Attraversando via Privata De Vitalis, qui a Brescia, si passa per forza accanto questo muro.

Il muro di Terry

Ormai è diventato un’istituzione, come i Pitoti delle incisioni rupestri camune, come i crop circle nei campi di grano. E Terry non è più il nome di un writer, ma un simbolo: è Sandokan, è Ernesto Che Guevara, è William Wallace.

Stavo cercando questa foto, l’unica che ho voluto mai scattare al Muro di Terry per adoperarla come illustrazione di un mio racconto; non riuscivo a trovarla.
Ho temuto davvero d’averla smarrita: cambi di disco, formattazioni, travasi di dati, calamità informatiche. L’ho recuperata solo nell’ultimo posto della lista, con ciclopico sospiro di sollievo.
Mi sarebbe dispiaciuto non averla più: non era solo un’immagine, posso scattarne una nuova e migliore quando voglio, in fondo. Una nuova avrebbe avuto un sapore diverso, artificioso, l’arte non ha bisogno d’essere rifatta per renderla più bella, queste furbizie non sono contemplate.

Per fortuna l’ho ritrovata, e per sicurezza la metto anche qui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notificami nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.