Anonima Andrea Cabassi

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Pelicula su Rai Radio 1: le citazioni musicali nascoste

Pelicula su Rai Radio 1 le citazioni musicali

La storia di Pelicula è ambientata in un futuro alternativo e, al momento di scegliere la nomenclatura di luoghi, personaggi e altro, ho optato per inventarli di sana pianta attingendo ai nomi dei miei beniamini debitamente taroccati e camuffati.
Ciò mi ha permesso di partecipare al programma radiofonico King Kong in onda nel pomeriggio di Rai Radio 1, presentando una playlist di canzoni collegate a citazioni nascoste in Pelicula.

Questa la registrazione del programma andato in onda martedì 10 febbraio; a seguire il dettaglio delle citazioni.

Yebba Daor

Il primo personaggio-citazione è Yebba Daor, regina autoproclamata delle piratesse del fiume E70. Yebba è una valorosa piratessa, oltre che mistica, resa temibile alle orecchie dei predoni in istanza sulle rive dell’E70 grazie alle sue azioni temerarie.
Cogliere la citazione in questo caso non è difficilissimo, Yebba Daor è infatti la scrittura al contrario di Abbey Road.
Abbey Road è stato il mio primo CD dei Beatles, di quando i CD li si ascoltava davvero fino a consumarli e che, piaccia o no, qualcosa dentro lo lasciavano in maniera indelebile.
Scegliere un pezzo da Abbey Road però sarebbe banale, e inoltre ammazzarebbe la playlist (se non si fosse capito i Beatles li ADORO in maiuscolo), ma essendo anche il nome dei celebri studi di registrazione usati dai fabfour mi prendo la libertà di scegliere un altro pezzo beatlesiano; ecco il titolo del primo pezzo della playlist: Hey Bulldog (che probabilmente è il loro brano più sottovalutato).

La madre della piccola Matilda

Per passare alla seconda citazione leggiamo un breve stralcio dal capitolo 28:

[…] era riuscita ad afferrare la carrozzella con la piccola Matilda prima che si rovesciasse. La madre aveva assistito a tutta la scena con le lacrime congelate […]

Prima di tutto voglio assicurarvi che alla piccola Matilda non è capitato nulla di male; comunque l’oggetto della seconda citazione non è la piccina ma è sua madre: Matilda Mother è anche il titolo di un pezzo psichedelicissimo targato Pink Floyd composto da Syd Barrett (Wondering and dreaming/the words have different meanings). Venero i Pink Floyd almeno quanto i Beatles.

Wistroge Munpete

Citazione numero tre, un super trivia per gli amanti del rock con la W maiuscola: il nome del personaggio Wistroge Munpete (funzionario dell’ufficio per la censura della XXV circoscrizione, si occupa della gestione della censura da Pelicula agli agenti speciali di polizia dell’intera città… insomma un vero cattivone!) è scomponibile in quattro parti, ognuna corrispondente al nome di uno dei componenti del gruppo The Who:

  • Wist- → John Entwistle
  • -roge → Roger Daltrey
  • Mun- → Keith Moon
  • -pete → Pete Townshend

(Se credete che questa sia tosta guardate un po’ la prossima!)
Degli Who entra in playlist il brano 1921 tratto dal loro capolavoro Tommy.
Premessa: fino a qualche anno fa, quando ancora strumenti come Internet, gli mp3 e la ruota erano pressoché sconosciuti, l’unico modo per conoscere musica nuova (attenzione: con nuova intendo anche classici che radio o TV non passavano più da anni e che quindi mi ero perso) era il passaparola; gli Who li ho conosciuti proprio grazie a una VHS (VADE RETRO!) consumatissima del film di Woodstock dove la performance più sconvolgente era proprio un brano estratto da Tommy degli Who.
Immaginatevi cosa possa essere successo nell’eterna lotta fra le forze del bene e del male, del giorno e della notte, dello Yin e dello Yang… che nella mia cerchia di amicizie musicali erano rappresentati da Led Zeppelin e Deep Purple, con vere e proprie tifoserie schierate (decidete pure voi chi sia lo Yin e chi lo Yang): gli Who hanno improvvisamente rappresentato l’elemento di rottura che tutto ha rimesso in discussione.

Bela Batrane

Altro stralcio, dal capitolo 11 questa volta:

Nel taxi Indra gridava, stava letteralmente percuotendo Bela a colpi di urla. Bela, il maggiore dei fratelli Batrane, alla guida cercava di andare il più veloce possibile, coniugando la linea retta agli ostacoli che trovava sul tragitto.

Come da copione, il nome di Bela Batrane nasconde più di quel che sembra. Parliamo un po’ di vampiri, quelli veri che gelano il sangue però, non i vampiri moderni che sberluccicano e bevono succo di pomodoro:

  • Il nome Bela è un riferimento a Bela Lugosi, storico interprete del conte Dracula nei film horror anni 30.
  • Il cognome Batrane è una parola rumena (la lingua della terra di Dracula) che significa uomo vecchio.
  • Uomo vecchio in inglese diventa old man che – guarda un po’ – richiama il buon Gary Oldman, che nel film Dracula di Bram Stoker interpreta nientepopodimeno che… il conte Dracula.

Tutto questo per dire che nel mio romanzo di vampiri non ce n’è, ma sono un estimatore del romanzo Dracula e della canzone Bela Lugosi’s Dead, dei Bauhaus, che diventa istantaneamente il quarto pezzo della mia playist.

Where did you sleep last night

La quinta citazione in realtà non è una citazione dal mio romanzo ma di un mio racconto breve, scritto prendendo un brano della tradizione folk americana risalente alla fine del diciannovesimo secolo e provando a metterlo in prosa.
Il brano, conosciuto con vari titoli fra cui Black Girl, Black Gal o In the Pines, è stato reso celebre dai Nirvana grazie a una loro celebre rivisitazione nell’Unplugged di MTV con il titolo Where Did You Sleep Last Night, che è anche il titolo del mio racconto e infine quinto pezzo della playlist.
Where Did You Sleep Last Night fa parte di quell’insieme di canzoni che chiamo Bad Loop Song (qui alcune e qui altre), ovvero quelle canzoni che – a volte – capita ascolti a ripetizione senza mai cambiarle per tutto il giorno: metto in ciclo continuo una singola canzone e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Voi a casa non provateci.

Where did you sleep last night nel Market

Il racconto Where did you sleep last night è entrato a far parte del catalogo on line del Market. Questa una breve presentazione:

Where did you sleep last night

Clicca l'immagine per acquistare l'eBook

Where did you sleep last night segue la trama narrata dall’omonima canzone, resa famosa negli anni da molti musicisti, ultimi i Nirvana. La storia ha origine da una vecchia ballata popolare americana, rivisitata in un racconto musicale sviluppando un testo onirico e tragico.
Il protagonista sta correndo nella foresta, forse in fuga, fra i pini e una storia finita male. Là dove il sole non splende mai, tantomeno nei ricordi, uno spirito benigno sembra proteggere la sua donna sciagurata, soprattutto da se stessa.

L’eBook di Where did you sleep last night è disponibile sia in versione ePub che mobi.

L’intervista integrale per Mushroom’s

Risultati sondaggio: ecco quale racconto diventerà il prossimo eBook

Il 30 novembre, esattamente un mese fa, aprii questo sondaggio:

Presto il racconto Il ladro queste cose le sa sarà disponibile al download in formato digitale. Quale racconto dovrà essere il prossimo a diventare un eBook?

Ebbene, oggi abbiamo i risultati!

This poll is closed! Poll activity:
Start date 20-11-2012 00:00:01
End date 30-12-2012 23:59:59
Poll Results:
Presto il racconto "Il ladro queste cose le sa" sarà disponibile al download in formato digitale. Quale racconto dovrà essere il prossimo a diventare un eBook?

Fortunatamente Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani è risultato il racconto vincitore, altrimenti un titolo così lungo non ci sarebbe stato in una barra con meno voti! Abbiamo dunque un vincitore… e due secondi classificati: Sonialuce e Where did you sleep last night hanno infatti ricevuto lo stesso numero di voti; ottiene Sonialuce il secondo posto solo perché ho trovato l’immagine di un podio già fatta con il numero 2 colorato di giallo.

Mi raccomando: tenete d’occhio il Market e arrivederci a gennaio con l’eBook de Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani!

Quale il prossimo eBook: sondaggio

Matilde… recensito da Gargaros

Alcuni giorni fa lessi una recensione scritta da Gargaros, già “mio” curatore per un’antologia al cui progetto presi parte, di Matilde danza sulla riva.
Vuoi per la sua completezza, vuoi per la sua analisi, vuoi perché non sono del tutto d’accordo con quello che sostiene, ho deciso di pubblicarla anche in questo spazio.
La recensione faceva più o meno così:

Le produzioni amatoriali spesso e volentieri offrono materiale poco interessante, se non addirittura ridicolo. Questo libretto ha per sottotitolo un improponibile “Racconti magici in the sky”; leggendolo, e sapendo che si tratta appunto di una autopubblicazione, non è possibile impedirsi di sospettare una qualità tutt’altro che degna della raccolta. Invece dopo aver letto i primi testi mi sono dovuto ricredere.

Il sottotitolo non può che far riferimento a uno sperimentalismo sì dilettantesco, ma non privo di una sua bellezza e, in ogni caso, di una sua intelligenza, ossia una capacità di capire dove è lecito spingersi e dove no per non risultare antiestetici. Perché il titolo si collega a questo sperimentalismo non meno degli stili presenti nei racconti.

Ogni racconto è un universo di possibilità a sé, ogni testo offre un tentativo di andare oltre la banalità espressiva e descrittiva; ma attenzione, l’estetica non è minata da questo tentativo perché, fortunatamente, ogni racconto offre una propria continuità stilistica interna. In altre parole, va bene sperimentare, ma è meglio farlo diluendo i tentativi su più testi, lasciando però gli stili invariati; perché fare altrimenti avrebbe rotto la bontà estetica dei singoli racconti. Non abbiamo il racconto che parte aulico e viene poi abbruttito da una prosa a tratti moderna, giovanilistica e niente affatto armoniosa, tanto per fare un esempio di ipotetico inestetismo stilistico. È in questo mantenersi entro parametri espressivi precisi, con lo scopo di esplorarne le possibilità, che va vista quella capacità (o intelligenza, come suggerivo) di giudizio e buon gusto.

Giudicare i racconti per la sostanza narrativa che offrono, per i fatti che raccontano cioè, passa quasi in secondo piano perché il fulcro del libro, oserei dire il motivo per cui ogni testo è nato (ma presumo che l’autore potrebbe smentirmi), è quello di vedere fino a dove è possibile usare la parola e in che modi fantasiosi è possibile costruire una frase, un paragrafo, un capitolo. Un plauso speciale all’autore quindi, se si considera che, facendo una statistica senza basi (ma plausibile lo stesso, temo), almeno il 99,5% dei dilettanti usa soluzioni espressive scolastiche e banali. Ovvio che qui non tutto è perfetto, in particolare qualche frase risulta poco chiara o non armoniosa, qualche passaggio di punto di vista confuso, ma sono minutaglie che non rovinano la bontà del lavoro, lo sforzo creativo che prepara la penna a opere future migliori e più notevoli.

I racconti proposti sono di generi fantastici, tranne il primo, Un [Il – NdR] ladro queste cose le sa, che si mantiene entro fatti e ambienti realistici; salvo l’ultima frase, [… il super spoiler l’ho eliminato! – NdR] scritta quasi come epitaffio, che ammanta la storia di una certa valenza fiabesca.

Si continua con Sonialuce che, con Matilda danza sulla riva (poco più avanti), è di difficile collocazione tematica, è sfuggente persino allo sforzo di dargli un senso (o forse l’incapacità è solo mia). Posso dire questi due testi poesie in prosa, racconti surreali e onirici, ma non so se farei centro.

Where did you sleep last night è invece un piccolo giallo, ritmato dai versi di una canzone e sapientemente portato alla conclusione, anche se il finale lascia quel retrogusto amaro che si avverte quando ci si trova di fronte un racconto non perfettamente compiuto. Infatti qui scopriamo tutto, chi ha ucciso e perché, ma la storia sembra rimanere in sospeso, sembra mancare di una conclusione vera e propria, risolutiva.

Il colpo perfetto è una storiella surreale e visionaria che ci parla della Perfezione. Testo di sapore vagamente “twilightiano” [spero nel senso di “Ai confini della realtà”! – NdR], è quello che maggiormente indica come l’autore sia alla ricerca di soluzioni nuove e inedite, mischiando fatti reali ad altri inventati, intervallando i paragrafi con diciture strambe come “Primo Pezzetto”, “Secondo Pezzetto” ecc., inserendo avvisi anacronistici che sconsigliano il lettore dal credere veri fatti e personaggi, o portando il lettore dalla viva voce di una segreteria telefonica nel vivo di una partita di pallone amatoriale senza interruzione. Il risultato estetico finale non può che spiazzare perché siamo di fronte a un testo decisamente sopra le righe, anzi fuori.

Si prosegue con Secondo piano Mafessoni, stupefacente perché narrato in prima persona da un accendino usa e getta! Il testo non manca di qualche riflessione sociale, certo formulata dal narratore stesso (il che è quanto dire!), diverte, ed è scritto bene. Peccato solo che la trama si conclude, come nel giallo di pocanzi, in un modo non perfetto, non incisivo. Un altro difettuccio del testo è che l’accendino si lasci fin troppo scopertamente andare agli apprezzamenti per una donna, il che lo umanizza eccessivamente e palesa un difetto nella capacità d’immaginare dell’autore.

Segue Un grande stupore, che ormai considero un piccolo capolavoro. È un racconto frizzante, solare, leggero, e curato, molto bello. Per queste qualità si lascia leggere in un lampo, pur essendo il testo più lungo della raccolta (conta cinquanta pagine precise). La particolarità della storia sono i molti finali, fra cui qualcuno divertente, qualcuno toccante (e per incisività e misura l’ho trovato molto sincero e sentito), qualcuno soprannaturale, o comico… Al lettore la scelta di decidere quale sia quello che più lo convince. Ogni finale è legatissimo ai fatti narrati.

Il suicidio della ragazza dai [bei – NdR] capelli castani, che chiude la raccolta, è invece una gustosa fiaba moderna, davvero impeccabile e bella.

In conclusione un libretto da gustare, ma che ci lascia anche pregustare quello che verrà in futuro. Azzeccate anche le illustrazioni interne, prese con gusto dalla gran varietà d’immagini che offre la Rete.

Black Girl

La canzone Where Did You Sleep Last Night, conosciuta anche come Black Girl, Black Gal o In the Pines, è un brano della tradizione folk americana risalente alla fine del diciannovesimo secolo.
L’autore è ignoto ma negli anni ’40 è stata presentata da Leadbelly e successivamente da Bill Monroe, i quali contribuirono a diffondere il brano fra un pubblico sempre maggiore.
Ecco un elenco non esaustivo dei numerosi interpreti di questa canzone nel corso degli anni: Peg Leg Howell (1929), Leadbelly (anni ’40), Nathan Abshire (anni ’40 e ’50), Bill Monroe (1941), Peter Seeger (anni ’50, e ’60), The Louvin Brothers (1956), Kossoy Sisters (1959), Dave Van Ronk (1959), Doc Watson (anni ’60), Bob Dylan (1961), Joan Baez (1961), The New Christy Minstrels (1961), The Four Pennies (1964), The Pleazers (1964), Clifford Jordan (1965), The Grateful Dead (1966), The Osborne Brothers (1966), Tiny Tim (1966), Norma Tanega (1967), John Phillips (1969), Link Wray (1973), Gene Clark (1977), Charlie Feathers (1980), Blood on the Saddle (1986), Mark Lanegan (1989), Hole (1991), Cown (1992), Nirvana (1993), Dolly Parton (1994), Alexander Veljanov (2001), Odetta (2001), Josh White (2002), Dee Dee Ramone & Youth Gone Mad (2002), R. Crumb (2003), Ralph Stanley & Jimmy Martin (2005), Smog (2005), Susheela Raman (2007). Inoltre, senza riferimento all’anno, ci sono anche Pete Seeger, Chet Atkins, Connie Francis, Roscoe Holcomb, Jackson C. Frank e Long John Baldry.

Tuttavia, le versioni più famose sono quelle di Bill Monroe, Leadbelly e Nirvana (quest’ultima la citai anche in un’altra occasione); fornisco immantinente documentazione multimediale:



Questo per introdurre il mio racconto Where did you sleep last night, scritto nell’ormai lontano febbraio 2007 e tornato recentemente sulla cresta dell’onda per essere stato incluso nella raccolta Matilde danza sulla riva.
Mi hanno fatto notare che nei miei articoli non v’è traccia di questo racconto e quindi mi sento in dovere di parlarne almeno un po’.
In una recente intervista mi è stato chiesto a quale dei racconti di Matilde fossi più affezionato, riporto integralmente la mia risposta:

Da buon padre dei miei racconti, sono più affettuoso con quello maggiormente sottovalutato. Where did you sleep last night segue la trama narrata dall’omonima canzone, resa famosa negli anni da molti musicisti, ultimi i Nirvana. La storia ha origine da una vecchia ballata popolare americana e io l’ho rivisitata in un “racconto musicale” sviluppando un testo onirico e tragico.
Il protagonista sta correndo nella foresta, forse in fuga, fra i pini e una storia finita male. Là dove il sole non splende mai, tantomeno nei ricordi, uno spirito benigno sembra proteggere la sua donna sciagurata, soprattutto da se stessa.

Eh sì, perché sembra sia quasi d’obbligo che i miei lavori migliori, quelli che secondo me lo sono, siano quelli che poi passano in sordina, sottovalutati a favore di racconti più semplici e immediati… quelli con gli effetti speciali.
Where did you sleep last night è un racconto atipico, misterioso, nasce da una canzone e ne ha le caratteristiche, aspetta soltanto di essere letto appena poco di più di quello che sembra.

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