0111 Edizioni

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112 commenti

  1. Zio, dai ascolto a me, cambia sponda e diventa ciò che cerchi: prenderai due piccioni con una fava.

  2. Sono degli emeriti avventurieri dell’editoria e dovrebbero essere messi sotto inchiesta per la ****** che architettano in danno degli autori

    1. No dai, “******” è una parola grossa.
      Fuffa sì (tanta) ma non sono cattivi (al massimo un po’ di acidità, ma noi che ne sappiamo?)

      1. Che poi facendo qualche ricerca web salta fuori che la 0111 ha avuto problemi analoghi di acidita’ con parecchi altri siti,slcuni dei quali rifiutano di recensire i libri 0111.
        Andrea, non sei il solo 🙂

        1. La cosa mi consola, anche se non trovo corretto penalizzare gli autori per colpa di eventuali comportamenti dell’editore!

  3. Appena letto l’articolo ho contattato l’autore che come volevasi dimostrare è stato obbligato a togliere alcune parti invece molto interessanti. Vada per il contratto – anche se non c’era la clausola di non divulgazione – ma il resto non lo comprendo: se si crede davvero nell’onestà del proprio progetto che problemi ci sono nel far mostrare le risposte, per altro dei semplici chiarimenti a dubbi dell’autore? Comunque personalmente diffido di chi paga i diritti solo dopo ‘tot’ copie come diffido della prelazione. Mi rimane ancora un buco nero per quanto riguarda la ‘prima traduzione’ fatta con traduttore automatico. Ma forse sono tarda a capire io..

    1. Mi intrometto nella discussione.
      Direi che la ragione sta nel mezzo.
      Certo che minacciare chiunque si dimostri contrario alla propria impresa non crea maggiore credibilità, anzi.
      Certo la 0111 non è a pagamento, ma permangono grossi problemi inerenti alla distribuzione, che farnno si sia difficile raggiungere o superare le 250 copie in due anni.
      Ho avuto in mano libri 0111 e direi che forse andrebbe migliorata la qualità della carta e dei materiali, di non eccelsa qualità (però è vero che non si paga per pubblicare).
      E manca la promozione affidata in toto agli autori, come del resto fanno tante piccole case editrici.
      Il contratto però è visibile sul sito della casa editrice, quindi può essere mostrato, le clausole sono vessatorie e non discutibili….naturalmente nessuno obbliga a firmare.

      Dimenticavo, l’idea del traduttore automatico è assolutamente ridicola.

      1. “Dimenticavo, l’idea del traduttore automatico è assolutamente ridicola.”

        Sa come funziona, quindi ce lo spiega lei?

        1. Buongiorno Stefania,

          allora… voi traducete i libri dei vostri autori tramite un traduttore automatico, spero, professionale.

          quindi rendete disponibile il testo sul vostro zed lab e chiunque sia iscritto e ne fa richiesta può prenderlo, correggerlo, e rielaborarlo e viene pagato con una percentuale sulle vendite del testo riveduto.

          Tutto corretto?

          ora, ecco la mia modestissima opinione:

          1) un traduttore automatico, anche se professionale, non fa una TRADUZIONE, ma una TRASLITTERAZIONE del testo e non potrà mai sostituire il lavoro di un professionista del campo, che per diventare tale deve compiere determinati studi.

          2) Una traduzione rende anche lo stile dello scrittore, le atmosfere, il senso profondo del testo, cose fondamentali per un libro, a meno che Lei non pubblichi manuali, cosa che non credo rientri nel vostro catalogo

          3) non viene operato alcun tipo di controllo circa le qualifiche e l’operato della persona che prende in carico il libro traslitterato in una lingua diversa dall’originale.

          4) viene naturale pensare che Lei stia pensando al mercato estero ma che non voglia o non possa permetterselo.

          chiudo con la considerazione che gli autori dovrebbero poter scegliere se aderire o meno a questo sistema, in quanto, di fatto, su una traduzione fatta in qualche maniera, loro ci mettono il nome e la faccia.

          Non crede?

          1. ahahah…sarei proprio curiosa di vedere se e cosa risponde…visto che le info sul procedimento le ho trovate sul loro sito.:-)

            io farei un bel caffè nell’attesa…:-))

  4. Le consiglio di moderare i termini e di moderare anche i commenti dei
    suoi lettori, Andrea, perché ho appena letto che qualcuno ci ha dato dei
    TRUFFATORI.

    Per vari motivi, che lei sicuramente ben sa da
    frequentatore di un certo forum, devo documentare ogni offesa e frase
    diffamante nei nostri confronti. Quindi salvo questa pagina con i SUOI
    commenti e con quelli del signor ADRIANO DI STAZIO, che lei da
    amministratore di questo forum conosce sicuramente e di cui, quindi,
    potrà fornirci le credenziali, quando le verranno richieste da chi di competenza.
    Come
    saprà, l’amministratrice del suddetto forum è stata condannata per
    diffamazione, ma dato che ricorrerà in appello, i giochi sono ancora
    aperti e quindi, in attesa del secondo grado di giudizio, noi abbiamo l’obbligo morale di raccogliere e segnalare
    qualunque ulteriore tentativo di diffamazione a nostro danno, anche
    esterno al forum incriminato, ma che in qualche modo possa far risalire
    alla sua influenza. Che lei questa influenza l’abbia subita lo ha
    espressamente dichiarato nel suo articolo precedente, quello sulla casa
    editrice Caosfera:

    “Writer’s Dream, sito validissimo, la etichetta come a pagamento […] Ed è assai probabile che abbia ragione […]”

    Posso solo consigliarle, d’ora in poi, di prendersela con chi ha davvero qualcosa da nascondere o che ha realmente commesso qualche scorrettezza, o peggio, ai danni di autori o chi per essi, e di abbandonare il divertente gioco che sta portando avanti, ossia di fomentare a tutti i costi l’odio nei confronti di un editore con il quale lei non ha rapporti e di cui, quindi, pubblica giudizi solo su sue supposizioni, solo perché in passato qualcun altro lo ha fatto e perché, forse per questo motivo, le risulta particolarmente antipatico. Non è sufficiente provare antipatia per una persona o azienda per poterla additare come TRUFFATRICE o FUFFA. Mi domando come mai non ci sia un solo autore che possa dire di essere stato TRUFFATO o RAGGIRATO dalla 0111, ma che invece continuino a sputare sentenze solo quegli autori che con 0111 non hanno nulla da spartire. Ci sarà un motivo, no?

    In ogni caso, d’ora in poi anche questo blog si aggiungerà all’elenco di quelli da tenere “sotto controllo”. E adesso, per piacere, non se ne esca con una frase del tipo “è una minaccia”, ma pensi piuttosto a quello che sta per mettere nero su bianco prima di farlo, d’ora in poi.

    1. P.S.: ha lasciato ancora informazioni non corrispondenti al vero:
      “ovvero si parla di soldi, sotto forma di servizi che 0111 Edizioni sembrerebbe non fornire (traduzioni, editing)”
      Perché dice che non facciamo editing? Dove è scritto? E’ scritto persino nel CONTRATTO che l’editing è previsto, quindi la prego di rettificare anche questa parte, perché l’editing VIENE FATTO. Grazie

      1. L’editing è questo:

        – Uniformazione del testo
        – Strutturazione degli argomenti
        – Verifica delle citazioni e della bibliografia
        – Revisione linguistica
        – Analisi dei contenuti e affinamento dell’espressione
        – Preparazione dei materiali per l’impaginazione

        Per sua stessa ammissione (nella mail che mi ha fatto cortesemente togliere dall’articolo) 0111 Edizioni non offre questo servizio.
        Ecco perché dico che 0111 Edizioni *sembrerebbe* non fare editing.

        1. No, spiacente signor Cabassi, si documenti prima di fare certe affermazioni!
          L’editing non è classificabile in un solo tipo.
          Esistono diversi, molti livelli di editing, uno di questi è l’editing SINTATTICO, un altro (quello a cui fa riferimento lei) è l’editing FORMALE, che interviene su forma e stile e che noi NON FACCIAMO, come non lo fa la maggior parte delle altre case editrici (specie proprio sugli esordienti, a meno che non pubblichino con Mondadori).

          E’ evidente che la sua esperienza si ferma a un solo libro pubblicato (gli altri sono AUTOPUBBLICAZIONI), quindi per piacere non si riempia la bocca senza prima sapere esattamente cosa ci sta infilando, perché potrebbe avere sorprese spiacevoli.

          Nella mia email le ho detto in modo più che SPECIFICO che ci rifiutiamo di intervenire su testi che devono essere inparte riscritti (se la rilegga, se non lo ricorda)! Le ho detto che prendiamo in considerazione solo chi SA SCRIVERE, e per chi non sa scrivere (a prescindere dalla bontà delle trame che può creare) esistono le agenzie letterarie che, se si vuole, possono anche riscrivere un testo da zero distro istruzioni, basta pagare. Esistono anche per questo. Le case editrici, invece, hanno un’altra funzione, anche se la sua esperienza forse non è stata sufficiente a farglielo intuire (ragione di più per ascoltare chi ne sa più di lei, senza controbattere con delle fesserie). Questo le ho detto. Lo nega, forse? E ora, per cortesia, le ripeto per L’ULTIMA VOLTA: modifichi la frase sull’editing, perché è FALSA e FUORVIANTE.

          1. Veramente l’avevo già modificata un’oretta fa circa.
            Spero che così vi piaccia: la soddisfazione dei miei visitatori è la mia soddisfazione!

          2. Si chiama editing FORMALE, non “reale”, signor Cabassi. Anche quello sintattico è EDITING REALE, non è “finto”!

            Però questo è l’ultimo avvertimento: se ha capito, bene. Altrimenti spero che capirà con altre maniere.

          3. Ora ho capito: l’editing si chiama “editing formale”, mentre il controllo ortografico di Word si chiama “editing sintattico”. Ora correggo; non me la prendo mica, sa?!

          4. Quindi lei continua a sostenere che noi faremmo fare l’editing al correttore di Word? Su QUALI BASI lo sostiene, signor Cabassi?

            Forse dall’ALTO della sua esperienza?

            E’ davvero sicuro di poterlo PROVARE, se richiesto? Sicuro sicuro? Abbastanza sicuro da GIURARLO, se dovesse esserle richiesto?

            D’accordo, allora mantenga pure la sua posizione, perché “dall’alto della sua esperienza” è evidente che se se lo può permettere.

          5. Innanzitutto la ringrazio per aver mantenuto la discussione su un tono cordiale e amichevole nonostante la gravità dell’argomento. Quella del correttore di Word, naturalmente, era una battuta.
            Rifiuto di pensare che qualcuno possa credere davvero che una casa editrice si limiti a quello per compiere un lavoro professionale di editing sintattico.

            Però, per maggior sicurezza, ho modificato il mio commento.

            Se ha altre modifiche da farmi fare al mio post non esiti a segnalarmele!

    2. Non conosco quale genere di contatti riceva il vostro sito, ma il mio non è frequentato solo da mie conoscenze.

      Altri riferimenti a forum che non conosco o alla frase “pubblica giudizi solo su sue supposizioni, solo perché in passato qualcun altro lo ha fatto” sono del tutto privi di senso. Commento in base alla mia esperienza che ho provato a documentare (almeno fino a quando non mi avete cortesemente fatto togliere ciò che mi avete scritto).

      La parola “fuffa” non è un’offesa: indica un sovrappiù riempitivo, ed è in questa sede molto ben rappresentata.

      1. Bene, allora se quanto ha scritto lei non è un’offesa, le do la mia risposta “a tono”:
        le consiglio di SGONFIARE quel “PALLONCINO ROSSO” che ha nella testa e di cercare di estrarlo, magari dalle orecchie, facendo attenzione che il cervello non le si infili all’interno del palloncino, passando dal foro per l’aria, altrimenti rischia di restare completamente senza.

        1. Passando a cose serie (ma che cos’era quella roba, una specie di offesa?), sto cercando di rispondere al messaggio che mi avete mandato in eMail richiedendomi i dati di chi scrive commenti sul mio blog, ma quando invio la risposta ottengo questo errore: “Messaggio rifiutato dal sistema. Indirizzo destinatario sconosciuto o non abilitato alla ricezione di posta non certificata”.

          1. Allora legga bene sotto al messaggio (d’ora in poi impari a farlo, le sarà utile per più di un motivo). C’è scritto che non è possibile rispondere a un’email PEC tramite un normale indirizzo email. C’è anche indicato l’indirizzo email a cui rispondere.

          2. che dire? io ho avuto modo di sentire la Lovati recentemente, e confesso che non mi sembrava il mostro descritto. Detto questo, sebbene a me la 0111 edizioni fosse sembrata una discreta realtà (magari tradito da una buona info da parte di un amico) e l’avevo presa in considerazione per future collaborazioni, a questo punto la depennerò dalla lista contatti. Un editore che non investe nei suoi prodotti (e il libro, ahimè, è un prodotto) non è un editore. Un caro saluto, S.

          3. Ciao San! Scusa la domanda, ma dov’è che avrei descritto un mostro? Se questa è l’impressione che hai avuto, non può essere stata colpa mia (per la precisione, tutto quello che ho scritto sulla titolare di 1000 Edizioni è “si inacidisce un po’”).
            A questo punto immagino che la tua impressione sia scaturita leggendo gli interventi che ella stessa ha fatto, non certo da mie presunte “manipolazioni”!
            Puoi confermare?

  5. Monia, autrice con una pubblicazione 0111. Avrei molte cose da precisare, su ciò che ho letto in questo dettagliato post, ma è una cosa su tutte, che ci tengo a commentare. Visto che post come questi, influenzano non poco gli esordienti che vagano nel web alla ricerca di informazioni, con questo mio commento vorrei far sentire l’altra campana (e mi perdoni, ma essendo in promozione da 6 mesi, penso di essere più attendibile di lei su cosa accade a uno scrittore in 0111). Lei ha parlato di giro per librerie, cercando, da quanto ho capto, di verificare se 0111 distribuisca o meno i testi pubblicati. Il fatto che spesso non ci siano libri 0111 nelle librerie, non dipende certo dall’editore. Quale editore, avendone la possibilità, deciderebbe di non proporre i propri testi alle librerie? (soprattutto se, come ha scritto lei stesso, gli eventuali guadagni sarebbero tutti a suo vantaggio?) Sarebbe un editore pazzo, e un imprenditore fallito, non le pare? Forse forse sono molte librerie, che sentendo nomi sconosciuti come il mio, non osano tenerli. E decidono di ordinarli, solo dopo esplicita richiesta di un cliente. A questo non ci ha pensato? Ovvio, loro diranno sempre che è colpa dell’editore che non manda, ma io sono la dimostrazione vivente (e posso provare quando vuole ciò che scrivo), che Feltrinelli Varese (e dico FELTRINELLI) dopo aver letto e valutato il mio libro, ne ha ordinate 40 copie e le ha tenute in vetrina per giorni, oltre a farmelo presentare presso la propria sede. Quindi, se la libreria richiede, Stefania Lovati manda. Poco ma sicuro! Certo, questo non vuol dire che la fortuna e le possibilità cadano dal cielo. Come esordienti, bisogna essere UMILI, girare tanto, e proporre la propria opera allo sfinimento. Non si può avere, agli esordi, la presunzione di contratti redditizi, editing fatti da Umberto Eco e promozione alla Fabio Volo pagata dall’editore. All’inizio, testa bassa, e ricerca di pareri, recensioni attendibili e riscontri. Solo quello dovrebbe essere il desiderio di un esordiente, se davvero si scrive per passione. Poi, se qualcuno di medio-grosso ci contatta perché si inizia a parlare bene del nostro lavoro, o si vendono 5000 copie, allora si può iniziare a trattare i contratti. Prima di allora, bisogna solo dire grazie in ginocchio, se un editore, ci pubblica e ci permette di finire in Feltrinelli o sui giornali locali con in mano la prima opera, senza chiederci 3000 euro di tasca con annesse copie da vendere porta a porta. Insomma, il concetto finale, è che mi lascia basita, che invece di pensare alla possibilità di avere un libro che in un modo o nell’altro gira, lei si sia fermato a fare minuziosi calcoli sul guadagno. Le auguro il contrario, se ha un minimo di passione per ciò che fa, ma secondo me, con questo atteggiamento non andrà molto lontano. E le assicuro che Mondadori, Rizzoli e Feltrinelli, non bussano alla porta per magia. Buona serata, Monia

    1. La o111 manda i libri alle librerie in conto deposito o vuole l’acquisto? e pratica le condizioni concordate con la ALI?

      1. Io scrivo. Non mi occupo di questo. Posso dire che quando io ho proposto, con alcune copie che la casa editrice mi ha messo a disposizione, a diverse librerie minori della mia zona di tenere qualche copia del mio libro in conto deposito da tenere esposte, portandoli personalmente, con documenti ufficiali, e senza che per loro ci fosse un centesimo di spesa, la risposta è stata NO. Oppure, “non abbiamo scaffali liberi”, oppure, “non lo facciamo”… Quindi, quando poi librai così chiudono bottega… mi spiace fino a un certo punto.

        1. quoto monia, questo è quello che solitamente capita nelle librerie fuori dalla provincia del piccolo editore, sia che si presenti l’autore (e questo a volte invece favorisce l’accordo) sia che si presenti l’editore (che viene respinto al 99%). ho conosciuto 2 librai per ora che vanno controcorrente… un po’ poco.

        2. Monia, le sembra una prassi corretta che debba andare lei a presentarsi alle librerie per inserire il suo libro?
          Non spetterebbe alla casa editrice (qualunque casa editrice, s’intende) di avere una buona distribuzione per essere definita tale?

    2. Ciao Monia e grazie per il commento.
      Non vorrei che si pensasse che io abbia qualche cosa contro 0111 Edizioni, ho solo raccontato la mia esperienza, come ho sempre fatto e come continuerò a fare su queste pagine.
      Quando si discute fra persone civili possano nascere solo cose positive, quindi non ho problemi (anzi, ne ho piacere!) a “ospitare” chi ha opinioni diverse dalle mie.

      Poi che io non sia umile, e lo ritenga un pregio, è una questione personale.

      1. Discuterne in maniera civile mi fa piacere al cubo, quando avviene! Come tu hai precisato che non hai niente contro 0111 (anche se t’assicuro che certi passaggi non comunicavano questo) io preciso che il mio intervento, nasce da due motivazioni: una è quella che ho scritto, smentire ciò che rispondono molti librai. E secondo, perché da post di questo genere, rischia di venirne fuori che chi firma un contratto con 0111, sia per forza sprovveduto, non abbia valutato, o semplicemente non comprenda le basilari norme di un contratto. Va bene l’umiltà da scrittrice, che conservo per tutelare la mia passione e contenere le aspettative, ma la mia capacità di leggere, comprendere e valutare un contratto, non posso metterla in discussione, perché ho basi professionali e mentali di cui vado fiera, e che mi permettono benissimo di capire ciò che firmo. E dopo un anno, firmerei altre 100 volte. E ciò che mi ha portato a firmare, nonostante su alcuni punti abbia riflettuto bene anch’io, è stata una considerazione sola: chi sono io, attualmente, nel panorama della letteratura italiana? Nessuno. Credo nei miei scritti, e so che hanno potenziale da vendere (umile sì, ma credo fortemente in ciò che faccio) ma resta il fatto che sono “nessuno”, perché non mi conosce nessuno. Ho potenziale, quindi non sono una scrittrice fatta e finita, come non lo è nessuno ai primi romanzi. Quindi cosa posso pretendere? Qualcuno che investa su di me al primo romanzo, proponendomi il 90% per ogni copia, già dalla prima copia? 0111, come altre case accusate della stessa cosa, è un trampolino di lancio, e lavorando con esordienti, non potrebbe fisicamente permettersi di offrire guadagni alla Dan Brown. Però, ti offre la possibilità di farti conoscere, che è quello a cui bisogna puntare. Se avessi riflettuto così tanto su ogni singolo punto, pretendendo di avere più vantaggi, non sarei mai entrata in Feltrinelli a presentare, non sarei su web tv e radio, e questo weekend non sarei all’interno di un evento con scrittori Mondadori e Feltrinelli. Insomma, scusate se è poco, per una che fa parte di una “pseudo casa editrice” come la definisce il caro Franco Orbani. In conclusione, preferisco, e consiglio a te e agli esordienti, di valutare bene, al di là dei guadagni e del calcolo dei centesimi, case editrici che sono sincere da subito, non promettendoti nulla che non possano fisicamente darti, piuttosto che case editrici che ti promettono seta indiana, per poi, dopo la firma, darti cotone grezzo, per poi finirci in tribunale.
        Buona serata, Monia

    3. Un conto è cercare di accontentarsi, un altro è svilire il proprio lavoro. Da quello che scrive sembra che per un esordiente esistano solo il bianco e il nero: o promozione da urlo alla Fabio Volo o ringraziare in ginocchio la prima casa editrice che passa e ci sventola un contratto abbondantemente a sfavore dell’autore. Va bene la gavetta, la facciamo tutti in qualsiasi ambito, ma così mi pare esagerato.

      1. E al primo libro chi pensa che le dia di più? Me lo scriva. Visto che siamo tutti così pretenziosi da guardare lo svantaggio, iniziamo a fare i nomi di case editrici che investono su sconosciuti, e che lo fanno dandoci soldi e vantaggi. Sono curiosa di capire quanto sarà lunga la lista. Il fatto è, che vediamo la cosa da due punti di vista opposti. Il che non vuol dire che uno sia giusto e l’altro no. ma bisognerebbe considerali entrambi (proprio per evitare il bianco e il nero a cui accennava). Per lei, punti discutibili di un contratto, diventano “svilire” il proprio lavoro. Per me, vogliono dire solo una cosa: l’umiltà di accettarli, sta facendo in modo che il mio romanzo, sia passato dal mio pc, ad almeno 3 pagine di di link quando si digita il titolo su Google. E questo sa cosa vuol dire? Che probabilmente resterò per sempre una sconosciuta, oltre a poche centinaia di lettori. O forse, e dico forse, un giorno qualcuno potrebbe sentir parlare dl me, e propormi i famosi vantaggi. Se il lavoro fosse rimasto nel pc, di certo le probabilità sarebbero a zero. Se invece ci fosse la famosa lista che le ho chiesto sopra, ovvio che saremmo tutti in fila.

        1. Credo che tutto dipenda dalla “fretta” (non nell’accezione negativa del termine) che uno ha. Quello di 0111 è stata la prima pre-proposta che ho ricevuto, dalle mail che ho postato si può vedere quanto ne fossi soddisfatto, ma mi aspetto che per il mio LAVORO (a qualcuno piace usare il maiuscolo, e io lo imito 😉 ) ci sia RISPETTO e COMPENSO.

          Non pretendo qualcosa di più da quello proposto da 0111 Edizioni, ma dai due conti che ho fatto sembra che il tutto sia studiato per dare il meno possibile in caso di “fiasco”.

          Non ho rifiutato perché non credo che il mio lavoro possa non vendere, ma perché se il rapporto non è basato su una distribuzione equa dei doveri, non è un rapporto che fa per me.

          Comunque se vuoi parlaci un po’ del tuo libro, e in bocca al lupo per le vendite!!!

          1. ‘ma dai due conti che ho fatto sembra che il tutto sia studiato per dare il meno possibile in caso di “fiasco”.’

            Bella osservazione.
            Mi dica, esiste qualcuno (e nono parlo solo di case editrici) che sarebbe felice di dare IL PU’ POSSIBILE in caso di fiasco?
            Se esiste, le auguro di trovarlo presto e, soprattutto, le auguro che le sue pubblicazioni siano un fiasco totale (così sarete felici entrambi).

          2. Sarebbe equo che in caso di fiasco, come di successo, ognuno ottenga quello che si merita.

            > le auguro che le sue pubblicazioni siano un fiasco totale

            Trovo molto scortese che la titolare di una casa editrice dica certe cose a un autore in cerca di pubblicazione.
            Io invece le auguro di avere un successo formidabile e di diventare la casa editrice numero 1 al mondo.

          3. Andrea, mi stupisco che non abbia capito la battuta di Stefania. Le ha solo detto che se lei spera di trovare un editore che dia il più possibile in seguito di un fiasco, le augura di trovarlo e quindi di fare fiasco, così da ottenere in cambio “il più possibile”, come lei si augura.

          4. Purtroppo il palloncino che ho nel cervello mi impedisce di capire le battute scritte male 🙂

          5. O di capire che le battute non sono, attenzione, non sono soppaltate secondo l’articolo, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura!

          6. Vorrei fare chiarezza sulla 011 edizioni. Dopo aver vagato per mesi e aver ricevuto decine di richieste di pubblicazione da titolate case editrici… che però volevano il classico contributo iniziale “oneroso”, la 011 edizioni, con grande onestà mi ha fatto una proposta chiara, schietta e senza postille, passando la palla a me autore, cosa affatto scontata in questo mondo di merda che è l’editoria. Un’altra prova della genuinità di questa casa editrice è la sua pagina facebook. Sono attivi, rispondono ai solleciti e sono “umani”, non sono entità inarrivabili come altri editori che si sentono depositari di chissà quale onniscenza. Quindi ben vengano siti come questo che mettono in guardia, ma attenti a non stravolgere la verità. Saluti.

          7. Veramente io ho scritto un post nella loro pagina di Facebook (molto educato) ed è stato eliminato dopo pochi minuti… quindi boh, a ogni mossa mi confermano quello che è stata la mia esperienza personale.
            BTW, in bocca al lupo per la tua pubblicazione!

          8. Ecco, che ha al suo attivo un libro di un esordiente che ha venduto quasi 5000 copie. E altri casi con 1500-2000 copie vendute.
            Se questo è il “fiasco assicurato” per un esordiente…
            Ma tant’è… quando non si sa di cosa e di chi si sta parlando, ma lo si fa solo per il gusto di sfottere…

          9. Trovo molto scortese che un autore in cerca di pubblicazione dica certe cose (FALSE, anche se adesso rettificate) nei confronti di una casa editrice che LUI ha contattato per tentare la pubblicazione.

            “Sarebbe equo che in caso di fiasco, come di successo, ognuno ottenga quello che si merita.”

            E’ appunto quello che offriamo, né più, né meno.
            Fiasco = 0 per l’autore; per l’editore ci mettiamo una cifra un po’ più alta con un bel meno davanti
            Successo = riconoscimento in salita, proporzionato al successo.

            E’ tanto deplorevole?

          10. Grazie mille Andrea, ma non credo sia la sede e l’articolo giusto per parlare del mio libro. Non sono entrata a commentare con questo fine. Crepi il lupo comunque!

  6. Ciao a tutti e a tutte! Pur avendo letto il post, mi permetto di fare una precisione merito al fatto che i libri della 0111 non si trovano in nessuna libreria (e con essa, anche quelli delle piccole case editrice): quando era uscito un libro di una mia amica, che aveva pubblicato con le edizioni della Sera, sono andata ad ordinarlo alla libreria del Ponte di Mendrisio, visto che era quella più vicina. Nemmeno l’avessi fatto…inizialmente le libraie si sono dimostrate molto “scazzate”, però hanno preso la mia ordinazione.

    Ma tre o quattro giorni dopo, mi chiamano, dicendo che a causa dei costi “troppo elevati” non volevano ordinare il libro…io mi sono letteralmente inferocita, dicendo loro apertamente che se non l’avessero fatto arrivare, non avrei più messo piede nella loro libreria, inoltre ho aggiunto che in quanto lettrice era mio diritto chiedere al libraio un libro che mi piaceva e che volevo leggere. Dopo quell’episodio ho deciso di andare tramite un distributore italiano, ben cosciente che lui mi avrebbe ordinato i libri richiesti.

    Morale della favola: con i librai il lettore deve farsi sentire ed intestardirsi, perché altrimenti le piccole e le medie case editrici non troveranno mai gli spazi che spettano loro di diritto!

    1. Ehi, non è che adesso arrivano i librai a non-minacciarmi neh 😀
      Scherzo, scherzo (lo scrivo sennò potrebbe non capirsi), grazie Francesca per la tua testimonianza.!
      Invito comunque te e chiunque voglia, a citare in libertà i titoli dei libri o le case editrici di cui parlate (purché i toni siano civili come i tuoi 🙂 )

      Alla fine il libro com’era?

  7. L’articolo di Andrea mi ha dato l’impressione di essere educato e rispettoso.
    Ha espresso delle idee, magari non condivisibili, ma comunque basate sulla
    sua esperienza e documentate nei limiti del possibile.

    Non vedo perchè una persona non possa fare delle considerazioni negative su una
    proposta commerciale o su un servizio senza essere minacciato.

    Sinceramente il livore delle risposte della sig.ra Stefania mi lascia allibita.

    In particolare trovo che l’augurio di fare fiasco sia davvero una caduta di stile che poteva esserci risparmiata.

    1. Non solo ha scritto delle cose non vere, ma su questo blog sono apparse anche delle offese pesanti (che ora sono state rimosse e/o rettificate dietro gentile richiesta). E questo non mi pare né educato, né rispettoso. Ma forse avresti dovuto valutarlo prima dei cambiamenti.

      1. Probabilmente è come dici tu.
        Rispondere alle offese con le offese non ti ha però fatto molto onore.
        E obbligare a rimuovere le tue mail, se erano corrette e educate, anche se nel tuo diritto, non getta certo acqua sul fuoco.
        Comunque la polemica è vostra e ve la gestite voi.
        Io faccio da spettatrice.

        1. Ma perché parlate e giudicate senza sapere? In fondo alle nostre email c’è un disclaimer che avvisa che il contenuto, così come gli allegati, sono RISERVATI in base alla legge sulla privacy. Andrea, invece, le ha riportate tutte qui.
          Scusa, mi potresti dire quali sono le OFFESE che avrei scritto?

          1. La frase del palloncino rosso nel cervello non è esattamente una locuzione che la regina d’Inghilterra pronuncerebbe alle cerimonie ufficiali a palazzo, trasmette un livore che metà basta. Non sarà tecnicamente un’offesa ma di sicuro io ho ricavato da queste parole un’immagine ben peggiore di qualsiasi cosa potesse avermi indotto a pensare il post del blog.

            Poi vedi tu.

            P.S. non posso certo sapere che cosa c’è scritto in fondo alle vostre mail dal momento che avete chiesto all’autore del blog di rimuoverle.

  8. Un’ultima cosa: dovrebbe cortesemente rimuovere il nostro MARCHIO, che ha usato in più punti senza consenso. O non lo sa che anche i marchi sono di proprietà e non è possibile il loro libero utilizzo? Penso che lei detenga il record di infrazioni (per non dire veri e propri reati, come quello sulla violazione della privacy e la diffamazione, poi rimediati con la rettifica e l’eliminazione) commesse in un unico articolo, signor Cabassi.
    Grazie.

    1. Ho cortesemente rimosso il vostro cortese marchio. Penso che lei detenga il record di richieste di correzione a infrazioni (per non dire veri e propri reati, come quello sulla violazione della privacy e la diffamazione, poi rimediati con la rettifica e l’eliminazione) commesse in un unico articolo, signora Lovati.

      PS: io questo weekend non potrò intervenire a modifiche al sito, per cui le chiederei di rimandare a lunedì altre eventuali segnalazioni 🙂

      Grazie e buon weekend!

        1. Ma dai, minacciate i blogger? Ma che schifo, non comprerò mai nessuno dei vostri libri!

          1. Grazie per il supporto, Lo Spettro di Ishan.
            Ma non essere così severo. Tuttavia ho “asteriscato” due tue parole che qualcuno potrebbe considerare troppo “forti” (lo so, lo so… non dirmi niente… facciamoci su una risata che è meglio!).

            Acquistiamo tutti un libro delle 0111 Edizioni e supportiamo gli scrittori emergenti!

          2. Nadia, le consiglio di moderare i termini, o mi vedrò costretto a darla in PASTO alle fiere!

          3. Ciao Andrea. si, scrivo anch’io e al momento ho ricevuto circa 12 contatti da case editrici, tutte a pagamento. Addirittura qualcuno di loro mi ha consigliato di non far attendere troppo nel dare una risposta, perchè tanto è inutile aspettarsi di fare il colpaccio: pare infatti che i cosiddetti “grandi” non si diano neppure la pena di leggere il manoscritto di un emergente, sebbene sui loro siti siano indicate le modalità di spedizione degli inediti, che, a quanto sembra, verrebbero subito cestinati. Se sei un vip invece..beh..vip è diventato sinonimo di scrittore, a quanto pare. Dappertutto le barzellette di qualcuno e le ricette di cucina di altri germinano come funghi! E noi non riusciamo neppure a farci leggere!! Ti pare corretto tutto questo?? Ti sembra ci sia del merito apprezzato in un comportamento del genere?? Diavolo..la gente spende fior di quattrini per inviare plichi cartacei e loro neppure li leggono. Al momento sono in attesa di altre risposte e ho fissato un appuntamento con Leone editore, a Monza. Cosa puoi dirmi di lui? Grazie.

          4. Grazie Andrea..GRAZIE DAVVERO. Gli emergenti hanno davvero bisogno di supporto. E voi, signori lettori ed editori..dateci una possibilità. Non è detto che solo i vip sappiano scrivere testi interessanti..anzi..finiamola con certe idiozie. Solo con la meritocrazia il nostro paese vedrà tempi migliori. E’ nelle mani degli emergenti il futuro dell’editoria. Nelle mani di chi ha desiderio di fare e spirito creativo non in chi ha già di che campare.

          5. effettivamente mi pare proprio che la signora con tutto sto ambaradan ci abbia rimesso molto di più che a stare zitta…

      1. Senta, non le ho chiesto di pubblicarli AL CONTRARIO, le ho chiesto di RIMUOVERLI!
        Vedo che se le cerca proprio. Contento lei!

        1. In tutta sincerità, se il suo marchio è registrato, è diverso dalle immagini che lei definisce “al contrario”. Inoltre non le stavo “rubando” il logo facendolo passare per mio, era solo riportato a scopo illustrativo, ed era chiaro che fosse il logo di 0111 Edizioni.
          Comunque le assicuro che all’inizio della settimana entrante mi documenterò a riguardo. A costo di farle scrivere qualcosa di spiritoso! 🙂

          1. Le ho inviato una diffida ufficiale. Seguiranno i passi necessari. Credo che ormai sappia che quando dico una cosa, LA FACCIO. D’altronde se l’è cercata, non può negarlo.

            Di nuovo buon week-end (se lo goda).

          2. Se il passo successivo intende essere (e dopo una diffida cos’altro può essere?) un’azione legale per scorretto uso del marchio attenti a non beccarvi una condanna alle spese ex 96 c.p.c. o, peggio, una condanna per abuso dello strumento processuale (riferito di solito all’art. 88 c.p.c.) 🙂

            Andrea ha usato il vostro marchio a scopo informativo in un post dove comunque (marchio non marchio) si fa riferimento a voi e dove l’unica cosa che ha fatto, alla fin fine, è stato esprimere forti dubbi sull’equità fra le parti sancita dal vostro contratto e i servizi da voi offerti.

            Non ha cercato di spacciare il vostro marchio per quello di un’altra casa editrice (confusione), non vi ha denigrato a favore di un vostro concorrente specifico (concorrenza sleale) e non ha, insomma, violato il vostro marchio in alcuno dei modi riconosciuti dalla legge.

            E ho perfino i miei dubbi (ma qui dovrei approfondire la giurisprudenza e non ho tempo, prima facie la legge non individua un caso simile) che il proprietario di un marchio possa costringere qualcuno, che non lo sta usando in violazione della legge, a rimuoverlo solo perché non gli piace che stia in cima al suo post.
            Però, se la diffida ha avuto come unico scopo questo, rimuovere il marchio perché la presenza lì vi dava fastidio, lo avete già raggiunto 🙂

          3. Grazie Hendioke per il tuo intervento, molto preciso e pertinente.

            Purtroppo io credevo di aver rimosso il logo, ma Stefania Lovati (alias Sella) ha usato il logo di 0111 Edizioni per il proprio avatar. Quindi, nonostante abbia rimosso il logo, ora nel post ce ne sono a decine:

          4. Questa cosa che una persona ti chiede di rimuovere il logo della sua azienda da un tuo post e poi usa lo stesso logo come avatar per i commenti in cui ti chiede di rimuoverai è spettacolare. xD

          5. Inizio a sospettare di soffrire di sonnambulismo e di essere io, la notte, a fingermi la titolare di 0111 Edizioni per inscenare questa commedia degli equivoci.
            Metterò una telecamera!

  9. Diciamo che se la direttrice della casa editrice passa le sue giornate su questo blog, non e’ che si spacchi la schiena di lavoro!!!!!!!!!!

    Bella rega!!

  10. Andrea, ho letto con interesse tutta la discussione.
    Ho una curiosità.

    Essendo evidenti e ben conosciuti i problemi che ha un piccolo editore ( a volte pure medio) ad essere presente nelle librerie o anche solo considerato, considerato lo stra-potere delle major e la diffidenza dei librai (che guardano anche loro al profitto giustamente), non pensa che sia più rapido/facile/remunerativo il self-publishing in ebook?

    Ci sono stati diversi casi che ebook venduti a prezzi decisamente bassi (purtroppo è una delle strade) siano diventati dei “best-seller”, con la speranza che poi tradotti in cartaceo possano avere un discreto successo. Ha già tentato o valutato quella strada?

    1. La possibilità di avere un volume esposto in libreria è senza dubbio il metodo più efficace per raggiungere il pubblico. Se la vendita di un volume cartaceo di un esordiente può trovare difficoltà, l’eBook è quasi senza speranza!

  11. Che poi scusate un attimo.
    Va bene essere agli esordi e non aspettarsi i titoloni sul corriere, ma se 7n editore, piccolo o grande che sia, non fa promozione-affidandola in toto l’autore-, manda in libreria i suoi scrittori a far mettere le loro copie del libro, e fa editing solo per correggere in pratica gli errori di battitura, esattamente cosa fa?? Stampa il libro e ci mette pure circa 20 giorni per mamdarlo a chi lo richiede?
    Lo chiedo in particolare a Monia che mi sembra molto soddisfatta…

    1. Forse c’è qualche segreto che gli editori si tramandano da padre in figlio di cui siamo del tutto all’oscuro!

    2. Sì, questi praticamente stampano il libro con un qualunque servizio di selfpublishing

  12. Davvero interessante. L’ho letto con piacere, fa sempre bene aprirsi gli occhi su certa gente 😉

  13. Sto per pubblicare un libro di narrativa con 0111 e vengo in pace a dire la mia opinione, nel modo più obiettivo possibile.

    Per quanto riguarda il contratto: quello di 0111 non è
    certo il miglior contratto del mondo, anche un esordiente può forse trovare di
    meglio, se ha il tempo e la pazienza di attendere l’occasione giusta. Io stessa
    ho pubblicato e pubblicherò altri libri con altre case editrici, con contratti
    migliori (a volte molto migliori), e sono felice di questo. Però ho accettato
    di pubblicare un libro anche con 0111 perché, ad esempio, in un mese ho avuto
    una risposta (in altri casi ho dovuto aspettare un anno) e ci sono momenti in
    cui non si ha voglia né motivo di aspettare tanto; ho accettato di pubblicare
    con 0111 perché sono sempre disponibili a rispondere a dubbi e domande (non
    tutti gli editori lo sono); sono affidabili dal punto di vista degli impegni
    che prendono, i rendiconti e i pagamenti sono regolari (e non posso dire che
    sia così per tutte le piccole case editrici). C’è un minimo di impegno per la
    promozione degli esordienti (ad esempio iniziative che favoriscono la lettura e
    il passaparola) che con altre piccole case editrici non esiste. Insomma, 0111
    può essere criticabile per certi aspetti (alcuni punti del contratto, l’ingenuità
    di proporre le famose traduzioni automatiche, le querele e la gestione “giudiziaria”
    delle controversie che, personalmente, non approvo) ma, attenzione, in giro si
    trova anche di peggio: molti dei punti “vessatori” del contratto 0111 li ho
    (purtroppo) ritrovati in forma anche meno trasparente in altri contratti di
    piccole case editrici. E non sto parlando, si badi bene, di case editrici a
    pagamento, ma di case editrici che orgogliosamente si definiscono free e che
    vengono universalmente stimate e portate in palmo di mano. Per quanto riguarda
    la distribuzione nelle librerie: si sa (tutti quelli che hanno avuto mai a che
    fare con la piccola editoria sanno) che questo è IL problema di tutti i piccoli
    editori, certo non solo di 0111, e non mi pare corretto far passare l’informazione
    che sia l’incapacità o l’incuria di questa specifica casa editrice all’origine
    della mancata presenza dei libri nelle librerie, o delle difficoltà che i
    librai fanno a ordinarli.

    Infine, mi permetto di farti un appunto sul titolo che hai scelto per il tuo post: perché “0111 Edizioni a pagamento?” se tu stesso poi
    dici che non ti hanno chiesto soldi per pubblicare? Liberissimo di informare e
    criticare (anzi, l’informazione e la critica sono cose buone e giuste), però
    poi su Google ci finisce il titolo, e questo titolo forse richiama i lettori
    (io sono qui proprio per il titolo), ma non ha nulla a che fare con il vero
    oggetto del contendere, anzi è parecchio fuorviante oltre che seccante per gli
    autori che, come me, hanno pubblicato con 0111 e sono assolutamente contrari
    all’ EAP.

    1. Prima di tutto in bocca al lupo per la pubblicazione, e grazie per la tua testimonianza. Come avrai visto leggendo i vari commenti, non è obiettivo del post stigmatizzare nessuno: chiunque ha diritto di parlare liberamente della propria esperienza, anche gli utenti più maleducati e acidi.
      Poi, per quanto dici sul titolo del post, in qualità di scrittrice conoscerai molto bene la differenza fra un’affermazione e una domanda, no? 😉

      1. Se la domanda è un titolo, dal punto di vista della comunicazione ha la stessa forza di un’affermazione, come del resto tu ben sai, essendo scrittore e blogger 😉
        Per convenzione il titolo dovrebbe indicare qual è l’argomento principale del testo; in questo caso dunque il lettore si aspetta che tu gli spieghi come hai scoperto che la 0111 è una c.e. a pagamento, o perlomeno come te ne è nato il sospetto. Invece poi parli d’altro (il contratto, le mail, etc. etc.). Allora perchè proprio quel titolo, tra tutti quelli più pertinenti che potevi scegliere?

        1. Sì, ma il vero scopo del titolo è far sì che la gente scelga l’articolo dal mucchio… quindi deve generare un minimo di curiosità.
          E la conclusione del post ribadisce che, pur essendo un editore che non richiede contributi, 0111 Edizioni è (a mio parere) un editore con il quale non vale la pena collaborare per tutta la serie di motivi che ho descritto (il mio tempo ha valore come i miei soldi. Loro non mi chiedono soldi ma mi chiedono tempo, quindi 1+1 fa sempre 2).

          E poi il fatto che tu sia qui per il titolo mi dà automaticamente ragione 😉

          1. NOTA: Si è accorto quali TAG ha inserito nell’articolo? Glieli riporto:

            “0111 Edizioni, Case editrici, CASE EDITRICI A PAGAMENTO, censura, Editori, EDITORI A PAGAMENTO, ZEd Lab”

            E anche qui, è come se lei avesse scritto A CHIARE LETTERE le sue PALESI intenzioni. Sono ripetitiva, lo so, proprio come lo sono le falsità che sta continuando a scrivere contro di noi e l’odio che con le sue FALSITA’ e i suoi attacchi sta istigando nei suoi utenti nei nostri confronti.
            Continui pure, se ciò la diverte, tanto i dossier corposi non spaventano né me, né chi dovrà leggerli e valutarli (ho già una “piccola” esperienza in merito!). Anzi, al contrario, mi sarà utile! Non credo che ci vorrà molto a mettere in relazione il suo tentativo di istigazione all’odio come risultato di quello già commesso da ALTRI. La Postale può farlo con qualche semplice ricerca!

          2. Lei parla del mio odio e delle mie falsità, quando non sto facendo altro che difendermi (in modo pacato e cortese) da appunti, probabilmente nati da incomprensioni o da insufficiente conoscenza.
            Mi spiego: il tag “editori a pagamento” serve per catalogare il mio post nella blogosfera in quanto tratta questo argomento, ma lo tratta per dire che 0111 Edizioni *non è* un editore a pagamento (nel mio post è scritto in maniera evidente nel paragrafo “Conclusioni su 0111 Edizioni”); infatti le mie critiche alla sua azienda vanno in ben altro senso.
            Queste sono critiche basate sulla mia esperienza personale (quindi metto in conto che potrei essermi sbagliato) e le discussioni nate nei commenti hanno messo in luce anche pregi di 0111 Edizioni testimoniati da scrittori che hanno collaborato con voi. I commenti sono a disposizione di tutti, immagino li abbia letti, e la scelta precisa quella di dare a tutti la possibilità di contraddittorio (in molti hanno confutato le mie impressioni) va in contrasto ai suoi appunti sulla mia presunta faziosità (se la mia “palese intenzione” fosse stata quella di screditarvi, avrei rimosso gli interventi di chiunque fosse stato dalla vostra, lei per prima).

            A mio favore, posso dire di aver scoraggiato alcuni utenti a boicottarvi, invitandoli anzi ad acquistare i libri dei vostri autori (dai, come fa a parlare di “istigazione all’odio”?)

            In chiusura, per dimostrarle la mia buona fede e fare il primo passo nel cercare di dissotterrare quest’assurda “ascia di guerra” ho deciso di modificare il titolo dell’articolo, esplicitando che 0111 Edizioni non è un editore a pagamento.

          3. Lei NON HA esperienze con 0111, ed è principalmente questo che non le
            consente di dire stupidaggini solo perché lei “PRESUME”! Chi ha avuto
            esperienza diretta con 0111 l’ha descritta, ed è un po’ diversa da quello che
            ha dipinto lei, che non è entrato nel merito ma ha solo “IPOTIZZATO”
            ANCHE FATTI di cui non ha competenza, solo interpretando (MOLTO MALE) la poca
            documentazione in suo possesso.

            Lo ha fatto, è stato avvisato che stava sbagliando, ma lei HA CONTINUATO a
            raccontare fandonie su di noi, insistentemente. E questo è ciò che conta,
            perché offre una prova inconfutabile delle sue intenzioni.

            Ipotizza chi non sa, ma quando riceve smentite dovrebbe rettificare, a
            prescindere da qualunque altra cosa, proprio perché NON SA e quindi ha solo
            ipotizzato. Può tenere un altro atteggiamento e insistere sulla propria
            posizione solo ed esclusivamente chi ha avuto un’esperienza diretta e non fa
            ipotesi, ma documenta FATTI. Lei NON PUO’ FARLO! Lei sta scrivendo MENZOGNE
            (ormai sono ben lontane dall’essere solo “opinioni”) su di noi senza
            conoscerci e senza avere avuto un’esperienza diretta per affermare certe cose.
            Per di più, è stato più volte smentito, ma nonostante ciò si è impuntato
            basando le sue accuse sul nulla, che è tutto ciò che conosce di noi, se non sul
            suo pregiudizio e sulla volontà di infliggere un danno.

            E ora scusi, ma non ho più voglia di ripetere sempre le stesse cose, perché una
            persona in buona fede le avrebbe già capite e rettificate (sul serio,
            però, non come ha fatto lei), ma è evidente che le sue intenzioni seguono la direzione
            opposta. Quindi ne riparleremo in altra sede, a meno che, prima che ci si
            muova, non acconsenta di fare ciò che le è stato chiesto nella diffida, cosa
            che comunque ha già dimostrato di non voler fare.

  14. Le clausole del contratto che elenchi sono tutte tali da rendere il contratto nullo. Prima di tutto dire che se l’autore non adempie agli obblighi il testo diventa di proprietà dell’editore non solo è una follia, ma è illegale. Nessuno può appropriarsi dell’opera altrui! Già questo è sufficiente ad annullare il contratto. I diritti di royalties sono bassissimi, la mancanza di editing non ha senso e l’addossare la vendita e la distribuzione all’autore mi è incomprensibile. E’ chiaro che questi contano sul fatto che l’autore si comprerà le 50 copie. Altrettanto delirante è la traduzione con un traduttore automatico! ahahahaha, ma che stanno dicendo? E a chi venderebbero sta roba? No no, allora tanto vale pubblicarsi con un sito di selfpublishing. I servizi sono gli stessi

    1. La cosa peggiore, secondo me, è la mancanza di editing formale.
      La cosa del traduttore automatica è un fake, dai… o comunque dovrebbero farflo passare per tale 😀

      1. Oh, Andrea… che ingenuità!
        Davvero crede che cambiando al volo la sua frase possa essersi coperto le spalle? Naturalmente, ho avuto l’accortezza di salvare tutto PRIMA, ossia quando lei ha scritto:

        “La cosa peggiore, secondo me, è la mancanza di editing.”

        Questa sua azione non ha che RIconfermato le sue PALESI intenzioni. Non credo che sarà facile dimostrare il contrario.

        Buone vacanze! 🙂

        1. Ho voluto meglio chiarificare quel che intendevo dire, che prima forse poteva essere equivocato. Infatti il frammento “mancanza di editing” era ripreso dal commento cui stavo rispondendo, come è possibile leggere più sopra.

          Buone vacanze a chi le farà (a me non è concesso).

          1. Ah ah ah ah
            Ma non ha proprio un ***** da fare la signora Stefania che leggere all’istante ogni commento di questo post??? (me lo sono asteriscata da sola, per evitare il lavoro a Cabassi).

            Una conclusione di sicuro la tiro da questo post: grazie alla simpatia della signora Stefania *non comprerò mai* un libro della 0111, con buona pace di tutti gli autori esordienti che la scelgono per i loro lavori.

            Peace and love a tutti!

          2. Io invece intendo comprarlo un loro libro, proprio per solidarietà verso gli autori esordienti… anche se qua a Brescia trovarli è un’impresa. Mi sa che a sto punto lo ordinerò direttamente dal loro sito.

          3. Non monitora solo questo post. Ho fatto una prova e digitando su google il nome della casa editrice con alcuni aggettivi, escono diversi blog e immancabilmente dove se ne discute (male o bene che sia), c’è lei o il suo collaboratore. Oppure ci sono alcuni autori della casa editrice, che cercano di convincere il prossimo di quanto si sono trovati bene, ecc, ecc. Se poi il post è svavorevole … 🙂

  15. Mah, francamente ho trovato qualche libro della 0111 in un paio di librerie a Treviso, certo, erano autori locali o comunque delle vicinanze, ma si sa, le piccole case editrici distribuiscono soprattutto nelle zone di residenza degli autori, non ci vedo niente di strano. Ho due libri di questa casa editrice, ma non li trovo per niente disprezzabili, anzi. Il discorso della distribuzione purtroppo è molto complesso, e la presenza di un libro nelle librerie è più legato al nome dell’autore che della casa editrice. La casa editrice con cui ho pubblicato il mio libro è distribuita niente meno che da Messaggerie, eppure il volume si trovava soltanto in una libreria del mio paese. Perché le cose funzionano così: il distributore manda periodicamente un rappresentante in libreria con il catalogo in mano, che dice al libraio: “Ho il libro di Umberto Eco, quello di Mauro Corona, quello di Faletti e, se si ricorda (ma spesso non si ricorda!) quello di questo giovane autore che non conosce praticamente nessuno. Quale vuoi?” Dando un’occhiata agli aspetti contrattuali che citi mi viene da pensare che non è molto diverso da quello della maggior parte degli editori medio-piccoli, e tutto sommato mi sembra anche piuttosto limpido. Comunque ho conosciuto personalmente un loro autore, e ne parla bene, soprattutto per quanto riguarda la serietà, la puntualità, e la cosa più difficile che molte case editrici si rifiutano di fare: la promozione. Con questo non voglio prendere le difese di nessuno e nemmeno voglio scagliarmi contro qualcuno. Sto dicendo quello che ho potuto constatare personalmente, e non sono un loro autore minacciato affinché ne parli bene. non li conosco nemmeno.

    1. > Ho due libri di questa casa editrice, ma
      > non li trovo per niente disprezzabili
      Ma nessuno ha disprezzato i libri, per carità! 🙂

      > Il discorso della distribuzione purtroppo è molto complesso
      Concordo, però quello sull’editing è piuttosto semplice: correggere le bozze ti rende un correttore di bozze.

      > Quale vuoi?
      Inoltre il tuo ragionamento non fila: difficilmente Umberto Eco e Signor Nessuno saranno pubblicati dalla stessa casa editrice

      > Dando un’occhiata agli aspetti contrattuali
      > che citi mi viene da pensare che non è molto
      > diverso da quello della maggior parte degli
      > editori medio-piccoli
      No, ti sbagli: è molto peggiore di qualsiasi altro contratto (NO EAP) che mi sia capitato di leggere.
      Come dici tu, è piuttosto limpido… però non è affatto buono!

      1. Forse Umberto Eco e signor nessuno potranno non essere pubblicati dalla stessa casa editrice, ma possono benissimo essere distribuiti dal medesimo distributore, il mio ragionamento fila anche troppo, soprattutto per esperienza diretta. Non è un caso se diverse case editrici No EAP preferiscono curare direttamente la distribuzione dei libri, semplicemente perché il sistema di distribuzione in Italia non funziona come dovrebbe, agevolando i grossi nomi e accaparrandosi grossa parte del prezzo di copertina. Ti sfido a cercare i libri di un piccolo editore No EAP, e dirmi se lo trovi presente in tutte le librerie d’Italia.Se vuoi darmi il tuo indirizzo, ti spedisco a casa una copia del contratto del mio secondo libro di una casa NO EAP, così lo potrai confrontare.

        1. Non metto in dubbio che alcuni editori preferiscano distribuirsi in autonomia, ma in molti una distribuzione nazionale la pagherebbero a peso d’oro!
          Sul fatto che poi questo non voglia dire avere un libro presente in ogni libreria, ti do ragione!

          1. Scusami Andrea, non prenderla come una mancanza di rispetto se mi permetto ancora di commentare, è solo uno scambio civile, rispettoso, tranquillo e onesto di opinioni, ma ti assicuro che il mito del distributore nazionale ormai sta crollando. Vallo a chiedere a tutti i piccoli editori che hanno fatto carte false per essere distribuiti da PDE e adesso sono in cricca perché da ben 4 anni non ricevono pagamenti.

          2. Ehi, mi offenderei solo se non ricevessi più commenti 🙂
            Vorrà dire che farò più attenzione in libreria alle case editrici più piccole, per avere un’idea della situazione più vicina alla realtà!

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