Anonima Andrea Cabassi

Scrivo più veloce di quanto pensi

Category: Fumetti (page 1 of 2)

Sogni di bambini (Domu) di Katsuhiro Ōtomo

Ronin, la graphic novel cyber samurai statunitenso-nipponica di Frank Miller

Sherlock Time

Sherlock Time è una graphic novel argentina, scritta e disegnata da Hector Oesterheld e Alberto Breccia, prima di una serie di collaborazioni artistiche. La pubblicazione è iniziate il 5 dicembre del 1958 sulla rivista Hora Cero Extra! e è terminata nel settembre dell’anno successivo, passando anche sulla rivista Hora Cero Semanal. In totale undici episodi, per lo più molto brevi, alcuni in formato verticale (quelli usciti sulla prima rivista), altri in formato orizzontale (quelli sulla seconda).

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Saulne presenta: Non costa niente

Saulne - Non costa niente - CoverNon costa niente del francese Saulne (nome d’arte di Sylvain Limousi) è una graphic novel del 2011 proposta in italiano ad aprile 2013 da Coconino Press (garanzia per un volume di pregio di opere di caratura internazionale) e ha atteso in libreria fino al giorno del mio compleanno, data in cui il volume ha trovato rifugio fra i miei scaffali.

Con questo comunicato Coconino presentava l’opera di Saulne:

Vivere con 60 centesimi e un solo pasto al giorno. Privarsi di tutto, non chiedere nulla a nessuno e scoprire a poco a poco tra i grattacieli scintillanti di Shanghai l’altra faccia della Cina.

La storia si apre con Pierre, il nostro superficiale protagonista, turista in Cina: a Shanghai per la precisione. Siamo nel 2008 e la città è in subbuglio per i preparativi della XXIX Olimpiade, che si svolgerà a Pechino e, in parte, anche in altre città tra cui Shanghai. In attesa di ricevere una cospicua eredità, Pierre si dà alla bella vita con i suoi amici europei.

Saulne - Non costa niente - Shanghai

Saulne - Non costa niente - Facebook - YouTubeInteressante il rapporto dei personaggi con la tecnologia: Saulne - Non costa niente - eMailnella vignetta in basso il protagonista comunica con la famiglia tramite eMail e nella vignetta di destra Saulne mostra quanto Facebook e YouTube non siano più roba per smanettoni, ma risorse alla portata di chiunque.

Saulne - Non costa niente - PrezziLe cose iniziano a farsi interessanti quando, come abbiamo letto nell’eMail, le finanze di Pierre iniziano a scarseggiare e lui è costretto a razionare quanto gli resta. Quello che prima gli sembrava economico improvvisamente diventa inaccessibile, e tutti gli svaghi che gli riempivano la giornata gli incomnciano ad apparire prima troppo costosi, poi stupidi, inutili e anche offensivi. Ecco che tutte le attenzioni del protagonista si concentrano sul cibo: in breve capisce che si tratta dell’unica cosa di cui ha bisogno veramente e per cui è disposto a spendere. Questo lo porta ad allontanarsi dagli amici che, dopo un iniziale tentativo di aiutarlo – anche economicamente – a uscire dalla sua crisi, dopo continui rifiuti si fanno sempre meno presenti. Man mano Pierre va a fondo in questa situazione, meno i colori sono presenti nelle tavole.

Saulne - Non costa niente - DoloreSi parte con tavole ricche di colori, poi questi colori iniziano a essere meno vivaci fino ad arrivare a vignette in bianco, nero e sfumature di grigio. Al contrario, all’inizio la vita di Pierre è vuota e superficiale, e il suo nuovo stile di vita lo porta ad apprezzare cose che prima non conosceva o cui non dava peso.

Saulne - Non costa niente - Soldi

Saulne - Non costa niente - CiboAltro interessante effetto grafico adottato da Saulne è quello di colorare – in queste tavole non colorate – solo le cose che Pierre considera importanti, ovvero solamente il cibo.

Questa graphic novel di Saulne mi è piaciuta nonostante il tratto non rispecchi i miei gusti; mi sono perfino ritrovato in alcune situazioni dello squattrinato protagonista (lui però non lo sapeva quanto calmi la fame bersi una caraffa d’acqua dopo l’altra!). La Shanghai presentata come supermetropoli di stampo occidentale, con i suoi sfarzi e la sua decadenza, contribuisce a dar valore a un’ambientazione che all’inizio poteva sembrare banale e, probabilmente, se state focalizzando l’immagine di anziani signori che si abbuffano di riso mangiando da scodelle di legno con strane bacchette, leggendo questo lavoro di Saulne sarete piacevolmente sorpresi.

Rohan al Louvre, Hirohiko Araki

Da mesi ormai avevo nello scaffale il volume Rohan al Louvre di Hirohiko Araki, e ancora non lo avevo nemmeno sfogliato. Qualche sera fa l’ho preso fra le mani per spostarlo, e così gli ho dato un’occhiatina, che poi è diventata un’occhiata, poi addirittura un occhio intero e, prima che potessi reagire, lo avevo letto tutto.

Rohan al Louvre

Rohan al Louvre è edito da Hikari, il marchio di 001 Edizioni dedicato ai manga, ed è composto da 128 pagine formato 17,5 x 25 cm. Prezzo: € 10. So che possono sembrare molti per un volume in brossura, ma le pagine sono ben più grandi dei comuni volumi sottiletta, in più è interamente a colori e la carta è molto buona. Unica pecca è forse rappresentata dalla copertina: troppo poco rigida secondo me.

Lo stile di Rohan al Louvre

Se è vero che la storia di Rohan al Louvre è sottotono rispetto ad altri lavori di Araki, l’opportunità di un volume interamente a colori ha permesso al maestro di esprimere la sua genialità con altri mezzi: nella prima immagine in alto vediamo per esempio come riesca a mettere in risalto un personaggio rispetto al resto della scena, semplicemente scolorando ciò che lo circonda: vediamo infatti come Rohan sia messo in secondo piano da Nanase in un momento particolarmente carico di tensione.
In un’immagine più in basso vediamo invece le solite pose arakiane super dinoccolate assunte in totale scioltezza, quando forse giusto un fachiro potrebbe permetterselo!
Un’ultima nota sull’adattamento italiano: sempre in quell’immagine potete vedere come le onomatopee non siano state coperte e ridisegnate, ma abbiano riportato accanto (quasi sempre fuori dalla vignetta) la traduzione in italiano. Un applauso a Hikari per questa scelta che permette al lettore di godere dei disegni originali dell’autore (nei manga le onomatopee sono parte integrante del disegno, e l’operazione di sovrascrittura spesso genera pasticci).

Le Bizzarre Avventure di Jojo

Rohan al Louvre - Heaven's DoorOra però facciamo un passo indietro. Non tutti sanno che Rohan al Louvre è uno spin-off di un altro lavoro di Araki: Le Bizzarre Avventure di Jojo (per la precisione è uno spin-off della quarta serie). All’inizio del volume viene sommariamente spiegato che Rohan ha un particolare potere ma, chi conosce Le Bizzarre Avventure di Jojo, sa bene che quello è lo stand di Rohan: Heaven’s Door.
Uno stand è una sorta di alter ego al servizio del suo portatore, con poteri e caratteristiche del tutto peculiari. Heaven’s Door, per esempio, ha la capacità di leggere negli uomini la traccia di tutti gli eventi che questi hanno vissuto fin dalla nascita, come fossero libri aperti, con la possibilità di riscriverli e modificarli.
Il nome Heaven’s Door è una citazione dalla canzone Knocking on Heaven’s Door di Bob Dylan.

Rohan Kishibe

Nella storia, Rohan è un famoso autore di fumetti giapponese. Classe 1979, è divenuto famoso grazie al suo Pink Dark Boy, un manga suspance horror. I suoi fumetti vengono pubblicati a Taiwan e in Italia, ma non sono mai stati tradotti in inglese.
Ha scelto di fare il fumettista perché non gli piace stare a contatto con la gente.

Rohan al Louvre - Rohan Kishibe

Ecco alcune frasi pronunciate da Rohan ne Le Bizzarre Avventure di Jojo, che lo caratterizzano e lo rappresentano alla perfezione:

Sai cosa adoro di più al mondo? Dire di no a chi si sente onnipotente

È la realtà che conta! La realtà è l’energia che iniette vita nella storia… è la realtà che fa lo spettacolo, è sbagliato credere che siano la creatività e l’immaginazione a fare un fumetto… solo disegnando le cose che si sono viste e sperimentate e gli eventi che ci hanno colpito, si può creare un prodotto interessante! Conoscere l’essenza delle cose è fondamentale per un disegnatore di fumetti!

Le citazioni in Rohan al Louvre

Rohan al Louvre - Memento

Quello di arricchire le storie con tutta una serie di citazioni del mondo della musica, del cinema o della moda è un altro marchio di fabbrica del maestro Araki, anche se in Rohan al Louvre mi sembra sia stato abbastanza parco.
Ora vi mostrerò le citazioni che ho individuato leggendo Rohan al Louvre, oltre a quella del nome del suo stand, che però ha origine da Le Bizzarre Avventure di Jojo (come del resto il nome dello stesso Rohan, che è stato preso in prestito da uno dei figli dell’altro Bob: Bob Marley, il quale è anche marito di Lauryn Hill).

Rohan al Louvre - Momo Design

La prima riguarda la scena in cui Rohan, privo della memoria, segue le indicazioni che con Heaven’s Door si era precedentemente scritto sulla mano, proprio come fa Leonard in Memento (film di Christopher Nolan del 2000, con Guy Pearce e Carrie-Anne Moss), costretto a tatuarsi parti del corpo per conservare i propri ricordi.

Rohan al Louvre - Google Chrome su Windows XPLa seconda è invece un piccolo dettaglio, e non sono nemmeno troppo sicuro della sua bontà: sulla gomma di Rohan compare la scritta Momo, e lo leggiamo quando questa è vicina ad altri suoi strumenti da disegno. Che sia un riferimento al celebre marchio italiano Momo Design di accessori di (appunto) design? Sinceramente non saprei, ma mi piace pensare di essere stato così bravo nell’aver individuato una citazione tanto nascosta da sembrare inventata. Da me.
Sempre in tema di citazioni improbabili, ve ne segnalo una mancata: un personaggio che lavora al Louvre di Parigi si chiama Gauche (sinistra), ma il Louvre è situato sulla rive droite (riva destra). Ecchissenefrega? Evvabbè, io cieò provato!
Come ultimo avvistamento, che però non considererei una citazione vera e propria, vi segnalo che Rohan sembri usare Google Chrome su Windows XP. Il tema giallo che gli vediamo usare è una caratteristica da non sottovalutare. Vediamo perché!

Araki e i colori di Rohan al Louvre

Rohan al Louvre - Morio Cho BiancoCome dicevo all’inizio, in Rohan al Louvre l’autore ha parecchio giocato con i colori e, durante la lettura, è possibile individuare sei distinte ambientazioni caratterizzate da altrettanti colori.
La storia è raccontata dallo stesso Rohan e, quando questa è ambientata nel tempo presente (cioè nel 2006: succede all’inizio della storia e durante un intermezzo), il colore dominante è il bianco.

Rohan al Louvre - Locanda Giallo
L’inizio della narrazione di Rohan è ambientata nella locanda della nonna (nel 1996) e qui il colore dominante è il giallo, ecco il perché del giallo nel browser che Rohan usa per ricercare il museo del Louvre di Parigi in Internet

Rohan al Louvre - Nizaemon Yamamura LavandaIl breve racconto nel racconto di Nanase, a proposito del pigmento nero usato dal pittore Nizaemon Yamamura per il dipinto maledetto, è invece caratterizzato dal color lavanda.
Rohan al Louvre - Parigi Rosa

La parte ambientata a Parigi è caratterizzata dal colore rosa; credetemi anche se ho scelto una vignetta con molto azzurro, ma in questa si poteva vedere sia il rosa, che la posa super plastica che un’onomatopea per tutta la larghezza dello sfondo.

Rohan al Louvre - Magazzino Z-13 AzzurroRohan al Louvre - Quadro Maledetto Nero

Sempre in quel di Parigi, ma nei piani sotterranei del Louvre in direzione del magazzino Z-13, le pagine sono caratterizzate dal colore grigio-azzurro (immagine in alto), mentre nel finale, quando finalmente è chiarito il mistero del dipinto maledetto, è il nero che condisce l’alternarsi delle vignette (immagine a sinistra).

Non vi ho convinti? Proviamo a dare un’occhiata alle pagine del volumetto da fuori:Rohan al Louvre - Colori pagine

Rohan al Louvre: conclusioni

La storia di Rohan al Louvre non è nulla di eccezionale per chi ha già conosciuto Araki con Le Bizzarre Avventure di Jojo, comunque e godibilissima. L’estro e la genialità che contraddistinguono i lavori di Araki con Rohan al Louvre si manifestano in altro modo: nell’uso dei colori per focalizzare l’attenzione, come già detto all’inizio, e in questa scelta di caratterizzare le varie ambientazioni con colori predominanti differenti.
Pregevole il lavoro svolto per l’edizione italiana (a proposito: ringrazio la redazione di Hikari per avermi concesso l’uso delle immagini tratte dal fumetto), veramente di livello superiore a quello cui ero abituato e a quello che mi sarei aspettato nelle mie più rosee aspettative.

Prima di concludere, un suggerimento: se questo articolo – o la lettura di Rohan al Louvre – vi stuzzicasse la curiosità di approfondire l’opera di Araki, il sito definitivo su Le Bizzarre Avventure di Jojo e il maestro Hirohiko Araki è Jojo X Serie, magari fateci un giro.

PS: un paio di giorni fa abbiamo affrontato il decennale dell’ultimo saluto all’amico Waterblu, grandissimo fan dei lavori di Araki. Sono sicuro che Rohan al Louvre gli sarebbe piaciuto: serio, come diceva lui.

Hora!

Il Nao di Brown – Glyn Dillon

Ushio e Tora

Ushio e ToraNel mese di gennaio del 1997, trovai fra gli scaffali del mio negozio di fiducia il primo numero della serie a fumetti Ushio e Tora dello sconosciuto autore Kazuhiro Fujita. Letto sempre più svogliatamente, finito, lo adagiai mestamente nella mia libreria convinto d’aver speso inutilmente la bellezza di 3300 lire.

Poi scoprii la verità.

Sapevo che la casa editrice che lo stava pubblicando, la Star Comics, ne aveva ottenuto i diritti dopo il fallimento di Granata Press. Per quest’ultima erano già usciti tredici numeri (+1), però la redazione della Star Comics, i cosiddetti Kappa Boys (che a forza di merdate, come quella che sto raccontando ora, sono stati ribattezzati dai vecchi del settore Kakka Boys), pensò bene di riprendere il fumetto dal punto in cui si era interrotto, cioè dal capitolo XVII: Nebbia assassina. Tredici volumi riassunti in quattro pagine striminzite dal titolo Tutto iniziò così… e via come niente fosse.
Per colpa dei Kakka Boys ho rischiato di perdere uno dei più grandi fumetti mai scritti.
Era autunno 1998, quasi due anni dopo, quando MR (che da lì a poco non avrei più rivisto, ma ancora lo ringrazio di tutto cuore) mi regalò un pacco di volumi Granata Press di Ushio e Tora (ah, la pronuncia esatta è Ushìo!). Stavo quasi per dirgli di no, perché conoscevo il fumetto e non mi piaceva, ma dato che se non li avessi accettati li avrebbe dati a SZ (che era uno stronzetto figliodipapà e mi stava antipatico), li presi lo stesso.

Fu allora che scoprii la verità.

Il fumetto era bellissimo: una storia originale, esotica, avvincente, ricca di riferimenti alla cultura giapponese, al suo folklore, alle sue leggende, coadiuvate da un tratto unico e straordinario, tanto da ricordare quel Devilman di Go Nagai che ha costretto tutti a cambiare il modo di concepire il fumetto. Un tratto sporco, ma mai confuso. Un eroe dal cuore puro, Ushio, con un compagno mostro, Tora, sottomesso questo al potere della potentissima lancia della bestia, che per cinque secoli lo ha sigillato in un tempio buddista, e che ora è nelle mani di questo umano che chiamano Ushio, che prima o poi intende mangiare per liberarsi.
Molti personaggi accompagneranno i due costretti compagni nella storia: monaci guerrieri, mostri, assassini, spiriti, semplici umani, del presente e del passato.
Il fumetto può essere diviso in due grandi saghe: il viaggio di U&T verso il nord del Giappone per scoprire la verità sulla madre di Ushio, e la battaglia contro il più potente mostro mai esistito: la Maschera Bianca.
Delle due la mia preferita è la prima, ci sono meno grandi intenti, e la dose di crudeltà è molto maggiore… poi sembra che i mostri si rammolliscano, quasi, per paura della Maschera Bianca, il mostro nato per godere della sofferenza degli umani e sterminare gli altri mostri, che ritiene siano inutili.

La serie è composta dai tredici volumi Granata Press (luglio 1994 – luglio 1995), più il quattordicesimo (agosto 1995), introvabile, ma i cui episodi sono stati riproposti da Star Comics. Sempre Star Comics, successivamente, ha pubblicato trentatré volumi con il resto della serie regolare (gennaio 1997 – settembre 1999), seguiti da un numero speciale con alcuni episodi autoconclusivi ambientati prima dell’ultimo episodio (ottobre 1999). Conscia dell’emerita sciocchezza fatta, Star Comics ha provveduto a ristampare i volumi iniziali in sette numeri a periodicità scriteriata (maggio, agosto, novembre 2000, marzo, luglio, novembre 2001, marzo 2002).

La storia è molto bella, e non commetterò l’errore già commesso dai quattro mentekatti di prima, provando a riassumervela. Né l’autore né l’opera sono molto famosi, ma se solo posso dirvi di fidarvi di me, cercate di leggere questo fumetto!

Io ti vieto!
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