Anonima Andrea Cabassi

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Il ladro queste cose le sa nel Market

Il secondo racconto incluso nel catalogo digitale del Market è Il ladro queste cose le sa.

Il ladro queste cose le sa apre la raccolta Matilde danza sulla riva, e le statistiche svelano che si tratta del racconto che più volte in assoluto è stato proposto alle serate di reading, considerando quelli di tutti gli autori partecipanti a tutte le serate.
Questa un breve presentazione:

Il ladro queste cose le sa

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Un giovanotto è eroe spavaldo d’una favola metropolitana in autobus. Riuscirà a giocare bene le sue carte e salvare se stesso dalla principessa?
Finale artificialmente edulcorato.

L’eBook de Il ladro queste cose le sa è disponibile sia in versione ePub che mobi.

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Matilde… recensito da Gargaros

Alcuni giorni fa lessi una recensione scritta da Gargaros, già “mio” curatore per un’antologia al cui progetto presi parte, di Matilde danza sulla riva.
Vuoi per la sua completezza, vuoi per la sua analisi, vuoi perché non sono del tutto d’accordo con quello che sostiene, ho deciso di pubblicarla anche in questo spazio.
La recensione faceva più o meno così:

Le produzioni amatoriali spesso e volentieri offrono materiale poco interessante, se non addirittura ridicolo. Questo libretto ha per sottotitolo un improponibile “Racconti magici in the sky”; leggendolo, e sapendo che si tratta appunto di una autopubblicazione, non è possibile impedirsi di sospettare una qualità tutt’altro che degna della raccolta. Invece dopo aver letto i primi testi mi sono dovuto ricredere.

Il sottotitolo non può che far riferimento a uno sperimentalismo sì dilettantesco, ma non privo di una sua bellezza e, in ogni caso, di una sua intelligenza, ossia una capacità di capire dove è lecito spingersi e dove no per non risultare antiestetici. Perché il titolo si collega a questo sperimentalismo non meno degli stili presenti nei racconti.

Ogni racconto è un universo di possibilità a sé, ogni testo offre un tentativo di andare oltre la banalità espressiva e descrittiva; ma attenzione, l’estetica non è minata da questo tentativo perché, fortunatamente, ogni racconto offre una propria continuità stilistica interna. In altre parole, va bene sperimentare, ma è meglio farlo diluendo i tentativi su più testi, lasciando però gli stili invariati; perché fare altrimenti avrebbe rotto la bontà estetica dei singoli racconti. Non abbiamo il racconto che parte aulico e viene poi abbruttito da una prosa a tratti moderna, giovanilistica e niente affatto armoniosa, tanto per fare un esempio di ipotetico inestetismo stilistico. È in questo mantenersi entro parametri espressivi precisi, con lo scopo di esplorarne le possibilità, che va vista quella capacità (o intelligenza, come suggerivo) di giudizio e buon gusto.

Giudicare i racconti per la sostanza narrativa che offrono, per i fatti che raccontano cioè, passa quasi in secondo piano perché il fulcro del libro, oserei dire il motivo per cui ogni testo è nato (ma presumo che l’autore potrebbe smentirmi), è quello di vedere fino a dove è possibile usare la parola e in che modi fantasiosi è possibile costruire una frase, un paragrafo, un capitolo. Un plauso speciale all’autore quindi, se si considera che, facendo una statistica senza basi (ma plausibile lo stesso, temo), almeno il 99,5% dei dilettanti usa soluzioni espressive scolastiche e banali. Ovvio che qui non tutto è perfetto, in particolare qualche frase risulta poco chiara o non armoniosa, qualche passaggio di punto di vista confuso, ma sono minutaglie che non rovinano la bontà del lavoro, lo sforzo creativo che prepara la penna a opere future migliori e più notevoli.

I racconti proposti sono di generi fantastici, tranne il primo, Un [Il – NdR] ladro queste cose le sa, che si mantiene entro fatti e ambienti realistici; salvo l’ultima frase, [… il super spoiler l’ho eliminato! – NdR] scritta quasi come epitaffio, che ammanta la storia di una certa valenza fiabesca.

Si continua con Sonialuce che, con Matilda danza sulla riva (poco più avanti), è di difficile collocazione tematica, è sfuggente persino allo sforzo di dargli un senso (o forse l’incapacità è solo mia). Posso dire questi due testi poesie in prosa, racconti surreali e onirici, ma non so se farei centro.

Where did you sleep last night è invece un piccolo giallo, ritmato dai versi di una canzone e sapientemente portato alla conclusione, anche se il finale lascia quel retrogusto amaro che si avverte quando ci si trova di fronte un racconto non perfettamente compiuto. Infatti qui scopriamo tutto, chi ha ucciso e perché, ma la storia sembra rimanere in sospeso, sembra mancare di una conclusione vera e propria, risolutiva.

Il colpo perfetto è una storiella surreale e visionaria che ci parla della Perfezione. Testo di sapore vagamente “twilightiano” [spero nel senso di “Ai confini della realtà”! – NdR], è quello che maggiormente indica come l’autore sia alla ricerca di soluzioni nuove e inedite, mischiando fatti reali ad altri inventati, intervallando i paragrafi con diciture strambe come “Primo Pezzetto”, “Secondo Pezzetto” ecc., inserendo avvisi anacronistici che sconsigliano il lettore dal credere veri fatti e personaggi, o portando il lettore dalla viva voce di una segreteria telefonica nel vivo di una partita di pallone amatoriale senza interruzione. Il risultato estetico finale non può che spiazzare perché siamo di fronte a un testo decisamente sopra le righe, anzi fuori.

Si prosegue con Secondo piano Mafessoni, stupefacente perché narrato in prima persona da un accendino usa e getta! Il testo non manca di qualche riflessione sociale, certo formulata dal narratore stesso (il che è quanto dire!), diverte, ed è scritto bene. Peccato solo che la trama si conclude, come nel giallo di pocanzi, in un modo non perfetto, non incisivo. Un altro difettuccio del testo è che l’accendino si lasci fin troppo scopertamente andare agli apprezzamenti per una donna, il che lo umanizza eccessivamente e palesa un difetto nella capacità d’immaginare dell’autore.

Segue Un grande stupore, che ormai considero un piccolo capolavoro. È un racconto frizzante, solare, leggero, e curato, molto bello. Per queste qualità si lascia leggere in un lampo, pur essendo il testo più lungo della raccolta (conta cinquanta pagine precise). La particolarità della storia sono i molti finali, fra cui qualcuno divertente, qualcuno toccante (e per incisività e misura l’ho trovato molto sincero e sentito), qualcuno soprannaturale, o comico… Al lettore la scelta di decidere quale sia quello che più lo convince. Ogni finale è legatissimo ai fatti narrati.

Il suicidio della ragazza dai [bei – NdR] capelli castani, che chiude la raccolta, è invece una gustosa fiaba moderna, davvero impeccabile e bella.

In conclusione un libretto da gustare, ma che ci lascia anche pregustare quello che verrà in futuro. Azzeccate anche le illustrazioni interne, prese con gusto dalla gran varietà d’immagini che offre la Rete.

reading @ Hotel Araba Fenice

reading @ libreriaCaffè Bookstop

L’appropriatore indebito queste cose le sa: porno poesia

Credo di non aver ancora trattato in modo esaustivo quello che io chiamo porno poesia.
Si tratta di poesie scritte con uno scopo… l’arte non ha uno scopo, è genuina, non è creata con un fine. Può avere degli utilizzi, certo, ma si tratta per lo più di effetti collaterali, coincidenze.

Porno poesia

Le porno poesie sono scritte con l’unico scopo di compiacere il lettore. Come si fa? Facilissimo! Basta scriverle simili ad altre collaudate.
Porno PoesiaPerché sprecare tempo a provare cose nuove quando sono secoli che amore rima benissimo con cuore?
I temi, poi, sono ancora più consolidati: l’amore per una donna, quanto gli occhi/seni/curve_generiche/mani di una donna siano meravigliosamente simili a elementi naturali quali mare, cielo, distese di fiori_generici, stelle… in diretta dal dolce tredicesimo secolo. Da non sottovalutare: Dio, la bontà, il perbenismo… comunque questo discorso l’ho già fatto in questo post: ne parlavo in relazione ai concorsi letterari, ed è proprio lì che voglio finire anche ora.

Porno concorso

Che cosa sarà successo? Ma facile: dovendo far partecipare a un concorso un mio racconto, ho voluto provare a fare la ruffianata: ho modificato alcune parti in modo da renderlo ipocritamente heavy politically correct.
Ecco dunque la soluzione al gioco trova le dieci piccole differenze alle due versioni de Il ladro queste cose le sa:

  • Tanto per cominciare “la filo” è troppo informale, giovanile, meglio la modifica in un più cauto “l’autobus“.
  • Segue “si sporse a destra e a sinistra, ma nulla, nonostante le estensioni delle vertebre cervicali della tecnica delle onde concentriche.” che diventa un più semplice, familiare e rassicurante “si sporse a destra e a sinistra, ma nulla.“, è preferibile non menzionare queste tecniche arcane, certamente di origine diabolica: potrebbero corrompere le menti pure dei lettori.
  • Anche la successiva è una frase tagliata: l’ambigua “poté vederla in viso, e lo fece molto bene. E anche non solo in viso…” è purificata in “poté vederla in viso, e lo fece molto bene.“: allusioni sessuali così esplicite sono bandite, non c’è nemmeno da dirlo!
  • La rettifica successiva è l’asportazione di un pezzo di quasi ottanta parole, dove si parlava degli abitanti dello stomaco del protagonista che vedono arrivare i boli, una metafora fin troppo equivocabile con la possessione demoniaca, meglio evitare, gli esorcisti non li fanno più come una volta!
  • Segue un “risoluto ma non cretino.” migliorato in “risoluto ma non fesso.“, perché le cose belle sono sempre sterluccicanti, col fiocco, ma soprattutto fruibili per tutti. Compresi i più piccini. È un dovere mondare i nostri racconti da parole così forti. Va fatto!
  • La mia preferita: “Abdul“, in qualche caso chiamato “Abù“, personaggio totalmente privo di rilevanza nella storia, è ribattezzato con il nome di “Giovanni“, il cui diminutivo “Giò” riesce perfino a mantenere l’accento sull’ultima. Il nuovo nome, di origine più apostolica, è sicuramente più rassicurante e adatto alle famiglie. Viene da chiedersi quale bisogno ci sia di introdurre queste stramberie esotiche, in fondo ognuno sta bene a casa propria, no?
  • La prima di due piccolezze: “la tipa col giaccone” cambiato nel più raffinato “la ragazza col giaccone“. Non c’è motivo di essere ulteriormente rozzi: questo mondo, dove le tradizioni sono corrotte da giovinastri maleducati, lo è abbastanza di suo!
  • Secondo piccolo ritocco: “Quale anello, vecchio?” è davvero troppo libertino, quello straniero sciagurato come si permette di apostrofare in questa maniera un uomo di razza bianca dalla pelle bianca? Gli è stato concesso un “Quale anello, amico?“, ma solo perché il personaggio parlante, nella versione migliorata, è stato battezzato (vedi sesta modifica).
  • La frase “Lo afferrò dalla parte del manico e rigirò la lama a suo favore” sembra addirittura scritta in modo da risultare volutamente equivoca. La variazione è stata d’obbligo: “Afferrò la situazione dalla parte del manico e rigirò la lama a suo favore“.
  • L’ultima, fra le più notevoli: “ogni risorsa messagli a disposizione da Madre Natura” è diventata “ogni risorsa messagli a disposizione dal Cielo“. Sebbene Madre Natura non sia propriamente un dio pagano o qualche altra forma di divinità eretica, è stato meglio evitare ogni possibile fraintendimento.

Bene. Ora che ho raccontato come ho stuprato il mio racconto, non resta che aspettare l’esito del concorso. Ovviamente, essendo stato organizzato da un gruppo di vecchi riccastri, i tempi sono lunghissimi e il premio cospicuo e in denaro. Se avrò la disgrazia (morale, non economica!) di vincere qualcosa proclamerò il discorso di ringraziamento ruttando.

— Porno Ryo