Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

da | 26 Ago 2014 | Libri | 3 commenti

Leggendo Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta la prima cosa che mi sono domandato è stata che diavolo fosse uno chautauqua. L’autore, Robert M. Pirsig, usa spesso questa parola ma io forse mi sono perso l’introduzione del termine, o forse non c’era affatto, così ho fatto una ricerca lampo e questo il risultato ottenuto:

Un chautauqua è una sorta di spettacolo ambulante rappresentato solitamente sotto un tendone, itinerando attraverso l’America, con il quale gli autori portavano al cospetto della saggezza diffusa una serie di conversazioni popolari con l’obiettivo di divertire e stimolare discussioni, elevando così il livello intellettuale degli ascoltatori. Una sorta di racconto in forma di viaggio, quindi.

Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Pubblicato nel 1974, fu rifiutato da ben 121 tra agenti, editor e case editrici! Nella postfazione alla decima edizione lo stesso Pirsig scrisse:

Un editore mi offrì un anticipo standard di 3.000 dollari, disse che il libro l’aveva costretto a ripensare al perché pubblicasse libri, e soggiunse che anche se quasi certamente quelli sarebbero stati gli ultimi soldi che avrei visto, non mi dovevo scoraggiare: con libri come quello non era questione di soldi.

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta è diventato un libro di culto, e nei 35 anni successivi ha venduto oltre 5 milioni di copie.

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta: citazioni

Pos. 91-93

A undici anni un merlo non fa un grande effetto. Bisogna diventare più vecchi per cose del genere. Per me tutto questo si confonde con ricordi che lui non ha.

Pos. 98-100

Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV.

Pos. 117-18

Mi sono chiesto come mai abbiamo avuto per tanto tempo la verità sotto gli occhi senza vederla. Forse eravamo allenati a non vederla

Pos. 123-24

Le strade migliori non collegano mai niente con nient’altro e c’è sempre un’altra strada che ti ci porta più in fretta.

Pos. 133-36

Durante i fine settimana del Labor Day e del Memorial Day facciamo dei chilometri senza vedere nessun altro veicolo, poi, attraversando una strada federale, vediamo una fila di macchine a perdita d’occhio, l’una appiccicata all’altra. E dentro facce accigliate. Bambini che piangono sui sedili posteriori. Vorrei tanto trovare il modo di dir loro qualcosa, ma sono accigliati e sembra che abbiano fretta, non si può…

Pos. 142

Se non ti diverti a urlare, su una moto in corsa non fai grandi conversazioni.

Pos. 155-57

L’eterno «Che c’è di nuovo?» allarga gli orizzonti, ma se diventa l’unica domanda rischia di produrre solo i detriti che causeranno l’ostruzione di domani. Mi piacerebbe, invece, interessarmi alla domanda «Che c’è di meglio?», che scava in profondità invece che in ampiezza.

Pos. 177-78

Lei capisce un linguaggio speciale che non ha niente a che vedere con quello che le stai dicendo.

Pos. 199-200

Per me è un po’ come quando mi salta un’otturazione: non resisto alla tentazione di stuzzicare il dente. E più insisto, più John si irrita, e più io mi convinco che la sua irritazione è il sintomo di qualcosa di più profondo.

Pos. 201-4

Siamo come un cattolico e un protestante che si trovano a discutere del controllo delle nascite: loro parlano di numeri, ma quel che c’è sotto è un conflitto di fedi, la fede in una pianificazione sociale empirica da una parte, quella nell’autorità di Dio secondo i dettami della Chiesa cattolica dall’altra. Il protestante dimostrerà invano la praticità della maternità pianificata, perché il suo antagonista non parte dall’ipotesi che qualcosa di socialmente pratico sia di per sé buono. Lui parte da altri principi, che giudica altrettanto validi, se non di più.

Pos. 274-75

La tecnologia, in qualche modo, ha fatto di te uno straniero in casa tua.

Pos. 292-94

Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore.

Pos. 314-16

E poi, arrivare sulle Montagne Rocciose in aereo equivarrebbe a vederle solo come un bel panorama. Ma arrivarci dopo giorni di duro viaggio attraverso le praterie significa vederle come la meta, come la terra promessa.

Pos. 325-26

in moto i temporali fanno parte del gioco.

Pos. 332-33

Eravamo su una piccola sei cavalli e mezzo con una montagna di bagagli e neanche un briciolo di buon senso.

Pos. 418-20

Un’aria bonacciona, amichevole, accomodante — e non coinvolta. Sembravano degli spettatori. Era come se fossero capitati lì per caso e qualcuno gli avesse messo in mano una chiave inglese. Non si identificavano per niente con il loro mestiere. Si capiva subito che alle cinque del pomeriggio avrebbero tagliato la corda senza più neanche un pensiero per il lavoro. Facevano già di tutto per non pensarci mentre lavoravano.

Pos. 488-92

«No, non è vero. Diceva che se uno non viene sepolto bene, il suo fantasma perseguita i vivi. Ci crede davvero». «Ti stava solo prendendo in giro» ripeto. «Come si chiama?» chiede Sylvia. «Tom Orso Bianco». John e io ci scambiamo un’occhiata. «Oh, un indiano!» dice John. Rido. «Penso che dovrò ritirare quello che ho detto. Io stavo pensando ai fantasmi europei».

Pos. 577-78

bisognerebbe fare una lista di cose importanti da ricordare e tenerla al sicuro per i momenti di bisogno e per ispirazione.

Pos. 607-8

Un testo generale che contiene tutte le informazioni tecniche che non riesco a tenere a mente. Si tratta della Chilton’s Motorcycle Troubleshooting Guide scritta da Ocee Ritch e in vendita da Sears, Roebuck.

Pos. 651-52

Non è pratico, ma la praticità non è tutto in fatto di guanti, non è tutto mai.

Pos. 902-3

Scopro che questo piccolo rifugio sotto i pini serve da riparo dal vento anche per milioni di zanzare che arrivano dal bacino idrico. Il repellente non le repelle affatto. Mi raggomitolo dentro il sacco a pelo lasciando solo un buchino per respirare.

Pos. 1332-34

Ma smantellare una fabbrica, o ribellarsi contro un governo, o rifiutarsi di riparare una motocicletta solo perché essa è un sistema, è attaccare gli effetti invece delle cause. Il sistema vero è la nostra costruzione del pensiero sistematico, la razionalità stessa, e se si smantella una fabbrica lasciando in piedi il sistema di pensiero che l’ha prodotta, questo non farà che dare origine a un’altra fabbrica.

Pos. 1420-21

Il vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai.

Pos. 1414-18

Per seguire il metodo scientifico si tiene un quaderno di lavoro. Bisogna scriverci tutto con precisione, in modo da avere sempre il quadro della situazione. A volte basta annotare i problemi per chiarirsi le idee. Gli enunciati logici da annotare sul quaderno sono da dividere in sei categorie: 1. Enunciato del problema. 2. Ipotesi sulle cause del problema. 3. Esperimenti destinati a verificare ciascuna ipotesi. 4. Risultati probabili degli esperimenti. 5. Risultati effettivi degli esperimenti. 6. Conclusioni sulla base dei risultati degli esperimenti.

Pos. 1431-32

Spesso le domande scientifiche sembrano a tutta prima poco furbe proprio per questa ragione, ma si formulano al fine di evitare errori poco furbi in seguito.

Pos. 1439-40

Un esperimento che non ottenga i risultati previsti non è un fiasco. Lo è solo quando non fornisce alcuna conclusione valida, in un senso o nell’altro, rispetto alle ipotesi di partenza.

Pos. 1592-94

Intuiva che istituzioni quali le scuole, le chiese, i governi e le organizzazioni politiche di ogni sorta tendevano a orientare il pensiero verso fini diversi dalla verità, a utilizzarlo per la perpetuazione delle proprie funzioni, e per il controllo degli individui al servizio di tali funzioni.

Pos. 1766-67

Quando un’informazione non è più utile la dimentico, perché ne arrivano di nuove a sostituirla.

Pos. 1804-7

Penso che se invece che un oratore di Chautauqua fossi un romanziere cercherei di «sviluppare i personaggi» di John e Sylvia e Chris mediante episodi che rivelerebbero anche «il significato profondo» dello Zen e forse dell’Arte e forse persino della Manutenzione della Motocicletta. Ne verrebbe fuori un bel romanzo, ma per una ragione o per l’altra non mi sento in grado di farlo. Loro sono amici, non personaggi, e come Sylvia stessa disse una volta: «Non mi piace essere un oggetto!».

Pos. 1813-15

La portata della conoscenza umana al giorno d’oggi è talmente ampia che siamo tutti degli specialisti, e la distanza tra le varie specializzazioni è talmente aumentata che chiunque cerchi di muoversi liberamente dall’una all’altra è quasi costretto a trascurare l’intimità con la gente che lo circonda.

Pos. 1881-83

Si accorse che le differenze dottrinali tra induismo, buddhismo e taoismo non hanno neanche lontanamente l’importanza attribuita a quelle che separano cristianesimo, islam e ebraismo. Per le prime non si combattono mai guerre sante, perché non si suppone mai che affermazioni verbali sulla realtà siano la realtà.

Pos. 2000

Non ci si consacra mai a una causa in cui si ha piena fiducia. Nessuno si mette a gridare fanaticamente che domani sorgerà il sole.

Pos. 2207

Quando si ha in testa un Chautauqua è estremamente difficile non infliggerlo agli amici innocenti.

Pos. 2244-47

«Cristoforo Colombo è diventato un tale stereotipo da libri di scuola che ormai è difficile vederlo come uomo. Ma se ci sforziamo di cancellare la nostra conoscenza attuale delle conseguenze del suo viaggio e ci mettiamo nei suoi panni, ci rendiamo conto che la nostra esplorazione della luna è una bazzecola in confronto alla sua impresa. L’esplorazione della luna non implica un radicale ampliamento del pensiero, perché non è che una ramificazione di quanto fece Colombo.

Pos. 2477-79

Alcune cose sono meglio di altre, cioè hanno più Qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la Qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono. Ma se nessuno sa cos’è, ai fini pratici non esiste per niente. Invece esiste eccome.

Pos. 2502-3

Dubitare del significato letterale delle parole di Gesù o di Mosè suscita l’ostilità dei più, ma certo è che, se Gesù o Mosè dovessero apparire oggi, in incognito, portando lo stesso messaggio di molti anni fa, la loro salute mentale sarebbe messa in discussione.

Pos. 2551-52

Stranamente, non si rendeva conto che poteva guardare le cose coi propri occhi senza tener conto di quello che avevano detto gli altri.

Pos. 2657-58

dopo un certo numero di escursioni sulle montagne si comincia a rivalutare i benefici più concreti che derivano da una riduzione dei rischi. Basta slogarsi una caviglia per scoprire quanto si è lontani dalla civiltà.

Pos. 2714-15

Le montagne si scalano in un equilibrio che oscilla tra inquietudine e sfinimento.

Pos. 2779-80

«Non fa nessuna differenza come lo fai! L’importante è che riesca bene!».

Pos. 2809-14

Il fatto di avere degli obiettivi che una volta raggiunti gratificassero il loro ego rendeva senza dubbio i ragazzi più volenterosi e attivi, ma alla lunga questo tipo di movente è distruttivo. Qualsiasi sforzo abbia come obiettivo finale l’autoglorificazione è destinato a concludersi in un disastro. Infatti ora ne scontiamo le conseguenze. Quando si prova a scalare una montagna per dimostrare la propria bravura, è raro che si arrivi alla vetta. E anche se ci si arriva è una vittoria ben meschina. Per consolidarla bisogna continuare a misurarsi, incessantemente, condannati ad aderire per sempre a una falsa immagine di sé, ossessionati dalla paura che l’immagine non sia vera e che qualcuno lo scopra.

Pos. 2822-24

All’occhio inesperto tra la scalata centrata sull’ego e quella che mette l’ego da parte non c’è nessuna differenza. Ma lo scalatore tutto proteso verso il proprio ego è come uno strumento fuori fase. I suoi passi sono troppo affrettati o troppo lenti. Con ogni probabilità uno scalatore così perde la bellezza della luce che filtra tra gli alberi.

Pos. 2824-27

Rifiuta il qui, ne è scontento, vorrebbe essere più avanti ma quando ci arriva è altrettanto scontento, perché anche là diventa «qui». Quello che sta cercando, quello che vuole, è tutto intorno a lui, ma lui non lo vuole, proprio perché ce l’ha tutto intorno. Ogni passo è uno sforzo sia fisico sia spirituale, perché egli immagina che la sua meta sia esterna e distante.

Pos. 2890-95

Notò immediatamente la somiglianza di questo mondo privo di Qualità con alcune situazioni sociali di cui aveva letto: l’antica Sparta, la Russia comunista e i suoi satelliti. La Cina comunista, il Mondo nuovo di Aldous Huxley e 1984 di George Orwell. Gli vennero in mente anche persone di sua conoscenza alle quali questo mondo privo di Qualità sarebbe andato benissimo. Erano gli stessi che cercavano di farlo smettere di fumare. Gli chiedevano delle giustificazioni razionali per il suo vizio, e dato che lui non riusciva a trovarne lo guardavano dall’alto in basso, come se avesse perso la faccia. Dovevano avere delle motivazioni, dei piani, delle soluzioni per tutto.

Pos. 2907-8

Se stai sempre lì a chiederti cos’è una cosa non avrai mai il tempo di conoscerla».

Pos. 2971-73

I recipienti che abbiamo messo fuori dalla tenda incominciano a riempirsi di acqua piovana. Più tardi, quando ce n’è abbastanza, la versiamo tutta in una padella, ci mettiamo dei dadi di pollo e scaldiamo la minestra sul fornelletto a Meta. È buonissima, come tutto dopo una faticaccia sulle montagne.

Pos. 3050

se uno vuole fare il mistico, il suo posto è in un monastero, non in un’Università.

Pos. 3057-58

Al giorno d’oggi, le idee incompatibili con la conoscenza scientifica non hanno una vita facile.

Pos. 3080-81

supponiamo che tu non faccia altro che quello che piace a te. Significa forse che andrai a bucarti, a rapinare una banca o a stuprare vecchie signore?

Pos. 3252-53

Il titolo di questo Chautauqua è Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, e non Lo Zen e l’arte di scalare le montagne.

Pos. 3268-69

Io sono convinto che la metafisica va bene se migliora la vita quotidiana; altrimenti è meglio lasciarla perdere.

Pos. 3319-20

Non è insolito, disse, che gli abitanti di piccoli villaggi indiani vedano fantasmi. Ma hanno terribili difficoltà a vedere la legge di gravita.

Pos. 3701-2

quello stile tecnico meravigliosamente conciso che non dice mai quel che si vuoi sapere.

Pos. 3781-83

È proprio per questa comprensione della Qualità così come la rivela un blocco che spesso i meccanici autodidatti sono tanto superiori ai tecnici formatisi nelle scuole, i quali hanno imparato ad affrontare tutto salvo le situazioni nuove.

Pos. 3820-21

Gli antichi greci non distinguevano concettualmente l’arte dalla manifattura, e quindi non crearono mai due parole diverse per definirle.

Pos. 3833-34

Era bello perché gli uomini che lo costruivano vedevano le cose in un modo che li induceva spontaneamente a costruirlo nel modo giusto. Non separavano se stessi dal lavoro in modo da farlo male.

Pos. 3843-44

c’è sempre un modo di far le cose bene e un modo di farle male, e per arrivare al modo migliore, quello di Qualità più elevata, bisogna saper vedere che cosa «va bene» e capire i metodi soggiacenti che permettono di giungere al «bene».

Pos. 3848-50

Il risultato è tipico della tecnologia moderna: una patina di squallore così deprimente che per renderla accettabile è necessario ricoprirla con una vernice di «stile».

Pos. 3873-75

Abbiamo artisti che non sanno nulla di scienza e scienziati che non sanno nulla di arte. Entrambi sono totalmente privi del senso spirituale della gravità; il risultato è non solo brutto, è orribile. L’ora di unire davvero arte e tecnologia è già suonata da un pezzo.

Pos. 3889-90

Talvolta ho pensato che questa pace interiore è simile se non identica alla calma che a volte si prova quando si va a pescare, il che spiega gran parte della popolarità di questo sport.

Pos. 3951-52

Bisogna trovarsi in uno stato d’animo particolare per accettare una poesia recitata male.

Pos. 4140-41

Quando siete voi a sbagliare, c’è per lo meno il vantaggio che imparate qualcosa.

Pos. 4157-59

Lo Zen ha da dire qualcosa sulla noia. La sua pratica principale dello «star semplicemente seduti» dev’essere l’attività più noiosa del mondo — tranne forse quella pratica indù di farsi seppellire vivi. Tuttavia, al centro di tutta questa noia c’è proprio ciò che il buddhismo Zen cerca di insegnare.

Pos. 4283-84

questo stile di vita alla vaffanculo

Pos. 4414-17

La Qualità non è una sostanza, e non è nemmeno un metodo. È esterna ad entrambi. Se si costruisce una casa usando il metodo del filo a piombo e della livella, è perché una parete diritta ha meno probabilità di crollare e pertanto ha una Qualità più elevata di una inclinata. La Qualità non è il metodo. È il fine verso cui il metodo volge.

Pos. 4432-33

‘tecnico’, parola con la quale Fedro indicava un autore così immerso nella propria materia da aver perso la capacità di comunicare con chi ne fosse al di fuori.

Pos. 4634-35

Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto.

Pos. 4662-69

La retorica può essere divisa da una parte in dimostrazioni e argomenti particolari, dall’altra in dimostrazioni generali. Le dimostrazioni particolari possono essere divise a loro volta in metodi dimostrativi e tipi di dimostrazione. I metodi dimostrativi sono le dimostrazioni artificiali e le dimostrazioni non artificiali. Delle dimostrazioni artificiali fanno parte le dimostrazioni etiche, quelle emotive e quelle logiche. Tra le dimostrazioni etiche vi sono la saggezza pratica, la virtù e la buona volontà. I metodi particolari che utilizzano le dimostrazioni artificiali di tipo etico implicanti la buona volontà richiedono la conoscenza delle emozioni; Aristotele, per coloro che le avessero dimenticate, ne fornisce l’elenco. Sono la collera, l’odio (a sua volta divisibile in disprezzo, rancore e insolenza), la tenerezza, l’amore ovvero l’amicizia, il timore, la fiducia, la vergogna, l’impudenza, l’indulgenza, la benevolenza, la pietà, la giusta indignazione, l’invidia e l’emulazione.

Pos. 4674-75

Aristotele pensava davvero che i suoi studenti sarebbero stati retori migliori dopo aver imparato quella sequela di nomi e di relazioni?

Pos. 4676-79

Secondo Fedro, Aristotele era spaventosamente soddisfatto della sua piccola mania di dare un nome e una classificazione a ogni cosa. Vedeva in lui il prototipo dell’insegnante tronfio e ignorante che per secoli, con questo ottuso rituale analitico, con questo cieco, vacuo ed eterno dare nomi alle cose, ha ucciso lo spirito creativo dei suoi allievi.

Pos. 4702-3

Il professore ha commesso un errore. Ha sprecato la sua autorità disciplinare con uno studente innocente, mentre Fedro, il colpevole, il nemico, è ancora fuori tiro.

Pos. 4713-16

Sembra che il professore sappia benissimo che cosa è successo. Il lampo malevolo si è trasformato in un lampo di paura; gli sembra di aver capito che a tempo debito, date le circostanze, potrà capitargli di subire il trattamento che ha inflitto, senza nessuna simpatia da parte di coloro che ha di fronte. Ha perduto ogni diritto alla cortesia.

Pos. 4743-44

Probabilmente, pensò Fedro, lo svilimento della dialettica da parte di Aristotele poteva far infuriare un moderno seguace di Platone proprio quanto doveva aver fatto infuriare Platone stesso.

Pos. 4784-85

Socrate non usa la dialettica per comprendere la retorica, ma per distruggerla, o per lo meno per screditarla. Le sue domande, quindi, non sono vere domande, sono solo tranelli verbali.

Pos. 4787-88

Socrate ha dimostrato a Gorgia che tanto la retorica quanto l’arte culinaria sono branche dell’arte della ruffianeria, in quanto ambedue fanno più appello alle emozioni che alla vera conoscenza.

Pos. 4863-64

La Qualità che crea il mondo emerge come rapporto tra l’uomo e la sua esperienza.

Pos. 4912-14

Fedro è affascinato anche dal concetto di «dovere nei confronti di se stessi», che è la traduzione pressoché esatta del termine sanscrito dharma, e che, a volte, è descritto come l’«uno» degli indù. È possibile che il dharma degli indù e la «virtù» degli antichi greci siano identici?

Pos. 4990

Guardava Fedro con una faccia femminilmente indispettita

Pos. 5037

L’Uno indù dev’essere identico all’Uno greco, altrimenti sarebbero due.

Pos. 5075-77

Ora è muto. Non riesce a trovare nulla da dire. Il silenzio che all’inizio della lezione lo aveva fatto apparire come un dominatore ora lo sta distruggendo. Non capisce da che parte sia arrivato il colpo. Non si è mai trovato di fronte un sofista vivo. Solo quelli morti.

Pos. 5102

Non sarebbe contento se la sua tesi li avesse entusiasmati. L’ostilità è il suo vero elemento.

Pos. 5103-4

La Chiesa della Ragione, come tutte le istituzioni del sistema, non è basata sulla forza del singolo quanto sulla sua debolezza. Solo agli incapaci si può insegnare bene. Gli altri sono sempre una minaccia.

Pos. 5107-8

Per le pecore la Qualità è quello che dice il pastore, e se una notte, col vento che infuria, ne lasci una oltre il limite dei boschi lei si spaventerà a morte e belerà e belerà finché non arriverà il pastore, o il lupo.

Pos. 5134-38

Se la città fosse tutta mattoni e cemento, pure forme di sostanza, potrebbe sopravvivere: sono quei piccoli, patetici tentativi di Qualità che uccidono. Il falso caminetto di gesso che attende di ospitare fiamme che non possono esistere. Oppure la siepe davanti al palazzone, con dietro pochi metri quadrati d’erba. Pochi metri quadrati d’erba, dopo il Montana. Se non avessero messo né la siepe né l’erba, sarebbe andato benissimo. Così, invece, è un richiamare l’attenzione su ciò che si è perduto.

Pos. 5184-86

La stanza è un residuo dello squallore degli anni Trenta, sordida, abborracciata da qualcuno che di falegnameria non sapeva nulla, ma è asciutta, riscaldata e ha due letti; tanto basta. Ci sediamo davanti alla stufa e di lì a poco il freddo e l’umidità ci escono dalle ossa.

Pos. 5240-41

Ecco cosa sono, sono un eretico che ha ritrattato; agli occhi di tutti ho salvato la mia anima. Agli occhi di tutti, ma non ai miei; in cuor mio so bene di aver salvato solo la pelle.

Pos. 5255-56

Domande su domande, senza mai vedere, senza mai capire che le domande non avranno mai fine.

Pos. 5388-89

nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che è accaduto dal giorno in cui, dopo 121 risposte negative, un editore solitario mi offrì un anticipo di 3.000 dollari.

Pos. 5397

Mi era sembrato, semplicemente, che ci fosse più qualità nello scrivere questo libro che nel non scriverlo.

Pos. 5400-5401

I libri portatori di cultura portano la cultura come un mulo porta la sua soma.

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta: giudizio finale

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta è un ottimo libro capace di trattare un sacco di argomenti (per me) interessanti: le – come da titolo – motociclette, la montagna, il lavorare con passione a quello che si ama, il tutto condito dall’onnipresente tema del viaggio.
Libro molto affascinante anche per la varietà dei livelli da cui narra l’autore: con il pretesto del viaggio attraverso gli USA in motocicletta dell’autore stesso in compagnia del figlio e (per la prima metà) di una coppia di amici, è capace di saltare dalla descrizione di un merlo spaventato dalla moto a una lunga disquisizione filosofica (che rappresenterà l’abbozzo del sistema filosofico che Pirsig svilupperà nella Metafisica della Qualità).

A tratti pesante ma sempre molto appagante.

3 Commenti

  1. fabrizio

    Sintesi efficace di un libro di quantità /qualità, inafferrabile icona dei problemi identitari dell ‘uomo moderno occidentale

    Rispondi
    • Ryo

      Vero, hai colto nel segno 🙂

      Rispondi
  2. Alba

    Uno dei libri più intensi che ho letto.Commuove , insegna, stupisce per la
    sua profondità. È tra i 10 libri che porto sempre con me.

    Rispondi

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