Intervista di Marco Mazzanti

Tempo fa rilasciai per il blog Mushroom’s un’intervista su vari argomenti, fra cui Geloso permaloso lunatico e noioso, Matilde danza sulla riva, alcuni racconti, la scrittura in generale ecc.
Noto però che ora la pagina con quell’intervista non è più raggiungibile, e così eccomi a riportare il testo integrale di quella chiacchierata anche qua:

1 – Cominciamo con le presentazioni: chi è Andrea Cabassi?

Recupero dai miei appunti: Andrea Cabassi, nato a Brescia nel 1978, inizia a scrivere di nascosto sui banchi di scuola, mentre i professori… non ricorda bene che cosa facessero. Ha scritto sperimentando in qualunque modo: narrativa, poesia, fumetto, filastrocche, programmi, canzoni, SMS, saggi, teatro, articoli, rebus, eccetera, inizialmente senza rendersi conto di quello che faceva. Quando scrive di sé dimentica sempre qualcosa di importante a scapito di sciocchezze.

2 – Andrea, parliamo un po’ della tua passione per la scrittura. Da dove viene, per te, l’ispirazione?

Risolvo la domanda in maniera brutale: l’ispirazione non esiste.
Quello dello scrivere è un lavoro di ricerca e analisi, introspezione ed emozione.
Non c’è spazio per lo spiritello che mentre stai pensando a che cosa preparare per cena *BUM* ti suggerisce che cosa scrivere e allora ti ci devi lanciare. L’idea dell’ispirazione nasce dalla visione delle cose con occhio superstizioso.
Se poi parliamo di “fonti”, quelle sono infinite: una canzone, un disegno, una persona, un fatto banale possono tutte darmi una sensazione che, elaborata, diventa un’emozione e, dopo alcuni passaggi, infine si trasforma in parola.

3 – Qual è il il tuo luogo ideale per scrivere?

Ne ho molti in verità. Prediligo i posti eccessivi: il silenzio assoluto del mio letto o il caos dei centri commerciali, qui il vociare e tutti gli altri rumori si fondono in un unico ronzio che mi conforta e mi coccola. Per esempio non potrei mai combinare nulla con qualcuno accanto che chiacchiera ad alta voce!

4 – Scrivi di getto, oppure seguendo un metodo misurato, scaletta e schede dei personaggi?

Se scrivo di getto dovrò poi assolutamente rivedere, correggere, riscrivere. Anche se non scrivo di getto dovrò comunque rivedere, correggere e riscrivere, quindi cambia davvero poco.
Non amo le scalette ma a volte sono un utile strumento, specie per racconti articolati; le mie schede dei personaggi sono qualcosa di evitabile. Per i racconti brevi, fortunatamente, non ne ho bisogno.

5 – Parliamo ora del tuo ultimo libro Matilde danza sulla riva. Com’è nato?

Facciamo un balzo nel passato.
Sono diversi anni che esiste il progetto reading, ovvero rappresentazioni di lettura attorale che porto avanti con alcuni amici. Siamo due scrittori, c’è un attore che legge e un musicista che accompagna. Esibizione dopo esibizione, è nata, poco per volta, la richiesta del pubblico di acquistare i racconti che ascoltavano.
E siccome fomentare il mio ego è sempre rischioso, ecco nata l’idea di Matilde.

6 – C’è un racconto magico a cui sei particolarmente affezionato?

Da buon padre dei miei racconti, sono più affettuoso con quello maggiormente sottovalutato. Where did you sleep last night segue la trama narrata dall’omonima canzone, resa famosa negli anni da molti musicisti, ultimi i Nirvana. La storia ha origine da una vecchia ballata popolare americana e io l’ho rivisitata in un “racconto musicale” sviluppando un testo onirico e tragico.
Il protagonista sta correndo nella foresta, forse in fuga, fra i pini e una storia finita male. Là dove il sole non splende mai, tantomeno nei ricordi, uno spirito benigno sembra proteggere la sua donna sciagurata, soprattutto da se stessa.

7 – Vorrei ora che parlassi un po’ di Geloso permaloso lunatico e noioso.

Sembrerà strano, ma mi trovo sempre molto in difficoltà nel parlare delle mie poesie. Perché è come toccare quanto di più intimo senta.
In quel libro non ci sono le mie poesie, ci sono io.
Eviterò agilmente l’imbarazzo riportandone la prima:

Volevo scrivere di te
della tua bocca, delle mani,
dei tuoi sguardi di cielo
ma non ho fatto attenzione
e sono scivolato nell’azzurro
che
ora so perché
nascondi gelosa
fra le tue ciglia

Ehi, è vietato prendermi troppo sul serio, eh!

8 – Andiamo ora su un versante più… poetico della tua scrittura, mi verrebbe da dire, ma cedo la parola a te, per quel che riguarda Andrea Cabassi come Poeta, autore di componimenti che sono stati inseriti in diverse raccolte.

Accidenti, mi sono bruciato sta domanda in quella di prima… e ci tengo a precisare che non direi mai accidenti in presenza di qualcuno!
Poi c’è da dire il lato cosiddetto “poetico” non ha un interruttore che si può spegnere quando si vuole, la mia scrittura ne è in ogni caso influenzata e credo lo si possa facilmente notare nei raccolti presenti in Matilde.

9 – Quale opinione hai di Internet come trampolino di lancio per chi voglia mettersi in gioco e far conoscere le proprie creazioni?

Internet è uno strumento, magnifico, ma bisogna saperlo usare e va dominato.
Fatico a pensare a qualcosa che venda meno di un libro di poesie di un autore sconosciuto, sarebbe più facile vendere i fogli bianchi.
Io di copie di Geloso ne ho vendute e molto merito va anche a come ho usato Internet: blog, social network, recensioni, presentazioni, ecc… questo per dire che bisogna sbattersi, tanto, perché gli strumenti da soli non fanno le magie.
Raggiungere molte persone non sempre è una facilitazione, è molto più efficace individuare un sottoinsieme preciso e mirato al quale proporsi; puntare sulla legge dei grandi numeri è solo dispersivo e fa perdere tempo.

10 – Da autore che ha optato per l’autoproduzione, che opinione ti hai del mondo editoriale, specie del fitto sottobosco della piccola e media editoria italiana?

Domanda da un milione di pezzi da otto.
La microeditoria è una risorsa inestimabile, purtroppo sono molte le mele marce. Pubblicare a pagamento non è pubblicare, è comprare: le case editrici che chiedono un contributo non sono case editrici serie, sono tipografie, punto.
Se nessuno vuole pubblicare un libro, molto probabilmente è perché è brutto. I geni incompresi esistono, ma sono rarissimi: pensiamoci bene prima di credere d’essere uno di loro.
La mia raccolta l’ho autoprodotta, è vero, ma non perché questa fosse l’ultima spiaggia: infatti non ho ancora proposto Matilde a nessun editore.
Ho fatto da me solo per avere un libro esattamente come lo volevo io, senza compromessi.
Io ho scelto le immagini dei racconti, la copertina l’ho fatta disegnare come dicevo io, l’impaginazione e la formattazione del testo me la sono fatta da solo, i titoli sono quelli che avevo deciso io, la carta che ho scelto è bella, la qualità complessiva del volume come l’ho voluto è ottima e, da non sottovalutare, ho anche stabilito io il prezzo.
La mia intenzione è quella di farmi conoscere, anche se non ci guadagno niente (alla fine, se le cose vanno bene, rientrerò delle spese) l’importante è che in tanti abbiano il libro: ecco perché il prezzo è bassissimo!
E per chi volesse contraddirmi dicendo che anche certi libri di case editrici famose hanno questo prezzo, rispondo semplicemente che io… che io non sono una casa editrice famosa e che i miei mezzi sono poco più che artigianali.

11 – Progetti in campo?

Tanti piccoli progetti portati avanti in parallelo, un romanzo che procede a singhiozzi e per il momento la volontà di promuovere Matilde danza sulla riva attraverso ogni canale: articoli, recensioni, reading, presentazioni… anzi, se chi mi legge volesse fissare con me una presentazione, i miei recapiti sono tutti reperibili nel mio sito.
Prima della domanda flipper ringrazio il mio intervistatore Marco e chiunque sia riuscito a leggere tutte queste dieci più una risposte.
Ci si legge!

Domanda flipper: trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando?

Tutto lo fa pensare.

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