Uomo più - Frederik Pohl

Uomo più sarà certamente fonte di ottime idee se avete in cantiere un progetto domestico di colonizzazione di Marte.
Ennesimo capitolo dell’epopea fantascientifica sull’esplorazione e la conquista del rosso pianeta bolscevico e traditor, questo romanzo di Frederik Pohl del 1976 rappresenta una svolta nel genere: negli anni in cui Pohl ha scritto Uomo più, l’umanità s’è fatta un’idea abbastanza precisa sul quarto pianeta del sistema solare – le sonde spaziali ce l’hanno mostrato – e romanticismi à la Cronache marziane rappresentano da tempo la narrativa del passato.
Tanto per incominciare buona parte del romanzo tratta la formazione dell’uomo più in preparazione alla colonizzazione, sul quale tutti nutrono grandi aspettative, fra note di scherno ai potenti, grandi drammi interiori e profondo rigore scientifico che gli estimatori della fantascienza hard non potranno che apprezzare (non siamo ai livelli di Incontro con Rama, ma non è certo quello l’obiettivo).
Uomo più - Frederik PohlIl cosiddetto uomo più è il tentativo della scienza di adattare un essere umano alla vita marziana, quello che oggi chiameremmo un cyborg. Roger, il protagonosta, subisce una serie di interventi chirurgici per modificare il suo corpo: per sopravvivere dovrà necessitare di minime quantità di acqua, cibo e ossigeno, i suoi occhi dovranno essere schermati per resistere alle radiazioni solari, e ogni parte superflua dovrà essere rimossa per evitare che possa danneggiarsi; e quando dico ogni parte superflua, intendo dire ogni parte superflua.
In realtà la mutazione fisica sono solo gli effetti speciali, parallelamente a quella avviene una sostanziale mutazione nell’umanità del protagonista che, come nella miglior fantascienza, induce il lettore a una serie di riflessioni etico-filosofiche.

Citazioni da Uomo più

Pos. 4-5

Un singolo essere umano non sembra particolarmente importante, quando al mondo ve ne sono otto miliardi.

Pos. 82-84

Ci aspettavamo molto da Roger Torraway, sebbene non fosse molto diverso dagli altri astronauti: un po’ troppo addestrati, un po’ sottoccupati, molto insoddisfatti della loro attività, ma ancor più decisi a non rinunciarvi, finché c’era ancora una possibilità di ridiventare famosi.

Pos. 105

— Attività amministrative, — disse. Rispondeva sempre così, quando qualcuno gli chiedeva cosa faceva.

Pos. 260-61

Se il luogo in cui Hartnett si trovava non era veramente Marte, gli somigliava abbastanza da ingannare persino un marziano (se mai i marziani erano esistiti)

Pos. 355-60

Percival Lowell rimuginò davanti a un blocco per disegni e poi propose un primo tentativo. Tracciate enormi figure euclidee nel deserto del Sahara, disse. Bordatele di fascine, oppure scavate delle trincee e riempitele di petrolio. E poi, in una notte senza luna, quando Marte è alto nel cielo africano, appiccate il fuoco. Gli occhi marziani, che secondo Lowell dovevano essere incollati ai telescopi marziani, avrebbero visto. I marziani avrebbero riconosciuto i quadrati e i triangoli. Avrebbero compreso che si trattava di un tentativo di comunicare, e grazie alla loro sapienza così antica avrebbero trovato un mezzo per rispondere.

Pos. 388-89

L’uomo non può sopravvivere su Marte. Tuttavia, non può sopravvivere neppure nell’Antartide. Però ci riesce egualmente.

Pos. 443-44

Sarebbero ricorsi ai trapianti degli organi e alla chirurgia plastica per farlo somigliare di nuovo a se stesso: e c’erano scarse probabilità che potesse di nuovo sfruttare la sua vecchia foto sul passaporto.

Pos. 464-65

Il cyborg somigliava troppo a un mostro uscito da un film giapponese dell’orrore perché ella potesse prenderlo sul serio.

Pos. 740-41

Bobby Fischer non era il più simpatico giocatore di scacchi del mondo, era soltanto il migliore.

Pos. 753-56

Tra i vertebrati, la rana è un essere piuttosto stupido e semplice. Ha un cervello, ma non è molto grande né molto complesso. Nel cervello d’una rana non ci sono facoltà in eccesso, perciò non vengono sprecate per le cose superflue. L’evoluzione è sempre imperniata su precisi principi economici. Le rane maschio non scrivono poesie e non si arrovellano per paura che le loro rane femmine siano loro infedeli. E non ci tengono a pensare a cose che non interessino direttamente il mestiere di restar vive.

Pos. 782-83

E quindi, poiché Brad aveva un appuntamento, e anche perché il presidente degli Stati Uniti doveva andare in bagno e due cinesi che si chiamavano Sing e Sun volevano assaggiare la pizza, la storia del mondo cambiò.

Pos. 807-8

Aveva tre ambizioni da soddisfare, in quel viaggio: vedere un film pornografico non censurato, bere una bottiglia di Scotch che venisse dalla Scozia e non dalla provincia popolare di Honshu, e assaggiare una pizza.

Pos. 869-70

Andò tutto bene fino a quando cominciò ad andare molto male.

Pos. 1001-4

Del resto, di solito quando gli astronauti morivano, del loro corpo non restava niente. Se morivano nell’adempimento del loro dovere era molto improbabile che vi fossero autopsie; quelli che si perdevano nello spazio ci restavano, quelli che morivano più vicino alla Terra di solito si trasformavano in gas tra fiamme d’idrogeno e di ossigeno. In ogni caso, non restava nulla da mettere su un tavolo anatomico.

Pos. 1161-63

Mentre la novizia si allontanava, Kayman la guardò con aria da intenditore. L’abitudine di portare calzamaglie aderenti metteva in risalto la sua figura, e Kayman si godette la vaga, antica sensazione di peccato che gli dava. Era un vizio gradevole, come mangiare roast beef di venerdì.

Pos. 1166-67

Quando l’obbligo del celibato era stato soppresso, non era bastato a eliminare il condizionamento ancestrale di duemila anni d’un sacerdozio che aveva finto di non sapere a cosa servisse l’apparato genitale.

Pos. 1288

Sua Stellarità il Generale

Pos. 1598-1600

non era la gelosia a turbarlo. Non era esattamente la gelosia. Era qualcosa d’altro. Non era il maschilismo siciliano o l’indignazione del proprietario che scopre qualcuno a sollazzarsi nel suo fertile giardino. Era che Dorrie doveva voler amare soltanto lui. Poiché Roger voleva amare soltanto lei

Pos. 1669-70

Sostengono che si tratta di ricerche oceanografiche, ma non si adoperano i sommergibili anti-incrociatore per l’oceanografia, almeno nella nostra Marina

Pos. 2086-88

Aveva deciso di portare con sé su Marte il dono del Santo Padre. Sarebbe stato un peccato se fosse andato perduto… beh, lo sarebbe stato anche se fosse andato perduto lui, pensò.

Pos. 2139-40

talvolta Sulie Carpenter somigliava a Dorrie più di Dorrie stessa.

Pos. 2201-2

Nei suoi occhi nuovi non c’erano ghiandole lacrimali, perciò naturalmente non poteva piangere. Gli era negato persino quel conforto.

Pos. 2208-12

La chiamata di Roger l’aveva sconvolta. Non quanto il biglietto con cui Brad le aveva comunicato che non avrebbero più potuto vedersi, non quanto i quarantacinque minuti che il presidente aveva trascorso con lei per farle capire ciò che poteva succedere se si fosse permessa di turbare il suo astronauta prediletto. Certamente non quanto la certezza di essere pedinata, di avere il telefono sotto controllo e la casa sicuramente piena di microfoni nascosti.

Pos. 2290

dall’ufficio pubbliche relazioni (leggasi: censura)

Pos. 2413-15

Qualcosa lo turbava. E quel qualcosa si chiamava Dorrie. Suonare la chitarra era piacevole e rilassante, ma oltre quel piacere v’era una fantasticheria: lui stesso, seduto sul ponte di una barca a vela, insieme a Dorrie e a Brad, si faceva prestare con disinvoltura la chitarra di Brad e li sbalordiva tutti.

Pos. 2464-65

Roger non era molto orgoglioso di frugare l’appartamento come un cornuto medievale, ma non smise fino a quando fu certo che Dorrie era sola.

Pos. 2760-61

Il lungo volo a Marte nell’orbita di Hohnmann richiede sette mesi. Tutti gli altri astronauti, cosmonauti e sinonauti li avevano trovati molto noiosi. Ogni giorno aveva 86.400 secondi da riempire, e c’era molto poco per riempirli.

Pos. 2837-38

New York City passò due settimane senza sommosse, e in alcune delle strade principali venne persino raccolta la spazzatura.

Pos. 2863-64

Non aveva solo questo, da fare. Aveva i nastri di musica da ascoltare, qualche microfiche da leggere, e partite da giocare.

Pos. 2870-71

Poco a poco, Kayman imparò ad apprezzare la bellezza dell’anatomia interna del cyborg: sia quella parte che era opera dell’Uomo, sia quella che era opera di Dio. Ed egli rendeva grazie per entrambe.

Pos. 2887-91

Nella «realtà» dell’opinione scientifica, la vita su Marte era nata e morta una dozzina di volte. Ma anche tale questione non era mai stata veramente risolta. Dipendeva da un problema filosofico. Che cos’era la «vita»? Indicava necessariamente un essere simile a una scimmia o a una quercia? Indicava per forza di cose un essere che scioglieva le sue sostanze nutrienti in una biologia basata sull’acqua, partecipava al ciclo del trasferimento di energia per ossidazione e riduzione, si riproduceva e perciò cresceva dall’ambiente?

Pos. 2896-2900

Kayman non ammetteva che, siccome nessuno era scivolato su una distesa di muschi marziani, questi non esistessero in nessuna parte del pianeta. Su Marte avevano posto piede meno di cento esseri umani. Sommata insieme, l’area delle loro esplorazioni non superava alcune centinaia di miglia quadrate. Su Marte, dove non esistevano oceani, e la superficie della terraferma da esplorare era quindi maggiore di quella della Terra! Era un po’ come pretendere di conoscere la Terra compiendo quattro rapidi viaggi nel Sahara, sulle cime dell’Himalaia, nell’Antartide e sulla calotta polare della Groenlandia

Pos. 2905-6

Si sapeva che l’ossigeno era presente. Non molto, in media, ma le medie non erano importanti. Localmente poteva essercene in abbondanza.

Pos. 3009-10

Quando toccò la superficie, il suono giunse da centosessanta milioni di chilometri, e sembrò quello di alcuni bidoni della spazzatura che cadessero da un tetto.

Pos. 3013-15

padre Kayman cominciò a mormorare le parole tratte dall’ordinale della Messa: — Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te. Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis. E a queste parole abituali aggiunse: — Et in Marte.

Pos. 3037-40

Costruire i rifugi sotterranei e riempirli dell’immensa quantità necessaria di complesse attrezzature elettroniche, generatori, riserve di carburante e così via, era in pratica impossibile. Non avevamo modo di procurarci il danaro. Perciò chiudemmo anche quel centro e dedicammo tutte le risorse di cui potevamo disporre alla colonizzazione extraterrestre.

Pos. 3271-73

Quando la cupola raggiunse l’estensione massima, la pressione era salita a cento millibar. Equivale alla pressione dell’atmosfera terrestre a circa sedici chilometri sul livello del mare. Non è un ambiente in cui un uomo indifeso possa sopravvivere e lavorare molto a lungo: tuttavia, in un ambiente del genere, egli morirà soltanto se qualcosa lo uccide.

Pos. 3605-6

pasta verde agli spinaci con la béchamelle a Sirmione, davanti alle acque luminose e trasparenti del lago di Garda

Pos. 3714-17

Gli esseri umani non sapevano che l’intelligenza delle macchine era capace di autocoscienza, tanto per incominciare. Ci eravamo dati parecchio da fare anche per evitare che lo scoprissero. Finché credevano che i computer non erano altro che utensili, come un piccone o una padella, avrebbero continuato ad affidarci tutti i loro calcoli e le loro informazioni, e avrebbero accettato senza discutere le interpretazioni che fornivamo loro.

Pos. 3742

era anche chiaro che gli esseri umani, ghiandolari, irrazionali, organici, si avvicinavano pericolosamente all’autodistruzione.

Uomo più: giudizio finale

Il romanzo m’è sicuramente piaciuto molto e le riflessioni che introduce sulla natura dell’uomo sono molto profonde. Mi è rimasto un po’ di amaro in bocca perché da Pohl mi aspettavo qualcosa di molto più ironico e dissacrante, come in La porta dell’infinito o ne I mercanti dello spazio, caratteristica che ritenevo suo marchio di fabbrica, mentre Uomo più da questo punto di vista non mi ha colpito molto.
Tuttavia la valutazione insensata finale, al netto di ogni possibile logica, è di non uno, non due, non tre, ma quattro piccoli David Bowie quattro:

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Oh man! Wonder if he’ll ever know
He’s in the best selling show
Is there life on Mars?

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