Sul finire dello scorso anno mi sono trovato a terminare una parte fondamentale del mio nuovo romanzo, di cui forse non parlo quanto dovrei. In breve, la storia – che ancora non ha titolo – ruota attorno a un’indagine, ma credo compirei un sacrilegio classificandola come giallo, c’è una dose importante di ironia (in questo si discosta molto da Pelicula), alcuni personaggi di cui vado particolarmente fiero (è risaputo che la modestia non sia il mio forte, ma lasciatemi spendere qualche lode per un lavoro che so davvero ben fatto) e una storia nella storia.

Inizialmente non avevo previsto la storia nella storia, né immaginato che sarei ricorso a questo stratagemma… sì perché non è una semplice sottotrama o una sospensione della linea narrativa principale, la SNS è un mezzo attraverso il quale posso approfondire aspetti del background senza rinunciare alla leggerezza (non di contenuti, ma di fruizione) che tanto ho faticato a ottenere.
Perché Pinco odia il disordine in modo compulsivo? Perché Pallino non vuole che gli si tocchino i capelli? Tutta una serie di perché legittimi, le cui risposte però esulano dalle intenzioni dell’autore. Però non ho voluto colmare queste cosiddette mancanze con una postfazione o in una serie di note, ho preferito osservarle attraverso il bicchiere mezzo pieno e coglierle come opportunità: ecco dunque una discreta mole di materiale da trasformare in storia, una storia completamente diversa dalla principale, con però alcuni punti in contatto in grado di arricchirla, non solo darne spiegazione.

La mia storia nella storia si chiama Igloo, recupera un personaggio secondario e lo rende protagonista, contro la sua volontà ma anche contro la mia (se avete mai scritto una storia capirete bene che cosa si prova) e mi permette di spiegare perché… beh, questo non lo posso dire. Il fascino dal lato al di qua della penna però è enorme: posso rompere qualsiasi schema, passando da un’ambientazione metropolitana a una selvaggia senza viaggiare, da un clima torrido a uno glaciale senza che si guasti la caldaia, da un’atmosfera divertita a una decisamente cupa senza dover scordare alcuna buffa storiella.

Ho riflettuto molto prima di percorrere questa strada, i contro erano molti (primo fra tutti: ma così interrompi la storia principale!), ma alla fine ha prevalso la voglia di fare: se i miei scrittori preferiti, che reputo miei maestri, lo hanno fatto ottenendo il grande successo che hanno ottenuto, come posso pensare che lo strumento SNS sia uno strumento che non funziona? Al massimo lo si può usare male, ma questo vale anche per i congiuntivi.

Quali sono le vostre storie nella storia preferite? Ne avete mai scritta una? Com’è andata?

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17 commenti

  1. Io non ne ho mai avuta la necessità. Però mi viene in mente Benni, per dire uno che ne ha fatto un uso egregio. L’importante, come sempre, credo sia avere le idee chiare sul perché sì (o perché no) 🙂

        1. Forse è stato il primo dei suoi che lessi… ricordo che non mi piacque, ma è da tempo che mi riprometto di rileggerlo perché allora forse non lo presi per il verso giusto!

  2. Ammetto di non essere una grande amante di “storie nella storia” (ma come dimenticare le molte storie de “La storia infinita”?). Però è solo sperimentando che si aprono nuove strade. Tu scrivi, poi vediamo cosa ne esce. Secondo me qualcosa che vale la pena leggere!

  3. Stai parlando di una storia dentro l’altra?
    In pratica parli del mio romanzo che di storie ne narra una in sostanza, ma poi di fatto ne nasconde altre tre! Tre? Sì : la realtà reale si intreccia con quella virtuale e quella virtuale contempla una storia inventata in un fumetto. Un bel mix e nella realtà virtuale, proprio perché finzione verosimile ho fatto quello che volevo con personaggi, nomi e ambientazioni. Una bella scusa per non incappare in incongruenze o stranezze varie! 😉

  4. Le storie nella storia vanno gestite. Bisogna saperle rendere organiche alla storia in cui sono inserite. La prima che mi viene in mente è quella di Xaver in “La vita è altrove” di Milan Kundera, perfetta e significante nel contesto della narrazione.
    Personalmente però, come scribacchino, mi concentro sulla vicenda principale. Non sono tipo da divagazioni 😉

    1. Vero, si tratta proprio di una divagazione. Se si è bravi però può essere un supporto utile alla vicenda principale, io ci sto provando 🙂

  5. Da lettore non sempre amo le storie nella storia, non sempre sono funzionali alla trama, anzi in molti casi (vedi George R.R. Martin, ma il suo è un caso limite) alle volte risultano dispersive.
    Non sono contrario a priori, ma vanno gestite bene.

  6. Anch’io ho scritto qualche storia nella storia, non so nascono spontanee, come diceva quella pubblicità “è la pasta che te lo chiede!” Ecco “è il personaggio che me lo chiede” .
    Non so se funzionano, ma in alcuni romanzi che ho letto mi sono piaciute molto le storie nella storia 🙂

    1. Quali sono le tue preferite?
      Personalmente ho adorato quella di “L’uccello che girava le viti del mondo” di Murakami!

      1. quelle preferite? Per esempio mi viene in mente nel romanzo “Le luci nelle case degli altri” di Chiara Gamberale c’erano tante storie nella storie (del resto era ambientato in un condominio!) la storia più tenera era quella della signorina Polidoro del primo piano…

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