Underworld - Don DeLillo

Underworld di Don De Lillo è un rappresentante di prim’ordine dei romanzi appartenenti alla letteratura postmoderna americana. Caratterizzato da uno stile molto frammentato, gli episodi che lo compongono si intersecano fra loro così che descrizioni, dialoghi e pensieri dei personaggi si accavallino in modo apparentemente confusionario, e sia compito del lettore tirare le fila delle differenti linee narrative.

La struttura di Underworld

La linea temporale della narrazione va a ritroso: prologo ed epilogo esclusi, le parti del romanzo sono cronologicamente invertite. Questa la struttura di Underworld

  • Prologo: Il trionfo della morte (3 ottobre 1951)
  • Parte prima: Long Tall Sally (Primavera/estate 1992)
  • Manx Martin 1 (1951)
  • Parte seconda: Elegia per sola mano sinistra (Metà anni ottanta/primi anni novanta)
  • Parte terza: La nube della non-conoscenza (Primavera 1978)
  • Manx Martin 2 (1951)
  • Parte quarta: Cocksucker Blues (Estate 1974)
  • Parte quinta: Cose migliori per una vita migliore grazie alla chimica (Frammenti scelti pubblici e privati degli anni cinquanta e sessanta)
  • Manx Martin 3 (1951)
  • Parte sesta: Composizione in grigio e nero (Autunno 1951/estate 1952)
  • Epilogo: Das Kapital (Anni novanta)

The shot heard ’round the world

La storia inizia il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York, stadio in cui si sta disputando la storica partita di baseball tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers. Dopo essere stati in svantaggio per l’intera partita, al nono inning i Giants, con Bobby Thomson, eseguono un fantastico fuoricampo con tre basi occupate, guadagnando così la vittoria della partita e del campionato.
In Underworld, la palla del fuoricampo è recuperata da un ragazzino entrato allo stadio di straforo, ma al quale è tolta quasi subito. La palla passa così di mano in mano, e viene usata da DeLillo come collante per i diversi episodi del romanzo.
Questo lo storico fuoricampo di Bobby Thomson:

Citazioni da Underworld

Pagina 3 | Pos. 44

Sono i desideri su vasta scala a fare la storia.

Pagina 7 | Pos. 106-7

un brivido letale che richiederebbe un parolone preso a prestito dal tedesco per spiegare il misto di piacere, timore e suspense che ha provocato

Pagina 9 | Pos. 129-30

Quando si vede una cosa del genere, una cosa che diventa un servizio del cinegiornale, ci si incomincia a sentire portatori di un solenne brandello di storia.

Pagina 10 | Pos. 147-48

Leo la roccia, il più grintoso della gang del gasometro, una faccia uscita dritta dalle guerre galliche, che dice col pugno davanti alla bocca: – Oh cazzo di un merdosissimo stronzo.

Pagina 11 | Pos. 163-65

Negli ultimi anni ha messo su peso, e ormai quando si veste davanti allo specchio, inquartato e con la testa da Buddha, è un uomo basso e rotondetto a restituirgli lo sguardo.

Pagina 12 | Pos. 169-70

e allora le spiritosaggini sui piccoletti cominceranno a volare nell’aria come la proverbiale merda che va a sbattere contro il ventilatore.

Pagina 14 | Pos. 211

tirano monete con colpi di pollice e lanci del disco, e la mano del venditore sembra inalare il metallo volante.

Pagina 16 | Pos. 245-46

La prossima volta che senti qualcuno nominare il settimo cielo, pensa a questo.

Pagina 18 | Pos. 275-77

Non si tratta di un impiego pacifico di energia atomica applicata al riscaldamento domestico. È una bomba rossa che produce un gran nuvolone bianco come un dio del tuono dell’antica Eurasia.

Pagina 25 | Pos. 376-78

– Tratta bene quest’uomo, – dice Frank. – Ne ha fatta di strada, per un ebreo sbevazzone. È pappa e ciccia con leader mondiali di cui tu non hai neanche sentito parlare. Prima o poi finiscono tutti nel suo locale a buttar giù un brandy con Toots. Eccetto forse il Mahatma Gandhi. E a lui gli hanno sparato.

Pagina 28 | Pos. 417-19

– È questo che conta nel baseball. Fare quello che si è sempre fatto prima. È questo il collegamento che si crea. È una lunga trafila. Un uomo porta il figlio alla partita e trent’anni dopo è di questo che parlano, quando il vecchio babbeo sta tirando le cuoia in ospedale.

Pagina 34 | Pos. 518-20

Adesso parte l’applauso ritmico, incerto sulle prime, poi sempre più diffuso di gradinata in gradinata. Questo è il modo in cui la folla si introduce nella partita. La ripetuta scansione dei tre applausi ha la forza di una fede abietta, una specie di volontà disperata di evocare qualcosa di magico.

Pagina 36 | Pos. 537-38

L’allenatore entra in campo e mettono Mueller su una barella e lo portano verso gli spogliatoi. Mueller soffre, è la sofferenza che esige la partita -qui un uomo su una barella ha senso.

Pagina 38 | Pos. 574-76

In un paese che ha fretta di creare il futuro, i nomi legati ai prodotti costituiscono una durevole rassicurazione. Johnson & Johnson, e Quaker State, e Rca Victor, e Burlington Mills, e Bristol Myers, e General Motors. Questi sono i venerati emblemi di un’economia fiorente, più facili da identificare dei nomi di battaglie o di presidenti morti.

Pagina 47 | Pos. 714

C’è gente con le mani nei capelli, per tenere il cervello al suo posto.

Pagina 53 | Pos. 802-4

E qual è il rapporto tra Noi e Loro, quanti collegamenti troviamo nel labirinto neurale? Non basta odiare il proprio nemico. Bisogna capire che ciascuno dei due contribuisce alla completezza dell’altro.

Pagina 56 | Pos. 846-47

ha un sorriso sciocco stampato in faccia perché è un uomo di quarantun anni con la febbre alta che sta attraversando di corsa un campo da baseball per intavolare una conversazione con un branco di atleti in mutande.

Pagina 57 | Pos. 872

Ho vomitato addosso a uomini migliori di te.

Pagina 60 | Pos. 918-19

Bill si ferma del tutto ma è troppo furbo per guardarsi intorno. Meglio limitare il campo visivo alla zona immediatamente circostante. Perché non sai chi potrebbe ricambiare il tuo sguardo.

Pagina 62 | Pos. 950

Cos’è una partita di baseball, per farci sentire così?

Pagina 65 | Pos. 991-92

Più in fretta uno decide, meglio si libera del debito con la memoria.

Pagina 85 | Pos. 1293-94

Sapevo che non eravate il Texas Highway Killer perché questo non è il Texas.

Pagina 87 | Pos. 1324

Fece di nuovo quel rumore. Una lunga e uggiolante lettera k. e io conclusi che più parlava più mi era debitrice.

Pagina 87 | Pos. 1334-35

È interessante pensare alla grande esplosione del cielo che noi riduciamo a forme di animali e utensili da cucina.

Pagina 89 | Pos. 1363-64

A volte mi capita di vedere qualcosa di così emozionante che so di non dovermi attardare. Guardalo e vai. Se rimani troppo a lungo, esaurisci l’impatto indescrivibile. Amalo, credici e vattene.

Pagina 94 | Pos. 1432-36

Viaggiavo fino alle pianure costiere del Texas e controllavo uomini in tuta spaziale che seppellivano bidoni di rifiuti pericolosi in giacimenti di sale sotterranei vecchi di milioni d’anni, i resti disseccati di un oceano mesozoico. Nel nostro mestiere era una convinzione religiosa, che questi depositi di salgemma non avrebbero lasciato trapelare le radiazioni. I rifiuti sono una cosa religiosa. Noi seppelliamo rifiuti contaminati con un senso di reverenza e timore. È necessario rispettare quello che buttiamo via.

Pagina 95 | Pos. 1443-46

Mio figlio un tempo era convinto di poter guardare un aereo in volo e farlo esplodere a mezz’aria con la semplice forza del pensiero. Era convinto, a tredici anni, che il confine tra lui e il mondo fosse abbastanza esile e permeabile da permettergli di influenzare il corso degli eventi. Un aereo in volo era una provocazione troppo forte per ignorarla.

Pagina 95 | Pos. 1446-47

Guardava un aereo prendere quota dopo il decollo da Sky Harbor e intuiva un elemento catastrofico insito nel fatto stesso di un oggetto volante pieno di gente.

Pagina 95 | Pos. 1450-51

È tipico dell’adolescente immaginare la fine del mondo come un accessorio del proprio scontento.

Pagina 96 | Pos. 1460-61

Lamentatevi della tecnologia finché volete, ma in realtà aumenta la stima di noi stessi, e ci collega, con i nostri abiti ben stirati, alle cose che passano nel mondo altrimenti inosservate.

Pagina 110 | Pos. 1682-83

Alle persone famose non piace sentirsi dire che qualcun altro condivide le loro qualità.

Pagina 118 | Pos. 1795-96

Sentii una musica di sottofondo, un cantante melodico che interpretava una canzone dimenticata, il tipo di ballata che a volte comprende un paio di strofe in un italiano biascicato, ed era gradevolmente sommessa, pensai, genuina, priva di umorismo condiscendente.

Pagina 118 | Pos. 1801-7

– Questo negozio è in una posizione strategica, -disse Brian, – ai confini della nuova frontiera. Mi sembra già di vederla, una città satellite, svilupparsi a partire da quest’unico negozio, un migliaio di fabbricati, è così che me l’immagino, disposti a raggiera intorno alla rivendita di preservativi. Come una città medioevale con il castello in pieno centro. – I castelli allora li costruivano alla periferia. – Ma vaffanculo. Dai qualche segno di sorpresa, no? Hanno preservativi al gusto di pesca. E i ragazzi vengono qui a socializzare, danno un’occhiata in giro, per vedere che aria tira. Mi aspetto di sentire Al Hibbler cantare Unchained Melody. – Al Hibbler era bravo. – Bravo? Ma che cazzo, era fantastico! Tu credi che Ray Charles sia cieco? Al Hibbler sì che era cieco. Dai, reagisci!

Pagina 119 | Pos. 1816-17

Mio fratello è andato in giro con un preservativo in tasca per tutta l’adolescenza. Una volta me lo mostrò, dovevo avere dodici anni, credo. Aprì il portafoglio e mi mostrò un aggeggio avvizzito come un pene moscio e non credo di essermi più riavuto.

Pagina 120 | Pos. 1831-32

lui cantava con sentimento, con una voce sommessa e roca – il ritmo e il fraseggio erano perfetti, la pigra fine dei versi insipidi, su una lettera d’addio, ma resi vivi e passionali dalla sua voce tormentata

Pagina 120 | Pos. 1838-39

C’erano preservativi lecca-lecca, c’erano boxer con personaggi da fumetto a forma di preservativo, fluttuanti e con le teste a capezzolo, che parlavano in Spermiano.

Pagina 121 | Pos. 1849-51

hanno fatto un’esercitazione a scuola, la Giornata di Simulazione dell’Apartheid. – Cosa sarebbe? – Esattamente quello che dicono le parole.

Pagina 125 | Pos. 1902-4

Avevo cercato di bere porto per un po’, giusto per vedere che effetto faceva, come suonava, un bicchiere da porto, un vino rinforzato, e adesso usavo il bicchiere da porto per la mia vodka, versandola ghiacciata, sciropposa e opalescente.

Pagina 126 | Pos. 1918

Io soffro di un disturbo raro che affligge gli uomini mediterranei. Si chiama amor proprio.

Pagina 127 | Pos. 1937-40

Tornai in cucina e spensi la luce. Poi andai in soggiorno e guardai il divano color terra di Siena. Era un mobile nuovo, una cosa da guardare e assorbire, un oggetto che la stanza avrebbe incorporato col tempo. Toglieva la maledizione al pianoforte. Avevamo un piano che nessuno suonava, uno dei pezzi dell’eredita di Marian, un oggetto che ci opprimeva tutti con la sua vita precedente, come un tappeto di pelle d’orso.

Pagina 128 | Pos. 1948-51

Esitò a rispondere. Forse la mia era un’osservazione divertente, al di la delle intenzioni. Marian mi guardò e uscì dalla stanza. Sentii lo scroscio della doccia dall’altra parte del corridoio, e capii di aver sbagliato tutto. Avrei dovuto intavolare l’argomento quando ero sulla porta e lei guardava la tv. Così avrei potuto farla io, la scena di chi esce dalla stanza.

Pagina 129 | Pos. 1964-66

A casa nostra volevamo una spazzatura pulita, sana e sicura. Sciacquavamo le bottiglie vecchie e le mettevamo negli appositi bidoni. Toglievamo doverosamente la carta frusciante dalle scatole di cereali. Era come preparare un faraone per la morte e la sepoltura.

Pagina 129 | Pos. 1975-80

Nella torre bronzea usavamo la retorica delle minoranze oppresse per bloccare misure legislative che avrebbero nuociuto ai nostri affari. Arthur Blessing era convinto, il nostro direttore, che i sentimenti autentici si levassero dalle strade fluttuando verso l’alto, pronti a essere manipolati dall’azienda. Imparammo a lamentarci, ad appropriarci del linguaggio della vittimizzazione. Arthur ascoltava gangsta rap tutte le mattine alla radio. Canzoni sul dare di fuori, darla via e andare in pari, prendere quello che ci spetta di diritto con mezzi violenti se necessario. Era convinto che questo fosse l’unico tipo di approccio che faceva colpo su Washington.

Pagina 130 | Pos. 1980-81

Arthur una volta mi recitò alcune strofe sull’aereo dell’azienda e insieme ridemmo la sua risata balorda, una serie di ah ah articolati, chiari, lenti e ben distanziati, come ridere con le parole.

Pagina 130 | Pos. 1986-88

Bisogna tagliarlo grosso. Questo lo diceva del pane, la pagnotta rotonda dalla crosta spessa che lui chiamava pane di Campobasso, dal nome del negozio, che a sua volta prendeva nome da una città di montagna sulla spina dorsale d’Italia. Anche il pane migliore, diceva, se lo tagli fine, non vale niente.

Pagina 131 | Pos. 2000-2004

Marian e io vedevamo i prodotti in termini di spazzatura anche quando luccicavano sugli scaffali dei negozi, ancora invenduti. Non ci chiedevamo, Che pietanza sarà? Ci chiedevamo, Che tipo di spazzatura sarà? Sicura, pulita, ordinata, facile da eliminare? La confezione potrà essere riciclata e trasformata in buste marroncine difficili da incollare? Prima vedevamo la spazzatura, poi vedevamo il prodotto come cibo, lampadine o shampoo antiforfora. Quanto vale come spazzatura, ci chiedevamo. Ci chiedevamo se fosse corretto consumare un certo prodotto venduto in una confezione destinata a durare un milione di anni.

Pagina 133 | Pos. 2037-39

Jerry il pilota disse: – Bisogna che il vento resti esattamente com’è. Allora possiamo farcela senza problemi, credo. Ma dobbiamo essere fortunati. Questo fece ridere entrambi. Ridevamo, più leggeri dell’aria, e il pallone non sembrava tanto un prodotto della scienza quanto una preghiera improvvisata.

Pagina 138 | Pos. 2115-16

Sono anni che non guardo una mappa vera. È una cosa alla Robert Louis Stevenson, studiare una mappa. Noi abbiamo cartine di autostrade e motel. Le nostre cartine hanno punti di ristoro e simboli di sedie a rotelle.

Pagina 139 | Pos. 2121-23

Usava un cuscino da lettura quando era a letto. Glielo avevo ordinato io da un catalogo, jacquard color rubino, un cuscino a forma di cuneo che si bilancia perfettamente in grembo e regge il libro o la rivista alla giusta angolazione, con i tasselli per il libro incorporati e un’asola dietro per infilarci gli occhiali da lettura.

Pagina 140 | Pos. 2143-44

L’ultima volta l’ho installata da sola, ma questa volta non combaciava niente. – Perché l’universo è in espansione.

Pagina 142 | Pos. 2170-77

Bisogna conoscerla, la sensazione di una palla da baseball nella mano, bisogna tornare un po’ indietro, collegare molte cose, prima di riuscire a capire perché si possa stare seduti in poltrona alle quattro del mattino con in mano un oggetto del genere, e stringerlo – il modo rassicurante in cui aderisce al palmo, il centro di sughero che la rende leggera, e le zone ruvide di una palla vecchia, la pelle segnata, il piacere con cui il pollice strofina pigramente il cuoio liso. Una palla da baseball la si strizza. La si spreme, per così dire, o la si munge. La resistenza del materiale pressato fa venir voglia di stringere più forte. C’è un equilibrio, una piacevole tensione animale tra l’oggetto di pelle dura e la mano ad artiglio, con le vene gonfie per lo sforzo. È la sensazione delle cuciture in rilievo sulla punta delle dita, contorni di filo simili a gobbe sotto le articolazioni delle nocche – il cotone ritorto che può esser visto come un’impronta di pollice ingigantita, un ingrandimento delle spirali sul polpastrello del tuo pollice.

Pagina 148 | Pos. 2261

Forse desidera che lo smascherino in modo da poterle mettere a parte del segreto.

Pagina 148 | Pos. 2267-71

È strano il modo che ha sua madre di entrare a spintoni dalla porta, introducendosi con una spallata insieme ai sacchetti della spesa, ai fagotti e alla borsetta che porta con la tracolla infilata dalla testa e di traverso sul corpo, o trascinando una sacca per il manico, tirandola dentro a strattoni dal corridoio con un movimento a perno della gamba, producendo nel contempo almeno sei tipi diversi di rumore anche quando non è carica di pacchi, portandosi dentro le strade, la metropolitana, gli autobus, tutti i rumori e la fatica di battere la città in lungo e in largo

Pagina 150 | Pos. 2294-2301

C’è un ragazzo nella sua classe che mangia le pagine del libro di storia quasi ogni giorno. Bisogna vederlo, si piazza il libro aperto sulle ginocchia, sotto il banco, e accartoccia furtivamente una pagina man mano che la strappa dalla costa cercando di farla frusciare il meno possibile. Poi la sua strategia è di aspettare un po’ prima di portarsi la mano alla bocca fingendo di tossire, con la pagina stretta in pugno, come se niente fosse. Poi si ficca in bocca la pagina con tutte le lettere stampate a inchiostro e le date imparate a memoria, e assimila in silenzio. Aspetta un altro po’, lasciando poltrire la pagina in bocca. Poi la mastica lentamente, con cura ma non fino in fondo, badando bene a non serrare i denti per ridurre il rumore al minimo, e Cotter cerca di immaginare che sapore abbia, la carta con tutti i punti e gli spigoli inzuppati di saliva, mentre si ammorbidisce, si affloscia e si spappola in modo da andare giù liscia. Bè, non è che gli vada giù così liscia.

Pagina 155 | Pos. 2368-70

Cotter non vuole andare troppo in là. Sa che la peggior trappola del mondo è schierarsi con suo padre contro sua madre. Deve calibrare ogni mossa, dire questo e fare quest’altro, ma la cosa a cui deve fare più attenzione è stare dalla parte di sua madre. Altrimenti è spacciato.

Pagina 157 | Pos. 2408-10

Si mette alla finestra a guardare la strada sottostante. A scuola gli dicono sempre di smetterla di guardare fuori dalla finestra. Questo o quell’insegnante. La risposta non è la fuori, gli dicono. E lui vorrebbe sempre rispondere che invece è proprio là, che sta la risposta. C’è chi guarda fuori dalla finestra e c’è chi si mangia i libri.

Pagina 159 | Pos. 2426-27

La sua mente è presa da altri problemi al punto che guardando il cibo nel piatto deve fare uno sforzo per ricordarsi a cosa serve.

Pagina 162 | Pos. 2475

Il nastro si snoda con quella traballante assenza di eventi che contraddistingue i video familiari.

Pagina 166 | Pos. 2540-43

Te ne stai lì seduto e ti chiedi se questo tipo di crimine non sia più facile da quando sono diventati di uso comune i mezzi per registrare un evento e proiettarlo immediatamente, senza un intervallo neutrale, uno spazio e un lasso di tempo equilibranti. La registrazione-e-proiezione intensifica e comprime l’evento. Suscita il bisogno di ripeterlo.

Pagina 167 | Pos. 2546-47

È famosa alla maniera moderna delle persone i cui nomi vengono strategicamente taciuti.

Pagina 167 | Pos. 2550-51

È istruttivo, guardare un uomo colpito a morte mentre guida tranquillamente la macchina in una giornata di sole. Dimostra una verità elementare, che ogni respiro che fai ha due possibili conclusioni.

Pagina 172 | Pos. 2636-38

Le mancavano più che mai sua madre e suo padre, ed erano morti da nove e sei anni, e adesso erano forze più potenti, così profondamente presenti nella sua vita che capiva perfettamente come mai la gente vedesse i fantasmi e parlasse con i morti.

Pagina 173 | Pos. 2640

Gli disse che rimpiangeva il fumo sebbene non fosse riuscita a smettere di fumare.

Pagina 173 | Pos. 2650-52

Tutte quelle macchine avevano il cosiddetto look d’avanguardia. Aerodinamiche come jet da combattimento. Ma poi si scoprì che avanguardia non voleva dire futuro. Voleva dire fallo adesso, goditela, perché stanno arrivando gli anni Sessanta, bim bum bam.

Pagina 179 | Pos. 2743-45

Deve sapere che per tutti gli anni Cinquanta la gente è rimasta chiusa dentro casa. Uscivamo solo per salire in macchina. I parchi pubblici non erano pieni di gente come adesso. Un museo era una serie di stanze vuote con cavalieri in armatura e un guardiano insonnolito ogni sette secoli.

Pagina 180 | Pos. 2750-53

La gente aveva il presentimento che quella partita fosse legata a qualcosa di molto più grosso. Per cui passarono attraverso il processo mentale di chiedersi, Voglio davvero uscire e trovarmi tra la folla, che è il posto peggiore in cui essere se succede qualcosa di orribile, oppure sarà meglio che resti a casa con la mia famiglia e il mio televisore nuovo di zecca, come suggerisce il buon senso, nel suo mobiletto impiallacciato d’acero.

Pagina 192 | Pos. 2931-32

La realtà non accade finché non si analizzano i puntini.

Pagina 193 | Pos. 2952-54

Allora, c’erano due tunnel, uno qui e uno là, e Marvin gli fornì tutte le indicazioni per entrambi i percorsi e le possibili alternative. Brian il tonto strinse gli occhi e annuì vigorosamente, sebbene sapesse che non avrebbe ricordato una parola, una volta salito in macchina.

Pagina 203 | Pos. 3100-3103

– Ho un tumore a forma di fungo. – Sì. – Il dottore lo chiama massa funghifera. – Non conosco il termine. – Non lo conosco neanch’io. Sul vocabolario non c’è, l’ho cercato su due vocabolari diversi. Quando devono coniarli, i loro termini, significa che ti stanno dicendo addio e tanti saluti.

Pagina 205 | Pos. 3140-41

Si strinsero la mano scambiandosi il sorriso ironico di due avversari che non possono massacrarsi di botte solo perché il contesto non lo permette.

Pagina 214 | Pos. 3279-82

Lui era un solitario, per usare un termine romantico, solo che era peggio di così, era di un egocentrismo patologico, non per vanità o per stupidità, ma per una forma di paura, una mentalità congenita, una ristrettezza di vedute che equivaleva a una forma di paura. Una paura che gli impediva di vedere gli altri se non come ostacoli, piccole forme nebulose che interferivano con la sua solitudine, con la durezza del suo modo di essere.

Pagina 216 | Pos. 3306-7

Si è macchiato di un crimine impensabile, per un italiano. Ha abbandonato la sua famiglia. Non hanno neanche la parola, per una cosa del genere.

Pagina 218 | Pos. 3329-30

Non hai idea della stazza di Mingus, era grosso come tre uomini infilati nello stesso vestito.

Pagina 219 | Pos. 3358-60

Vuole che vada allo zoo perché gli animali sono veri. Sono animali da zoo, gli ho detto. Animali che vivono nel Bronx. Alla televisione posso vedere gli animali nelle foreste pluviali o nel deserto. E allora quali sono quelli veri e quali quelli finti?

Pagina 225 | Pos. 3436-37

Aveva studiato il libro da cima a fondo e si era messo davanti alla scacchiera, a provare una mossa dopo l’altra. Suo fratello entrava nella stanza, rovesciava i pezzi sulla scacchiera e usciva dalla porta senza dire una parola.

Pagina 225 | Pos. 3446-48

A scacchi, l’avversario lo schiacci. Non è che vinci o perdi. Lo schiacci. Lo annienti. Lo spogli della sua dignità, della sua virilità o femminilità, lo distruggi, lo smascheri pubblicamente come un essere inferiore. E poi godi alla faccia sua. Tutte le cose che mi davano un piacere così scoperto, ho incominciato a odiarle.

Pagina 245 | Pos. 3744-46

Il caffè lo beveva nero, il mattino con un filo di whiskey di segale, giusto uno schizzetto, una punta, e il pomeriggio con l’anisette. Una bella botta, una sorsata di essenza di finocchio, e forse ancora un goccino di whiskey, giusto per il sapore, prima di andare a letto, senza caffè questa volta, proibito dal medico, era ovvio, ma proprio un filino, un’idea, la sorsata più rapida nella storia delle bevute colpevoli.

Pagina 249 | Pos. 3812-14

Gli sembrava di ricordare che lo Spirito Santo venisse rappresentato in forma di colomba, giusto? Ogni fantasma è santo, pensò tra sé, ma bisognerà che me ne facciate vedere uno prima che mi genufletta.

Pagina 252 | Pos. 3856-57

Le stagioni si fondevano l’una con l’altra, gli anni erano una stordita macchia confusa. Come il tempo sui libri. Il tempo sui libri passa nel giro di una frase, molti mesi e anni.

Pagina 254 | Pos. 3887-88

Sapeva che circolavano storie sul suo passato, sul fatto che faceva roteare il rosario dai grossi chicchi per sbattere la croce di ferro sulla bocca degli allievi, le cose allora erano più semplici.

Pagina 259 | Pos. 3969-70

Gracie non riusciva a capire perché i tossici non badassero a usare un ago pulito. Questa trascuratezza la faceva sbuffare di rabbia.

Pagina 259 | Pos. 3971

Se si sa di non valere niente, solo la scommessa con la morte può gratificare la vanità.

Pagina 270 | Pos. 4134-35

Mise la copia di Time nell’armadio insieme alle vecchie riviste che aveva smesso di leggere ormai da decenni, da quando aveva perso la fede nelle stelle del cinema.

Pagina 271 | Pos. 4149-51

Nick stava cercando la rivista che aveva messo da parte per il viaggio a Houston. Riservava certe letture ai viaggi d’affari, cose che altrimenti non avrebbe mai degnato d’uno sguardo, riviste le cui pile erano un rimprovero costante fin quando non finivano sul marciapiede nel giorno designato.

Pagina 291 | Pos. 4457

non hai mai sentito qualcosa straripare dal centro della persona che sei per assumere la forma della persona che dovresti essere?

Pagina 292 | Pos. 4464-65

La sua arma era la vecchia 38 di suo padre. Non aveva una grande potenza, non sparava attraverso blocchi di cemento né faceva buchi grossi come un pugno nelle silhouette dei bersagli. Uccideva la gente e basta.

Pagina 301 | Pos. 4606-7

Enormi quantità di eroina, ho sentito dire. Ma da quando in qua l’eroina viene spedita dagli Stati Uniti in estremo oriente? Non ha senso.

Pagina 309 | Pos. 4733-40

Ti dirò cosa vedo qui, Sims. Il panorama del futuro. L’unico panorama che resterà da guardare. Più i rifiuti saranno tossici, più aumenterà il livello di sforzo e di spesa che i turisti saranno disposti a tollerare per visitare il sito. Però credo che non dovreste isolare questi siti. Isolare i rifiuti tossici va bene. Li rende più grandiosi, più minacciosi e magici. Ma la spazzatura ordinaria dovrebbe essere piazzata nelle città che la producono. Esponete la spazzatura, fatela conoscere. Lasciate che la gente la veda e la rispetti. Non nascondete le vostre strutture. Create un’architettura fatta di immondizia. Progettate fantastiche costruzioni per riciclare i rifiuti e invitate la gente a raccogliere la propria spazzatura e a portarla alle presse e ai convogliatori. Così imparerà a conoscere la propria spazzatura. Il materiale a rischio, i rifiuti chimici, le scorie nucleari, tutto questo diventerà un remoto paesaggio all’insegna della nostalgia. Gite in autobus e cartoline, posso garantirlo.

Pagina 323 | Pos. 4946-49

Il sesso è qualcosa che puoi avere. Per alcune persone, per la maggior parte delle persone, è la cosa più importante che possono avere senza essere nati ricchi o intelligenti e senza dover rubare. È ciò che la vita può darti nella stessa misura in cui lo concede ad altri, se non addirittura in misura maggiore. Una cosa che puoi avere senza dover andare al college per sei anni. E poi, non è né una religione né una scienza, ma si può esplorarlo e imparare molto su se stessi.

Pagina 345 | Pos. 5278-81

– E qual è il segreto della Groenlandia? – Primo, esiste sul serio? Secondo, perché continua a cambiare dimensioni e posizione? Terzo, come mai non si riesce a trovare nessuno che ci sia stato personalmente? Quarto, una decina di anni fa, un B-52 precipitò sull’isola, ma non misero forse tutto a tacere, tanto che non si è mai saputo se a bordo ci fossero armi nucleari? Marvin disse nuculari.

Pagina 345 | Pos. 5286-87

L’Islanda è verde. L’Islanda si vede alla tv. Si vedono le case e la campagna. Se l’Islanda è verde, di che colore è la Groenlandia, bianca?

Pagina 352 | Pos. 5393-94

Tommy fece un sorriso così fugace e impercettibile che avrebbe potuto essere impresso solo su una pellicola sviluppata dalla Nasa.

Pagina 353 | Pos. 5405-6

Marvin sentì una fitta al petto come un coreano in pigiama che spezza un mattone con la forza della mano nuda.

Pagina 355 | Pos. 5440-41

scoprì che la Lucky Argus aveva già scaricato ed era ripartita, trasportata dalla corrente, una forma scura che avanzava a tutto vapore – è così che si dice? – nella notte fitta di pericoli.

Pagina 357 | Pos. 5467-68

Voglio farti vedere una fotografia che ho a casa. Una foto fantastica, degli anni Cinquanta, credo, ma non sono sicuro. Charlie Parker in completo bianco in un locale non so dove. Una foto davvero grande, grande.

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Lo sai come va con le voci. Non è che qualcuno te lo dica. Le senti e basta.

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L’ho visto una volta alla tv, – disse Sims, – mentre lo facevano salire su una macchina non numerata per portarlo in tribunale, e un detective gli mise una mano sulla testa perché non la sbattesse contro il telaio della portiera, e ricordo di aver pensato, ma tu guarda quanti sforzi fa la polizia per impedire che questi criminali sbattano la testa quando salgono in macchina, è una vera e propria mania dei poliziotti, ultimamente, questa mano sulla testa.

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East Coast è un’espressione che sento ripetere continuamente da quando sono venuto in questa parte del paese. Ma per me non è un luogo geografico. È un riferimento temporale, un’affermazione di tipo temporale, che parla di tutti gli strati della vita e dell’esperienza, è tempo camuffato, è ora di godersela, è tempo fumoso e fugace spacciato per un posto ben preciso.

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Ascoltai il trombettista blues, un ragazzo con un vestito malandato, e mi colpì la sua negritudine, una nerezza africana, sapete, quel nero saturo di una certa fascia del continente, una striscia nomadica di gente dalla grazia estrema e slanciata del deserto, ma vidi nei gesti e nella postura, da come si asciugava la saliva dalle labbra con la lingua tra un attacco e l’altro, l’appartenenza alla cultura popolare locale – uno dei tanti trombettisti inquieti di un ghetto urbano.

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Dieci minuti dopo eravamo fuori dal locale e, mentre aspettavamo che ci riportassero la macchina, Sims mi appoggiò le mani sulle spalle e mi diede una testata. Non sapevo bene come prenderla. Sims fece un sorriso tirato e mi colpì di nuovo, sulla fronte, e io non riuscivo a capire se il suo era un gesto impulsivo alla fine di una lunga serata, quando si è inebetiti dall’alcol e arrochiti da chiacchiere e fumo, un gesto che sanciva la chiusura della serata, o se era qualcosa di più intenzionale. Scostai le sue braccia e gli restituii la testata, gli appoggiai le mani sulle spalle e lo colpii, e lui mi guardò con interesse e tornò a colpirmi. Faceva male naturalmente, provocava una pulsazione dolorosa, era un gesto breve, un colpo, una botta, un trauma che si ripercuoteva sulla nuca, scendendo come una scossa elettrica sul collo e sulle spalle. Ed era a distanza ravvicinata, occhi negli occhi, una zona di combattimento che non lasciava spazio di manovra e impediva una tattica più raffinata, il campo visivo invaso da una certa dose di rancore esplicitato, uno sguardo torvo e minaccioso, con le palpebre semiabbassate, una specie di occhiata assassina sonnacchiosa, ottusa e pesante. Ero più alto di Sims ma non altrettanto solido e voluminoso, per di più non avevo mai usato la testa come uno strumento da assedio medievale. Gli diedi una testata appena sopra il naso, che gli fece male, me ne accorsi, fece partire un messaggio che gli risuonò nel cranio. Sims reagì a tono. Mi colpì così forte che per poco non caddi all’indietro, sfuggendo alla sua presa, e in quella comparve il ragazzo con la macchina e si fermò a guardare. Era un dolore elettrico e compatto, che riduceva tutto al suo particolare tipo di intontimento, che faceva sembrare il mondo oltre la mia testa piccolo e annebbiato. Era proprio questo che stavamo facendo, ci stavamo scornando, escludendo tutto eccetto le testate, gli sguardi torvi e il dolore. Quando Sims mi diede un’altra testata mi ritrassi di qualche centimetro nel tentativo di attutire il colpo, e lui sporse il mento e mi fulminò con lo sguardo. Il dolore, in fondo, è un tipo di informazione come un altro. Ci scornammo ancora una volta, una volta per ciascuno, e il ragazzo rimase a guardare con le chiavi della macchina in mano.

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Lessi la scritta su una placca e poi osservai Jeff che faceva la posta a uno scoiattolo. Non portava il berretto, ma non dissi niente, mi limitai a pensare, cazzi tuoi piccolo, non dire che non ti avevamo avvertito. Poi mi intenerii e lo chiamai per dargli le chiavi della macchina. Lo sforzo per addolcirmi, lo sforzo per mollare e cedere, per amarlo nella sua incurante e pigra goffaggine, bè, fu una cosa terribilmente difficile, per quanto piccola, per quanto piccola e fugace possa sembrare – fu sorprendentemente difficile. Ma alla fine lo chiamai e gli diedi le chiavi della macchina, sapevo che gli sarebbe piaciuta l’idea, e gli dissi di prendere il berretto, chiudere a chiave la macchina e riportarmi le chiavi, e lui partì a razzo, felice come una pasqua.

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Tu non sei un uomo geloso, capisci. Io invece sono proprio geloso. E quando dico geloso, intendo nel senso pieno della parola. Geloso di tutti, – dice Antoine. – La parola non vuol dire un cazzo se non la prendi nel suo significato pieno. Ha bisogno di un aggettivo. Tipo geloso pazzo, o geloso perso. Così quando dico che sono geloso, devi immaginare occhi iniettati di sangue.

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Cosa ci fa una piramide su una banconota americana? Questa è una domanda che è giusto porsi.

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un cane che ha preso tanti di quei calci da scambiarli per coccole.

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– Non ti dà fastidio lavorare nello stesso posto in cui vivi? – Per me lavorare e vivere sono una cosa sola

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Si rese conto che da un po’ vedeva la bocca di Mick Jagger dovunque andasse. Forse era il logo del mondo occidentale, lo sberleffo e il broncio che ti segue per strada – le piaceva vederlo ballare col suo passo diabolico, ma la bocca le sembrava un oggetto a sé, come un effetto aggiunto in seguito.

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Era un uomo alto e florido, Jack Marshall, un pubblicitario di Broadway perennemente sul punto di restarci secco, avete presente il tipo, fumano e bevono pesantemente, non dormono mai, hanno il cuore malandato e quando tossiscono sollevano tempeste di catarro e il fatto eccitante di conoscerli è, pensava Klara, indovinare quando cascheranno a testa in giù nella minestra.

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– Ho dovuto lasciarlo perché non volevo più vivere con lui. – Qual era il problema? – È un uomo, – disse Acey.

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Acey mi ha detto che è andata a una festa e ha chiesto a un uomo, Cosa vogliono veramente gli uomini dalle donne?, e lui le ha risposto, Pompini, e lei gli ha detto, Ma quelli ve li potete fare anche tra di voi.

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L’evento consisteva nella proiezione del leggendario film perduto di Sergej Ejzenastejn intitolato Unterwelt

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Miles conosceva Ejzenastejn a menadito. Lo conosceva più di quanto non fosse umanamente salutare. Conosceva a memoria la sequenza della gradinata della Corazzata Potemkin. La cadenza mortale degli stivali neri. Le giubbe bianche dei soldati. La madre che si porta debolmente la mano alla vita. Le ruote posteriori della carrozzina che girano uscendo dal quadro.

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Era solo un film, per l’amor del cielo, muto oltretutto, del quale probabilmente nessuno aveva mai sentito parlare fino a quando il Times non aveva pubblicato un articolo sul supplemento domenicale. Ma è così che un’aberrazione comportamentale, una volta messa in moto, si trasforma in frenetico fanatismo.

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Non si faceva arte bombardando marciapiedi e muri. Bisogna firmare i treni. I treni arrivano rombando dalle gallerie, tutti uguali, ne becchi uno e quello diventa tuo, visibile su tutta la rete, così entri nella testa della gente e gli vandalizzi i bulbi oculari.

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Aveva avuto la sensazione di intravedere un orribile sistema di collegamenti in cui era impossibile stabilire la differenza tra una cosa e l’altra, tra una lattina di minestra e un’autobomba, perché erano fatte dalla stessa gente nello stesso modo e in ultima analisi si riferivano alla stessa cosa.

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Bisogna fare la cosa che si sa fare meglio. Questa è la sicurezza.

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Fare complimenti falsi è una faticaccia, – disse Klara. – Ecco perché lo evito.

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Perché l’hai scritto così, disse sua madre, Sachs non è un nome difficile. E lui disse, Non è questione di facile o difficile. Cosa sarebbe questo s-a-x, disse sua madre. Cos’è, stai cambiando mestiere, è questo che significa? Adesso abbiamo in casa un musicista jazz? Lui disse, È una sciocchezza, lascia perdere. Non è affatto una sciocchezza, disse sua madre. Si pronuncia allo stesso modo, disse lui. È veramente una sciocchezza. L’ho scritto così perché è più facile da pronunciare in treno, per gente abituata a nomi facili. Se ci fai caso, tutti i nomi sono semplici, in affari. Sachs è un nome facile, disse sua madre. Non è un nome difficile, a meno che il treno di cui parli non sia pieno di gente, diciamo, debole di comprendonio. Il nome da ragazza di sua madre era Soloveichik.

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E com’era curioso, quanta distanza cercava di percorrere dal suono rasposo di quel c-h, con tutta la sua ampiezza di riferimenti, la sua storia e la sua cultura gutturali, tutti quei pesanti odori e accenti nel corridoio – da tutto questo alla x di ignoto, al simbolo di mister anonimo.

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quello era il famoso sparo alla testa e la gente dovette fare i conti con l’impatto – a parte il fatto che era il presidente la vittima, al di là dei limiti estremi di questo fatto, dovettero tutti fare i conti con l’impatto che qualunque proiettile ad alta velocità progettato per essere letale crea con qualsiasi testa umana

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C’è gente che finge di morire, io fingo di vivere.

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Ma prima che arrivasse la neve e il terreno si indurisse, installarono il campo da golf. Un minigolf, una novità. Scaricarono l’equipaggiamento in un campo vicino alla sala mensa in una dolce e limpida giornata di novembre. Castelli e rampe di compensato. Paccottiglia sufficiente per nove buche. Piccoli mulini ad acqua, ponti e non so che altro. Osservai il tutto prendere forma con una strana incredulità. Mi sentivo imbrogliato e tradito. Ero qui per un’accusa seria, un omicidio, e quale che fosse la definizione, quale che fosse l’etichetta burocratica con cui lo classificavano, si trattava pur sempre della distruzione di una vita, e questo era il posto che mi spettava, confinato in un correzionale, ma la gente che mi ci aveva messo si stava prendendo gioco della mia mente.

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– Capito, ragazzi? E devo dire che a un certo livello mi prende. Essere sul filo del rasoio. È un bella botta, ragazzi. Potete dire quello che volete a proposito di vivere al limite estremo. Sì, lo so, fumate un po’ d’erba il sabato sera. Per essere a la page. In più, una sera vi è capitato di attraversare Watts in macchina e non riuscite a smettere di parlarne. Vi ha fatto accapponare la pelle. Tutti quei negri con i loro cappelli bassi e rotondi. No, lasciate che ve lo dica, il limite estremo è questa roba qui. Il vero estremo non è dove scegliete di vivere voi, ma dove vi sistemano loro, contro la vostra volontà. Questo evento è infinitamente più profondo e più elettrizzante di qualsiasi cosa possiate mai decidere di fare in vita vostra. E sapete cos’è? Sapete di cosa si tratta? Si tratta di ventisei ragazzi di Harvard che decidono del nostro destino. Si girò verso le quinte e indicò un’oscura presenza, mentre uno scoppio di risate esplodeva sopra le teste ammassate. – Capito? Questi qui sono i ragazzi dei ristoranti esclusivi e delle società segrete. Hanno strette di mano in codice talmente complicate che ci vogliono tre minuti buoni per fare tutte le mosse. Se salti un passaggio sei fottuto per sempre. Devi dimetterti dal country club, dire addio alle opzioni in borsa e alla pensione da dirigenti, mentre tua moglie scompare in una nebbia di sbronze segrete. Devi essere hip per restare in contatto. Questi ragazzi portano boxer a disegni geometrici con l’itinerario di fuga loro assegnato per quando cominceranno a piovere i missili.

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gli ingredienti di questi fertilizzanti, con l’aggiunta di un carburante, potevano produrre un contrattempo piuttosto rumoroso se prendevano fuoco.

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quanto può essere serio un uomo se non sperimenta fino in fondo gli appetiti e le passioni della sua razza, anche solo per reprimerle o usarle, in un modo o nell’altro, proficuamente?

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Le cose di ogni giorno rappresentano la conoscenza più trascurata.

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– L’arcangelo Gabriele appare nel cielo sopra l’Avana. Le guardie del corpo svegliano Castro che dice, Lasciatemi in pace, ma loro gli riferiscono che c’è un messaggero di Dio e allora lui monta su un elicottero e sale in cielo. L’angelo indossa una tunica bianca e tiene in mano una tromba fiammeggiante e Castro si incuriosisce nel vedere che Gabriele è nero. Fantastico, pensa, un negro articolato, possiamo avere un dialogo autentico senza tante stronzate. Castro dice all’angelo, Io non credo in Dio, ma permettimi di chiedertelo, Da che parte state voi in questa crisi? E l’angelo dice, Te lo dirò soltanto una volta. Dalla parte che ha il baseball e il jazz. Noi abbiamo il baseball e il jazz, fa Castro. La chiamiamo musica afrocubana e ti piacerebbe un casino, amico. Va forte. E Gabriele dice, Non fare tanto il furbo con me, rottinculo. Io ho suonato con Bird, tanto perché tu lo sappia. Sì, facevamo jam session al Minton, ai vecchi tempi. Okay, vuoi sapere da che parte stiamo. Dalla parte che ha la mamma e la torta di mele. No problema, dice Castro. I russi hanno la mamma e la torta di mele. La chiamano jablochnyj pirog. Okay, visto che sei tanto furbo, dice l’angelo, Dalla parte che ha Paperino, Topolino e la mafia. E Castro dice, Maledizione, noi l’abbiamo buttata fuori la mafia, da Cuba. Ma come mai state dalla loro parte? Il Signore Gesù, fa l’angelo, ha un debole per la mala. Come mai? chiede Castro. E l’angelo dice, E me lo chiedi, amico? Il ragazzo è italiano, no? Castro dice, Aspetta un minuto. Gesù è italiano? L’angelo fa, Bè, non è così? E sembra un po’ incerto. Incomincia a scuotere via la saliva dall’imboccatura della tromba, una cosa che Gabe fa ogni volta che è insicuro. È molto suscettibile quando si tratta della sua istruzione. Dice, un po’ sulla difensiva, Tutti i papi sono wop, guappi, no? Lo sanno tutti, amico. E questo perché anche Gesù è wop. Gesù è un guappo da che mondo è mondo. Basta guardare la sua carnagione, cocco. Gesù è vissuto in Medio Oriente, fa Castro. E Gabriele dice, Devi essere matto, per dire stronzate del genere. Il ragazzo è napoletano. Parla con le mani. Era ebreo, dice Castro, se proprio vuoi sapere la verità. L’angelo dice, Lo so che era ebreo, un ebreo italiano. Esistono, giusto? E Castro dice, Perché sto qui ad ascoltare queste idiozie? Sei completamente loco, bello. E l’angelo dice, Vorresti dirmi che per tutta la vita ho creduto che Gesù ha trasformato l’acqua in vino a un matrimonio italiano, e non è vero?

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Comprai una cartolina da spedirle, dopo che lei se ne fu andata per la sua strada e io per la mia, una cartolina che mostrava un tavolo da picnic tra gli alberi, e la infilai in un libro dentro la sacca in attesa del momento in cui avrei avuto il tempo di decidere che tipo di messaggio mandarle.

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Una lampadina da 60 watt nuova di zecca nella lampada a stelo. Il Direttore non voleva respirare la polvere di vecchie lampadine che avevano illuminato il materiale di lettura di perfetti sconosciuti.

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– Comincia nel profondo delle persone, – disse Edgar. – Una volta che cedi ai tuoi istinti sessuali, ai tuoi capricci, vuoi vedere tutto allentarsi. Scambi la tua dissolutezza per un concetto politico, mentre in realtà. Non terminò la frase. Alcuni pensieri devono rimanere inespressi. Incompiuti persino nella propria mente.

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Nella sala da ballo, meta degli ospiti se n’era andata. Il resto aspettava che passasse abbastanza tempo perché la loro partenza non sembrasse provocata dallo spettacolo, dalla contestazione, o qualunque cosa fosse

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Chi altri c’era in sala? Comici di Second City, come viene spesso chiamata Chicago

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Luci soffuse. Cool jazz sul piatto del giradischi. Metteremo Miles, yeah, del periodo triste. Se non riesce ad ammorbidirla Miles, probabilmente è una camionista lesbica.

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non abbiamo neanche perso la guerra e siamo già passati al sistema metrico.

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il bello è che non ci ammazzeranno perché siamo ebrei. Macché. Ci ammazzeranno perché siamo americani.

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la bomba atomica è roba da Antico Testamento. È la Bibbia ebraica in tutto e per tutto. Ci sentiamo a nostro agio con questo giudizio, questa punizione che pende sopra le nostre teste.

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Volete i nomi, e io vi do i nomi. Il mio nome è Leonard Alfred Schneider. Cosa avevo in mente quando ho assunto il nome Lenny Bruce? Volevo la normalità, volevo diventare invisibile.

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Quando le radiazioni ti fanno stare troppo male per vomitare, ecco che c’è il vomito di gomma, per tirarti su il morale.

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Tutti quei cartelli gialli e neri che vedete dappertutto ma non avete mai notato veramente fino a sei giorni fa, rifugio antiatomico.

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Non si può combattere una guerra senza acronimi.

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Louis disse bambolina con una voce sprezzante da nero, ma visto e considerato che Louis era nero e sprezzante, non c’era di che meravigliarsi.

Pagina 678 | Pos. 10393-98

Le bombe cadevano tanto sull’Nva – North Vietnam Army – quanto sull’Arvn – Army of the Republic of Vietnam -, perché se i soldati di entrambe le parti si assomigliavano e se i loro acronimi contenevano più o meno le stesse lettere, bisognava bombardare entrambe le parti per ottenere risultati soddisfacenti. Le bombe cadevano anche sui vietcong, i viet minh, i francesi, i laotiani, i cambogiani, i pathet lao, i khmer rossi, i montagnardi, gli hmong, i maoisti, i taoisti, i buddisti, i monaci, le suore, i coltivatori di riso, gli allevatori di maiali, gli studenti contestatori, gli obiettori di coscienza e i figli dei fiori, i Chicago 7, i Chicago 8, i Catonsville 9 – tutti quanti rappresentavano il nemico.

Pagina 679 | Pos. 10406-28

La storia di come Louis, superata per il rotto della cuffia la scuola per bombardieri, si ritrova nell’equipaggio di un B-52 a una quota di novemila metri sopra il Nevada Test Site, a simulare lo sgancio di una bomba nucleare di cinquanta chilotoni. A simulare, badate bene, mentre un ordigno vero della stessa grandezza viene fatto esplodere dalla torre di lancio direttamente sotto il velivolo. Perché l’idea era, Vediamo come reagiscono l’aereo e l’equipaggio, il metallo e la carne, al flash, all’esplosione, allo shock, allo spettacolo e così via. E se ne vengono fuori più o meno intatti, forse un giorno lasceremo che sgancino loro la bomba. Tutto l’aereo è oscurato. Finestrini schermati da imbottiture coperte di Reynolds Wrap. L’equipaggio ha i tamponi sugli occhi. Piccoli cuscinetti di nylon che per Louis hanno l’odore curioso ed eccitante di biancheria intima femminile. Un volontario paramedico è sistemato su un sedile con quindici centimetri di cordino e una targhetta tipo bustina di tè che gli penzolano dalla bocca. Ha inghiottito il resto del cordino, a cui è attaccata una piccola lastra radiografica rivestita di gelatina di alluminio, che ora è da qualche parte sotto l’esofago, per misurare il passaggio delle radiazioni attraverso il suo corpo. Louis fa il suo finto conto alla rovescia e aspetta il flash. Un giovane forte e immortale in una nobile missione. – Tre, due, uno. Poi il mondo si illumina. Il corpo viene invaso da un bagliore che è come il tocco di Dio. E Louis riesce a vedere le ossa della propria mano attraverso gli occhi chiusi, attraverso lo spesso tampone piantato sulla sua faccia. Giro la testa e tutt’intorno ci sono scheletri che ballano nel flash. L’ufficiale di rotta, l’istruttore-ufficiale di rotta, l’artigliere di coda, povero stronzo. Siamo morti volanti. Ho pensato o Signore Gesù. Giuro su Dio che credevo di essere in paradiso. Il sudore mi scorre a rivoli sulla faccia e dagli interruttori esce fumo e la detonazione ci catapulta in su per migliaia di metri, contro le nostre migliori intenzioni. Mi sembrava di volare dritto verso il giorno del giudizio con un reggiseno di nylon incollato alla faccia. E quando l’onda d’urto ci ha colpito, siamo stati sbalzati in alto di altri settecento metri, e quell’aereo enorme si comportava come una foglia in una notte di vento. E io continuavo a vedere i morti volanti attraverso gli occhi chiusi, uomini scheletro con knee bone connected to the thigh bone, I hear the word of the Lord. E pensavo che, essendo nero, sarei stato meno trasparente, più impenetrabile. E invece vedevo le mie ossa attraverso la pelle. Quel flash era troppo brillante per fare preferenze razziali.

Pagina 681 | Pos. 10433-34

Ho spalancato gli occhi e sono rimasti così e non si sono mai più veramente chiusi.

Pagina 706 | Pos. 10820-22

Quante migliaia, centinaia di migliaia di persone intrappolate nella metropolitana o a mezz’aria, in attesa, dentro ascensori affollati. Il sospetto sempre alle porte, il sospetto della paralisi, una cosa implicita nella città spingibottone, il sospetto che si sarebbe bloccata di colpo, lasciandoci impotenti al buio come topi, e allora avremmo cominciato a chiederci, come stavo facendo io, in che modo funziona tutta la faccenda.

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un’oscurità così fitta da avere una massa fisica.

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D’altra parte è l’acquirente, che deve diffidare.

Pagina 729 | Pos. 11171-72

Bronzini non possedeva una macchina, non la guidava, non la desiderava, non ne aveva bisogno, non l’avrebbe accettata se qualcuno gliel’avesse regalata. Se smetti di camminare, pensava, muori.

Pagina 731 | Pos. 11202-4

È incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo.

Pagina 735 | Pos. 11258-59

Evidentemente i ritardatari erano gente che rifiutava di lasciarsi condizionare da squallide questioni di tempo e coscienza.

Pagina 737 | Pos. 11299-302

Bisognava guardare attentamente Andrew Paulus per individuare qualche traccia di invecchiamento. Nessuna ruga e una carnagione stranamente luminosa, una specie di patina tostata che gli manteneva la pelle rosea e fresca. Capelli castano chiaro e sfrangiati irregolarmente sulla fronte in ciuffetti da ragazzo. Bronzini si chiese se era questo che succedeva agli uomini che rinunciavano alle carezze e all’amore avvolgente di una donna. Rimangono bambini

Pagina 749 | Pos. 11472-73

Accese, spense la fiamma scuotendo la mano e si concesse l’uso dell’altra per staccare il fiammifero spento dalla bustina e spedirlo all’inferno dei fiammiferi.

Pagina 755 | Pos. 11571-72

Niente si adatta al corpo meglio dell’acqua.

Pagina 764 | Pos. 11706-7

Arrivò il cane ad annusare le scarpe di Nick, un bastardo, un cane randagio che Mike l’Allibratore si era portato a casa un bel giorno. Qualcuno lo aveva chiamato Mike il Cane.

Pagina 766 | Pos. 11738-41

– Ho trovato un lavoretto part-time. – E dove? – In uno stabilimento di gelati. A impacchettare e spacchettare dentro il freezer. – È un lavoro regolare, riconosciuto dal sindacato? – Quale sindacato? Il sindacato vuole che gli impacchettatori di gelato facciano venti minuti dentro il freezer, e venti minuti fuori. In modo da non gelarsi le chiappe. Per questo la ditta assume i cretini come me.

Pagina 782 | Pos. 11989-90

– Volevo ben dire. L’ho visto proprio ieri al mercato. Come fa a essere morto? – Bè, non è che ci vuol molto a schiattare

Pagina 793 | Pos. 12157

Matty non sapeva cosa significasse, osanna nell’alto dei cieli, e aveva paura di chiederlo.

Pagina 795 | Pos. 12183-84

La suora disse: – Sia maledetto il bambino che non porta la piastrina o ha indosso la piastrina di qualcun altro.

Pagina 813 | Pos. 12463-64

È impossibile vedere il mondo con chiarezza fino a quando non si capisce com’è organizzata la natura.

Pagina 815 | Pos. 12483-84

Come possono pochi segni tracciati col gesso su una lavagna, pochi piccoli scarabocchi, cambiare il corso della storia? Energia, massa, velocità della luce.

Pagina 818 | Pos. 12532-33

– Questa è stata davvero una pessima idea. Voglio andar via. – Aspetta. Non subito. Dì una preghiera. Fai vedere che stai pregando. Mostra rispetto, – disse Nick.- Le donne vestite di nero. Se non mostriamo rispetto ci fanno a pezzi.

Pagina 835 | Pos. 12792-93

– Come fai a salire queste scale tutti i giorni. – Tre, quattro volte, – disse Carmela. – Conosco ogni gradino per nome.

Pagina 850 | Pos. 13028-30

La storia divertì i giocatori di carte. Era molto divertente. Mancare di rispetto ai morti era una cosa crudele e divertente, specialmente per uomini di una certa età. Una battuta sui morti era una bella battuta. Una battuta con le palle.

Pagina 851 | Pos. 13041-42

Gli uomini parlavano per lo più inglese, ma usavano il dialetto quando un’idea aveva bisogno di una spinta

Pagina 851 | Pos. 13044-45

l’inglese per lui era il presente e l’italiano lo riportava al passato, bastava un’intonazione, una lingua inesorabilmente segnata dal passato.

Pagina 855 | Pos. 13096-98

Quella sera Albert e Klara fecero l’amore al chiaro di luna. Fu dolce e piacevole e sembrò durare all’infinito, un amore così dimentico del tempo che Albert ebbe la sensazione che avessero scoperto un’energia capace di proteggerli dai difetti umani

Pagina 863 | Pos. 13222-23

non ci ho nemmeno provato, a vincere. Perché vincere è un insulto alla mia dignità.

Pagina 873 | Pos. 13385-86

Sono stati gli U.S., dice Viktor, a progettare la bomba al neutrone. Molti neutroni, pochissimi danni alle cose. Il perfetto strumento capitalista. Uccidere la gente, risparmiare la proprietà.

Pagina 874 | Pos. 13390-92

Mi dice che il nome della società l’ha scelto lui. Acajka significa gabbiano, e si riferisce in modo poetico al fatto che essenzialmente l’azienda si occupa di scorie. Gli piace il modo in cui i gabbiani piombano sui mucchi di immondizia e seguono le navi in attesa del luccichio degli scarichi a poppa. E poi è un nome più carino di Ratto o Maiale.

Pagina 881 | Pos. 13500-13501

Nessuna di queste cose era mai appartenuta a me se non nel senso che avevo riempito i moduli.

Pagina 882 | Pos. 13520-23

Una volta preso atto del fatto di essere stato colpito, torna a guardarmi. So cosa vede quando mi guarda. Un uomo più grosso di lui, più svelto, seduto tra lui e la porta. È questo il messaggio che ronza nell’aria. Non le parole, le storie personali, il vantaggio o lo svantaggio morale, qualunque manovra di bluff e controbluff possa adornare il momento.

Pagina 887 | Pos. 13597-99

Prima immaginano la bomba, scrivono le equazioni, dicono che è possibile costruirla, la costruiscono, la sperimentano nel deserto americano, la buttano sui giapponesi, ma è l’averla immaginata, all’inizio, a rendere tutto vero, – dice. – Tutto quello in cui si crede diventa vero.

Pagina 892 | Pos. 13675-76

Jeff ci racconta queste cose con quel suo sorriso timido e ammiccante, e non si capisce se sorrida perché trova tutto questo buffo o perché trova tutto questo buffo e ci crede.

Pagina 893 | Pos. 13680-83

Matt è venuto al funerale, è arrivato in aereo la sera prima con due dei suoi figli, poi è crollato davanti alla fossa e i ragazzi l’hanno guardato stupefatti. Sconvolti nel vederlo in quello stato, perché lo consideravano un padre, non un figlio, e hanno distolto lo sguardo, e poi hanno di nuovo guardato da un’altra parte quando Matt mi è crollato addosso e si è messo a piangere, e mi hanno visto abbracciarlo, e hanno dovuto adattarsi alla novità, allo shock di vederlo come fratello e figlio.

Pagina 908 | Pos. 13908-9

Mangia senza sentire il sapore del cibo perché ha deciso anni fa che il sapore non è il punto. Il punto è ripulire il piatto.


Underworld: giudizio finale

Underworld appartiene a quell’insieme di romanzi che la lettura mi ha imposto questa domanda: com’è possibile che mi piaccia leggere qualcosa pur non capendone praticamente niente?
Beh, questa è anche la sintesi del mio giudizio.
A un primo capitolo (il prologo) assolutamente magnifico, effervescente e brillante, sono seguiti capitoli dove mi ha pervaso un senso di labirintite, con qualche lampo di luce, ma fondamentalmente ho fatto una faticata a portare il libro a termine.
Per questo, Underworld di Don DeLillo non riesce a guadagnare più di dieci palline da baseball su un totale segreto che dovrete dedurre dalle fluttuazioni del valore della granodiorite al mercato nero della Papuasia.

Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball Palla da baseball

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x x x x x x x40,00%
Libri di 10 autori mai lettix x x x x x x x80,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x x x100,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x x x x100,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix x x60,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%

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2 commenti

  1. Bravo, Andrea. Ti sono grato per le citazioni da Underworld e l’averlo ricordato, al di là dell’etichetta di post-moderno, come un romanzo dai tanti risvolti sia stilistici che di contenuto. Io l’ho trovato un grande libro capace di creare una liaison tra la sfera personale dei personaggi e quella pubblica dell’America contemporanea in cui si muovono.
    In quanto al post-moderno, scusami, è un’etichetta commerciale che ancora oggi mi sfugge: che cosa denota esattamente? Il lavoro di De Lillo mi sembra sviluppare una consapevolezza del proprio tempo e della propria vita tradotta in letteratura nel miglior modo possibile: quella del tempo soggettivo dentro cui si focalizzano avvenimenti di diversi momenti di vita, un tempo oggettivo ben visibile a differenza di quello invisibile dei singoli personaggi.

    1. Ciao Vincenzo, con post-moderno si intende solitamente il genere letterario contrapposto al realismo del XIX secolo. Questo era caratterizzato da un punto di vista certo e oggettivo, mentre i romanzi post-moderni non solo non hanno un unico punto di vista, ma addirittura sono composti da diversi flussi narrativi.
      Comunque se fai una ricerca trovi di sicuro una spiegazione migliore 😉

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