Anonima Andrea Cabassi

Scrivo più veloce di quanto pensi

Il giro del mondo in ottanta giorni, di Jules Verne (citazioni)

Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne è un altro tassello al puzzle dei libri di cui so vita-morte-&-miracoli pur non avendoli mai letti, che però adesso ho letto. E mi è piaciuto.

Il giro del mondo in ottanta giorni: quarta di copertina

Phileas Fogg, gentiluomo inglese assai flemmatico, scommette con i soci del suo club che riuscirà a compiere il giro del mondo in ottanta giorni. Parte seguito dal suo fedelissimo servo Jean detto Passepartout. Gli è però alle calcagna un poliziotto che si affanna a seguirlo nelle tappe dell’eccezionale itinerario perché Fogg è sospettato di un grosso furto perpetrato in una banca inglese. Questo è l’avvio del romanzo che Verne pubblicò nel 1873 e che costituisce da più di un secolo uno dei più duraturi successi in tutte le lingue. È una storia sospesa di continuo tra avventura e ironia, dove i colpi di scena si susseguono a un ritmo irresistibile.

Citazioni da Il giro del mondo in ottanta giorni

Pos. 308

Non si attribuivano a Phileas Fogg né donne, né bambini – cosa che può capitare anche a persone oneste – né parenti, né amici, il che è più raro, in verità.

Pos. 330

«Voi siete francese e vi chiamate John?», gli domandò Phileas Fogg. «Jean, se non dispiace al signore», rispose il nuovo venuto, «Jean Passepartout, un soprannome che mi è rimasto e che giustifica la mia naturale attitudine a cavarmi d’impaccio.

Pos. 372

Se gli scultori dell’antichità conoscevano diciotto maniere di accomodare la capigliatura di Minerva, Passepartout non ne conosceva che una per sistemare la sua: tre colpi di pettine fitto ed era pettinato. Dire se il carattere espansivo di questo giovane si sarebbe accordato con quello di Phileas Fogg, era ciò che la prudenza più elementare non permetteva.

Pos. 385

Questa casa pulita, ben messa, severa, puritana, perfettamente organizzata per il servizio, gli piacque. Gli fece l’effetto di un bel guscio di lumaca, ma di un guscio ben rischiarato e riscaldato a gas, perché l’idrogeno carburato bastava a tutti i bisogni di luce e di calore. Passepartout trovò senza difficoltà, al secondo piano, la camera che gli era destinata. Gli piacque: campanelli elettrici e tubi acustici la mettevano in comunicazione con l’appartamento al pianterreno: sul caminetto, una pendola elettrica corrispondeva con la pendola della camera di Phileas Fogg, e i due apparecchi battevano nello stesso istante il medesimo secondo. «Questo mi va, questo mi va», si disse Passepartout.

Pos. 407

Phileas Fogg aveva lasciato la casa di Saville Row alle undici e mezza e, dopo aver messo cinquecentosettantacinque volte il piede destro davanti al sinistro e cinquecentosettantasei volte il piede sinistro davanti al destro, arrivò al Reform Club

Pos. 435

Bisogna notare qui – il che rende il fatto più spiegabile – che il meraviglioso istituto della Banca d’Inghilterra sembrava preoccuparsi immensamente della dignità del suo pubblico. Niente guardie, niente grate! L’oro, l’argento, i biglietti erano liberamente esposti, per così dire, alla mercé del primo venuto. Era disdicevole sospettare dell’onorabilità anche di un semplice passante. Uno dei meravigliosi osservatori delle usanze inglesi racconta persino questo: in una delle sale della Banca in cui si trovava un giorno, ebbe la curiosità di vedere da vicino un lingotto d’oro dal peso di sette o otto libbre, che era esposto sul banco del cassiere; prese questo lingotto, lo esaminò, lo passò a un suo vicino, questi a un altro, così che il lingotto finì in fondo a un corridoio buio e ritornò al suo posto soltanto dopo mezz’ora, senza che il cassiere avesse nemmeno alzato la testa.

Pos. 456

«Io sostengo», disse Andrew Stuart, «che le probabilità sono in favore del ladro, il quale, senza dubbio, è un uomo abile». «Andiamo, dunque!», rispose Ralph, «Non vi è più un solo paese nel quale possa rifugiarsi». «Per esempio?!» «Dove volete che vada?» «Non ne so nulla», replicò Andrew Stuart, «ma, dopo tutto, la terra è abbastanza vasta». «Lo era una volta…», disse a mezza voce Phileas Fogg. Poi aggiunse presentando le carte a Thomas Flanadicendo: «Come, una volta! La terra è forse rimpicciolita?» «Senza dubbio», rispose Gauthier gan: «A voi, tagliare, signore». La discussione fu sospesa durante la partita ma presto Andrew Stuart la riprese, Ralph. «Io sono dell’avviso di Mr. Fogg. La terra è rimpicciolita, perché ora la si percorre dieci volte più in fretta di cento anni fa. Nel caso di cui ci occupiamo, questo renderà le ricerche molto più rapide». «E renderà più facile anche la fuga del ladro!». «A voi giocare, Mr. Stuart!», disse Phileas Fogg. Ma l’incredulo Stuart non era convinto e, terminata la partita: «Bisogna confessare, Mr. Ralph», riprese, «che voi avete trovato un modo simpatico di dire che la terra è rimpicciolita, poiché, siccome ora se ne fa il giro in tre mesi…». «In ottanta giorni solo», disse Phileas Fogg. «Infatti, signori», aggiunse John Sullivan, «ottanta giorni da quando il tratto tra Rothal e Allahabad è stato aperto sul “Great-Indian-Peninsular-Railway”. Ecco il calcolo fatto dal «Morning Chronicle»: Da Londra a Suez per il Moncenisio e Brindisi, ferrovia e piroscafo …… 7 giorni Da Suez a Bombay –piroscafo …… 13 giorni Da Bombay a Calcutta –ferrovia …… 3 giorni Da Calcutta a Hong Kong (Cina) –piroscafo …… 13 giorni Da Hong Kong a Yokohama (Giappone) –piroscafo …… 6 giorni Da Yokohama a San Francisco –piroscafo …… 2 giorni Da San Francisco a New York –ferrovia …… 7 giorni Da New York a Londra –piroscafo e ferrovia ……. 9 giorni Totale 80 giorni «Sì, ottanta giorni!», gridò Andrew Stuart, tagliando per distrazione con una carta importante, «ma non compreso il cattivo tempo, i venti contrari, i naufragi, i deragliamenti e via di seguito». «Tutto compreso», replicò Phileas Fogg, continuando a giocare, perché questa volta la discussione non rispettava più il whist.

Pos. 495

«Quando io dico: scommetto», rispose Andrew Stuart, «è sempre una cosa seria».

Pos. 498

«Ventimila sterline!», gridò John Sullivan. «Ventimila sterline che un ritardo imprevisto vi può far perdere!». «L’imprevisto non esiste», rispose semplicemente Phileas Fogg.

Pos. 500

«Un minimo ben impiegato basta a tutto».

Pos. 502

«Un buon inglese non scherza mai, quando si tratta di una cosa tanto seria come una scommessa», rispose Phileas Fogg.

Pos. 514

Suonarono le sette. Venne offerto a Mr. Fogg di sospendere il whist, affinché egli potesse prepararsi alla partenza. «Io sono sempre pronto!», rispose questo impassibile gentleman e, dando le carte, «Scopre quadri», disse. «Sta a voi giocare, Mr. Stuart».

Pos. 557

«Signori», disse, «io parto, e i diversi timbri apposti nel passaporto vi permetteranno, al mio ritorno, di controllare il mio itinerario». «Oh, Mr. Fogg», rispose Gauthier Ralph, «è inutile; noi ci rimetteremo al vostro onore di gentiluomo».

Pos. 565

un vero grido di disperazione. «Che avete?», domandò Mr. Fogg. «È… che… nella fretta… nella confusione… ho dimenticato…». «Che cosa?» «Di spegnere il lume a gas in camera mia!». «Ebbene, giovanotto», rispose freddamente Mr. Fogg, «brucerà a vostre spese!».

Pos. 649

«Signor console», rispose dogmaticamente l’ispettore di polizia, «i grandi ladri sembrano sempre gente onesta. Comprendete bene che coloro i quali hanno un aspetto da bricconi, non hanno che una cosa da fare: quella di vivere onestamente, altrimenti si farebbero arrestare subito. Sono soprattutto le fisionomie oneste che bisogna squadrare; lavoro difficile, ne convengo, e che non è più un mestiere, ma un’arte».

Pos. 723

Quel giorno, mercoledì 9 ottobre, segnò il suo arrivo a Suez che, concordando con l’arrivo regolamentare, lo metteva in perfetto orario. Poi si fece servire la colazione nella sua cabina. Quanto a visitare la città, non ci pensava nemmeno, appartenendo a quella razza di inglesi che fanno visitare dal loro domestico i paesi che attraversano.

Pos. 887

«Signore», gli domandò, guardandolo fissamente, «questo è coniglio?» «Sì, eccellenza», rispose sfrontatamente l’originale; «coniglio della giungla». «E questo coniglio, non ha miagolato, quando lo avete ucciso?» «Miagolato!… Oh, eccellenza! Un coniglio! Io vi giuro…». «Signore», riprese freddamente Fogg; «non giurate e ricordate questo: una volta, nell’India, i gatti venivano considerati animali sacri. Erano tempi buoni quelli!». «Per i gatti, eccellenza!?» «Forse anche per i viaggiatori!».

Pos. 1005

«Come! Non è ancora terminata?» «No, c’è ancora da costruire il tronco, di una cinquantina di miglia, che va da qui ad Allahabad, dove la strada ferrata riprende». «I giornali hanno annunciato l’apertura completa della linea!». «Che volete, generale! I giornali si sono sbagliati».

Pos. 1154

«Se noi salvassimo quella donna?», disse. «Salvare quella donna, Mr. Fogg!…». «Sono ancora in vantaggio di dodici ore; posso dedicarle a questo». «Ma guarda!… Siete dunque un uomo di cuore!?», disse sir Francis Cromarty. «Qualche volta», rispose semplicemente Phileas Fogg; «quando ne ho il tempo».

Pos. 1260

Fogg gli aveva detto: «Bene!», il che, nella bocca di questo signore, equivaleva a un’alta approvazione.

Pos. 1323

Le leggende braminiche affermano che questa città sorge sull’area dell’antica Casi, la quale era prima sospesa nello spazio, tra lo zenith e il nadir, come la tomba di Maometto. Ma in quest’epoca più realistica, Benares, l’Atene dell’India, al dire degli orientali, riposava molto prosaicamente sul suolo

Pos. 1382

«Caro Mr. Oysterpuf, come volete che un giudice possa emanare una giusta sentenza, con la parrucca di un cancelliere?».

Pos. 1553

Bande di scimmie all’erta, capaci di ogni sorta di smorfie, non mancavano nei boschi; e forse non mancavano nemmeno le tigri nelle giungle. A chi si meravigliasse come in un’isola così relativamente piccola, questi carnivori non siano ancora stati distrutti fino all’ultimo, si potrebbe rispondere che essi vengono dalla Malacca, traversando lo stretto a nuoto.

Pos. 1605

Con grande stupore di Passepartout, la grazia di Mrs. Aouda non agiva affatto, e le perturbazioni, se pure esistevano, sarebbero state più difficili da calcolare di quelle di Urano, che hanno portato alla scoperta di Nettuno.

Pos. 1637

Passepartout voleva assolutamente sapere quanto tempo sarebbe durata la tempesta. Lo mandavano, allora, al barometro, che non si decideva a salire. Passepartout lo scuoteva, ma né le sue scosse, né le ingiurie che rivolgeva all’irresponsabile strumento servivano a nulla.

Pos. 1714

Una trentina di consumatori occupavano nella grande sala piccoli tavoli di giunco intrecciato. Alcuni vuotavano grandi bicchieri di birra inglese, altri coppe di liquori molto forti: gin, o brandy; inoltre, la maggior parte di essi fumava lunghe pipe di terra rossa, riempite con palline di oppio mescolate a essenza di rose. Poi, di tanto in tanto, qualche fumatore snervato scivolava sotto il tavolo e i ragazzi della taverna, prendendolo per i piedi e per la testa, lo portavano sul letto da campo. Una ventina di questi ubriachi giacevano così, uno accanto all’altro, ridotti all’ultimo grado di abbrutimento.

Pos. 1951

Per tutta la giornata, l’imbarcazione filò verso nord, trasportata da mostruose ondate. Venti volte corse il rischio di essere investita da una di quelle enormi montagne d’acqua che le si drizzavano dietro, ma un colpo maestro di barra, dato dal pilota, sempre impedì la catastrofe. I passeggeri venivano spesso ricoperti dagli spruzzi del mare, che ricevevano filosoficamente. Fix, senza dubbio, imprecava, ma l’intrepida Aouda, gli occhi fissi sul suo compagno, di cui non poteva che ammirare il sangue freddo, si mostrava degna di lui e, a lui vicino, sfidava la tempesta. Quanto a Phileas Fogg, sembrava che questo tifone facesse parte del suo programma.

Pos. 1985

alle sette era ancora a tre miglia!… Una formidabile bestemmia sfuggì dalle labbra del pilota… Il premio di duecento sterline, evidentemente, gli sfumava.

Pos. 2039

Durante la traversata mangiò, e bevve in modo indescrivibile. Mangiò per il suo padrone, per Mrs. Aouda e per se stesso. Mangiò come se il Giappone, dove doveva approdare, fosse stato un paese privo di qualunque commestibile.

Pos. 2062

nel Giappone, la professione del soldato è altrettanto stimata, quanto è disprezzata in Cina.

Pos. 2106

L’abito che porto indosso, non potrò più certo rivenderlo per un altro ancor più giapponese;

Pos. 2135

«Giusto! Ebbene, se io non vi assumo come domestico, posso assumervi come pagliaccio. Voi capite bene, mio caro; in Francia si esibiscono buffoni stranieri e all’estero buffoni francesi». «Ah!».«Siete forte, inoltre?» «Soprattutto quando mi alzo da tavola».

Pos. 2224

«Ah! quel briccone che mi raccontava tante storie sui meridiani, sul sole, sulla luna! Se si desse ascolto a lui e ai suoi simili, si fabbricherebbero davvero dei buoni orologi!… Ero ben sicuro che un giorno o l’altro, il sole si sarebbe deciso a regolarsi sull’orologio mio!…». Passepartout non sapeva questo: che se il quadrante del suo orologio fosse stato diviso in ventiquattro ore, come quello degli orologi italiani, non avrebbe avuto nessun motivo di rallegrarsi, perché avrebbe capito che le sfere del suo orologio segnavano le nove del mattino, mentre quelle del cronometro di bordo segnavano le nove della sera,

Pos. 2243

Passepartout gli saltò alla gola senza nessuna spiegazione e, con gran piacere di alcuni americani che parteggiarono subito per lui, somministrò al disgraziato ispettore una superba scarica di pugni, che dimostrò la forte superiorità della boxe francese su quella inglese.

Pos. 2362

Per tutta la lunghezza del treno, i vagoni comunicavano tra loro mediante passerelle e i viaggiatori potevano così circolare da un’estremità all’altra del convoglio, che metteva a loro disPos. carrozzesalone, carrozzeterrazza, carrozzeristorante e carrozzebar. Non mancava che la carrozzateatro, ma di certo un giorno ci sarà anche quella.

Pos. 2394

Questi ruminanti, questi buffalo come impropriamente li chiamano gli americani, incedevano con il loro passo tranquillo, mandando, qualche volta, formidabili muggiti. Avevano il corpo più grande di quello dei tori di Europa, le gambe e la coda corte, il dorso sporgente, che formava una gobba muscolare, le corna divaricate alla base, la testa, il collo e le spalle ricoperti da una criniera a lunghi peli. Inutile pensare di poterli fermare, perché quando i bisonti hanno preso una direzione, niente può modificare il loro cammino. È un torrente di carne viva, che nessuna diga saprebbe contenere.

Pos. 2412

Il disco del sole, ingrandito dalle nebbie, sembrava un’enorme moneta d’oro e Passepartout era intento a calcolarne il valore in sterline, quando venne distratto dall’apparizione di un personaggio abbastanza strano.

Pos. 2473

Passepartout guardava, non senza un certo spavento, queste mormoni incaricate di fare, in tante, la felicità di un solo uomo. Nel suo buonsenso, compiangeva più di tutti il marito.

Pos. 2485

Allorché il mormone riprese fiato, Passepartout osò domandargli, educatamente, quante mogli aveva per sé solo. Dal modo in cui stava fuggendo supponeva ne avesse una ventina. «Una, signore…», rispose il mormone, alzando le braccia al cielo. «Una; ed è abbastanza!…».

Pos. 2593

La locomotiva fischiò rumorosamente, il macchinista retrocesse il treno per quasi un miglio, indietreggiando come fa un saltatore quando vuol prendere lo slancio. Poi, dopo un secondo fischio, la marcia in avanti ricominciò e accelerò sempre più, finché, ben presto, la velocità diventò spaventosa; i pistoni battevano venti colpi al secondo e gli assi delle ruote fumavano nelle loro scatole di grasso. Si sentiva, per così dire, che il treno tutto intero, filando con una rapidità di cento miglia all’ora, non pesava più sulle rotaie; la velocità divorava la pesantezza.

Pos. 2654

I due avversari e i loro testimoni, passando da un vagone all’altro, preceduti dal capotreno, si recarono nella parte posteriore del convoglio. L’ultimo vagone era occupato soltanto da una decina di viaggiatori. Il capotreno li pregò di lasciar libero, per qualche minuto, il loro posto ai due signori, che avevano una questione d’onore da regolare. I viaggiatori, lieti di poter usare una gentilezza a due gentlemen, si ritirarono sulla passerella.

Pos. 2976

Passepartout provò una strana inquietudine: avrebbe dato uno dei suoi orecchi, per udire con l’altro ciò che si dicevano il suo padrone e il meccanico.

Il giro del mondo in ottanta giorni: giudizio finale

Una grande avventura in giro per il mondo (in senso letterale!) fra peripezie, grandi personaggi e un’estrema cura nella narrazione. Il giro del mondo in ottanta giorni è stata una lettura piacevolissima, e l’ho apprezzato maggiormente del forse più celebre Ventimila leghe sotto i mari dello stesso Verne.
Per concludere, Il giro del mondo in ottanta giorni è un altro romanzo per ragazzi di oltre un secolo fa che ha retto lo scorrere del tempo in maniera più che egregia.

Indicatore obiettivi di lettura 2016

99,99% 

L’obiettivo del 2016 era quello di leggere 10.000 pagine, e con Il giro del mondo in ottanta giorni arrivo a esattamente 9.999 pagine lette. Ce l’avrà fatta il nostro eroe a leggere l’ultima pagina entro la fine dell’anno?

4 Comments

  1. Lo lessi da ragazzino e sognai per mesi le avventure del libro. Un classico della narrativa per ragazzi meraviglioso. Divertimento allo stato puro. Forse perché son vecchio, vedo molto più di buon occhio la letteratura della mia generazione piuttosto che quello che viene propinato oggi ai ragazzini.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Notificami nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.