Alcuni giorni fa lessi una recensione scritta da Gargaros, già “mio” curatore per un’antologia al cui progetto presi parte, di Matilde danza sulla riva.
Vuoi per la sua completezza, vuoi per la sua analisi, vuoi perché non sono del tutto d’accordo con quello che sostiene, ho deciso di pubblicarla anche in questo spazio.
La recensione faceva più o meno così:

Le produzioni amatoriali spesso e volentieri offrono materiale poco interessante, se non addirittura ridicolo. Questo libretto ha per sottotitolo un improponibile “Racconti magici in the sky”; leggendolo, e sapendo che si tratta appunto di una autopubblicazione, non è possibile impedirsi di sospettare una qualità tutt’altro che degna della raccolta. Invece dopo aver letto i primi testi mi sono dovuto ricredere.

Il sottotitolo non può che far riferimento a uno sperimentalismo sì dilettantesco, ma non privo di una sua bellezza e, in ogni caso, di una sua intelligenza, ossia una capacità di capire dove è lecito spingersi e dove no per non risultare antiestetici. Perché il titolo si collega a questo sperimentalismo non meno degli stili presenti nei racconti.

Ogni racconto è un universo di possibilità a sé, ogni testo offre un tentativo di andare oltre la banalità espressiva e descrittiva; ma attenzione, l’estetica non è minata da questo tentativo perché, fortunatamente, ogni racconto offre una propria continuità stilistica interna. In altre parole, va bene sperimentare, ma è meglio farlo diluendo i tentativi su più testi, lasciando però gli stili invariati; perché fare altrimenti avrebbe rotto la bontà estetica dei singoli racconti. Non abbiamo il racconto che parte aulico e viene poi abbruttito da una prosa a tratti moderna, giovanilistica e niente affatto armoniosa, tanto per fare un esempio di ipotetico inestetismo stilistico. È in questo mantenersi entro parametri espressivi precisi, con lo scopo di esplorarne le possibilità, che va vista quella capacità (o intelligenza, come suggerivo) di giudizio e buon gusto.

Giudicare i racconti per la sostanza narrativa che offrono, per i fatti che raccontano cioè, passa quasi in secondo piano perché il fulcro del libro, oserei dire il motivo per cui ogni testo è nato (ma presumo che l’autore potrebbe smentirmi), è quello di vedere fino a dove è possibile usare la parola e in che modi fantasiosi è possibile costruire una frase, un paragrafo, un capitolo. Un plauso speciale all’autore quindi, se si considera che, facendo una statistica senza basi (ma plausibile lo stesso, temo), almeno il 99,5% dei dilettanti usa soluzioni espressive scolastiche e banali. Ovvio che qui non tutto è perfetto, in particolare qualche frase risulta poco chiara o non armoniosa, qualche passaggio di punto di vista confuso, ma sono minutaglie che non rovinano la bontà del lavoro, lo sforzo creativo che prepara la penna a opere future migliori e più notevoli.

I racconti proposti sono di generi fantastici, tranne il primo, Un [Il – NdR] ladro queste cose le sa, che si mantiene entro fatti e ambienti realistici; salvo l’ultima frase, [… il super spoiler l’ho eliminato! – NdR] scritta quasi come epitaffio, che ammanta la storia di una certa valenza fiabesca.

Si continua con Sonialuce che, con Matilda danza sulla riva (poco più avanti), è di difficile collocazione tematica, è sfuggente persino allo sforzo di dargli un senso (o forse l’incapacità è solo mia). Posso dire questi due testi poesie in prosa, racconti surreali e onirici, ma non so se farei centro.

Where did you sleep last night è invece un piccolo giallo, ritmato dai versi di una canzone e sapientemente portato alla conclusione, anche se il finale lascia quel retrogusto amaro che si avverte quando ci si trova di fronte un racconto non perfettamente compiuto. Infatti qui scopriamo tutto, chi ha ucciso e perché, ma la storia sembra rimanere in sospeso, sembra mancare di una conclusione vera e propria, risolutiva.

Il colpo perfetto è una storiella surreale e visionaria che ci parla della Perfezione. Testo di sapore vagamente “twilightiano” [spero nel senso di “Ai confini della realtà”! – NdR], è quello che maggiormente indica come l’autore sia alla ricerca di soluzioni nuove e inedite, mischiando fatti reali ad altri inventati, intervallando i paragrafi con diciture strambe come “Primo Pezzetto”, “Secondo Pezzetto” ecc., inserendo avvisi anacronistici che sconsigliano il lettore dal credere veri fatti e personaggi, o portando il lettore dalla viva voce di una segreteria telefonica nel vivo di una partita di pallone amatoriale senza interruzione. Il risultato estetico finale non può che spiazzare perché siamo di fronte a un testo decisamente sopra le righe, anzi fuori.

Si prosegue con Secondo piano Mafessoni, stupefacente perché narrato in prima persona da un accendino usa e getta! Il testo non manca di qualche riflessione sociale, certo formulata dal narratore stesso (il che è quanto dire!), diverte, ed è scritto bene. Peccato solo che la trama si conclude, come nel giallo di pocanzi, in un modo non perfetto, non incisivo. Un altro difettuccio del testo è che l’accendino si lasci fin troppo scopertamente andare agli apprezzamenti per una donna, il che lo umanizza eccessivamente e palesa un difetto nella capacità d’immaginare dell’autore.

Segue Un grande stupore, che ormai considero un piccolo capolavoro. È un racconto frizzante, solare, leggero, e curato, molto bello. Per queste qualità si lascia leggere in un lampo, pur essendo il testo più lungo della raccolta (conta cinquanta pagine precise). La particolarità della storia sono i molti finali, fra cui qualcuno divertente, qualcuno toccante (e per incisività e misura l’ho trovato molto sincero e sentito), qualcuno soprannaturale, o comico… Al lettore la scelta di decidere quale sia quello che più lo convince. Ogni finale è legatissimo ai fatti narrati.

Il suicidio della ragazza dai [bei – NdR] capelli castani, che chiude la raccolta, è invece una gustosa fiaba moderna, davvero impeccabile e bella.

In conclusione un libretto da gustare, ma che ci lascia anche pregustare quello che verrà in futuro. Azzeccate anche le illustrazioni interne, prese con gusto dalla gran varietà d’immagini che offre la Rete.

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