Come forse solo pochi avranno notato, questa qua sopra è una Buick Roadmaster Riviera convertibile. Se avessi scritto questa è una Cadillac (e se nella foto ci fosse stata una Cadillac) allora avrei davvero potuto aprire con come certo tutti avrete notato.

Questo perché in un capitolo di Jack Tano (non so ancora come chiamarlo, quindi facciamoci andare bene il titolo temp) presento un personaggio alla guida di una Cadillac. Seguendo la tecnica di scrivere la bozza senza badare troppo ai dettagli, ho lasciato che il personaggio guidasse la Cadillac fino alla prima riscrittura, fresca fresca di questi giorni.

Quando parlo di editing è esattamente questo che intendo: qualcosa che vada oltre la correzione bozze che mi fa il word processor, un’intelligenza umana che mi dica ehi, hai scritto una banalità XXL!
Nonostante si tratti di un’auto meravigliosa, la Riviera in Italia è effettivamente poco conosciuta; visto però che ormai anche i calzini bucati hanno un link a Wikipedia, ho comunque sostituito la stereotipatissima Caddy con la Riviera.
Quando si sceglie di presentare un personaggio alla guida di una Cadillac non si fa riferimento solo a un’automobile, ma anche a tutta una serie di luoghi comuni a essa correlati. È un marcatissimo status symbol, è stata l’auto di Elvis, è comparsa in decine di pellicole hollywoodiane e videoclip e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo; le sue pinne posteriori sono ormai indelebilmente impresse nella nostra memoria… addirittura chiamiamo Cadillac qualsiasi auto americana abbastanza grande, lussuosa e sconosciuta da non conoscerne il nome.

Davvero volevo tutto ciò? No, non lo volevo. Ecco perché il piccolo editor che è in me mi ha convinto a studiare un po’ di storia delle case automobilistiche statunitensi per trovare un modello comunque figo ma meno inflazionato.
La domanda è: una casa editrice come si sarebbe comportata? Avrebbe lasciato la Cadillac o l’avrebbe barattata con la Riviera? La risposta è facile: la casa editrice che non fa editing, ma si limita a correggere le bozze, avrebbe lasciato la Cadillac, magari dopo una breve ricerca su come scriverlo correttamente; la casa editrice degna di questo nome, invece, avrebbe storto il naso e mi avrebbe tirato le orecchie per questa scelta così banale.

Ora, al di là di questo caso, sono molte le scelte che durante il processo creativo sembrano buone ma poi, a mente serena, scopriamo essere vaccate. È certamente compito dell’autore provvedere a una prima scrematura, ma non è detto che un bravo scrittore sia altrettanto bravo come editor. Sono capaci tutti a correggere le a con l’acca, ma la revisione da parte di un editor professionista non può e non deve essere trascurata con l’assurda scusa che è l’autore a dover pensare al proprio lavoro. Anzi, proprio perché non è questo il lavoro dello scrittore, ci deve pensare qualcun altro, ed è qui che emerge il valore di una vera casa editrice!

Qualcuno ha avuto esperienze in merito a ciò? Magari c’è qualche editor in ascolto… o almeno qualcuno della General Motors?

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2 commenti

  1. Nel fare editing è importante confrontarsi con l’autore. la scelta dei modelli di auto così come quella delle città o altro, è sempre motivata ai fini della fabula. Un saluto

    1. Grazie Mary, ovviamente quello della Cadillac era un’esagerazione… OK non è vero, ho raggiunto un livello maniacale 🙂

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