Sandra Bullock VS Caleidoscopio di Ray Bradbury

Come già fatto nello scorso post, è il turno della unrecensione di un altro racconto.
Caleidoscopio, di Ray Bradbury, è un racconto breve scritto nel 1949, ed è definitivamente grandioso: in poche pagine sa riunire vette altissime di poesia, descrizioni di scenari angoscianti e riflessioni sul senso della vita. Questa, in brevissimo, la trama: un razzo esplode e i membri dell’equipaggio, dispersi nello spazio, sono lanciati verso i diversi corpi celesti cui le rispettive traiettorie li condurranno.
Ho pensato a questo post su Caleidoscopio dopo aver visto alcuni trailer del film Gravity, di Alfonso Cuarón con George Clooney e Sandra Bullock, in cui sembra ripetersi paro-paro la trama del racconto di Bradbury. Benissimo – ho pensato – ecco un film di fantascienza potenzialmente figo!
Poi mi sono ricordato del teorema Bullock-Smith, quello che dice che:

All’uscita di un nuovo film di fantascienza potenzialmente figo, se vi recitano Sandra Bullock o Will Smith, alla fine il film si rivelerà una cagata.

Beh, io ancora oggi Gravity non l’ho visto, ma perché dubitare della scienza? A seguire, l’angolo delle mie sottolineature:

Pos. 26

Gli uomini furono scagliati nello spazio come una dozzina di argentei pesci guizzanti.

Pos. 46-47

«Il razzo è scoppiato, questo è tutto. I razzi possono anche scoppiare».

Pos. 49-51

Tornerò alla vecchia Madre Terra a una velocità di diecimila miglia all’ora. Brucerò come un fiammifero». Hollis lo disse con un curioso senso d’estraneità. Gli sembrava d’essere distaccato dal suo corpo, guardandolo precipitare giù e giù nello spazio con l’identica freddezza con cui, tanti anni prima, aveva contemplato la caduta della prima neve all’inizio dell’inverno.

Pos. 75-76

L’uomo continuava a gridare e ad annaspare, frenetico, come un nuotatore che stesse affogando. Riempiva delle sue urla l’intero universo.

Pos. 110

Gli restava un solo rimpianto, guardando indietro dall’orlo esterno della sua vita, ed era il rimpianto di non poter continuare a vivere.

Pos. 149-53

Questa era appunto la differenza tra lui e Lespere: Lespere aveva vissuto una vita piena, ricca, e questo bastava a renderlo un uomo diverso, anche qui, mentre lui, Hollis, era stato per tutti quegli anni come morto. Precipitavano verso la morte ognuno per la sua strada, e se davvero c’erano, come probabile, diverse specie di morte, le loro sarebbero state diverse come il giorno e la notte. La qualità della morte, proprio come quella della vita, doveva avere infinite varietà, e se uno era già morto da prima, che cosa mai avrebbe dovuto aspettarsi da questa nuova e definitiva morte, verso la quale ora stava precipitando?

Pos. 205-7

Là il comandante stava precipitando verso il sole; e là Stone volava via dentro il suo sciame di meteoriti; laggiù Stimson, rinserrato in se stesso; e più lontano Applegate proiettato verso Plutone; e Smith e Turner e Underwood e tutti gli altri, le schegge del caleidoscopio che per tanto tempo avevano costituito una singola entità funzionante, ora spazzate via l’una dall’altra.

Pos. 211-13

Arderò in un attimo, pensò. E le mie ceneri saranno disperse sopra tutti i continenti. Serviranno a qualcosa, anche se poco. Le ceneri sono soltanto ceneri, ma andranno ad arricchire il terreno…

Pos. 214

Aveva soltanto un ultimo desiderio: che gli accadesse qualcosa di bello, adesso che tutto era finito…

In fine, nella consueta classifica galattica, Caleidoscopio di Ray Bradbury si guadagna un piccolo sole incandescente: La legge di gravitazione universale afferma che due punti materiali si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle masse dei singoli corpi e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza (e scusatemelo se è poco!)

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6 commenti

  1. “Caleidoscopio” è un racconto bellissimo. Letto qualche vita fa per la prima volta, e poi riletto negli anni più volte, è una storia memorabile, come molte delle storie di Bradbury (dell’episodio “La terza spedizione” in “Cronache marziane” ne parla perfino Borges nellla prefazione a una delle innumerevoli edizioni del volume).
    Ho visto “Gravity” sul computer (quindi niente schermo enorme e nemmeno 3D) e aveva ricordato anche a me “Caleidoscopio”. Il film cattura, perfino su questo minuscolo schermo, sin dai primi minuti. A me è piaciuto molto, nonostante qualche piccolo ma trascurabile passaggio dialogico in stile hollywoodiano.

      1. Eh, sì, non è stato rispettato il teorema B-S… “Gravity” a me è piaciuto davvero, e mi piacerebbe vederlo anche in 3D.
        Ho dato poi un’occhiata alle tue classifiche dei migliori film di fantascienza. Difficile, si sa, fare classifiche. Condivido molte delle tue scelte (Solaris, 2001, Blade Runner, Il pianeta delle scimmie – il primo, i successivi sono mediocri se non ridicoli – sono i miei preferiti che mi vengono subito in mente) ma forse avrei inserito anche qualcosa della cinematografia anni Cinquanta, e poi qualcosa di Carpenter (“Essi vivono”, per esempio), e forse anche il poetico “Starman”, di cui adesso non ricordo il regista.

  2. Ho visto Gravity in 3D al cinema e non vedevo l’ora che finisse. Una noia totale.
    In pratica sembrava che tutto quello che potesse essere interessante era già successo prima dell’inizio del film.

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