Con L’amuleto di Samarcanda di Jonathan Stroud mi sono trovato immerso nella lettura di un fantasy frizzante, coinvolgente e ricco di ironia. Si tratta del primo volume di una trilogia (La Trilogia di Bartimeus) ma può essere letto autonomamente: l’autore lascia uno spiraglio aperto a una sottotrama ma la storia principale ha un finale definitivo.

L'amuleto di Samarcanda

L’amuleto di Samarcanda: la trama in breve

Come avrete imparato a conoscere se seguite il blog da un anno a questa parte, Alice B è la nostra esperta di romanzi fantasy di nicchia; lei ha ritenuto che questo lavoro di Jonathan Stroud – che ha riscosso un buon successo di pubblico – non fosse bisognoso di segnalazione, ma a me l’ha consigliato con una mini recensione (del romanzo e della trilogia). Io, che sono cintura nera di copia/incolla, col minimo sforzo vi propongo il massimo risultato:

Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comuni, ovvero le persone senza poteri. La loro forza però non viene da doti magiche personali innate, bensì deriva dalla convocazione di spiriti dall’Altro Luogo, obbligati a sottomettersi alla volontà del mago e a fare uso della loro magia per gli scopi spesso biechi del mago che li ha convocati.
La storia è incentrata su Nathaniel, giovane mago apprendista, che, mosso da ambizione e desiderio di vendetta, convoca Bartimeus, spirito di media forza ma di grande intelletto e sagacia. Da qui hanno inizio le loro concitate avventure che li porteranno a costruire un rapporto di insolita simbiosi.

La Trilogia di Bartimeus

La Trilogia di Bartimeus è composta dai seguenti volumi:

  • L’amuleto di Samarcanda
  • L’occhio del Golem
  • La porta di Tolomeo

L’amuleto di Samarcanda e L’occhio del Golem non posso che alzare il pollice, per La porta di Tolomeo avanzo invece qualche critica. I punti di forza della trilogia sono sicuramente la simpatia esplosiva di Bartimeus e la sua divertente rivalità con Nathaniel. Nel secondo volume però Bartimeus viene introdotto troppo in là nella storia: la prima metà abbondante del libro è fiacca, manca della consueta vitalità, del brio a cui le schermaglie tra i due protagonisti mi avevano abituato.
E infatti nel terzo volume Bartimeus torna a essere una presenza costante e irriverente che dà tono e tensione al romanzo.
Lettura comunque consigliatissima, per un fantasy atipico e divertente!

Citazioni da L’amuleto di Samarcanda

Pagina 6 | Pos. 79-80

Bisognava rendergliene atto: era un tipo determinato. E anche molto stupido.

Pagina 7 | Pos. 99

Forse rubare amuleti era l’ultima moda, la versione magica di sgraffignare copricerchioni.

Pagina 27 | Pos. 414-16

Il problema con un manufatto magico potente come l’Amuleto di Samarcanda è che possiede una caratteristica aura palpitante che attira l’attenzione come un uomo nudo a un funerale.

Pagina 29 | Pos. 441-42

Era venuto il momento di mescolarmi alla Moltitudine Pluricefala, al Grande Sporco, in altre parole: alla gente.

Pagina 31 | Pos. 470

Niente pericoli nascosti: una mandria bovina di stolidi esseri umani.

Pagina 34 | Pos. 521-23

Rumore di passi nel vicolo… Parecchi scarponi in avvicinamento. Forse era solo una coincidenza. Londra è una città. Ci vivono delle persone. E i vicoli sono fatti per camminarci. Chiunque si stesse avvicinando, probabilmente stava solo prendendo una scorciatoia per raggiungere casa.

Pagina 47 | Pos. 707-9

Se si vuole mantenere integro l’impero, è necessario un governo forte e forza significa: maghi. Immagina cosa sarebbe il paese senza di essi! È impensabile: sarebbero al potere i comuni!

Pagina 47 | Pos. 718-19

Iniziò anche a imparare molte altre lingue fondamentali, come il latino, l’aramaico e l’ebraico.

Pagina 403 | Pos. 6171

I maghi battibeccano per divertimento. Noi abbiamo dovuto lavorarci sopra.

Pagina 69 | Pos. 1056-57

Da una camera da letto emerse una piccola femmina sferica. Grazie al cielo era completamente vestita.

Pagina 70 | Pos. 1062-63

Il ragno «schifosissimo» fece un gesto volgare con due zampette e proseguì lungo il soffitto trascinandosi dietro la tela.

Pagina 77 | Pos. 1171-72

Lui aveva sei anni di esperienza, io cinquemila e dieci. Ora si poteva cominciare a ragionare.

Pagina 94 | Pos. 1434-37

In verità Nathaniel non considerava più Arthur Underwood come il suo vero maestro. I suoi maestri erano i maghi dei tempi passati, che gli parlavano attraverso i libri, permettendogli di imparare alla velocità che più gli era congeniale e offrendo alla sua mente un susseguirsi infinito di meraviglie. Loro non lo trattavano con superiorità e non lo avrebbero tradito.

Pagina 121 | Pos. 1847

La libertà è un’illusione. C’è sempre un prezzo da pagare.

Pagina 127 | Pos. 1939-41

Vado dove mi ordinano e porto indietro le risposte, senza mai deviare il mio corso e senza mai fermarmi… a meno di essere così fortunato da venir sequestrato dalla Vostra Grazia che mi schiaccia sotto un sasso».

Pagina 127 | Pos. 1946-47

«Se qualcun altro mi avesse fatto questa domanda, o Colui che è Terribile e Grande, avrei detto che era uno sciocco ignorante; in te invece essa è il segno di quella semplicità disarmante che è fonte di ogni virtù.

Pagina 129 | Pos. 1978-79

I tetti e le palme da datteri dell’antica Baghdad (quando ancora non esistevano telefono né e-mail) pullulavano di corrieri

Pagina 130 | Pos. 1987-88

Le Forniture Pinn erano quel tipo di negozio in cui solo i molto ricchi o i molto coraggiosi osano entrare.

Pagina 131 | Pos. 1994-95

Ogni vetrina era un monumento allo sfarzo e alla volgarità cui tutti i maghi aspirano segretamente

Pagina 140 | Pos. 2141-42

Simpkin lo ritrasse per menare un altro colpo; io gli saltai addosso, gli strappai il bastone dalle grinfie e gli diedi una randellata che invertì la topografia dei suoi connotati.

Pagina 150 | Pos. 2300-2301

grandi edifici privi di finestre, con tetti piatti e alte ciminiere, presumibilmente fabbriche in cui i comuni si radunavano per qualche futile proposito.

Pagina 155 | Pos. 2370-72

Ai piedi della scala si fermarono. Alcuni servitori si avvicinarono porgendo bicchieri di champagne (che Nathaniel avrebbe voluto) e di bibita al lime (che non voleva, ma ricevette).

Pagina 166 | Pos. 2532-33

Quando il vetro si ruppe, gli elementi intrappolati al suo interno, che erano rimasti compressi per molti anni, costretti a sopportare le reciproche essenze e la limitatezza della conversazione, si separarono gli uni dagli altri con forza selvaggia.

Pagina 406 | Pos. 6211-14

La stragrande maggioranza degli umani riesce a operare su un solo livello conscio, oltre che su un paio di livelli più o meno inconsci che agiscono magmaticamente nel profondo. Mettiamola così: io potrei leggere un libro con quattro storie differenti stampate una sull’altra, e registrarle tutte con un solo passaggio degli occhi. Per voi invece sono costretto a ricorrere a note a piè di pagina.

Pagina 177 | Pos. 2704-5

L’utukku fece per andarsene, ma chissà come un pensiero solitario riuscì ad affiorare nel deserto della sua mente.

Pagina 177 | Pos. 2714-15

nella mia testa si affollarono una serie di repliche insolenti, ma le ricacciai indietro con qualche difficoltà e rimasi zitto.

Pagina 178 | Pos. 2728-32

Era più rotondo che mai, ma zoppicava che era un piacere, come se gli facesse male ogni muscolo. Fui lieto di vedere anche che il suo bastone da passeggio sparaplasma era stato sostituito da un paio di comunissime stampelle. Sembrava che dalla sua faccia si fosse appena alzato un elefante, e avrei scommesso che il monocolo aveva del nastro adesivo sulla montatura. Aveva un occhio nero e chiuso. Mi concessi un sorriso. Nonostante la situazione, nella vita c’era ancora qualcosa di cui gioire.

Pagina 200 | Pos. 3055-56

Mettete uno scarabeo grande più o meno come una scatola di fiammiferi contro un leviatano dalla testa di toro alto quattro metri e armato di una lancia d’argento, e non vi aspetterete certo di vedere una grande lotta.

Pagina 233 | Pos. 3572-74

«Sappiate che ho devotamente obbedito ai comandi ricevuti. Ho spiato Lovelace. Ho indagato sui segreti dell’Amuleto. Ho rischiato tutto per voi, o padrone. E il responso è…» qui adottò un tono più consueto, sardonico: «… che sei un idiota!

Pagina 234 | Pos. 3581

Scappare è una buona cosa, quando è in gioco la tua pelle.

Pagina 248 | Pos. 3789-90

Nathaniel sentì una nuova voce, acuta e tremante, intromettersi nella conversazione. Era la sua.

Pagina 250 | Pos. 3831-32

«Sono quasi molto colpito.

Pagina 267 | Pos. 4085-86

«Là fuori c’è un mondo di possibilità! E sono tutte meglio che essere un mago morto».

Pagina 301 | Pos. 4611-12

Ho visto ghiacciai che avanzavano più veloci di quel treno

Pagina 418 | Pos. 6401-2

Sono bravi lavoratori, purché non sentano il suono delle campane di chiesa, nel qual caso fanno cadere l’attrezzo che hanno in mano e si sbriciolano in polvere.

Pagina 390 | Pos. 5975-76

«Non credi di aver già fatto tanto da bastare per il resto della tua vita? Pensaci: due maghi assetati di potere ammazzati e un centinaio di maghi assetati di potere salvati… Sei un eroe».

L’amuleto di Samarcanda: giudizio finale

Questo primo capitolo della Trilogia di Bartimeus ha tutto quello che serve per avere successo: è brillante, ha una trama interessante e originale e personaggi ben delineati. tuttavia – come potete vedere dal numero risicato di citazioni, considerato il numero di pagine – è mancato di quella che bellezza del linguaggio che per me non è un valore inferiore agli altri.
L’amuleto di Samarcanda è un perfetto esemplare di quella narrativa di genere che – a mio modo di vedere – strizza un po’ troppo l’occhio al mercato. Regole seguite tutte alla perfezione, senza uno sbaglio, nulla di fuori posto. Non voglio dire che ci sia qualcosa di male in tutto ciò, la letteratura che cerco io però dovrebbe essere capace di osare qualcosa di più.

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