Dettagli: shadow corsettaQualche mattina fa ero in piena fase aerobica (corsetta al parco) e, come sempre quando ho tutto questo ossigeno che mi aera le sinapsi, ho iniziato a smarrirmi in ragionamenti destinati inevitabilmente all’abbandono non appena sopraggiunta l’ennesima nuova deviazione del pensiero.
All’improvviso, però, il pensiero in corso è andato a sbattere, mettendo fine al groviglio alessandrino. Si è scontrato con la visione di alcuni cocci a terra, un flash durato pochi istanti (dovete sapere che a volte raggiungo velocità transoniche) che però mi ha fatto riflettere profondamente.
Che cos’avevo visto realmente? Dei semplici cocci. Verdi e di plastica, o almeno ne avevano l’aspetto.
Ho subito immaginato potessero essere i cocci di una penna, e da qui mi sono nuovamente domandato: che cosa ho visto realmente?
Una penna, ma che tipo di penna? Non aveva l’aspetto aristocratico della stilografica, né la giocosità del pennarello, quindi ipotizzai che si trattasse di una penna a sfera.
Stavo tralasciando qualcos’altro? Di quale colore avrà avuto l’inchiostro quella penna a sfera di plastica verde? Ed era funzionante o era esaurita? Era a scatto o una di quelle col tappino? Macchiava? Si trattava di un articolo pubblicitario?

Quali sono i dettagli che non facciamo mai emergere perché crediamo siano marginali o addirittura banali?
Che cos’è che ci fa decidere che cosa è importante descrivere e che cosa è invece superfluo?
Lo stile di scrittura, il genere dello scritto, un’ambientazione, un personaggio… un misto di questi o nessuno fra loro?
Se, per esempio, presentiamo un personaggio descrivendo a puntino il suo aspetto, abbigliamento e accessori inclusi, si dovrà fare lo stesso anche per tutti gli altri? O solo se è funzionale alla storia? In questo modo però non ci si rende prevedibili? Non si strizza l’occhio al lettore dicendogli ehi, occhio a questa cosa: sarà importante? Gli effetti indesiderati si nascondono dietro l’angolo!
Su che cosa non siamo disposti a lasciare campo d’azione all’immaginazione di chi legge?
Sono alcune domande alle quali non ho una risposta, ma probabilmente rientrano nell’insieme dei quesiti che possono essere risolti con la carta del buon senso.

Voi siete riusciti a sintetizzare una regola o una linea guida per non smarrirvi in questo bicchiere d’acqua?

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5 commenti

  1. Grazie Zio! Cioè tu mi hai aperto gli occhi! Cioè tipo grazie un casino bro! Salutami le sisters!

  2. Rispondo da editor, non da scrittrice (beh, anche peggio, perché rimaneggiare i testi altrui è affar delicato), in tre punti:
    1. meglio suggerire che svelare: poche parole, sapientemente scelte, sollecitano la fantasia del lettore più di prolisse descrizioni
    2. far leggere il testo o parti di esso a qualcuno, per vedere l’effetto che fa
    3. assecondare l’ispirazione, quando le parole sgorgano fluide

    1. Non posso cher concordare al 100%!
      In qualità di editor hai partecipato al sondaggio della scorsa settimana?

      1. selezionerei tutte le voci, compresa quella per cui l’autore dovrebbe presentare un manoscritto editato (un manoscritto pulito e fluido ha più probabilità di successo). Ma nella realtà le case editrici non spendono sempre tempo e risorse in un editing così accurato, e il risultato si vede

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