Sull’editing è sorta tempo fa un’accesa discussione. Si voleva definire quali fossero le operazioni necessarie per considerare editing il lavoro compiuto su un testo, ovvero definire quali siano gli aspetti di cui una casa editrice deve farsi carico nell’ambito della revisione di un’opera letteraria.

Io un’idea nel tempo me la sono fatta e ce l’ho ben chiara: ecco nella foto qui sopra, direttamente tratta dal mio immaginario, alcuni redattori impegnati nell’editing di romanzi e racconti di autori esordienti.
Tuttavia, per confrontarmi con altri pareri, ed eventualmente correggere il tiro, ho aperto un sondaggio sull’argomento.

I risultati del sondaggio sull’editing: quali gli aspetti di cui una casa editrice deve farsi carico?

  • Correzione bozza
  • Analisi della forma del testo (editing formale)
  • Uniformazione del testo
  • Strutturazione degli argomenti
  • Verifica delle citazioni e della bibliografia
  • Revisione linguistica
  • Analisi dei contenuti e affinamento dell’espressione
  • Preparazione dei materiali per l’impaginazione (editing grafico)
  • Altro
  • Nessuna fra queste: l’autore deve fornire un testo già pronto per la pubblicazione
[sondaggio chiuso]

Analisi dei risultati

Al sondaggio era possibile rispondere a tutte le opzioni disponibili e anche aggiungerne di nuove (sono stati aggiunti il penultimo e il terzultimo punto), così vediamo che le prime 8 risposte hanno ottenuto da un minimo del 9% a un massimo del 15%, totalizzando complessivamente il 99% dei voti (considero Analisi precisa sulla credibilità e verosimiglianza del contesto ambientale e dei dialoghi facente parte sia di editing formale che di revisione linguistica e analisi dei contenuti).
Non solo: la risposta Nessuna fra queste: l’autore deve fornire un testo già pronto per la pubblicazione non ha ricevuto alcun voto (guardacaso il risultato è una fotografia esatta di quanto dichiarai all’apertura del sondaggio, ovvero – autocit – nella mia risposta al sondaggio io ho selezionato tutte le prime otto opzioni).
Posso quindi affermare senza timore che, secondo questo sondaggio, far passare un testo nel correttore ortografico di Word o di Libre Office non significa fornire un servizio di editing; allo stesso modo la sola analisi sintattica è un editing parziale, ovvero non è editing.

Gli effetti dell’editing

Un buon editing è quello che distingue una buona bozza da un buon romanzo. La correzione della bozza corregge – appunto – la bozza, ma è il lavoro di editing che ci dà qualcosa di pubblicabile.
Questo appare lampante (abbagliante!) leggendo un romanzo autoprodotto senza interventi specialistici, o pubblicato da una casa editrice incapace: potenziali bei romanzi troncati sul nascere dall’assenza di editing (qua ho recensito Il Giardino delle Anatre e Werewolf, pubblicati da editori che non hanno fatto il minimo editing sullo scritto).
Da questo non si creda che i libri pubblicati da case editrici di rilievo siano esenti da imperizia: probabilmente abbiamo tutti lo scaffale pieno di esempi di infodump e altri inconvenienti non meno gravi.
Questo mi dispiace sempre molto per almeno tre motivi:

  1. Ho impiegato il mio prezioso tempo nel leggere un testo incompleto, un po’ come se mangiassi una torta cruda.
  2. Ho speso i miei pochi soldi in qualcosa che non mi ha soddisfatto: la torta cruda non è buona.
  3. Ho il rimpianto di non aver ottenuto quello che poteva essere facilmente perseguito: avevo proprio voglia di quella torta, non potevano tenerla in forno altri dieci minuti?

Da cui poi ne conseguono automaticamente altri minori, quali rabbia, sfiducia, non-comprerò-mai-più-nulla-da-questi, scrivo-una-recensione-incazzata e così via.

Che fare?

Editing

L’unica cosa che posso suggerire è quella di informarsi, massima che vale grossomodo per qualsiasi cosa… quindi, pur non sembrando un suggerimento di valore, è l’unico che sento di poter fare.
Anzi no, informarsi non basta! Bisogna evolversi: ovvero informare. Far sapere al fornitore che il cliente non è soddisfatto.
Siccome si è arrivati talmente oltre che per gli editori i lettori non sono altro che clienti, noi lettori dovremmo iniziare a considerare le case editrici come nostri fornitori e far valere la nostra posizione senza temere di dare la massima importanza alla nostra soddisfazione, perché si sa: il cliente ha sempre ragione.

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