Terzo appuntamento pentasettimanale con le vignette fumetto striscia andremma:
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Prima tappa del giro del mondo in ottanta foto: Matilde danza sulla riva fotografato al famoso Teatro Ariston di Sanremo:

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Era da circa un mese che avevo questo frullato di idee su un nuovo racconto che mi occupava i rari momenti di quiete. L’unica cosa che avevo deciso era che l’incipit sarebbe stato Da ragazzo avevo uno zio eschimese, che a un certo punto qualcuno doveva consegnare un biglietto senza nessuna scritta e che, infine, doveva esserci una buona dose di violenza. All’inizio non mi importava di scrivere un racconto fantascientifico, un noir o una storia di gangster, però avevo ben chiara l’ambientazione, alcuni tratti fondamentali del protaginista e la prospettiva in primo piano.
Oggi, dopo il rimuginare dei giorni passati, ho iniziato a scrivere. Credo di aver prodotto molta spazzatura in proporzione alle poche pagine di cui sono soddisfatto, ma ho superato lo scoglio della carta e finalmente ho fissato alcuni paletti, scartando idee e rafforzandone altre.
Il progetto è a medio termine, cioè vorrei scrivere un racconto lungo, magari più d’uno. Al momento buona la prima giornata, spero a breve in nuovi aggiornamenti.
Per inciso, quanto scritto dà già l’idea di essere sia un racconto fantascientifico, che un noir, che una storia di gangster.
Nell’ormai lontanissimo 2007 confezionai amanuensemente un terribile volumetto con il racconto lungo W la eroina e chi la fa in vena, che rischiò addirittura di essere pubblicato, nonostante l’esplosiva combinazione di titolo, immagine in copertina e contenuto.
Dato l’enorme successo che ne susseguì, qualche giorno fa trovai uno scatolone con l’etichetta dimenticatoio pieno di questi volumetti, che ora riposano nel paradiso della carta riciclata.
Questa la prefazione che scrissi allora, gelosamente strappata, fotografata e successivamente accartocciata e sparata con un enorme cannone fin sulla luna:
Grazie per l’attesa
e la fiducia accordata.
Proprio a me
che non osservo o faccio studio
senza l’immane alta vanità
a dirmi che è il cambiamento
la materia e il senso della vita.
A me che non misuro i tempo in orologi
ma in azioni.
Tu con l’inazione invece agisci
fai di me diverso,
e alla fine io risorgo.
Con l’inazione crei:
nel definitivo splendore
e la purezza perfetta della nascita
vieni a insegnarmi chi sei,
e chi veramente io sia stato.
E se è vero
che vale ben di più
dove andiamo di dove siamo
sarai tu a dover a me
non sol una
ma ben più di una risposta,
ma se non sarà, non vorrò e quando e chi
o come, o di che cosa.
Forse, io lo so, certo è
ma, soprattutto,
comunque sia:
io stanotte t’ho sognata
due volte, due volte lo stesso sogno,
e ora richiudo poco gli occhi
perché conosco la mia strada
e so già dove cercarti
