno un’occhiata.

Il tema che ho scelto io riguarda invece le tre Leggi della Robotica di Isaac Asimov (se ancora speravate in un colpo di scena in extremis… niente, fatevene una ragione), che possiamo ascoltare direttamente dalla sapiente voce dell’autore (una voce sapiente, wow! Ah, attivate i sottotitoli! Ri-ah, per approfondire ne ho già parlato qui):

La mia storia in sei parole

Ora non resta che farvi leggere la mia storia in sei parole, che – senza ulteriori preamboli – è:

Dio è in carne e ossa.

Ora lascio a voi la parola (sei, in totale), purché questo non sia in contrasto con una delle prime tre leggi!

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48 commenti

  1. Una storia in sei parole stile Blade Runner, sono andata a leggere le tre leggi della robotica per prepararmi, visto che non ho mail letto Asimov
    Ecco le mie storie:
    1. Legge dei Robot scritta da umani
    2. Sono un robot con un’anima
    3. Mi hai creato credendoti come Dio

  2. Pingback: Blog Tour #13 – Le sei parole di Andrea – Scrivere per caso
  3. Sono poco ferrata in materia, però queste tre leggi mi hanno sempre affascinata. Mi immagino un robot dotato di un’anima, capace per questo di essere più etico di molti esseri umani.

    Creami, ci penso io a salvarti.

    1. È uno dei grandi temi della fantascienza: che cosa distingue la dignità di un organismo vivente da quella di una macchina capace di provare emozioni?

  4. A me affascinano robot cyborg e droidi.
    Automata, wall e, I.A. ghost in the shell e blade runner mi hanno attirato temi sull anima dei robot.

    Novemila giorni che non rivelo uomini

  5. Sarà anche vero che sono robot, ma umanizziamoli, visto che in futuro saranno al nostro fianco. Ovviamente ricado nel mio, i robot mi sono molto simpatici!

    Cuore di metallo, ma sempre cuore.

  6. Ne ho pensate due, la prima non seria (che ovviamente preferisco) e l’altra seria, ispirata in realtà a Terminator:

    – Padrone, vorrei una botta di vita

    – “Cosa sono le lacrime, padrone?”
    “Illusioni”.

  7. Battiti di metallo simulano vita vera.

    Che senso(ri) ha? Udito. Vista. Tatto.

    Nessuna legge resta valida per sempre.

    Vite fatte a pezzi di ricambio.

  8. Buon giorno, non posso resistere al richiamo di Asimov, in ritardo mi unisco anch’io:
    – Antigelo DOX sintetico al 100×100.
    – Q10 utero artificiale non cede feto.
    – Test Q10: Madri tutte imperfette.
    – Esseri viventi :0… – Modello Q10 si autospengne.

      1. Ahahaha… scusa, ma sono molto imbranata, non ho una mente deduttiva, do la colpa all’età ma sono sempre stata così. Ho scritto le prime 4 storielle e non vedendole apparire non sapevo se avevo fatto tutto per benino.
        Per le mini storie:
        -La prima: ho pensato a un robot che faceva la spesa.
        -Per le altre mi sono ispirata a “L’onore dei Vor” del ciclo dei Vorkosigan, di Lois Mcmaster Bujold, su colonia Beta le donne non partoriscono più, usano uteri artificiali. Ho immaginato che una di queste macchine (Q10) decida di non affidare un esserino indifeso a degli umani perché imperfetti.

  9. anime di carne Vs cuori metallici

    Lecito è vivere, purché sia amore

    Schegge d’acciaio : raffiche di parole

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