Non nel senso di donne al bando, anche se l’infelice titolo sembrerebbe indicare proprio questo, ma è il nome di un concorso letterario dedicato alle donne. Ma riservato a tutti, altrimenti per partecipare avrei dovuto dare un nome falso e mettermi la gonna, invece nel catalogo delle opere il mio nome compare bellobbello, assieme agli altri nove scrittori selezionati fra i cento partecipanti. Certo, poi nel tentativo di riscriverlo hanno sbagliato (Andra: alla ruota non avevano di che comprare la e), ma nessuno è perfetto.
Infatti vicino a questo mio nome hanno riportato l’incipit del racconto addizionandolo di anidride carbonica ed errori di stampa (il più divertente: gatto al posto di ratto), una breve descrizione dell’opera (che hanno fatto scrivere a me) e una nota biografica (sempre scritta da me, ma alla quale hanno voluto aggiungere il mio nome, all’inizio, sbagliandolo).
Ah, non l’ho ancora detto: ho partecipato con il mio racconto Nulla rima con fegato, una storia di ribellione, risentimento, rabbia […] dove è la principessa a combattere il drago, perché il cavaliere in quel momento è al campo da golf. Quest’ultima battuta sul campo da golf secondo me l’hanno modificata loro, perché io non la ricordavo così brutta.
Tutte le opere selezionate sono state esposte (non è dato sapere in che periodo) nelle vetrine dei negozi del centro del comune di Castelfiorentino (FI), promuovendo in tale modo una fruibilità non convenzionale dell’arte e favorendo una attenzione del pubblico alla manifestazione. Già me li immagino i fortunati castelfiorentini a spasso per il centro che mentre si comprano una cintura di cucuddrilo si leggono il mio racconto.
Masjia?!

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