Robin HoodLo scorso ottobre lessi Robin Hood – Il principe dei ladri, di Alexandre Dumas (padre: lo stesso del celebre I Tre Moschettieri), in realtà credendo di leggere qualcosa di meglio…
Ma Robin Hood è un personaggio che stimo fin dall’infanzia (un anno per carnevale mi travestii proprio da principe dei ladri!) e quindi due parole le spendo lo stesso volentieri. E poi avevo anche il mitico rifugio LEGO nell’albero per Robin Hood e la sua allegra brigata!
Il libro di Dumas è stato pubblicato postumo, e leggendolo si capisce chiaramente perché l’autore non avesse desiderato pubblicarlo mentre era ancora in vita: l’inizio è incoraggiante, e comunque è tutto molto ben scritto, ma la trama (racconta la vita dell’eroe prima di divenire un fuorilegge) lascia a desiderare e spesso si ha l’impressione di star leggendo una serie di episodi non solo slegati, ma a volte anche in contraddizione fra loro. Ho apprezzato la rivisitazione che Dumas fa dei personaggi, ma i forti squilibri della narrazione sono davvero discutibili.
Non vorrei sembrasse che non mi sia goduto il libro, solo che avevo alte aspettative.

Di seguito le mie due uniche sottolineature:

Pagina 224 | Pos. 3420

i grandi dolori non vogliono né consolazioni né testimoni.

Pagina 273 | Pos. 4177-78

La mia giovinezza può forse farvi esitare, ma sappiate che i miei pensieri, i miei sentimenti e le mie azioni sono quelle di un uomo che ha sofferto, dunque di un uomo maturo.

Nella mia speciale classificazione priva di senso, Robin Hood di Alexandre Dumas si aggiudica il punteggio di quattro alberelli e mezza scimmietta:

Alberello Alberello Alberello Alberello Mezza Scimmietta

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