I reietti dell’altro pianeta è il primo romanzo del Ciclo dell’Ecumene, secondo l’ordine cronologico, e nel 1975 è stato insignito del Premio Hugo e del Premio Nebula.
Come La mano sinistra delle tenebre, sempre della Le Guin, ci troviamo di fronte a un romanzo di fantascienza sia molto profondo che avventuroso, particolarmente ricco e – come nella migliore tradizione – capace di affrontare un vasto spettro di riflessioni.

Quarta di copertina

I reietti dell’altro pianeta – Ursula K. Le GuinDue pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una “fratellanza” da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli “anarchici”, i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres…

Citazioni da I reietti dell’altro pianeta

Pagina 1 | Pos. 9-10

Come ogni altro muro, anch’esso era ambiguo, bifronte. Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.

Pagina 3 | Pos. 39-40

La parola «bastardo», intraducibile nella lingua della caposquadra, non aveva significato per lei, salvo quello di un termine vago straniero per indicare i suoi compatrioti

Pagina 3 | Pos. 42-43

Non c’è banda di Odoniani che possa far paura a noi. — Toccando la cosa che portava alla cintura, un oggetto di metallo, simile a un pene deforme, fissò con superiorità la donna disarmata.

Pagina 14 | Pos. 210-13

La Rotta Lunare richiedeva normalmente quattro giorni e mezzo all’andata e altrettanti al ritorno, ma questa volta vennero aggiunti al volo di ritorno cinque giorni di acclimatazione a vantaggio del passeggero. Shevek e il dottor Kimoe li trascorsero in vaccinazioni e conversazioni. Il capitano del Pensiero li passò in orbita attorno a Urras, bestemmiando.

Pagina 18 | Pos. 275-77

La faccenda della superiorità e dell’inferiorità doveva essere una questione centrale nella vita sociale degli urrasiani. Se per rispettare se stesso Kimoe doveva considerare inferiore a sé metà della razza, come facevano le donne a rispettare se stesse? Consideravano gli uomini inferiori?

Pagina 27 | Pos. 408-12

Il bambino magro si drizzò in piedi. Il suo viso era illuminato dal sole e distorto dalla rabbia. Il pannolino minacciava di cadere. — Mio! — esclamò con voce acuta, penetrante. — Mio, sole! — No, non è tuo — disse la donna senza un occhio, con la pacatezza di chi enuncia una profonda certezza. — Non c’è niente di tuo. Ogni cosa è da usare. Da dividere con gli altri. Se non sei disposto a dividerla, non puoi neppure usarla. — E prese con mani delicate e inesorabili il bambino magro e lo trasportò via lontano dal quadrato di luce solare.

Pagina 31 | Pos. 465-69

Se un libro fosse stato scritto completamente con numeri, sarebbe stato vero. Sarebbe stato giusto. Nulla detto a parole usciva perfettamente pareggiato, mai. Le cose dette a parole si ingarbugliavano e cozzavano tra loro, invece di rimanere dritte e di incastrarsi bene le une nelle altre. Ma al di sotto delle parole, al centro, come al centro del Quadrato, tutto si pareggiava. Ogni cosa poteva cambiare, eppure nulla si sarebbe perduto. Se vedevi i numeri potevi vederlo: l’equilibrio, lo schema armonioso. Vedevi le fondamenta del mondo. Ed esse erano solide.

Pagina 32 | Pos. 485-87

Tavole dei Logaritmi, Base 10 e 12, diceva il titolo sulla copertina, al di sopra del Cerchio della Vita. Il bambino studiò la prima pagina per un certo tempo. — A che cosa servono? — chiese, poiché evidentemente quelle configurazioni di numeri non erano presentate esclusivamente per la loro bellezza.

Pagina 33 | Pos. 492

Era già molto tardi quando compresero che si era fatto tardi.

Pagina 41 | Pos. 623-24

— Strano — disse Tirin. — Non ho mai pensato… Commenti degli altri tre sulla verità di queste parole.

Pagina 44 | Pos. 663-64

Indipendentemente da quel che è la loro società, alcuni di loro devono essere delle brave persone. La gente, qui da noi, varia molto; perché non dovrebbero variare anche loro?

Pagina 45 | Pos. 681-82

Discutevano perché amavano le discussioni, amavano la rapida corsa della mente libera lungo i sentieri delle possibilità, amavano mettere in dubbio ciò che non veniva mai messo in dubbio.

Pagina 49 | Pos. 739

Non era immorale fare un lavoro che non dava gioia a chi lo faceva?

Pagina 51 | Pos. 772-74

Con timidezza che non era ritrosia sessuale, ma l’esitazione del rispetto, Gimar gli posò la mano sulla spalla. Non lo rassicurò. Non gli disse che era come tutti gli altri. Gli disse: — Non conoscerò mai più una persona come te, Shevek. Non ti dimenticherò mai. Tuttavia, un rifiuto è sempre un rifiuto.

Pagina 55 | Pos. 843-44

Tu puoi davvero tornare a casa, così afferma la Teoria Temporale Generale, purché tu comprenda che «casa» è un luogo in cui non sei mai stato.

Pagina 56 | Pos. 854

A sentir parlare Tirin, pareva che fosse stato lui a inventare la copulazione

Pagina 57 | Pos. 862-64

Giù nel Sudest, dopo essersi assuefatto alla continua fatica fisica, e dopo avere smesso di sprecare il cervello sulle lettere in codice e di sprecare lo sperma in polluzioni notturne, gli erano cominciate a venire delle idee. E adesso era libero di lavorare su di esse, per vedere se contenevano qualcosa d’importante.

Pagina 57 | Pos. 867

C’era sempre una sorta di spazio psicologico vuoto intorno a Mitis, come l’assenza di folla intorno alla cima di una montagna.

Pagina 57 | Pos. 869

Ci sono persone in cui l’autorità è innata; certi imperatori hanno davvero i vestiti nuovi.

Pagina 58 | Pos. 889-90

Ogni centro comporta potere.

Pagina 59 | Pos. 904-5

L’abbondanza e la ricchezza del cibo era intossicante.

Pagina 60 | Pos. 913-15

Tra di loro c’erano bravi suonatori d’arpa e cantanti, e ci fu molta musica e danza, ma ancora di più ci furono parole. Parlavano tutti come se l’indomani dovessero diventare muti.

Pagina 61 | Pos. 926-31

— Essa esiste — diceva Shevek, allargando le mani. — È reale. Io posso chiamarla un malinteso, ma non posso pretendere che non esista, o che una volta o l’altra non esisterà più. La sofferenza è la condizione a cui viviamo. E quando arriva, la riconosciamo. La riconosciamo come la verità. E, certamente, è giusto curare le malattie, prevenire la fame e l’ingiustizia, come fa l’organismo sociale. Ma nessuna società può cambiare la natura dell’esistenza. Non possiamo prevenire la sofferenza. Questo dolore qui e quel dolore là, certo, ma non il Dolore. Una società può alleviare soltanto la sofferenza sociale, la sofferenza innecessaria. Ma rimane il resto. La radice, la realtà.

Pagina 64 | Pos. 977-80

Questa stanza era destinata evidentemente al suo uso esclusivo, dato che la sua porta d’accesso dava sulla stanza da letto, e dato che conteneva soltanto una serie di oggetti da bagno, sebbene ciascuno di tali oggetti fosse lussuoso in un modo talmente sensuale da spingersi assai al di là del semplice erotismo e da costituire, secondo Shevek, qualcosa come l’insuperabile apoteosi dell’escrementale.

Pagina 70 | Pos. 1062-63

Non è il caso di pretendere che tutti voi fratelli odoniani siate pieni di amore fraterno — disse. — La natura umana è sempre quella.

Pagina 71 | Pos. 1085-86

Saio è il nostro divo del momento, non c’è dubbio. Soprattutto nella sua stessa mente

Pagina 73 | Pos. 1111-12

L’idea è come l’erba. Brama la luce, ama le folle, s’irrobustisce con gli incroci, cresce più forte se la si calpesta.

Pagina 83 | Pos. 1262-65

Venne condotto fuori in auto prese a nolo: macchine splendide, di un’eleganza bizzarra. Non ce n’erano molte per la strada: il noleggio era caro, e poche persone possedevano un’auto personale, poiché erano tassate pesantemente. Tutti quei lussi che, se fossero stati permessi liberamente al pubblico, avrebbero consumato risorse naturali insostituibili o avrebbero inquinato l’ambiente con prodotti di scarico, erano strettamente controllati per mezzo di leggi e di tasse.

Pagina 88 | Pos. 1338-39

— Lei sogna nella stessa dimensione su cui costruisce: superbamente

Pagina 89 | Pos. 1358-59

— Quello, mi pare, è il Forte — osservò Chifoilisk, con il consueto piacere nel piazzare osservazioni prive di tatto là dove erano meno desiderate.

Pagina 99 | Pos. 1513-14

«L’eccesso è escremento» aveva scritto Odo nella Analogia. «L’escremento ritenuto entro il corpo è veleno».

Pagina 109 | Pos. 1666-67

Garab saliva sempre più in alto, e gli altri studenti la fissavano confusi e sorpresi, perfino spaventati, se qualcuno di loro ne aveva l’intelligenza necessaria.

Pagina 111 | Pos. 1691

la libertà stava piuttosto nell’apertura che nella segretezza, e la libertà valeva sempre il rischio.

Pagina 113 | Pos. 1731-33

Mancanza di lavoro fisico, mancanza di varietà di occupazione, mancanza di rapporti sociali e sessuali, nessuna di queste cose gli pareva una mancanza, bensì una libertà. Egli era l’uomo libero: poteva fare ciò che desiderava fare quando lo desiderava fare per tutto il tempo che desiderava farlo. Ed egli lo fece. Egli lavorò. Egli lavorò/giocò.

Pagina 117 | Pos. 1792-93

La sua gentilezza era inflessibile; poiché non intendeva competere per il dominio, egli non era domabile.

Pagina 127 | Pos. 1935-36

— Si aspettano che gli studenti non siano anarchici? — disse. — E che altro possono essere i giovani? Quando sei al fondo, devi organizzarti per portarti su!

Pagina 128 | Pos. 1948-50

Egli rimase stupefatto del loro sistema di esami, quando gli venne spiegato; gli pareva che il procedimento di ficcarsi in testa informazioni per rigettarle a richiesta dovesse essere quanto di più efficace per disamorare il naturale desiderio di imparare che ciascuno porta in sé.

Pagina 130 | Pos. 1991-96

Cercò di leggere un testo elementare di economia; lo trovò noioso in modo insopportabile, come ascoltare qualcuno che raccontasse interminabilmente un sogno lungo e stupido. Non riusciva a costringersi a capire come funzionavano le banche e così via, poiché le operazioni del capitalismo erano altrettanto prive di significato, ai suoi occhi, quanto i riti di una religione primitiva: altrettanto barbariche, altrettanto complicate e innecessarie. In un sacrificio umano agli dèi ci poteva almeno essere una terribile, malintesa bellezza; nei riti dei cambiavalute, in cui si dava per assodato che l’ingordigia, l’ignavia e l’invìdia fossero gli unici moventi degli atti umani, perfino il terribile diveniva banale.

Pagina 131 | Pos. 1998-99

non aveva intenzione di tagliarsi i capelli — i capelli, dopotutto, facevano parte di lui —

Pagina 132 | Pos. 2019-20

Tutte quelle persone, in ciascuno dei negozi, erano o compratori o venditori. Non avevano altra relazione con le cose se non quella del possesso.

Pagina 135 | Pos. 2067-68

Per quanto sia intelligente, un uomo non può vedere le cose che non sa come guardare.

Pagina 138 | Pos. 2114-15

Qui pensano che quando il popolo può possedere abbastanza cose, è contento di vivere in prigione.

Pagina 139 | Pos. 2125-26

dove c’è proprietà c’è furto?

Pagina 139 | Pos. 2126-27

«Per fare un ladro, fai un padrone; per creare un crimine, crea delle leggi.» L’organismo sociale.

Pagina 142 | Pos. 2171-75

Che cosa definisce la fratellanza se non la non-fratellanza? Definizione per esclusione, mio caro! Noi due siamo parenti. I tuoi antenati probabilmente menavano a brucare le capre nelle montagne mentre i miei opprimevano servi a Sie, alcuni secoli fa; ma siamo membri della stessa famiglia. Per accorgersene, basta solo incontrare… o ascoltare… uno straniero. Un essere di un altro sistema solare. Un uomo, cosiddetto, che non ha nulla in comune con noi ad eccezione della disposizione pratica di due gambe, due braccia e una testa con una specie di cervello dentro!

Pagina 143 | Pos. 2178-82

Quegli Hainiti lanciano in aria i millenni come se fossero palle di gomma, ma la loro è soltanto l’arte del giocoliere. «Dimostrazione»! Nientemeno. La religione dei miei padri mi informa con uguale autorevolezza che io sono discendente di Pinra Od, che Dio esiliò dal Giardino poiché aveva avuto l’ardire di contarsi le dita delle mani e dei piedi, sommandole fino a venti, e così scatenando il Tempo sull’universo. E io preferisco questa storia a quella degli Hainiti, se devo scegliere!

Pagina 145 | Pos. 2214

È il dolore, che porta gli uomini ad unirsi

Pagina 147 | Pos. 2242-44

Il bambino di nove anni si comportava in modo severo con quello di sette; gli mormorò di non fissare l’ospite, lo pizzicò selvaggiamente quando gli disobbedì. Il più piccolo gli restituì il pizzicotto e cercò di dargli un calcio da sotto la tavola. Il Principio della Superiorità non pareva ancora instaurato bene nella sua mente.

Pagina 147 | Pos. 2251-60

In una pausa della conversazione, il bambino più piccolo disse con la sua voce chiara, piccola: — Il signor Shevek non sa bene le buone maniere. — Come mai? — chiese Shevek, prima che la moglie di Oiie facesse in tempo a sgridare il bambino. — Che cosa ho fatto? — Non ha detto grazie. — E di che cosa? — Quando le ho passato il piatto dei sottaceti. — Ini! Stai bravo! Sedik! Non egoizzare! Il tono era esattamente lo stesso. — Pensavo che tu li stessi dividendo con me. Erano invece un dono? Noi diciamo grazie soltanto per i doni, al mio paese. Ci dividiamo le altre cose senza neppure parlarne, sai. Vuoi che ti ridia i sottaceti? — No, non mi piacciono — disse il bambino, alzando gli occhi scuri, molto luminosi, sul volto di Shevek. — Questo rende particolarmente agevole condividerli — disse Shevek.

Pagina 149 | Pos. 2275-79

— Ma che cos’è — disse d’improvviso Oiie, come se la domanda, trattenuta per molto tempo, gli venisse fuori sotto pressione, — che cos’è che tiene in ordine la gente? Perché non si derubano e non si ammazzano tutti? — Nessuno possiede alcunché che si possa rubare. Se uno vuole una cosa, la prende dal deposito. E per quanto riguarda la violenza, be’, non saprei, Oiie; lei pensa che proverebbe desiderio di uccidermi, ordinariamente? E se lo provasse, pensa che basterebbe una legge a fermarla? La coercizione non è il mezzo più efficace per ottenere l’ordine.

Pagina 149 | Pos. 2281-82

— Raccogliere la spazzatura, seppellire i morti — disse Oiie; Shevek aggiunse: — Scavare il mercurio — e per poco non disse: «Lavorare la merda» ma ricordò il tabù iotico sulle parole scatologiche.

Pagina 149 | Pos. 2283

gli urrasiani vivevano tra montagne di escremento, ma non nominavano mai la merda.

Pagina 150 | Pos. 2295-2301

Qui voi pensate che l’incentivo per il lavoro sia finanziario, il bisogno di denaro o il desiderio di profitto, ma dove non c’è denaro i veri motivi sono più chiari, forse. La gente ama fare le cose. Ama farle bene. La gente si assume i lavori duri, pericolosi, perché trae motivo d’orgoglio dal farli, perché può… «egoizzare», noi lo chiamiamo… mettersi in mostra?… con i più deboli. «Ehi, guardate qua, pivelli, come sono forte!» Capite? Una persona ama fare le cose che sa fare bene… In realtà, si tratta della questione dei mezzi e dei fini. Dopotutto, il lavoro viene fatto per amore del lavoro. È il piacere durevole della vita. La coscienza individuale lo sa. E anche la coscienza sociale, l’opinione dei vicini. Non c’è altra ricompensa, su Anarres, altra legge. Il proprio piacere, e il rispetto dei propri vicini. Nient’altro.

Pagina 157 | Pos. 2397-2401

I suoi sforzi per uscire dalla reclusione essenziale costituivano, in realtà, un insuccesso, ed egli lo sapeva. Non si fece alcun amico. Copulò con alcune ragazze, ma la copulazione non era la gioia che sarebbe dovuta essere. Era la semplice soddisfazione di un bisogno, come l’evacuazione, ed egli in seguito ne provava vergogna, poiché implicava il fatto di usare un’altra persona come un oggetto. La masturbazione era preferibile, ed era il corso più giusto per un uomo come lui. La solitudine era il suo destino; era intrappolato nella sua stessa eredità genetica.

Pagina 164 | Pos. 2504-5

— Ho pensato al suicidio. Spesso. Mi pare la cosa migliore. — Non è certo la strada che ti porterà dall’altra parte della sofferenza.

Pagina 165 | Pos. 2520-21

Non puoi schiacciare le idee cercando di reprimerle. Puoi schiacciarle soltanto ignorandole. Rifiutandoti di pensare, rifiutandoti di cambiare.

Pagina 169 | Pos. 2591-92

Tutti vengono alla riunione della tua federativa e ti esprimono disapprovazione. Era il modo usato per riportare in riga un caposquadra o un amministratore con tendenze a comandare. Ora lo usano soltanto più per dire a un individuo di smettere di pensare con la propria testa.

Pagina 175 | Pos. 2680-82

La musica è un’arte cooperativa, organica per definizione, sociale. Forse è la più nobile forma di comportamento sociale di cui siamo capaci. È certamente una delle gioie più nobili che un individuo possa assumersi. E per sua natura, per la natura comune di tutte le arti, è una condivisione.

Pagina 175 | Pos. 2682

L’artista divide con altri, è questa l’essenza del suo atto.

Pagina 176 | Pos. 2687-88

Siamo tornati direttamente alla barbarie. Se una cosa è nuova, fuggila subito; se non puoi mangiarla, gettala via!

Pagina 180 | Pos. 2749-51

Non c’è nulla di sbagliato. E poi, io lo voglio. Solo, non ne ho bisogno. E se prendessi le cose che non mi occorrono, non arriverei mai a prendere quelle che mi occorrono davvero.

Pagina 190 | Pos. 2905-8

— Quando puoi vedere una cosa nella sua totalità — egli disse, — ti pare sempre bellissima. I pianeti, le vite… Ma da vicino, un mondo è tutto terra e rocce. E, da un giorno a un altro giorno, la vita è un lavoro duro, ti stanchi, ne perdi la forma generale. Hai bisogno della distanza, di un intervallo. Il modo per vedere quanto sia bella la terra, è vederla dalla Luna. Il modo per vedere quanto sia bella la vita, è vederla dalla posizione elevata della morte.

Pagina 192 | Pos. 2933-34

Ma non sapeva come abbattere il muro. E se lo avesse abbattuto, dove andare, poi? Il panico si serrò su di lui ancora più soffocantemente. A chi potersi rivolgere? Era circondato da ogni parte dai sorrisi dei ricchi.

Pagina 195 | Pos. 2978-79

quel fresco, gelido vigore e quel senso di salute che soltanto le persone appena uscite dalla neve posseggono

Pagina 197 | Pos. 3008-14

— È vero che ricevete il nome da un calcolatore? — Sì. — Che squallore, ricevere il nome da una macchina! — Perché «squallore»? — È una cosa così meccanica, così impersonale. — Ma che cosa ci può essere, di più personale che un nome che non è portato da nessun’altra persona vivente? — Nessun’altra persona? Lei è l’unico Shevek? — Finché vivo. Ce ne sono stati altri, prima di me. — Parenti, intende dire? — Non diamo molta importanza alle parentele; siamo tutti parenti, capisce?

Pagina 201 | Pos. 3069-70

Era il tempo dei verbi Nioti: passato e futuro pigiati in un unico presente, fortemente carico e instabile.

Pagina 201 | Pos. 3073-75

Egli ascoltava i bollettini alla radio, che in passato non aveva quasi mai acceso dopo avere scoperto che la sua funzione fondamentale era quella di fare pubblicità a cose in vendita.

Pagina 202 | Pos. 3084-86

Si sentiva male ed era incollerito e non aveva nessuno a cui parlare. Pae era fuori discussione. Atro era un ardente militarista. Oiie era un uomo probo, ma le sue insicurezze private, le sue ansie di possidente, lo portavano ad afferrarsi a concetti rigidi di legge e di ordine.

Pagina 206 | Pos. 3148-49

Tutto solo in un recinto, il padre del gregge, ariete, toro o stallone, dal collo possente, se ne stava fermo sulle quattro zampe, potente come una nube di tempesta, carico di generazioni.

Pagina 209 | Pos. 3191-3200

Passando davanti a una vetrina con la scritta «Galleria d’Arte», egli entrò, pensando di poter sfuggire alla claustrofobia morale delle strade e di trovare nuovamente in un museo la bellezza di Urras. Ma tutti i quadri del museo avevano dei cartellini col prezzo incollati alla cornice. Rimase a fissare un nudo dipinto con abilità. Il cartellino diceva 4000 UMI. — Si tratta di un Fei Feite — disse un uomo scuro, comparso al suo fianco senza fare rumore. — La settimana scorsa ne avevamo cinque. La cosa più grossa del mercato artistico, tra poco tempo. Un Feite è un investimento sicuro, signore. — Quattromila unità è il denaro che occorre per mantenere in vita due famiglie per un anno in questa città — disse Shevek. L’uomo lo esaminò e disse, strascicando le parole: — Sì, certo, signore, ma quella, lei vede, è un’opera d’arte. — Arte? Un uomo fa dell’arte perché deve farla. Per quale motivo è stato fatto quel quadro? — Lei è un artista, vedo — disse l’uomo, ora con chiara insolenza. — No, sono un uomo che riconosce la merda quando la vede!

Pagina 214 | Pos. 3269-78

— Vorrei sapere, le donne urrasiane sono contente di essere sempre inferiori? — Inferiori a chi? — Agli uomini. — Oh… quello! Che cosa le fa credere che io lo sia? — Mi pare che ogni cosa fatta dalla vostra società sia fatta da uomini. L’industria, le arti, l’amministrazione, il governò, le decisioni. E per tutta la vita portate il nome del padre e quello del marito. Gli uomini vanno a scuola, e voi non ci andate; sono maschi tutti gli insegnanti, i giudici, la polizia, e il governo, no? Perché lasciate che comandino tutto? Perché non fate ciò che vi pare? — Ma noi lo facciamo! Le donne fanno esattamente quello che vogliono. E non devono sporcarsi le mani, o infilarsi elmetti di bronzo, o mettersi a gridare da un banco del Direttorato, per ottenerlo. — Ma che cos’è, quello che fate? — Come, comandare gli uomini, naturalmente! E lei deve sapere, non c’è nessun pericolo a dirlo, poiché non saranno mai disposti a crederlo. Dicono: «Ah ah, sei proprio divertente, piccola!» e ti danno un buffetto sulla nuca e poi se ne escono a passo dell’oca, pienamente soddisfatti, con tutte le medaglie che tintinnano.

Pagina 220 | Pos. 3360-63

— La legge dell’evoluzione è quella della sopravvivenza del più forte! — Sì, e il più forte, nell’esistenza di ogni specie sociale, è colui che è più sociale. In termini umani, più morale. Vede, non abbiamo né prede né nemici, su Anarres. Abbiamo solo l’un l’altro. Non si può guadagnare forza dal ferimento reciproco. Solo debolezza.

Pagina 221 | Pos. 3377

in fisica una persona sta attenta a quello che chiama «fatti».

Pagina 244 | Pos. 3730-31

se non si prende alcuna direzione, se non si va da nessuna parte, non avviene alcun cambiamento.

Pagina 244 | Pos. 3740-42

Non c’erano leggi, limiti, pene, punizioni o disapprovazioni che riguardassero l’attività sessuale, di qualsiasi tipo essa fosse, ad eccezione della violenza carnale su un bambino o una donna, che probabilmente veniva vendicata sommariamente dai vicini dello stupratore se costui non si rifugiava più che in fretta tra braccia, assai più gentili, di un centro di cura.

Pagina 248 | Pos. 3788-89

provava quel senso di essere necessario che è il fardello e la ricompensa della condizione di genitore.

Pagina 257 | Pos. 3936-37

— All’inferno! — disse forte. Il pravico non era una buona lingua per imprecare. È difficile imprecare quando il sesso non è una cosa impura e la bestemmia non esiste. — Oh, all’inferno! — ripeté.

Pagina 263 | Pos. 4025

la semplice convinzione di essere nel giusto non costituisce la propria giustificazione.

Pagina 265 | Pos. 4058

— A cosa sarebbe servito? — disse Sabul, quasi melodioso nella propria discolpa.

Pagina 270 | Pos. 4138

Lo Stato non riconosce altra moneta che il potere: e batte la moneta da sé.

Pagina 275 | Pos. 4202-5

Dunque, per fare che cosa, era venuto su Urras? Per fare della fisica, per asserire, con il suo talento, un diritto di ogni cittadino di ogni società: il diritto di lavorare, di venire mantenuto mentre lavorava, e di condividere il prodotto con tutti coloro che lo desideravano.

Pagina 283 | Pos. 4326-27

il compito di un pensatore non era quello di negare una realtà a spese dell’altra, ma di includere e di collegare.

Pagina 294 | Pos. 4505-6

I mezzi sono il fine. Odo l’ha ripetuto per tutta la vita. Soltanto la pace porta la pace, solo gli atti giusti portano giustizia!

Pagina 298 | Pos. 4565-74

«Io sono qui perché voi vedete in me la promessa, la promessa da noi fatta duecento anni fa in questa stessa città… la promessa mantenuta. Noi l’abbiamo mantenuta, su Anarrés. Noi non abbiamo altro che la nostra libertà. Noi non abbiamo altro da darvi che la vostra libertà. Noi non abbiamo altra legge che il singolo principio dell’aiuto reciproco tra individui. Non abbiamo altro governo che il singolo principio della libera associazione. Non abbiamo stati, non abbiamo nazioni, presidenti, capi del governo, capi militari, generali, principali, banchieri, padroni di casa, non abbiamo salari, ospizi, polizia, soldati, guerre. E le cose che abbiamo non sono molte. Siamo compartecipanti, e non proprietari. Non siamo prosperi. Nessuno di noi è ricco. Nessuno di noi ha potere. Se è Anarres ciò che volete, se Anarres è il futuro che cercate, allora vi dirò che dovete accostarvi ad esso con mani vuote. Dovete raggiungerlo da soli, e nudi, come il bambino giunge nel mondo, nel futuro, senza alcun passato, senza alcuna proprietà, dipendente in tutto da altri per la sua vita. Non potete prendere ciò che non avete dato, e dovete dare voi stessi. Non potete comprare la Rivoluzione. Non potete fare la Rivoluzione. Potete soltanto essere la Rivoluzione. È nel vostro spirito, oppure non è in alcun luogo.»

Pagina 301 | Pos. 4614-16

Alle cave del Sudovest, Shevek aveva visto uomini feriti molto più gravemente di questo in incidenti, e aveva imparato che la gente può sopportare e superare cose incredibili, in ciò che riguardava le gravi ferite e il dolore.

Pagina 303 | Pos. 4641-44

adesso capiva perché l’esercito fosse organizzato nel modo in cui era organizzato. Anzi, era necessario che fosse così. Nessuna forma razionale di organizzazione sarebbe servita allo scopo. Egli, semplicemente, non aveva capito che lo scopo era quello di permettere a uomini con mitragliatrici di uccidere uomini e donne disarmati, facilmente e in grande quantità, quando veniva loro ordinato di farlo.

Pagina 306 | Pos. 4686-87

Mi piace un lavoro sempre uguale; ti lascia pensare.

Pagina 307 | Pos. 4702-3

Non è il cambiare sempre da un posto all’altro, che ti tiene interessato. È l’avere il tempo dalla tua. Lavorare con esso, non contro di esso.

Pagina 317 | Pos. 4847-48

I bambini sono stoici Piangono se cascano in terra, ma prendono le grandi cose così come vengono, non piagnucolano come tanti adulti.

Pagina 322 | Pos. 4934-35

egli la ascoltò come avrebbe potuto ascoltare della musica o il suono dell’acqua corrente, senza cercare di rispondere.

Pagina 325 | Pos. 4973-74

penso che Tirin sia un artista nato. Non un artigiano: un creatore. Un inventore-distruttore, il tipo che deve prendere ogni cosa e girarla al contrario, rovesciarla.

Pagina 328 | Pos. 5024-25

Uno scienziato può fingere che il suo lavoro non sia lui stesso, sia soltanto la verità impersonale. Un artista non può nascondersi dietro la verità. Non può nascondersi da nessuna parte.

Pagina 330 | Pos. 5049

Coloro che costruiscono i muri sono prigionieri di se stessi.

Pagina 332 | Pos. 5088-90

guardando indietro a quei quattro anni, Shevek li vide non come anni sprecati, ma come una parte dell’edificio che egli e Takver stavano costruendo con le loro vite. Il valore del lavorare con il tempo, invece che contro di esso, egli pensò, è che così non è sprecato. Anche il dolore conta.

Pagina 336 | Pos. 5150-51

Era calma. Era calma come una pietra levigata dall’acqua che, a contemplarla, ti calma.

Pagina 342 | Pos. 5238-39

la verità si pregia di servire soltanto il bene comune

Pagina 380 | Pos. 5817-19

È sempre stata nostra intenzione… il nostro Gruppo, questo mio viaggio… scuotere un po’ le cose, svegliare, infrangere certe abitudini, indurre la gente a porsi delle domande. Comportarsi da anarchici! E tutto ciò è continuato mentre io ero via. Così, lei capirà, nessuno sa bene che cosa accadrà. E se lei atterrerà con me, altre cose ancora voleranno in aria.

Pagina 380 | Pos. 5823

La libertà non è mai molto sicura.

Pagina 380 | Pos. 5825-27

— La mia razza è molto antica — disse Ketho. — Siamo civili da mille millenni. Abbiamo storie di centinaia di questi millenni. Abbiamo provato ogni cosa. L’anarchia, con il resto. Ma io non l’ho provata. Dicono che non ci sia niente di nuovo sotto nessun sole. Ma se ogni vita non è nuova, ogni singola vita, allora perché nasciamo?

I reietti dell’altro pianeta: giudizio finale

Grazie a questo romanzo ho avuto conferma delle grandi qualità della Le Guin e di certo fra i prossimi libri che presenterò ritroveremo questa autrice che nel corso della sua carriera ha saputo spaziare dalla fantascienza al fantasy sempre a livelli d’eccellenza. Nella mia special classifik senz-a-logikc, I reietti dell’altro pianeta merita sette piccole lune, ognuna luna dell’altra:

I reietti dell'altro pianeta I reietti dell'altro pianeta I reietti dell'altro pianeta I reietti dell'altro pianeta I reietti dell'altro pianeta I reietti dell'altro pianeta I reietti dell'altro pianeta

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x x x x x x x x x x x x x x63,33%
Libri di 10 autori mai lettix x x x x x x x x x x x120,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x x x100,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x x x x100,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix x x x80,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%

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