Il tallone di ferro è probabilmente uno dei romanzi meno conosciuti di Jack London. Molti – me incluso, fino a pochi mesi fa – conoscono Jack London soprattutto per i suoi romanzi di avventura: Zanna Bianca e Il richiamo della foresta sono talmente celebri, e hanno generato così tante trasposizioni, da rappresentare l’icona di un intero genere letterario.
Il tallone di ferro, invece, è un precursore del genere distopico, che tanto successo ha riscosso nel corso del XX secolo e ha trovato una nuova primavera negli ultimissimi anni.

La quarta di copertina

Pubblicato nel 1907, questo romanzo di Jack London rappresenta un esempio insuperato di fantascienza verista: impeccabile e profetico nella sua analisi sociale e politica ma, al contempo, senza freni nell’invenzione di una realtà distopica eppure sinistramente familiare. Testo di autentica chiaroveggenza sui destini della società capitalistica, Il tallone di ferro è uno dei più allucinati e veridici affreschi della società dominata dal profitto, dipinta nella sua durezza senza scampo, nella sua oppressione generalizzata, nei suoi impliciti e inevitabili sbocchi di violenza e massacro. Il profeta lucido e impavido dello scarto tra le speranze dell’umanità e le condizioni in cui gli uomini si trovano a vivere è Ernest Everhard, l’eroe, il combattente per la libertà (un personaggio memorabile cui Ernesto Che Guevara deve il nome di battesimo). Il racconto della sua vita e del suo pensiero è affidato al diario dell’amata Avis, figlia viziata di una ricca famiglia borghese che apre gli occhi, attraverso l’amore per Ernest, sull’intollerabile oppressione attuata dalla classe sociale cui appartiene, fino alle estreme conseguenze. Un feroce, visionario capolavoro.

Citazioni da Il tallone di ferro

Pagina 4 | Pos. 47-48

“Mi piacesti subito”, mi rivelò molto tempo dopo. “Perché dunque non avrei dovuto riempirmi gli occhi di ciò che mi piaceva?”.

Pagina 4 | Pos. 61-62

Tutti si mostrarono subito cortesemente interessati e sollecitarono Ernest a esporre le sue idee; ma il loro era un atteggiamento così chiaramente benevolo e tollerante da sembrar quasi condiscendenza.

Pagina 5 | Pos. 66-67

“Non temiamo la verità, da chiunque sia detta in buona fede”. “Lei dunque distingue tra verità e sincerità?”

Pagina 5 | Pos. 75-78

“Cosa c’è di tanto falso e privo di valore nel nostro modo di ragionare, giovanotto?” chiese il dottor Hammerfield, con tono indispettito. “Siete dei metafisici, e con la metafisica potete dimostrare qualunque cosa. Ma naturalmente, qualunque altro metafisico potrà a sua volta dimostrare, con non poca soddisfazione, che avete torto.

Pagina 7 | Pos. 94-96

Dimostrate tutto e al tempo stesso niente, e neppure due tra voi riescono a mettersi d’accordo su un punto qualsiasi. Per spiegare l’universo e se stesso, ognuno di voi si tuffa nella propria coscienza, e pretendere di spiegare la coscienza con la coscienza è come pretendere di sollevarsi da terra tirandosi per i lacci delle scarpe”.

Pagina 9 | Pos. 124-35

“C’è un altro modo per squalificare i metafisici”, riprese Ernest quando la sconfitta del dottore fu ben chiara, “giudicarli dalle loro opere. Cosa hanno fatto per l’umanità oltre a tessere fantasie aeree e scambiare per divinità la propria ombra? Riconosco che hanno aggiunto nuovi motivi d’allegria per il genere umano, ma quale bene tangibile hanno mai apportato? Hanno filosofato, scusatemi la parola di cattivo gusto, sul cuore come sede delle emozioni, mentre intanto gli scienziati studiavano la circolazione del sangue. Hanno declamato sulla peste e sulla carestia, considerandole flagelli di Dio, mentre intanto gli scienziati costruivano silos e risanavano gli agglomerati urbani. Descrivevano la terra come centro dell’universo, mentre gli scienziati scoprivano l’America e scrutavano lo spazio per scoprirvi le stelle e le leggi degli astri. Insomma, i metafisici non hanno fatto assolutamente niente per l’umanità. Hanno dovuto arretrare passo dopo passo davanti alle conquiste della scienza; ma appena i fatti scientificamente accertati rovesciavano le loro spiegazioni soggettive, ne fabbricavano altre su scala più vasta per spiegare appunto i fatti accertati. E così, senza dubbio, continueranno a fare sino alla fine dei secoli. Signori, i metafisici sono degli impostori. Fra voi e l’esquimese che immaginava dio come un mangiatore di grasso vestito di pelliccia, c’è solo una differenza di qualche migliaio d’anni di fatti accertati. Tutto qui”.

Pagina 11 | Pos. 161-63

La discussione si fece molto animata, e i reverendi avvampavano, quando Ernest li chiamava filosofi romantici, lanterne magiche e così via. Li interrompeva continuamente per richiamarli ai fatti.

Pagina 11 | Pos. 168-70

“Io sono come i texani”, disse. E, sollecitato, spiegò: “Quelli del Missouri dicono sempre: ‘Bisogna farmelo vedere’; quelli del Texas, invece, dicono: ‘Bisogna mettermelo in mano’.

Pagina 15 | Pos. 223-27

Ogni tanto, non spesso, qualcuno di voi viene infatti congedato (13). Non è così?”. Questa volta non ci fu nessuna protesta: tutti se ne stettero umilmente in silenzio, tranne il dottor Hammerfield, che disse: “Solo quando il loro modo di pensare è falso, vengono invitati a dimettersi”. “Vale a dire quando il loro modo di pensare è inaccettabile”, ribatté Ernest

Pagina 23 | Pos. 343-47

“Ma parla di ‘lotta di classe'”. “Non sono certo la stessa cosa. Mi creda, noi non fomentiamo l’odio. Sosteniamo soltanto che la lotta di classe è una legge dell’evoluzione sociale. Non ne siamo responsabili. Non è una nostra invenzione. Ci limitiamo a spiegarla, come Newton spiegava la gravitazione. Noi esaminiamo la natura del conflitto d’interessi che provoca la lotta di classe”.

Pagina 27 | Pos. 401-7

Come disse l’altra sera il signor Everhard, il compito di voi gente di chiesa consiste nel mantenere l’ordine stabilito e la società è fondata su questo principio!”. “Ma questo non è l’insegnamento di Cristo!” esclamò il vescovo. “Oggi la chiesa non insegna la dottrina di Cristo”, rispose Ernest. “Per questo gli operai non vogliono niente a che farci. La chiesa approva la terribile brutalità, la ferocia con la quale il capitalista tratta la classe lavoratrice”. “Non l’approva affatto”, obiettò il vescovo. “Ma non protesta neppure”, replicò Ernest “e perciò approva, perché non bisogna dimenticare che la chiesa è sostenuta dalla classe capitalistica”.

Pagina 29 | Pos. 435-37

Bimbi di sei o sette anni lavorano tutte le notti, in turni di dodici ore: non vedono mai la santa luce del giorno, e muoiono come mosche. I dividendi sono pagati con il loro sangue e con quel denaro si costruiscono chiese magnifiche nel New England, nelle quali voi predicate piacevoli banalità ai lustri e panciuti beneficiari di quei dividendi”.

Pagina 34 | Pos. 518-29

Everhard avrebbe potuto trovare un esempio ancor più probante di esplicita difesa della schiavitù da parte della chiesa del Sud prima della cosiddetta “Guerra di secessione”. Diamo qui alcuni di questi esempi tratti da documenti del tempo. Nell’A.D. 1835, l’Assemblea Generale della Chiesa Presbiteriana decise che “la schiavitù è riconosciuta nel Vecchio come nel Nuovo Testamento e non è condannata dall’autorità divina”. La Charleston Baptist Association, nello stesso anno, affermava in un suo indirizzo che “Il diritto dei padroni di disporre del tempo dei propri schiavi fu chiaramente riconosciuto dal Creatore di tutte le cose, il quale è certamente libero di investire del diritto di proprietà su qualunque oggetto chiunque a Lui piaccia”. ll reverendo E. D. Sirnon, dottore in teologia e professore al Collegio Metodistico di Randolph-Macon, in Virginia, scrisse: “Ci sono dei passi nelle Sacre Scritture che ribadiscono inequivocabilmente il diritto di proprietà degli schiavi, con tutte le conseguenze derivanti da tale diritto. E’ chiaramente stabilito il diritto di acquistarne e di venderne. Nell’insieme, dunque, sia che si consulti la politica ebraica istituita da Dio stesso, o l’uniforme opinione e la pratica del genere umano in tutti i tempi, o i comandamenti del Nuovo Testamento e la legge morale, siamo portati a concludere che la schiavitù non è immorale. Stabilito il fatto che i primi schiavi africani furono legalmente condotti in schiavitù, ne consegue necessariamente il diritto di mantenere anche i loro figli in servitù. Pertanto, la schiavitù esistente in America è fondata sul diritto”.

Pagina 55 | Pos. 841

Sono così legati dalla loro natura umana, che non possono fare una cosa senza crederla buona.

Pagina 60 | Pos. 920-21

Io invece li minaccerò nella borsa, e ne rimarranno scossi sin nelle radici più profonde della loro vera natura. Se vieni, vedrai l’uomo delle caverne, in abito di società, difendere coi denti, ringhiando, il suo osso.

Pagina 61 | Pos. 924

Miss Brentwood crede che io sia mite come un gattino e buono e stupido come un bovino.

Pagina 69 | Pos. 1045-47

se le capacità produttive dell’uomo moderno sono mille volte superiori a quelle dell’uomo primitivo, perché mai ci sono attualmente negli Stati Uniti quindici milioni di persone che non sono nutrite e alloggiate convenientemente, e tre milioni di bambini che lavorano?

Pagina 71 | Pos. 1089-91

Finché avrete a che fare con me, non potrete assumere arie dogmatiche per smentire la verità. Conservatele per i rapporti coi vostri schiavi salariati che non osano rispondervi perché avete in mano il loro pane, la loro vita.

Pagina 72 | Pos. 1093

Il socialismo non ha nulla in comune con lo stato di natura, come il calcolo differenziale non ha rapporti col catechismo!

Pagina 72 | Pos. 1103-4

Vi ripeto, non credete alla mia parola! La prova della vostra mancanza d’intelligenza è là, nei libri, in quei libri che voi non leggete mai.

Pagina 75 | Pos. 1138-39

“Nessuno può essere insultato intellettualmente. L’insulto per se stesso è un fatto emotivo.

Pagina 76 | Pos. 1152-53

A volte lasciava la spada per la mazza, e sbaragliava i loro pensieri a destra e a manca. Pretendeva sempre fatti e rifiutava di discutere le teorie.

Pagina 78 | Pos. 1184

I vostri cuori sono duri come i talloni con i quali calpestate i poveri.

Pagina 79 | Pos. 1200-1201

Le stanze erano veri e propri musei la cui pulizia richiedeva un lavoro continuo. Il diavolo della polvere era il padrone di casa: c’erano mille modi per attirare la polvere e pochi per liberarsene.

Pagina 79 | Pos. 1203-8

La redazione e l’invalidazione dei testamenti erano specializzazioni complementari come quelle delle corazze e degli obici, e così si ricorreva a uomini di legge finissimi per redigere testamenti che non fossero invalidabili. Ma fatalmente questi finivano poi con l’essere invalidati dagli stessi legali che li avevano redatti. Ciò nonostante, i ricchi persistevano nell’idea che fosse possibile fare un testamento inattaccabile, e quest’illusione fu mantenuta per generazioni intere dagli uomini di legge, nei loro clienti. Insomma, una ricerca analoga a quella del dissolvimento universale fatta dagli alchimisti del Medio Evo.

Pagina 82 | Pos. 1246-47

mio padre ritornò tardi a casa e ci accorgemmo che era adirato o, perlomeno, filosoficamente arrabbiato. Raramente dava in escandescenze, ma si permetteva, ogni tanto, un certo sdegno misurato, che lui chiamava il suo “tonico”.

Pagina 88 | Pos. 1335-36

Costa meno, molto meno assoldare un generale, che non affrontarlo

Pagina 91 | Pos. 1389-91

Non sapevo perché i palazzi fossero costruiti, ma oggi l’ho scoperto: le residenze ecclesiastiche dovrebbero essere convertite in ospedali e asili per chi è caduto lungo la via, e che sta per morirvi”.

Pagina 92 | Pos. 1396-98

Dichiaro dunque ai ricchi fra voi che il loro dovere è di fare ciò che ho fatto e faccio io. Tutti quelli che vivono nell’agiatezza prendano in casa un ladro e lo trattino come un fratello; prendano un’infelice e la trattino come una sorella, e San Francisco non avrà più bisogno di polizia e magistrati.

Pagina 94 | Pos. 1439

il ragionamento di un uomo col quale non si è d’accordo sembra sempre falso

Pagina 104 | Pos. 1587-90

State giocando una partita e la perdete. Questo vi manda in bestia. Soltanto, lamentandovi, non siete sinceri; non confessate che vi piace sfruttare gli altri mungendoli, e che fate tutto questo chiasso perché altri tentano di fare lo stesso con voi.

Pagina 105 | Pos. 1601-2

Erano tutti un po’ spaventati da quel giovanotto dal viso glabro, e dal suo modo di parlare, nonché dalla sua terribile maniera di chiamare le cose col loro nome.

Pagina 106 | Pos. 1622-23

Le fiere avevano il solo istinto della rivalità, mentre l’uomo era dotato di un istinto di cooperazione; perciò stabilì la sua supremazia su tutti gli altri animali.

Pagina 109 | Pos. 1657-61

Due volte abbiamo fatto approvare un’imposta nazionale sul reddito, e due volte la Corte Suprema l’ha rigettata come contraria alla costituzione. Le corti sono nelle mani dei trust, noi, il popolo, non paghiamo i nostri giudici abbastanza bene. Ma verrà un giorno…”. “In cui il cartello dei trust controllerà la legislatura”, interruppe Ernest, “in cui il cartello dei trust sarà al governo”.

Pagina 111 | Pos. 1694-97

Ma come? Parla di mandare la milizia nelle Filippine? Sarebbe contro la costituzione. La costituzione dice chiaramente che la milizia non potrà mai essere mandata all’estero”. “Cosa c’entra la costituzione?” ribatté Ernest. “La costituzione è interpretata dalle corti e queste, come ha detto il signor Asmunsen, sono strumento dei trust.

Pagina 114 | Pos. 1745-47

Ricordate che l’ondata del progresso non si ritrae mai. Senza riflusso, essa procede dalla concorrenza all’associazione, dalla piccola fusione alla grande, dalle grandi fusioni ai grandi e potenti cartelli, sino al socialismo, che è la più gigantesca di tutte le organizzazioni.

Pagina 114 | Pos. 1747-48

Voi mi dite che sogno. Benissimo. Vi esporrò i dati matematici del mio sogno.

Pagina 124 | Pos. 1890-92

C’è una forza superiore alla ricchezza, superiore nel senso che non può esserci strappata. La nostra forza, la forza del proletariato, sta nei nostri muscoli, nelle nostre mani che votano, nelle nostre dita che possono premere un grilletto. E’ la forza primitiva, alleata della vita, superiore alla ricchezza, e che la ricchezza non può cancellare.

Pagina 124 | Pos. 1899

La vostra media borghesia è la pecorella tremante fra il leone e la tigre.

Pagina 125 | Pos. 1916-18

Ai piccoli industriali succede quel che succede agli agricoltori; tutto sommato, gli uni e gli altri sono oggi ridotti a un vassallaggio feudale. Lo stesso si può dire dei professionisti e degli artisti che oggi, salvo il nome, sono dei servi mentre gli uomini politici sono dei lacché.

Pagina 133 | Pos. 2027-28

Che fosse il mio amore per Ernest a far di me una rivoluzionaria, o la chiara visione da lui offertami della società in cui vivevo, non saprei dire.

Pagina 156 | Pos. 2382-85

Ero convinta che Ernest avesse ragione quando paragonava la beneficenza a un cauterio su una gamba di legno, e la miseria a un’ulcera che bisognava togliere, invece di mettervi su un impiastro. Il suo rimedio era semplice. Dare all’operaio il prodotto del suo lavoro, e una pensione a coloro che sono invecchiati lavorando; non ci sarebbe stato più bisogno di elemosine.

Pagina 159 | Pos. 2436

ho imparato una gran cosa: non si può curare l’anima finché lo stomaco non è pieno.

Pagina 161 | Pos. 2462-67

“Lei aveva ragione, ragazzo mio: il lavoro è pagato tremendamente poco. Non ho mai fatto il più piccolo lavoro in vita mia tranne quello di esortare i farisei. Credevo di predicar loro il messaggio divino… e valevo mezzo milione di dollari. Non sapevo cosa significasse quella somma prima d’aver visto quanta roba si può comprare. Allora ho capito qualcosa di più: ho capito che tutte quelle patate e quel pane e quel latte mi appartenevano e che non avevo fatto mai niente per produrli. Mi è sembrato chiaro, allora, che altri avevano lavorato per produrli e ne erano stati privati poi. E quando sono sceso in mezzo ai poveri, ho trovato quelli che erano stati derubati, quelli che erano affamati e miserabili perché derubati”.

Pagina 165 | Pos. 2526-27

Se abbandonavano la terra, avevano una sola alternativa: fare i giramondo, ossia la libertà di morire di fame.

Pagina 167 | Pos. 2549

I conflitti economici degeneravano quasi sempre in conflitti armati e anche questa volta si la regola si verificò.

Pagina 172 | Pos. 2635-38

Fin dal 1906 Lord Areburg aveva detto alla Camera dei Lords: “L’inquietudine dell’Europa, il propagarsi del socialismo e la sinistra apparizione dell’anarchia, sono avvertimenti fatti ai governi e alle classi dirigenti e segno che la condizione delle classi operaie diventa intollerabile, e che se si vuole evitare una rivoluzione, bisogna fare in modo di aumentare i salari, ridurre le ore di lavoro e abbassare il prezzo dei beni indispensabili”.

Pagina 173 | Pos. 2645-47

Fu al principio del secolo ventesimo che l’organizzazione socialista internazionale formulò definitivamente la condotta da seguire in caso di guerra, e che si può riassumere così: “Perché i lavoratori di un paese combatterebbero contro i lavoratori di un altro paese? Per il bene del loro padroni capitalisti?”.

Pagina 178 | Pos. 2729-30

ogni sistema fondato sulle classi e sulle caste contiene in sé il germe della propria dissoluzione.

Pagina 180 | Pos. 2753-54

gli uomini di talento non saranno più obbligati, come finora, a seguire il cattivo gusto borghese

Pagina 187 | Pos. 2858-66

E, in verità, il movimento religioso andò assumendo uno sviluppo allarmante. Il popolo, a causa della miseria e della profonda delusione per tutte le cose terrene, era preparato, pronto e infiammato per un cielo dove i suoi tiranni industriali sarebbero entrati non più che un cammello attraverso la cruna di un ago. Predicatori dagli occhi torvi vagabondavano di paese in paese e, malgrado le proibizioni delle autorità civili e le persecuzioni, la fiamma di questo fanatismo religioso era mantenuta viva da innumerevoli riunioni segrete. Erano gli ultimi giorni, proclamavano, l’inizio della fine del mondo! I quattro venti erano scatenati: dio agitava i popoli spingendoli alla guerra. Erano tempi di visioni e miracoli, di veggenti e profeti, a legioni. La gente, a centinaia di migliaia, abbandonava il lavoro e fuggiva verso le montagne ad aspettare l’imminente venuta di dio e l’ascensione dei centoquarantaquattromila eletti. Ma dio non appariva e loro morivano in gran parte di fame.

Pagina 197 | Pos. 3018-20

Il Tallone di Ferro poteva offrire denaro e divertimenti e le gioie e i piaceri che le sue meravigliose città riposanti consentivano; noi non avevamo altro da offrire che la soddisfazione di essere fedeli a un nobile ideale, e questa lealtà non aspettava altra ricompensa che il continuo pericolo, la tortura e la morte.

Pagina 203 | Pos. 3098-3100

Non credo nel fuoco dell’inferno, ma a volte mi spiace e sono tentato di crederci; in questo momento, per esempio, perché lo zolfo e la pece non sarebbero una punizione eccessiva per i vostri delitti. Finché esisteranno i vostri simili, l’inferno sarà una necessità cosmica”.

Pagina 205 | Pos. 3134-37

Come dichiarò Ernest al processo: “E’ ragionevole pensare che se avessi avuto intenzione di lanciare una bomba, avrei mai scelto una così piccola bomba inoffensiva? Non conteneva neppure polvere sufficiente. Ha fatto molto fumo senza ferire nessuno all’infuori di me. E’ scoppiata proprio ai miei piedi e non mi ha ucciso. Credetemi, quando mi metterò a lanciare bombe, farò danni sul serio. I miei petardi non faranno solo fumo”.

Pagina 214 | Pos. 3279-80

Da ogni parte sorgevano alture boscose: ce n’erano molte, e sembravano gettate là dal gesto negligente di un Titano.

Pagina 216 | Pos. 3305-6

era stato messo in prigione per delitto di lesa maestà, cioè per aver detto il vero sull’Imperatore.

Pagina 228 | Pos. 3482

È meno terribile veder morire uomini forti, che sentire un vile implorare per aver salva la vita

Pagina 240 | Pos. 3678-79

L’amore del bene, il desiderio del bene, l’insoddisfazione nei confronti di tutto ciò che non è del tutto bene, in una parola, la buona condotta, ecco il primo fattore della religione.

Pagina 280 | Pos. 4289-93

Le “Valchirie” erano un’organizzazione femminile, e la più terribile di tutte. Non era ammessa nell’organizzazione se non colei che avesse avuto parenti prossimi assassinati dall’oligarchia. Avevano la crudeltà di torturare i loro prigionieri fino alla morte. Un’altra famosa organizzazione femminile era quella delle Vedove di Guerra. I “Berserkers” (guerrieri invulnerabili della mitologia scandinava) formavano un gruppo affine a quello delle Valchirie, composto da uomini che non davano valore alla vita.


Il tallone di ferro: giudizio finale

L’inizio è folgorante: il personaggio di Ernest Everhard è ottimamente delineato e ha un carisma fuori dal comune. Le sue invettive contro borghesia, chiesa e filosofi sono brani densissimi e ricchi di spunti di riflessione (potete leggerli nel paragrafo dedicato alle citazioni). Per due terzi il libro è molto avvincente, il finale – al contrario – è decisamente spompato. Le ultime centocinquanta pagine sono una noiosissima sequela di descrizioni, ho fatto veramente fatica per arrivare alla fine.
Per questi motivi Il tallone di ferro si aggiudica cinque tallonate metalliche negli stinchi: se nella mia classifica non è chiaro che valore abbiano, sappiate che fanno un male cane!

Il tallone di ferro - Jack London Il tallone di ferro - Jack London Il tallone di ferro - Jack London Il tallone di ferro - Jack London Il tallone di ferro - Jack London

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x90,00%
Libri di 10 autori mai lettix x x x x x x x x x x x x x x x x170,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x x x100,00%
3 libri di cui non so nullax x x x133,33%
5 titoli non SF consecutivix x x x x100,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix x x x x x x x160,00%
3 titoli di autori esordientix x x100,00%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox x200,00%

Unisciti alla discussione

12 commenti

  1. È un’altra cosa che odio nella lettura: arrivare a metà strada piena di aspettative al punto da non potere più abbandonare il testo e scendere in picchiata, dalla metà in poi, verso un finale deludente.
    Mi associo per simpatia e fiducia alle tue tallonate!

    1. Vero, è stato un gran peccato. La mettiamo al numero 11? 🙂
      Di fatto, il valore sociale dell’opera è indiscutibile, almeno quanto la pallosità degli ultimi capitoli 😉

  2. Non male cinque tallonate metalliche negli stinchi…
    Ammetto che non conoscevo questo libro e il finale spompo mi scoraggia un po’ dal leggerlo, nonostante il genere sembri essere in linea con i miei gusti.
    Senza dubbio le citazioni sono interessanti.
    Ci farò un pensierino…

    1. Visto che sei appassionata di distopie ti suggerisco Antifona di Ayn Rand e Noi di Evgenij Zamjatin, altri due pionieri del genere, ambedue russi di inizio Novecento, a riprova del ruolo sociale del genere distopico (a sto punto ci metto anche Pelicula di Me Medesimo, anche se non sono né russo né di inizio Novecento 😀 ). Questi mi sono piaciuti molto… e fino alla fine 😉

      1. Non li conosco, li inserisco entrambi nella lista dei libri da leggere. Mi domando come farò a leggere tutti i libri di quella lista prima della mia dipartita… Le crocette di spunta vanno a un terzo della velocità con cui aggiungo titoli.
        “Pelicula” è già in lista, mi ero lasciata attrarre dalle recensioni positive in internet e dall’anteprima su Amazon. Penso che lo leggerò una volta conclusa la trilogia di Francesco Gungui e la trilogia del secolo di Ken Follett 🙂

        1. La tua è una domanda senza risposta… a meno che tu non abbia bisogno di lavorare per sostenerti e possa trascorrere 16 ore al giorno leggendo (scherzo, anche a queste condizioni sarebbe impossibile 😀 )
          CMQ vedo che vai avanti a colpi di trilogie, spero che con Pelicula potrai trovare qualcosa degno delle recensioni che ti hanno incuriosita 😉

          I due russi, invece, diciamo che sono le distopie più celebri del filone pre Orwell-Bradbury-Huxley; sono riuscito a trovarli una decina d’anni fa quasi per miracolo (esauritissimi entrambi ;_; ), ma se non ricordo male li hanno ripubblicati, quindi ti auguro una pena minore della mia quando deciderai di leggerli 😉

          1. Apprezzo parecchio le trilogie e le saghe in generale, purché concluse. Non amo l’attesa tra un libro e il successivo…

            “Noi” è disponibile nel mio circuito bibliotecario, “Antifona” invece non c’è. Spero di non dover impazzire troppo!

  3. Amo moltissimo London nonostante i suoi grossi limiti. Palesemente a disagio col genere femminile, se non addirittura misogino, i suoi personaggi femminili sono inconsistenti. Il tallone di ferro non rientra certo nel mio London preferito ma mi ha colpito il tuo giudizio su questo libro, che invece a me è sembrato al contrario riscattarsi nelle ultime pagine, dove prevale finalmente l’azione e l’avventura, nella descrizione delle fughe e della rivolta di San Francisco. Tutta la prima parte è troppo inquinata da un’interpretazione titanica e soggettiva di Darwin e di Marx entrambi, a mio ovviamente modestissimo parere, capiti male e digeriti peggio. Ernest sarebbe stato a suo agio tra i ghiacci o nei quaranta ruggenti, come lo strepitoso capitano del Lupo de mare, ma a filosofare o a sragionare di economia e scienza , mi ha strappato qualche sbadiglio. Just my five.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notificami nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.